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San Francisco, USA- “This is America’s Cup”, se lo ripete anche John Bertrand, leggenda della Coppa e primo skipper a strapparla agli americani dopo 132 anni (era il 1983, a Newport, Australia II contro Dennis Conner), non c’è che da prenderne atto. Che “questa sia la Coppa America” lo aveva detto ieri anche Russell Coutts, per giustificare ciò che sta succedendo in questi giorni. La massima sfida velica possibile, dove tutto è lecito pur di conquistarla.

Luna Rossa ieri in allenamento. Foto Borlenghi
Luna Rossa ieri in allenamento. Foto Borlenghi

Uno dei trofei sportivi più importanti al mondo, che assicura a chi la vince un prestigio che esula dal semplice fatto agonistico, significando immagine, ambizione e potere, quello vero. Economico, mediatico, personale. “Troppo evocativa, troppo lunga, troppo intrigante la sua storia per finire, la Coppa non finirà mai”, ha detto questa mattina l’affascinante skipper australiano John Bertrand in un interessante incontro con i media al Media Center. Chi arriva a possederla, e Bertrand ha spiegato benissimo come sia difficile riuscirci, ne riceve un ritorno moltiplicatore enorme, “ragione per cui continua ad affascinare alcuni degli uomini più ricchi della terra. Ciò che la Regina Vittoria disse, o si crede abbia detto, ovvero che non c’è secondo, è terribilmente vero”.

John Bertrand. Foto Di Fazio
John Bertrand. Foto Di Fazio

Non si fanno prigionieri, quindi, in Coppa America e quanto sta accadendo in questi giorni a San Francisco ne è la prova. I rapporti tra Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand da una parte della barricata e il defender/organizzatore dall’altra sono più freddi dell’acqua che circonda Alcatraz. Ma, nonostante gli AC72 troppo grandi, costosi e pericolosi, la freddezza di San Francisco, i pochi sfidanti, le bugie degli organizzatori, le regate che ci dovrebbero essere ma che invece non ci sono, le proteste, la Coppa mantiene il suo fascino. Lo si vede nitidamente negli occhi dell’olimpionico Iain Percy, lo skipper di Artemis, che stamattina carteggiava personalmente una deriva, con ancora il pensiero del suo amico Bart nella retina. In quelli giovani e brillanti di Nathan Outteridge, fuoriclasse aussie e oro nei 49er, che dell’AC72 di Artemis tra due settimane sarà il timoniere, quando il catamarano blu, con la terza ala, scenderà finalmente in acqua per provare a rincorrere una Louis Vuitton che è ormai una chimera. Una visione. Un obiettivo, che si ripete anche in quelli di Jimmy Spithill, Ben Ainslie, Francesco Bruni, Chris Draper, Dean Barker, i migliori velisti al mondo, e nei lineamenti dei volti dei loro capi, Russell Coutts, Paul Cayard, Grant Dalton, Max Sirena, uomini ormai abituati alle esagerazioni della Coppa. Al suo assurdo magnetismo, ai suoi guadagni spropositati in prospettiva velica (i primi due citati hanno ingaggi a sette zeri nei loro contratti), alla sua smisurata sete di ambizione, che è poi anche una sintesi dell’animo umano.

La Coppa è inconcepibile, se analizzata dal punto di vista sportivo, è completamente comprensibile se vista come ciò che è. Un esclusivo strumento di potere. Di prestigio in un mondo di squali. Ed è per questo che la sfida in Sala Giuria prevista per lunedì, con Patrizio Bertelli e Grant Dalton che richiedono il rispetto delle regole mentre Russell Coutts risponde che “questo non è un gioco per ragazzini” assume la tonalità del momento decisivo. La solennità dello spatiacque tra sfida sportiva e scontro senza quartiere. “Se Luna Rossa vincerà la protesta contro Iain Murray, ad Artemis sarà preclusa la possibilità di regatare”, ha detto quest’oggi Paul Cayard. “Non accettiamo quanto è stato fatto nelle ultime settimane, sono state cambiate le regole del gioco a una settimana dal via”, ha detto Max Sirena. “Gli italiani sono dei ragazzini vestiti Prada che si lamentano”, ha tuonato Russell Coutts. Meno male che almeno Dean Barker ha abbassato i toni, affermando che “noi siamo qui per regatare e lo faremo ogni volta che siamo chiamati a farlo”. La tensione cresce, come nelle migliori tradizioni della Coppa, anche se questa volta la decisione della Giuria potrebbe avere un’influenza decisiva sul vincitore della 34th AC e quindi anche sul diritto a organizzare la numero 35. Da una parte si sostiene che le modifiche al regolamento sono per la “sicurezza”, dall’altra che servono alle “prestazioni” di Oracle.

L'AC72 Prada in full foiling. Foto Borlenghi
L’AC72 Prada in full foiling. Foto Borlenghi

Una decisione difficilissima quella che attende i cinque membri della Giuria Internazionale. Gli uomini di americascup, dimenticando forse che questa è la selezione del defender, accusano Luna Rossa di “boicottare la prima regata” entrando direttamente in un giudizio di merito su chi ha ragione e chi ha torto in questa vicenda. Si può dire ciò che si vuole, ma i fatti sono che un team (Emirates Team New Zealand) ha trovato la maniera nel rispetto delle regole di stazza di volare in modo efficiente, stabile e sicuro sull’acqua. Un altro (Luna Rossa) ne sta seguendo la rotta pur avendo ancora un gap di velocità. Un altro (Oracle Team USA) ha bisogno di modifiche al regolamento per colmare il gap dovuto a un progetto iniziale che non prevedeva il full foiling. Un quarto (Artemis) aveva sbagliato il progetto iniziale, ha subito una tragedia e ha poi anche licenziato il capo progettista Juan Kouyoumdjian, trovandosi ora in ritardo sul programma. Sempre John Bertrand ha detto che uno dei vantaggi di Oracle sarà il “two boat testing”, ovvero la possibilità di allenarsi con due barche per ancora due mesi. E ha ragione. La modifica alla stazza gli consentirebbe poi di volare “meglio”. Tutto qui, semplice no? Qui a San Francisco è in atto una vera guerra mediatica. Vedremo chi la vincerà e cosa succederà lunedì. Una cosa è certa, la sfida finale in settembre tra Oracle e lo sfidante sarà qualcosa di mai visto prima. Almeno in questo Russell Coutts avrà avuto ragione.

2 COMMENTS

  1. Non so quanti parteciperanno alla fine alla LV Cup di questa 34° CA, ma so perfettamente quanti parteciperanno alla prossima!

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