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San Francisco, USA- Oracle Team USA ha la Coppa America, ma l’Americas Cup si merita Oracle Team USA? E’ questa la domanda che la comunità velica internazionale indipendente si sta ponendo in questa “Summer of Sailing”, l’estate della vela che doveva portare nella Baia di San Francisco il più grande spettacolo del mondo ma che invece tra il Golden Gate e Alcatraz sta proponendo una polemica dopo l’altra, proteste, sfide scontate e, se togliamo qualche corsa a 40 nodi degli AC72 volanti, davvero poco da vedere. Meno male che c’è Luna Rossa, che ha raggiunto l’obiettivo prefissato, 0vvero battere Artemis e raggiungere la finale di Louis Vuitton Cup contro gli amici-rivali kiwi. Meno male che c’è Emirates Team New Zealand, in cui (se proprio non dovesse essere Luna Rossa, anche se l’ottimismo della volontà non manca) sono riposte le speranze di chi, più di tutto, vuole vedere la Coppa strappata dalle mani del team che la detiene. Una multinazionale finanziata da Larry Ellison e gestita da Russell Coutts, che attraverso la sua emanazione AC Event Authority diretta da Stephen Barclay e con Tom Ehman come portavoce sta concretamente realizzando il più grosso fallimento che la storia del più antico trofeo velico ricordi.

 

"Forse troppo peso nelle prue", recita la vignetta di Mark O'Brien
“Forse troppo peso nelle prue”, recita la vignetta di Mark O’Brien

C’è molto da riflettere da questa vicenda. Su cosa sia diventata l’America’s Cup in mano couttsiana. Su come non è detto che un gran velista, come certo è Coutts che la Coppa l’ha vinta per quattro volte, sia anche un gran manager. Su quanto un evento cambi di prospettiva quando a gestirlo sono poche persone che hanno come priorità il proprio ingaggio personale e non il bene dell’evento stesso. Di come tali ingaggi multimilionari garantiti da Oracle rischino di cambiare l’approccio diretto all’evento e allo sport, che diventa un duello da vincere con ogni mezzo. E cosa dire di Paul Cayard, le cui scelte tecniche sono costate all’armatore Torbjiorn Tornqvist la modica cifra di 25 milioni di euro a regata? Ci sarebbe da ragionare sul tentativo di trasformare anche l’America’s Cup in una regata owner-driver, ovvero in una di quelle in cui si trova un armatore da illudere e sfruttare, quando invece la Coppa era il contrario, un tycoon-condottiero che gestisce un gruppo di uomini affidandogli il compito di vincere. Ma andiamo con ordine, soffermandoci sull’ultima clamorosa “truffa” di Oracle Racing Team USA.

Perché questo vuol dire il termine inglese “Cheating”, usato dal decano dei giornalisti velici, l’inglese Bob Fisher, per definire ciò che avrebbe fatto Oracle con la vicenda dei suoi AC45 truccati. L’accusa è di essere dei “bari”.  Durante i controlli in vista della Red Bull Youth Ameririca’s Cup, che per inciso rischia di essere la parte più riuscita e spettacolare della nuova Coppa, gli stazzatori scoprono dei pesi irregolari nel supporto del bompresso (il “dolphin striker”). Di fatto in Oracle hanno nascosto 2.5 kg di piombo nel puntone davanti (quello sotto il punto di mura del fiocco nella martingala del bompresso), e presumibilmente tolto peso altrove. Lo hanno fatto nei loro AC45 e anche in quello di Ben Ainslie Racing, da loro direttamente gestito. Il report degli stazzatori viene trasformato in protesta dal Race Director Iain Murray. Oracle e BAR annunciano il ritiro a posteriori dall’evento AC World Series (quello per capirci che si è svolto anche a Napoli e a Venezia con grande partecipazione di pubblico). Dovranno anche riconsegnare i trofei, poveretti… Nel farlo tirano fuori un alibi che sarebbe risibile se non coinvolgesse la credibilità stessa dello sport: “Non ne sapevamo nulla e le modifiche sono state fatte dallo shore team senza autorizzazioni del management”.

Ora è in corso un’indagine da parte della Giuria Internazionale, che sta verificando se ci siano o no gli estremi per una Regola 69 e per l’applicazione della regola 60 del Protocollo dell’AC, quella che penalizza chi lede l’immagine dell’evento. La Regola 69 del Regolamento di Regata ISAF, come noto, è quella che si applica quando vi è “una grave condotta antisportiva che va a ledere e danneggiare l’immagine dello sport”. Grant Dalton e Patrizio Bertelli hanno dichiarato di attendere l’esito dell’indagine sulla 69, dichiarandosi assai sorpresi dagli atti del team detentore della Coppa.

La registrazione (courtesy Gian Luca Pasini, La Gazzetta dello Sport) della conferenza stampa di Stephen Barclay e Iain Murray sul caso AC45:

L’organizzatore di fatto dell’evento (che detto tra parentesi non contava nulla ai fini della Coppa vera e propria) trovato a barare su delle barche che dovevano essere assolutamente monotipo e che, ma guarda un po’, sono state costruite e vendute da un cantiere che fa capo allo stesso Coutts. A essere sconcertato è chiunque segua la vela, perché tale azione va a ledere i principi stessi dello sport. Qualunque mezzo è necessario pur di vincere? In Oracle lo sanno bene, dopo aver vinto la Coppa solo grazie a una lunghissima causa legale, seguita al peccato originale (ovvero la scelta del RCNEV nel 2007) di Ernesto Bertarelli che offrì il fianco a uno dei pochi uomini al mondo più ricchi di lui, che senza quell’episodio mai avrebbe vinto la Coppa, che ora detiene senza aver mai conquistato prima la Louis Vuitton Cup. Se almeno l’evento fosse appassionante, invece restiamo appesi alla speranza di una finale equilibrata di Louis Vuitton e a un’AC Match in settembre con almeno qualche sorpasso.  Che gli AC72 fossero un territorio sconosciuto era cosa già detta oltre un anno fa. Era evidente che le differenze sarebbero state enormi, soprattutto dopo le geniali intuizioni dei kiwi sul foiling. Ma anche no, diciamo a questo punto.  Ora c’è solo una priorità, ovvero che Oracle Team USA perda questa Coppa, che deve tornare a essere una grande regata all’avanguardia del movimento velico. Una sfida estrema e pazzesca, gestita da grandi capitali ma anche con una sua credibilità.

Gli estremi per una 69 ci potrebbero essere, dicono gli esperti, visto che l’immagine dello sport non è solo lesa ma addirittura calpestata. Il pessimismo della ragione suggerisce però che si andrà avanti, fino allo scontro finale. Oracle non avrà la “decenza” di ritirarsi come suggeritogli da Bob Fisher. Per cui non resta che serrare le fila e tifare per Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand, gli unici che al momento possono dare una lieto fine a questa vicenda assurda che è diventata la Coutts Cup.

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