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San Francisco, USA- Allora era questa la nuova America’s Cup promessa? Dopo le prime quattro regate dell’AC Match tra Emirates Team New Zealand e Oracle Team USA è possibile dire, senza che nè i facebook nè i flinstones se ne risentano, che sì, con due AC72 dalle prestazioni simili la sfida è avvincente, ipertecnologica e in pieno rispondente a ciò che la Coppa è sempre stata. Ovvero il massimo della sfida velica secondo i mezzi a disposizione, tecnici ed economici, in ogni epoca. Se non fosse che… in quanti, nel 2013, possono arrivare a questo livello? Per ora due team, i due citati appunto, più un altro che vi si è avvicinato, Luna Rossa Challenge. Per gli altri, compreso il quarto sfidante Artemis, questa vetta è ancora terribilmente lontana.

Il pubblico segue l'arrivo di race 4. Foto Kingman
Il pubblico segue l’arrivo di race 4. Foto Kingman

Ammettiamolo, però, vedere i due AC72 sfidarsi a colpi di virate ravvicinate in bolina o di impetuose corse volanti in poppa, è stato un salto nel vuoto con il cuore che pompa emozioni. Uno spettacolo, che i velisti bionici dell’AC hanno reso esaltante, con le immagini riprese da ogni angolo immaginabile e rilanciate dai byte del net. A noi importerebbe poco se la televisione in Italia non c’è (qui negli States la diretta è sulla NBC Sports) o se il San Francisco Chronicle, il principale quotidiano della città, dedica al day 2 della Coppa una mezza pagina fronte alle nove riservate ai 49ers di football, ieri vincitori in casa sui Green Bay Packers, o ai Giants, i campioni del mondo in carica della Major League Baseball, anch’essi ieri vincitori anche se ultimi quest’anno nella loro division. Il popolo dei velisti si gode su Internet questa sfida, che finalmente dà un senso a tre anni di ricerca e di tentativi di rendere pratica un’intuizione che è arrivata con almeno un decennio d’anticipo per essere concretamente realizzabile. La ricerca dell’audience generalista, che era il vero motivo della rivoluzione couttsiana, è naufragata, inutile negarlo, ma il popolo dei velisti sarebbe qui, pronto a entusiasmarsi per una sfida livellata con due barche simili, meglio se c’è una barca di “casa” da tifare.

I due AC72 sullo sfondo del pubblico a Marina Green. Foto Kingman
I due AC72 sullo sfondo del pubblico a Marina Green. Foto Kingman

I 45.000 spettatori visti ieri all’AC Park e al Marina Green erano soddisfatti, un parco delle meraviglie dove passare con la famiglia una domenica di sole nell’estate settembrina di San Francisco, tra un hot dog e un istante fugace ma che resterà scolpito nella memoria, quello in cui un’ala colorata di sfreccia davanti come una Formula Uno. La vela grande evento vicino alla gente, come era stato ad Auckland nel 2000 e 2003 e a Valencia nel 2007 e 2010. Noi velisti restiamo sospesi tra l’impossibilità di vedere tutto questo applicato a dieci team spalmati in tre mesi di selezioni, cosa che qui non si è vista, e il fascino della sfida finale, che invece qui c’è.

Lo si percepisce dai commenti che abbiamo ricevuto, dalle opinioni raccolte, dalle sensazioni “a pelle”: “però, così sì che sono belle le regate…”. Come si era intuito da mesi, la sfida finale tra il defender e il challenger è il massimo possibile. Un duello deciso da piccolissimi particolari e da soluzioni tecniche studiate da legioni di ingegneri e progettisti, così come è sempre stato in Coppa. “This is the America’s Cup, guys”, questa è la Coppa ragazzi, e su questo non possiamo farci niente. Se non ammirare le stupefacenti virate con rollio dei kiwi, ma come diavolo fanno? La cattiveria dello squalo Jimmy Spithill nella partenze, suo punto forte sin dai tempi di Luna Rossa 2007 in cui ridicolizzò, ricordate?, proprio l’Oracle dell’allora Chris Dickson. Il volo a pelo d’acqua a 40 nodi, con gli AC72 fianco a fianco che sfidano le leggi della fisica. Il respiro affannato ma sotto controllo dei 22 velisti, descritto così ieri da Spithill: “Queste sono senza dubbio le barche più dure su cui abbiamo mai navigato”. La velocità di pensiero e azione, un attimo unico in cui o si vince o si perde, come mostrato nella puggiata da tutto o niente di Dean Barker alla prima boa di race 1 o nell’orzata sempre nel primo lato di Jimmy in race 4.

ETNZL e Oracle team USA lanciati a 40 nodi. Foto Kingman
ETNZL e Oracle team USA lanciati a 40 nodi. Foto Martin Raget

Le prestazioni sono folli, ormai si fa foiling in bolina a 27 o quasi 30 nodi e si superano spesso i 45 in poppa. La Coppa è sempre stata all’avanguardia del movimento e gli AC72 ne rappresentano la visione estremizzata, proiettata nel futuro. I più giovani impazziscono per i foil, che oltre ai Moth si vedono ormai sui cat sportivi e persino sui laser. Il dibattito sul ritorno o meno a un monoscafo planante è acceso e, anche in caso di vittoria kiwi, le possibilità sono un cinquanta e cinquanta, come ci ha confermato anche oggi Patrizio Bertelli. “La Coppa deve sempre essere all’avanguardia del movimento tecnologico e della sua epoca, i catamarani in sé non sono male, il problema è la logistica che comportano, almeno in queste dimensioni, ma certo non si può pensare di tornare a un monoscafo non planante. Anzi, anche un monoscafo potrebbe essere planante o usare addirittura i foil, a questo livello. La Coppa è sempre stata esclusiva, per ridurre i costi si può piuttosto pensare a una sola barca per team e un management indipendente”. Gli ha fatto eco anche lo skipper Max Sirena: “Anche con un 60 piedi cat raggiungeremo le stesse prestazioni, più leggerezza e maneggevolezza, alcuni pensano al monoscafo come ai vecchi ACC5, quella è un’epoca passata che non tornerà più”. Quindi cat possibili, in caso di vittoria kiwi, più di quanto si pensi, ma con alcuni correttivi, tra cui anche una qualche norma sulla nazionalità.

Vedremo, per ora godiamoci almeno questa finale, dove nei prossimi giorni sono attese altri colpi estremi, da una parte e dall’altra. Il giusto compenso per chi, nonostante mesi di cause legali, proteste, polemiche, scandali, dichiarazioni fallaci e quant’altro, continua a pensare che l’America’s Cup sia un patrimonio del nostro mondo e una sfida che mantiene un fascino inimitabile. Per questo tutti noi continuiamo a seguirla e ci arrabbiamo se qualcosa o qualcuno ne tradiscono l’eredità. Lunga vita alla Coppa.

Foto
Foto Pinto

Domani, dalle ore 22.15 italiane, regata 5 e 6. Diretta streaming su www.farevela.net

6 COMMENTS

  1. Il campo di regata costringe ad una tattica limitata ,in partenza si predilige il sottovento da oracle è il sopravento dai kiwi più pericoloso ed esposto all’orzata difensiva.La linea di arrivo senza emozioni.Per i bordeggi una poppa con bordi obbligati e una bolina più avvincente.

    • Ciao Antonio, quando ci si riferisce a monoscafi si intende comunque monoscafi plananti di nuova generazione, in grado di fare sui 15-16 nodi in bolina e 25-30 in poppa, non certo ai vecchi ACC5, ormai datati.

  2. In tutta onestà, anche da velista, tutta questa emozione non l’ho provata. Il prepartenza è ridotto quasi esclusivamente ad una rincorsa, il campo di regata così stretto renderà gradevola la visione solo a chi è in acqua a vederli passare, per il resto rende ancora più sterile questo evento.
    Io vorrei rivedere qualche prepartenza dei vecchi monoscafi… lì si che era divertente. Molti miei colleghi di lavoro ai tempi mi chiedevano spiegazioni, il mio vicino di scrivania ha appena detto che piuttosto che guardarsi una regata va a sentirsi la messa cantata.
    Come siamo caduti in basso…

  3. ecco che ora piace..dopo tante polemiche questa coppa piace!
    Faceva paura ai tradizionalisti ignoranti che hanno sempre considerato i multiscafi come vela di serie B o anche C.
    Proprio perchè ignoranti non accettavano il progresso in questa direzione e proprio per questo i progettisti della AC si sono dovuti impegnare per”recuperare” il tempo perso.
    Sono imparziale su chi vincerà questa coppa,ma spero tanto che nella prossima edizione dell’AC siano utilizzati ancora i multiscafi.
    Un saluto a tutti

    • Ciao Fausto, il punto non è multiscafi si o multi no. I cat in sé vanno benissimo, così come andrebbe benissimo un monoscafo planante con canting keel. Se ne potrebbero progettare molti capaci di bolinare a 16-18 nodi e scendere in poppa a 25-30. Il punto è fare un evento che possa garantire almeno 6-7 team di alto livello, equilibrio, sfide ravvicinate. I duelli tra gli AC72 sono avvincenti solo quando le barche, come in questa finale, sono ravvicinate. Altrimenti è noia mortale. Altra valutazione riguarda le dimensioni. I 72 logisticamente sono un problema enorme, lo hanno riconosciuto tutti, persino i loro idetori.
      Un discorso a parte va fatto poi sulla gestione di Oracle dell’evento, completamente errata e arrogante, senza parlare dei trucchi e scandali…
      La Coppa rappresenta il progresso per forza, deve essere all’avanguardia tecnologica e indietro non si tornerà, su questo non ci sono dubbi. Multi o mono è lo stesso, ma sicuramente velocità, immagini onboard e regate brevi vicino alla costa saranno le linee guida della prossima Coppa.
      Almeno questo è quanto si percepisce qui a San Francisco. Un saluto,

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