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La Spezia- La collaborazione di FareVela con Marco Nannini prosegue con il dettaglio della didattica usata per avvicinarsi alla grande vela d’altura.

FareVela offre ai suoi nuovi abbonati anche una splendida possibilità, quella di frequentare un week end alla scuola d’altura di Marco Nannini, che si trova al Marina di Fezzano, presso La Spezia. Sarà offerta la possibilità di partecipare alla Scuola di Regata (non i trasferimenti a e da La Spezia).

In totale offriamo:

2 posti per l’uscita del 28-29 settembre
1 posto al corso sulla sicurezza in mare del 9 novembre
1 posto all’uscita del 10 novembre
1 posto ad un’uscita di domenica di fine novembre (calendario non ancora pubblicato)
1 posto ad un’uscita di domenica di dicembre (calendario non ancora pubblicato)

I 2 posti per l’uscita del 28-29 settembre saranno regalati ai primi due lettori, interessati ovviamente all’offerta, che si abboneranno a FareVela per due anni a partire dalle ore 15 del 18 settembre 2013.

Gli altri posti andranno a seguire ai successivi nuovi abbonati a FareVela, interessati all’offerta, sempre a partire dalle ore 15 del 18 settembre 2013.

Marco Nannini doppia Capo Horn durante la sua Global Ocean Race
Marco Nannini doppia Capo Horn durante la sua Global Ocean Race

In questo nuovo articolo, Marco Nannini illustra i principi base della didattica relativa alla vela d’altura

Come avvicinarsi alla grande vela d’altura

Il percorso per avvicinarsi alla grande vela d’altura non è affatto ovvio, per chi ha la fortuna di partire già da piccolo andando in deriva le nozioni di regolazione delle vele diventano seconda natura ma non c’èun percorso standard per passare dall’optimist o il laser ai cabinati e alle barche da regata pensate per l’oceano. Molti ragazzi si allontanano dalla vela poco dopo lo sbocciare della pubertàdove le priorità vengono almeno temporaneamente rimescolate. Alcuni continuano il proprio percorso velico passando da varie scuole di vela, magari con un corso cabinato al centro velico di Caprera o altra struttura simile in italia o all’estero.  I corsi di iniziazione ai cabinati solitamente sono su barche da regata piccole come i J24 o su cabinati più grandi come dei Beneteau dai 30 ai 40 piedi o barche simili che sempre meno si possono definire da regata e sempre più barche da crociera, le stesse che magari arriviamo a conoscere in crociere estive con amici, in flottiglia, o in famiglia.

Le combinazioni sono moltissime, alcuni iniziano a fare regate su cabinati, campionati invernali al mare o sul lago, su J24, Melges o cabinati più grandi. Chi si affaccia su questo mondo ci arriva spesso tramite amici o dopo aver fatto nuove conoscenze in una delle tante scuole di vela italiane ognuna con le proprie barche, i propri istruttori, i propri livelli e ben poca coordinazione a livello nazionale. Un percorso da livello base a livello avanzato proposto da una scuola non è necessariamente trasferibile ad un’altra ed è difficile farsi un’idea chiara fra i vari corsi proposti.

 

Wawa in navigazione alla 151 Miglia
Wawa in navigazione alla 151 Miglia. Foto Taccola

Anche fuori dal mondo delle regate regna molta confusione, l’unica qualifica ufficialmente riconosciuta è la patente nautica, ma è inutile nasconderne le limitazioni, molti come me probabilmente l’hanno conseguita senza un vero esame di pratica. Dopo aver passato il test di teoria mi avevano già fatto pagare i bolli e firmare dato l’esito positivo allo scritto, senza che fossi ancora salito in barca, cosa che si dimostrò essere una pura formalità, so di molti che in barca non ci sono neanche saliti.

Il crocierista, conseguita la patente, viene lasciato in balia di se stesso e dopo aver affrontato varie crociere estive col bel tempo ed essere stato sorpreso un paio di volte da una sventolata si sentirà progressivamente più insicuro e invece di avventurarsi verso nuovi orizzonti e conquistare quella libertà che la barca gli avrebbe dovuto dare si chiude segretamente terrorizzato di tutto quello che ci potrà essere al di là dell’orizzonte, temendo di non sapere cosa fare con vento forte, con mare formato, in caso di avaria, come pianificare una lunga navigazione, come gestire la barca in equipaggio ridotto, come manovrare in sicurezza, come usare il pilota automatico, come usare efficacemente gli strumenti di bordo, il radar, l’AIS, come affrontare una situazione di emergenza.

Il regatante ha forse un contesto più formativo al quale appoggiarsi, uscire regolarmente e navigare, se pur per poche miglia, manovrando in continuazione permette di acquisire notevole dimestichezza con la barca su cui si è imbarcati, anche se spesso i ruoli a bordo sono molto specifici, tailer, timoniere, prodiere, etc, e sono pochi gli equipaggi che ruotano regolarmente e permettono a tutti di crescere. Le regate sono però spesso in acque relativamente protette e vengono annullate con vento forte e certo non si può parlare di “affrontare oceani”.

Come già il derivista, anche il regatante in boa ha spesso ottime competenze tecniche in manovra e nel far correre la barca ma da qui al grande oceano i passaggi sono ancora molti.

Si può passare dalle boe alle costiere e da queste alle regate d’altura, si sta rapidamente salendo verso la punta di una piramide al cui vertice c’è un numero limitato di persone che nella tipica stagione mediterranea partecipa a regate come la Roma per tutti, la 151 Miglia, la Giraglia, la Palermo-Montecarlo o la Rolex Middle Sea Race (per fare solo alcuni esempi)… basta contare gli iscritti e moltiplicare per un equipaggio medio per rendersi conto che siamo già arrivati ad un panorama composto da poche centinaia di persone per volta, qualche migliaio a livello nazionale che con fatica, passione e dedizione sono arrivati a scoprire una vela affascinante, che include turni di notte sotto spinnaker, navigazioni in condizioni toste e soprattutto la soddisfazione di completare una crescita ed un percorso personale e reale lungo il percorso di regata.

A questo mondo, di regate d’altura in equipaggio se ne afficanca un’altro in progressiva crescita di chi partecipa alle regate in equipaggio ridotto, come la Roma per due, la 200 x 2, la 500 x 2 e altre come la Rolex Middle Sea Race che ha una classe dedicata ma si tratta di una realtà ancora più piccola.

Questi percorsi sono spesso frutto della passione e dedizione dell’appassionato di vela e raramente frutto di un programma organico e, bisogna dirlo, dal Mediterraneo all’Oceano c’è solo la determinazione del singolo a fornire l’impulso per superare le colonne d’ercole. Sono ovviamente tantissimi gli italiani che hanno partecipato a regate e navigato in oceano ma è stato spesso solo grazie alla loro determinazione, caparbietà e risorse, salvi fatti alcuni casi eccellenti.

Class 40 in regata
Class 40 in regata

Fatta questa premessa e concentrandoci più sul mondo oceano/regata che quello del crocierista, in Italia è in fortissimo sviluppo l’interesse e la partecipazione alla classe Mini 6.50 che rappresenta sotto moltissimi aspetti la risposta organica all’avvicinamento alla grande altura che tutto quanto esposto prima fatica ad offrire. I Mini sono pensati solo ed esclusivamente per regatare, e lo sono senza compromessi, sia che si tratti di un Mini di serie o un prototipo più tirato l’obbiettivo è solo uno, andare il più forte possibile con le risorse a propria disposizione e nei limiti di quanto ammesso dalla classe. Anche la classe Mini italiana è maturata negli anni ed ora organizza un proprio circuito di regate dedicate con sempre maggiore frequentazione italiana ma anche straniera. I mini hanno tutte le caratteristiche delle barche pensate per la grande altura, il tutto però condensato in 6 metri e 50 di pura adrenalina, o pura follia, a seconda dell’occhio con cui vedete queste barche che possono regalarvi emozioni uniche… fare 15-20 nodi in planata su una barca di queste dimensioni è un’emozione che difficilmente dimenticherete.

I Mini 6.50, per la loro dimensione, scomodità, fisicità e livello tecnico non sono certo barche con cui “avvicinarsi” al mare, ma sono ideali per chi ha già una buona preparazione tecnica ed è sufficientemente giovane e adattabile. Una campagna di Mini altura anche solo in Mediterraneo è il treno espresso per l’Oceano. In questa classe non manca neanche l’aspetto sportivo, con le sue regole ben definite e, specie fra i serie, barche con prestazioni praticamente identiche permettono di esprimersi in contesto di vera competitività, cosa che ogni tanto viene a mancare nel circuito delle altre regate d’altura mediterranee dove o ci si affida alla magia nera dei certificati IRC e ORC che raramente produce risultati sensati per barche disomogenee (barche da regata contro barche da crociera) o si assiste a regate libere con barche tutte diverse confrontarsi in un miscuglio senza senso.

L’aspirazione della maggior parte dei ministi è quella di affrontare una Mini Transat, una transatlantica in solitario su questi piccoli scafi, un’ambizione che presto mostra la sua faccia più spietata, quella dell’enorme divario di preparazione e risorse fra i velisti delle barche nostrane contro il monopolio francese… c’è da dire però che ho molta fiducia nell’ultima generazione di italiani che si stanno preparando alla transat, per la prima volta iniziamo a vedere risultati italiani in eventi francesi e sono sicuro ci sarà chi si esprimerà benissimo anche in oceano quest’autunno. Faremo sicuramente il tifo per loro.

Dunque se da un lato c’è il mondo dei cabinati d’altura, dall’altro c’è quello dei Mini. Certo ci sono anche i TP52 e i Maxi, ma parliamo di una cerchia molto ristretta alla quale non saprei esattamente dire come ci si avvicina se non bazzicando nei circuiti giusti e conoscendo la gente giusta, è un mondo che non conosco quindi e’ inutile che esprima opinioni senza cognizione di causa.

Nel mondo dell’altura in equipaggio ridotto su barche omogenee la classe successiva su cui confontarsi sarebbe quella dei Figaro, che organizzano la mitica Solitaire, una regata che a livello tecnico rappresenta forse l’apice della solitaria, i pochi italiani che si sono cimentati hanno spesso battuto la testa: la regata è francesissima, i partecipanti sono superallenatissimi, la conoscenza locale di maree e correnti influisce molto sul risultato sportivo dove spesso tra primo e ventesimo ci sono pochi decimi di miglio ed ogni piccolissimo errore si paga slittando sempre piu’ vicini al fondo classifica.

La Figaro non è una classe di avvicinamento in nessun senso, è una scuola di perfezionamento per velisti professionisti, è una regata per mostri sacri della vela e supereroi esordienti, già solo essere iscritti e stare al passo con gli altri vuol dire tantissimo.

Tradizionalmente per i migliori fra questi selezionatissimi velisti il passo successivo poteva essere un Vendee Globe, che in termini di numeri e probabilità di partecipazione sta alla vostra prima regata in equipaggio ridotto come la probabilità di fare la prossima Volvo Ocean Race avendo partecipato a una Giraglia…

Dal 2005 la Class40 ha tentato di colmare questo buco, se lasciamo stare per un attimo i Figaro, riservata di fatto ai professionisti, la Class40 ha aperto la possibilità a comuni mortali di avvicinarsi alla grande altura, certo i budget non sono bassissimi ma per esempio il mio giro del mondo alla Global Ocean Race senza title sponsor mi è costato circa come una campagna Mini Transat su un prototipo nuovo di ultima generazione e oggi un Class40 con qualche miglio alle spalle si porta a casa con lo stesso esborso, se non meno, di una barca da crociera della stessa lunghezza, dunque sta anche alle vostre priorità, se siete armatori, decidere che barca comprare. Non a caso i Class40 in italia stanno progressivamente aumentando, ce ne sono già 8-9 in acque italiane.

Un gruppo di allievi con Marco Nannini
Un gruppo di allievi con Marco Nannini

Non mi addentrerò qui ulteriormente a parlare di Class40 ai quali ho dedicato un ampio articolo a luglio ma vorrei parlare ancora di percorsi di avvicinamento alla vela d’altura.

Il mio percorso è abbastanza atipico, ed anche la mia esperienza rafforza il concetto che non c’è un unico modo strutturato di avvicinarsi alla grande altura. Era il 2006, avevo appena venduto la mia prima barca (un J24 scassatissimo pagato 3000 Euro con cui avevo maldestramente tentato alcune regate in boa dell’invernale di un piccolo circolo velico di Portsmouth) e avevo comprato una barca più grande, un 36 piedi da crociera/regata rilevato a poco da una scuola di vela con cui volevo andare qualche anno dopo ai Caraibi completando il classico triangolo atlantico, con la traversata verso novembre/dicembre e ritorno in primavera passando dalle Azzorre.

Poi, è successa una cosa che pare accadere spesso in Inghilterra, mi sono ritrovato a bere birra in un pub alla fine di una regata. Era il giro dell’Isola di Wight in solitaria a cui mi ero iscritto, perché mi ero stancato di inseguire la gente perché venisse in barca per la regata del weekend. Lì ero andato semplicemente per partecipare, ma la sera, birra dopo birra scoprii che fra gli altri partecipanti c’erano tanti veterani di lunghe regate che hanno fatto la storia della vela inglese, la AZAB, Azzorre e ritorno, la Round Britain and Ireland ed ovviamente la OSTAR.

La leggenda vuole che la OSTAR stessa sia nata da una scommessa per mezza corona in un pub! Uno dei presenti quella sera mi prese in simpatia e mi convinse che andare ai Caraibi sarebbe stata una pizza mortale (davvero?!) e da lì senza neanche rendermene pienamente conto mi ritrovai iscritto alla mitica OSTAR, la transatlantica in solitario da Plymouth a Newport, Rhode Island, che sarebbe partita da lì a tre anni.

Tre anni dunque per passare da velista con pochissima esperienza di regate (non ero neanche andato in deriva da piccolo) e senza alcuna esperienza d’altura oltre qualche crociera estiva a velista solitario alla OSTAR, non esattamente la più facile delle transat. Avevo una barca, ma non era attrezzata alla vela d’altura in solitaria e pian piano seguendo i consigli di chi aveva fatto quel percorso prima di me preparai la barca e mi feci le ossa nei mari inglesi fino alla partenza della del 2009.

Non ero certo un professionista, era un bancario con una barca del 1984 a cui la cravatta stava un po’ stretta al collo e devo ringraziare tutte le persone del Solo Offshore Racing Club a cui negli anni ho rubato ogni conoscenza che mi ha aiutato a trasformare quell’esperienza in un progetto con un inizio, un percorso, e un traguardo raggiunto con successo.

Da quella prima esperienza la curva d’apprendimento è rimasta ripida, l’anno dopo ancora estatico dall’esperienza OSTAR avevo investito tutti i miei risparmi per prendere un Class40 che aveva appena terminato il giro del mondo alla Global Ocean Race. Durante la mia prima regata con questa barca, alla Round Britain and Ireland, abbiamo distrutto uno spi nuovo alla prima issata e affrontato tanti problemi per mancanza di conoscenza del mezzo, alla Route du Rhum ho fatto degli errori imperdonabili di navigazione facendomi inghiottire dall’alta pressione delle Azzorre, ancora inesperto in materia di ottimizzazione rotta con software di navigazione, ma in 5 anni ero passato da un’improbabile invernale con un J24 da rottamare a presentarmi alla partenza di un giro del mondo, poi portato a termine nonostate un budget molto ridotto e non poche difficoltà.

Tralascio volutamente l’aspetto economico, inseguire i propri sogni può avere un prezzo altissimo a livello emotivo, di stress e in ultimo finanziario. Qualsiasi sia il progetto che si tenta di realizzare si fa sempre un passo più lungo della propria gamba, e si vive un sogno carico di inevitabile ansia. Per chi ha sponsor significativi le cose sono più facili ma in questo sport nessuno naviga nell’oro, anzi. Ognuno deve fare le proprie scelte, ma salvo rare eccezioni nessuno inizia il proprio percorso velico su una barca da regata nuova di fiamma, dunque ognuno faccia le proprie miglia di gavetta e tenga duro fino al delinearsi della prossima opportunità.

Marina del Fezzano, base della scuola d'altura di Marco Nannini
Marina del Fezzano, base della scuola d’altura di Marco Nannini

La Scuola d’Altura a Marina del Fezzano

Terminata la mia Global Ocean Race, e in attesa di scoprire cosa riserverà per me il futuro in termini di regate di grande altura, ho deciso di creare una scuola di vela d’altura con base in Italia, ho scelto il Golfo di La Spezia per ovvi motivi logistici e per le caratteristiche che lo rendono unico e perfetto per la navigazione in ogni condizione meteo. La base è a Marina del Fezzano, sicuramente una delle strutture più belle ed accoglienti del Golfo. Le barche a disposizione: innanzitutto il mio Class40, ma anche un secondo identico al mio, un altro Akilaria RC1, WaWa dell’armatore e nostro istruttore Roberto Coggi e a tendere anche, spero, un certo numero di Mini 6.50, il primo si chiama Liska, dell’armatore e istruttore Andrea Pecchioli, e potete venire a fare un’uscita alla scoperta di queste piccole affascinanti barche.

Ripensando ai brevi ma intensi 5 anni in cui da poche conoscenze sono arrivato alla partenza della Global Ocean Race mi sono posto una domanda semplice, riuscire a dare ad altri una risposta alla domanda “Che cosa fare per avvicinarsi alla grande altura?”.

Le competenze da acquisire per un regatante oceanico sono innumerevoli, dalla tecnica pura di gestione e manovra della barca alla gestione delle proprie risorse, il sonno e l’alimentazione. Ancor prima bisogna aver scelto la barca giusta per le proprie possibilità, averla preparata correttamente per la navigazione che si intende fare, avere scelto vele adatte alle condizioni che si affronteranno e la durata e il tipo di navigazione, bisogna essere capaci di fare manutenzione e risolvere problemi che inevitabilmente si presenteranno a bordo. Si dovrà puntare la prua nella direzione giusta interpretando correttamente le previsioni meteo ed evitare le collisioni sfruttando al massimo gli strumenti di bordo come il radar e l’AIS nonché assicurare sempre la propria incolumità, evitando infortuni, legandosi e indossando giubbetti di salvataggio e sapendo ove occorra gestire una situazione di emergenza sia essa un uomo a mare, un’avaria, o una richiesta di soccorso a seguito di un incidente.

Giusy Monachello, è una delle iustruttrici della Scuola e naviga su Wawa
Giusy Monachello, è una delle iustruttrici della Scuola e naviga su Wawa

Con l’associazione sportiva che abbiamo creato, interamente dedicata alla vela d’altura, stiamo cercando di scomporre questo percorso in una serie di attività la cui somma dovrebbe rappresentare una finestra sul mondo della grande altura e consenta a chi non vi è arrivato per conto proprio o tramite altri percorsi di affacciarsi in sicurezza. Spesso il velista alle prime armi è messo in soggezione dal velista professionista, ma non mi definisco ancora tale, sono ancora in quel limbo, un ex bancario con qualche miglio alle spalle e credo di sapermi relazionare meglio col non-professionista che viceversa.

Abbiamo iniziato ad aprile con delle prime uscite alla scoperta dei Class40, su WaWa, la barca identica alla mia, e a fine maggio abbiamo partecipato alla 151 Miglia con alcuni nostri soci. Queste prime attività mi hanno dato il coraggio di rimettere in pista la mia barca che era ferma e in vendita dal giro del mondo. A luglio sono andato con mio padre a recuperarla in Inghilterra. Ora è a disposizione a tempo pieno dell’associazione sportiva permettendoci di offrire ora un calendario dove oltre alle uscite giornaliere ci sono weekend dove si fa allenamento e poi una regata “amichevole” una barca contro l’altra. Per chi vuole macinare più miglia, ogni mese cerchiamo di proporre una navigazione più lunga, tipicamente di 4 giorni, in cui si possa venire a vivere queste barche nel loro vero elemento, lontano dalle coste e conquistando miglio dopo miglio veloci e sicure. Da poco abbiamo aggiunto anche l’opportunità di provare un Mini 6.50 che ben si addice a chi ha già solide basi e vuole capire se indirizzare le proprie energie verso questa classe.

Le attività in mare non sono però sufficienti per completare il quadro. A terra stiamo proponendo un corso di meteorologia per la vela d’altura e, in collaborazione con Safety World di Umberto Verna anche corsi sulla sicurezza in mare. A questi vogliamo aggiungere altri tasselli e stiamo parlando con altri potenziali partner per offrire corsi sul tema della gestione delle proprie risorse, sonno e alimentazione, corsi di manutenzione della barca, elettronica a bordo e sistemi anticollisione. Siamo ovviamente solo agli inizi e la sfida sta nell’identificare le attività per le quali c’è maggiore richiesta ma cercare di fare un po’ di educazione, soprattutto sul tema della sicurezza dove ahimé l’Italia è abbastanza carente ed esistono poche iniziative istituzionali di sensibilizzazione dei diportisti su questi argomenti.

Definire le attività, i formati e il calendario a terra e in mare non è cosa semplice, specie nella fase di avviamento in cui le idee proposte a tavolino devono ancora essere sposate dai futuri partecipanti ma contiamo nel tempo di riuscire ad offrire un pacchetto completo di attività affidandoci per ogni argomento a persone con la dovuta esperienza in materia.

Oltre alle attività proposte direttamente con le nostre barche e nelle nostre aule, per esepio per i velisti più esperti, quegli armatori che già regatano ma vogliono affinare la loro tecnica o vogliono una consulenza per verificare alcuni aspetti sulla preparazione della loro barca, proponiamo anche allenamenti ed incontri personalizzati, è il caso per esempio di Francesco Buonfantino ed Enrico Lanzillo che sono prossimi a partecipare alla Rolex Middle Sea Race in doppio ma stanno preparando il loro Azurre 40 “Catty Sark” per un progetto più ambizioso, la Transquadra 2014-2015 che stanno preparando meticolosamente. Ricordo nel 2010 prima della Route du Rhum feci esattamente lo stesso, chiamando un “entreneur” francese per due giorni di allenamento in cui mise un po’ di ordine alle mie manovre e mi diede un metodo e dove facemmo un check della barca prima della mia seconda transatlantica in solitaria (la prima su una barca da regata). Tre anni e 50 mila miglia dopo ho l’opportunità ma anche la responsabilità di provare a trasmettere quanto ho imparato.

Le attività della Scuola
Le attività della Scuola

Nel 2014 poi, stileremo un programma di regate col Class40 dove ci sarà l’opportunità di partecipare attivamente e scoprire la grande altura in prima persona, in regata.

Vorrei che nel tempo l’associazione diventasse un punto di riferimento al quale fare affidamento per attività di vela di grande altura, sia a livello di uscite su barche di un certo livello dai Mini ai Class40 (ma anche altre barche). A livello formativo vorremmo dare una struttura ai sogni e alle ambizioni di ognuno e un supporto specifico a coloro che stanno avviando i propri progetti di vela. Non siamo i primi e non siamo gli unici in questo settore, ma non è una gara in questo caso, è la volonta di diffondere la passione per questa splendida disciplina dalle mille sfumature. Se ci riusciremo non lo so ancora ma spero faremo tante miglia insieme provandoci. (Marco Nannini)

Per il dettaglio delle attività che l’associazione propone e per un calendario dettagliato potete visitare il sito dedicato www.marconannini.it

 

 

 

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