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San Francisco, USA- Ma come ha fatto Oracle Team USA a migliorare così tanto in così poco tempo. Assodato il fatto che l’imbarco di Ben Ainslie e lo sbarco di John Kostecki è il vero punto di svolta di questo incredibile AC Match, cerchiamo di inviduare, prima che la partita si concluda con quella che sarà in ogni caso una regata epica, cosa appare cambiato nel defender. E innanzi tutto, qualcosa è cambiato? Sì, possiamo confermare che una modifica importante c’è stata e pare che a regata finita in Oracle siano anche disposti a comunicarla, così dicono le nostre fonti attendibili.

Domani sapremo qual'è stata la modifica segreta di Oracle Team USA? Foto Borlenghi
Domani sapremo qual’è stata la modifica segreta di Oracle Team USA? Foto Borlenghi

Ma non è solo tecnologia, garantita dal budget di uno degli uomini più ricchi del mondo e messa in pratica da fior di professionisti nei diversi campi. Insistiamo molto sul fattore umano che, mai come prima d’ora, dimostra che per vincere occorrono “quelli bravi”, i vincenti. Ben Ainslie appare ora come il vero leader in barca, lasciando Spithill a quello che sa far meglio, ovvero partire azzannando l’avversario. Gli occhi e la tranquillità di Tommy Slingsby, che leggono il vento e hanno la freschezza e l’immediatezza del campione di Laser, si uniscono alla determinazione e alla naturale capacità di combattente di Ainslie, uno che nella pressione trova ulteriori stimoni di concentrazione e carica agonistica, cosa ben  diversa dall’eccitazione di cui invece pare a volte essere investito Spithill o dalla depressione in cui è caduto Barker. Questa sera, pressione uguale per entrambi.

Il lato umano di questa Coppa è forse la nota più lieta di questa sfida epica, alla fine sono gli uomini, con le loro genialità o debolezze a fare la differenza. Giusto citare anche Gilberto Nobili, grinder e uomo software su Oracle Team USA, il quasi italiano Shannon Falcone, sempre di Oracle, Mario Caponetto del design team oracliano, lo strutturista Giovanni Belgrano di ETNZL. Come era stata la creatività kiwi a ribaltare i giochi e applicare il full foiling agli AC72 acquisendo un vantaggio che Oracle ha colmato solo ora (anche grazie a qualche rinvio di troppo delle regate), ora sono gli ori olimpici, la tattica pulita e spietata di SuperBen, gli ingegneri e il velista-ingegnere Russell Coutts, che per quanto antipatico a molti sa perfettamente cosa fa andare veloce un mezzo velico, ad aver riportato la sfide in parità.

Ben Ainslie, decisivo il suo ingresso a bordo di USA 17. Foto Borlenghi
Ben Ainslie, decisivo il suo ingresso a bordo di USA 17. Foto Borlenghi

Torniamo però al lato tecnico, analizzando alcuni aspetti che sembrano importanti. Il tempo è un fattore chiave della Coppa. ETNZL ha rivoluzionato le carte e indicato la strada. OTUSA ha dovuto rincorrere, più giorni passavano e meglio era per lui. I kiwi non sono riusciti a chiudere la partita prima che la curva di apprendimento di Oracle li raggiungesse e superasse, ma in una sfida secca tutto può succedere.

Bompresso, a che serve? Domani sapremo quali modifiche ha fatto Oracle. Intanto, ci dice il nostro opinionista Luca Devoti, “Non comprendo perché su NZL continuino a regatare con il bompresso anche a 20 nodi. Unica spiegazione logica e che abbia valore strutturale ma non pare proprio che sia così, altrimenti è un errore. Su Oracle lo hanno tolto e già questa è una differenza importante. A quelle velocità in bolina, con il vento reale a 20 nodi e l’apparente a 45 la resistenza (il drag) è enorme, non posso dirlo con certezza ma si potrebbe avvicinare al nodo, immaginate di mettere un palo inclinato lungo sei metri sul cofano della vostra auto a 70 all’ora e poi controllate i consumi. Probabilmente si tratta di una migliore centratura e di appendici, ma sarebbe interessante sapere se anche il rocker, l’inclinazione delle prue rispetto all’acqua, è stata appena variata. Sembra di notare anche una miglior gestione dell’ala ma la barca viene portata meglio e si nota come l’influenza di Ben Ainslie sia decisiva anche in quel senso. Spithill può concentrarsi solo sulla conduzione. L’errore kiwi dell’altre giorno, quando sono partiti con la drizza del code 0 issata è stato clamoroso, un drag che ti costa almeno 4 nodi a quelle velocità”.

Virate A forza di guardare i kiwi, su Oracle hanno imparato la tecnica abbassando e alzando con i tempi giusti i daggerboard e anche qui il prolungamento della serie, e la carta giocata da Spithill, è stata decisiva. “Più tempo di navigazione sugli AC72 e più si impara”, hanno ripetuto tutti da Luna Rossa a NZL, da Artemis a Oracle.

Il contributo del nostro esperto di ali Beppe Giannini: “Dopo lo spettacolo non esaltante della Louis Vuitton, veramente nessuno poteva prevedere che i distacchi tra due barche non solo tecnicamente diverse, ma addirittura frutto di impostazioni concettuali opposte sarebbero stati di molto inferiori a quelli visti tra quasi-sistership, quali erano NZ Aotearoa e Luna Rossa. Non solo, ma oltre al dogma dell’incompatibilità dei multiscafi con il match racing, c’era l’esperienza che una box rule nuova ha bisogno di diverse edizioni prima di arrivare a progetti allineati: per esempio, si può sostenere che gli IACC introdotti nel 1992 a San Diego, hanno prodotto finali dall’esito relativamente aperto solo quattro Coppe dopo, nel 2007 a Valencia. Invece, e come i lettori di FareVela non hanno mancato di fare notare, è successo che le valutazioni tecniche della vigilia sono state in gran parte smentite.

ETNZL in full foiling. Foto Borlenghi
ETNZL in full foiling. Foto Borlenghi

Velocità in poppa Forse il punto chiave, non si è mai verificato il vantaggio in poppa ipotizzato per NZL, pur dotata di twist sull’elemento anteriore dell’ala e di maggiori margini di sicurezza dati dai volumi di prua: all’inizio, in questa andatura le barche sono state del tutto pari, poi il vantaggio prestazionale è stato di Oracle.
Quella che è rimasta, è stata la netta superiorità di NZL nelle accelerazioni da bassa velocità con vento fresco, quando Oracle andava in crisi immergendo la prua  e/o era obbligata ad alzare il piede. Questo si è visto molto chiaramente nella partenza della prima regata 12 (abbandonata): ma, appunto, il basso limite del vento ammissibile ha di fatto reso inoperante questo vantaggio.

Aerodinamica Di converso, si supponeva che Oracle avrebbe prevalso in bolina grazie alle prue strette e alla maggiore pulizia aerodinamica sotto il trampolino. Viceversa le prime regate hanno mostrato una sorprendente superiorità di NZL che riusciva ad andare in “skimming”, restando immerso solo poco scafo intorno alla deriva sottovento, grazie alle sezioni squadrate e semi-plananti. Questo facilitava anche le rapide virate “roll-tack” (che i kiwi si erano ben guardati dal far vedere molto in precedenza), mentre Oracle era ritardata dalle due prue rotonde incollate in acqua.

Le differenze evidenti tra le prue di NZL e USA nel traverso iniziale. Foto Borlenghi
Le differenze evidenti tra le prue di NZL e USA nel traverso iniziale. Si nota la mancanza del bompresso su USA. Foto Borlenghi

Ma la situazione è cambiata radicalmente quando la marea, che all’inizio era in entrata e quindi spianava la superficie dell’acqua, è passata ad essere in uscita creando l’onda corta e ripida, il “chop” per cui la baia di San Francisco è famosa. NZL si è trovata in difficoltà per mantenere lo skimming, mentre in dislocamento le sue prue facevano in effetti più resistenza rispetto ad Oracle. Non solo, ma mentre con marea in entrata il percorso di bolina era praticamente obbligato dall’esigenza di stare a ridosso di Alcatraz prima e sottocosta dopo, con marea in uscita il percorso si è allargato a tutto il campo di regata. Come conseguenza immediata, tutte e due le barche (ma Oracle maggiormente) hanno fatto ricorso al full foiling anche di bolina: naturalmente è molto spettacolare con velocità inconsuete, poi quando si va a guardare la VMG non è che le cose cambino molto, però a livello tattico apre molto i giochi permettendo di riposizionarsi trasversalmente. In parallelo, Oracle ha ridotto di molto il tempo di virata, arrivando quasi a mantenersi sui foil come nelle strambate, ma anche in questo caso questo è reso possibile da entrata e uscita dalla virata decisamente più lasche rispetto al normale.
Il grinding Ultima considerazione tecnica, si era parlato di un minor carico di lavoro per i grinder di NZA dovuto al fiocco autovirante, ma si è visto che questo è più che compensato dal fatto che l’ala (a differenza di Oracle) non lo è: non solo alla prova dei fatti la risposta dell’ala non è più rapida, ma come si è visto nella quasi-scuffia di regata 8 se i grinder vanno in affanno le conseguenze possono essere fatali.

I dati di race 18, la seconda di martedì sera 8quella dell'8 a 8: come si nota le differenza assolute in poppa e al traverso non sono grandi, ciò che pare aver fatto la differenza è la conduzione. In bolina un vantaggio ora Oracle pare averlo
I dati di race 18, la seconda di martedì sera 8quella dell’8 a 8: come si nota le differenza assolute in poppa e al traverso non sono grandi, ciò che pare aver fatto la differenza è la conduzione. In bolina un vantaggio ora Oracle pare averlo

La progressione di Oracle e la stasi di NZL Ma allora? Paradossalmente, è successo che pur con barche così estreme le soluzioni tecniche hanno ceduto il campo a fattori tradizionali come boat handling e ore accumulate in barca e qui rientrano in gioco gli uomini.
In concreto, dicevamo all’inizio di impostazioni concettuali opposte: ETNZ ha formato un design team mediamente più giovane e flessibile, e soprattutto dove l’equipaggio aveva voce in capitolo. Oracle invece, pareva una gerarchia piuttosto rigida, ed equipaggio non coinvolto. Solo così si spiega la scelta veramente aberrante di una prima barca con piattaforma labile (chiedete a qualsiasi velista se la rigidità dello scafo non è importante ..) e ridottissimi volumi di prua, fattori che hanno portato alla nota scuffia. Emblematica, anche, la nessuna attenzione dedicata all’ergonomia: il tattico è chiaramente considerato un grinder a tempo pieno, i pozzetti obbligano a posizioni scomode, non è un caso che ben tre membri dell’equipaggio (Spithill incluso) siano finiti in acqua scivolando nel cambio di bordo. Aggiungete la rincorsa per non avere intuito la novità quella sì fondamentale, il full foiling, e il fatto che la logistica di un AC72 (tale come Oracle lo ha voluto) è talmente impegnativa che le prove con due barche sono sostenibili solo per poco tempo persino da team con budget ellisoniani. Per ultimo, la distrazione per la questione degli AC45 irregolari e lo sbarco forzato del wing trimmer titolare coinvolto: il risultato è stato che, incredibilmente, all’inizio delle regate il Defender era in ritardo di preparazione mentre ETNZ aveva passato più tempo in acqua, raggiunto una migliore conoscenza della barca ed era più avanti nel lavoro di ottimizzazione.

Ma questo fino appunto al 7 settembre, poi le cose sono cambiate e molto fino alla spettacolare rimonta e alla bella di mercoledì 25 settembre. Oracle ha potuto navigare e migliorare e soprattutto osservare e cambiare.
Poi, naturalmente, i velisti di Oracle sono di assoluto valore mondiale e con l’esperienza delle prime regate hanno iniziato a recuperare: sono scomparse quelle una/due strambate imprecise per regata su cui i kiwi potevano fare affidamento all’inizio, e l’inserimento di Ben Aislie è stato micidiale quanto a concretezza e risultati”.(Beppe Giannini)

Per le modifiche segrete, domani avremo la risposta.

9 COMMENTS

  1. Ottimo articolo, non smaccatamente di parte come quelli pubblicati precedentemente, scritto bene e da gente che ne capisce veramente.
    Bravi!

  2. le prime regate di otusa sembravano corse da principianti il fiocco o.t. sbatteva come una porta al vento. A parere mio e di molti altri velisti e regatisti che conosco, oracle aveva molto di piu´ in canna che etnz. Li hanno lasciati andare in vantaggio per lo spettacolo !!!!!!!!
    un saluto

    • Ciao Fabrizio, tutto può essere ma le assicuriamo che la faccia da funerale di Spithill sul 6 a 1 diceva ben altro. Un saluto

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