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Genova- Mi piace, non mi piace. Utile, inutile. Sentimenti e umori contrastanti serpeggiano fra gli espositori che hanno preso parte alla 53esima edizione del Salone Nautico di Genova in versione “restyling” (o restaurata, a seconda dei punti di vista e delle battute che certamente non si sprecano).

Dopo due giorni di fiera l’atmosfera non è serena, un po’ come il cielo in questo pomeriggio di inizio ottobre con nuvoloni neri carichi di pioggia che minacciano dall’alto la città ligure (previmeteo incerte fino a domenica). Il Salone Nautico è nel limbo. Lo si percepisce dalle facce perplesse di alcuni espositori.

Gli spazi sono stati ristretti, gli stand sono stati accorpati e meglio distribuiti (l’accessoristica per la vela, per esempio, è posizionata principalmente lungo la Banchina C, dove sono ormeggiate le barche a vela), ma il numero di espositori è in calo. A titolo esemplificativo: se l’anno scorso abbiamo contato una settantina di alberi, quest’anno sono poco più di quaranta. Molti i cantieri che hanno disertato l’appuntamento italiano, come Hallberg-Rassy od Oyster. La corazzata Bénéteau si è presentata con pochi modelli in acqua. Tra i multiscafi segnaliamo solamente due Lagoon e un Dragonfly 28. Qualcuno si è “intrufolato” al Salone Nautico solamente alla fine. È il caso di X-Yachts, attraccato proprio ieri. Nutrita, invece, la flotta dei Solaris del cantiere Se.Ri.Gi. di Aquileia il cui management crede e conta ancora molto sull’utilità di Genova e della sua fiera.

Più desolante è lo scenario che si è presentato davanti agli appassionati di motori. Pochi i cantieri presenti, pochi i maxi e luxury yacht, meno ancora i curiosi che sono andati a visitarli. In acqua sono esposti principalmente gommoni (di tutte le dimensioni). Nel Padiglione B, al pianterreno, sono radunate le aziende specializzate nella costruzione di fuoribordo (come Yamaha e Selva Marine) e di barche a motore come Quicksilver e Joker. Al piano superiore si trovano i marina e l’accessoristica come Garmin, Navico, Tecma, Uflex, Nemo e Boero. Qui c’è un discreto viavai di gente, diversi stand sono affollati di persone interessate a conoscere le novità o a comprare qualche strumento utile alla propria barca.

Dunque, ancora una volta, la vela salva il Salone Nautico di Genova. E le banchine affollate, immortalate dagli scatti dei fotografi, ne sono una palese testimonianza. Con un saliscendi continuo sulle barche esposte.

Meno espositori e spazi più concentrati. Il difficile equilibrio del Salone Nautico
Meno espositori e spazi più concentrati. Il difficile equilibrio del Salone Nautico

Diversi gli umori degli espositori, ma su due punti sono tutti d’accordo: la fiera continua ad avere costi elevatissimi (quasi proibitivi, confessa qualcuno) nonostante la riduzione dei giorni e le promesse di sconti sugli affitti, la nautica in Italia sta morendo per colpa delle scellerate decisioni e azioni dei governi. Ma se poi si chiede loro il perché non abbiano disatteso l’appuntamento ligure, qualcuno fa spallucce, ma la maggior parte ammette che “se ci vanno tutti…”. Ma è proprio su quel “tutti” che conviene riflettere, visto che i fasti delle vecchie edizioni sono lungi dall’essere rivissute.

E allora un Salone così, in questo formato e con queste modalità può anche andare bene, sempre che gli organizzatori facciano un ulteriore passo venendo incontro alle esigenze di chi vi partecipa, ovvero riducendone i costi (per una barca in acqua si è anche arrivati a pagare 7.000 euro per soli cinque giorni). Anche alla luce del fatto che la nautica soffre, terribilmente, e “che non bisogna approfittare di chi ci mette la passione, di chi vive con amore questo lavoro”, dice Sandro Cartolina di One Sails. E in effetti è proprio così: chi continua a investire in questo settore ci crede, lo ama e lo vive proprio con passione. “Ed è un po’ quella che ci frega”, scherza il velaio.

La vela è ancora il settore trainante della nautica. rispetto al motore le sue banchine sono sempre state affollate di persone e curiosi con un continuo saliscendi sulle barche esposte
La vela è ancora il settore trainante della nautica. rispetto al motore le sue banchine sono sempre state affollate di persone e curiosi con un continuo saliscendi sulle barche esposte

In questa giornata abbiamo raccolto i pareri di alcuni cantieri e di Umberto Verna, titolare di Safety World.

Comar: “Un salone più compatto, più concentrato anche se sarebbe stato meglio vedere più barche in acqua. Noi ci siamo perché l’importante è partecipare. Anche quest’anno è male organizzato e, viste le premesse, fino all’ultimo siamo stati indecisi se prendervi parte. Nessuno sconto”.

Sirena Marine: “In questi primi giorni abbiamo riscontrato un numero maggiore di visitatori e allo stesso tempo di persone competenti. Ne abbiamo ospitati sulle barche (le Azuree 33 e 46, ndr) una sessantina. Rispetto a Cannes abbiamo meno operatori e più persone comuni, il che è certamente un beneficio”.

Elan: “Siamo soddisfatti del Salone perché siamo in una posizione migliore rispetto al passato. Abbiamo usufruito anche di uno sconto del 20 per cento”.

Safety World: “Inaccettabile che io debba pagare 100 euro per avere il WI-FI quando ho già pagato per lo stand. I costi non sono per nulla diminuiti se teniamo conto dei giorni in meno e della tipologia di stand pre-allestito. Però posso anche dire che lavoriamo bene in questo Padiglione (il B, ndr): la gente è più concentrata e motivata. Per me Genova non deve morire perché ne va della salute della nautica italiana”.

In questi due giorni, rispetto all’anno scorso, abbiamo notato un importante movimento fra i padiglioni e le banchine. Ma la domanda che tutti si pongono è: questo movimento è dovuto al fatto che gli spazi sono più compatti oppure perché effettivamente ci sono più visitatori? Al momento nessuno conosce la risposta. È questione di sensazioni. Bisognerà aspettare i dati ufficiali e la fine del salone per trarre le primissime conclusioni. Ma anche allora, purtroppo o per fortuna, sarà questione di pelle.

UCINA diffonde i dati della nautica 2013

Dopo un 2012 chiuso a – 27%  rispetto all’anno precedente, i dati provvisori del fatturato globale dell’industria nautica italiana per il 2013 segnalano che la contrazione si starebbe riducendo, assestandosi su un dato compreso tra il – 4 e il -8% pari ad un fatturato tra i 2.4 e i 2.3 miliardi di Euro.

Elementi di ottimismo giungono dalla stima relativa al contributo della nautica al PIL, che nel  2014 dovrebbe tornare nuovamente sopra ai  2 miliardi di Euro, con una crescita del 7%.

Tale risultato, basato sulle ipotesi di crescita del PIL italiano da parte del Fondo Monetario Internazionale, è da leggersi alla luce del fatto che, essendo la nautica da diporto caratterizzata da un’elevata elasticità della domanda al variare del reddito, il contributo del comparto al PIL amplifica, in positivo e in negativo, l’andamento del PIL stesso.

Nel corso della presentazione sono stati inoltre ripercorsi i numeri a consuntivo relativi all’andamento del mercato nautico italiano per l’anno 2012, una stagione che a livello occupazionale ha registrato una contrazione del 5,5% rispetto all’anno precedente, portando a 19.000 il numero degli addetti diretti. Buone notizie invece per quanto riguarda il segmento dei superyachts dove, secondo l’Order Book pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale Show Boats International, l’Italia mantiene una leadership indiscussa, con 272 ordini pari al 39% del totale.
www.genoaboatshow.com

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