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Southampton, UK- Una barca a vela non ha mai il diritto di rotta su imbarcazioni a propulsione meccanica in impossibilità di manovra o con manovrabilità limitata, come navi da crociera, petroliere, portacontainer o pescherecci, soltanto per citare alcuni esempi. Eppure non tutti gli armatori e skipper sembrano conoscere l’articolo 18 del COLREG, il regolamento internazionale stilato nel 1972 dall’International Maritime Organization ed entrato in vigore nel 1977.

Si sta celebrando infatti in questi giorni a Southampton il processo al tenente della Royal Navy Roland Wilson che il 6 agosto del 2011, a bordo del suo Atlanta of Chester, un Corby 33, entrò in collisione con una petroliera da 120.000 tonnellate, la Hanne Knutsen, all’Isola di Wight, in Inghilterra durante la celebre Cowes Week. A bordo con lui c’erano altri 8 membri d’equipaggio.

A seguito della collisione, a cui assistettero dalla riva migliaia di persone (gli scatti fotografici pubblicati da Sail World sono della testimone oculare Herbert Westervelt, la barca a vela ruppe parte della prua, lo spinnaker e disalberò. Per fortuna non ci furono gravi conseguenze per l’equipaggio: due di loro finirono in mare e un altro riportò contusioni alla testa.

La sequenza del terribile impatto fra l'Atlanta
La sequenza della collisione fra l’Atlanta of Chester, il Corby 33 di Roland Wilson, e la petroliera Hanne Knutsen Credit: Herbert Westervelt

Le violazioni alla COLREG contestate dal Maritime and Coastguard Agency (MCA) al sottoufficiale della Royal Navy davanti ai magistrati della Corte di Southampton sono tre:
–    Articolo 5: non ha predisposto dei turni di vedetta adeguati
–    Articolo 9b: ha ostacolato il passaggio della nave in un braccio di mare angusto
–    Articolo 18: ha ostacolato una nave in evidente difficoltà di manovra

Inoltre Wilson avrebbe infranto anche gli articoli 7 (manovrare adeguatamente per evitare il rischio di collisione) e 8 (tenere un’adeguata distanza di sicurezza fra sé e le altre imbarcazioni).

La difesa di Wilson afferma che i suoni di avvertimento della petroliera erano confusi e che il comportamento del loro assistito non è stato negligente.

In questi giorni saranno sentiti altri testimoni. Ma a parte questo caso specifico, resta il fatto che ancora oggi sono in molti a ritenere che la vela in regata abbia la precedenza su qualsiasi imbarcazione a motore, vista la frequenza con cui tali situazioni a rischio accadono. Non è così e, facendolo, lo skipper, che ricordiamo è responsabile delle persone imbarcate, mette solo a rischio la vita del proprio equipaggio.

http://www.sail-world.com/Cruising/index.cfm?SEID=0&Nid=115659&SRCID=0&ntid=39&tickeruid=0&tickerCID=0

2 COMMENTS

  1. Aggiungo che la buona pratica, oltre alle norme, impone di manovrare in modo da fare il possibile
    per evitare situazioni pericolose “se dubbio v’è
    d’abbordo anche leggero…” indipendentemente
    dal diritto di passo. Che poi andare a
    cacciarsi sotto la prua di un bestione di quelli
    sia una prova di capacità e coraggio è una idiozia anche peggio dei famigerati inchini.
    (gli scogli sono abitualmente fermi)
    Non si vede nella foto il bulbo prodiero, la nave sembra quasi a pieno carico e muove a velocità ridotta, per cui forse la barca è passata sopra, se no il guaio sarebbe stato molto peggiore.
    Direi che l’evento sarà utile ai molti che hanno idee un po’ confuse per ripassare le nozioni di base su colreg e codice della navigazione.

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