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Itajaì, Brasile- Conslusa la Transat Jacques Vabre anche per i Class 40, è ora di bilanci. Ne parliamo con Pietro D’Alì e Stefano raspadori, che con la loro nuova Fantastica, armata da Lanfranco Cirillo, hanno concluso la regata lunedì 2 dicembre dopo oltre 25 giorni di navigazione da le Havre in Francia a Itajai in Brasile e ben 5.389,4 miglia percorse. I due sono arrivati al 13° posto , una posizione dietro all’altro Class 40 italiano, Bet1128 di Gaetano Mura e Sam Manuard. 23 i Class 40 classificati (di cui uno ancora in mare) e tre gli abbandoni. Un risultato probabilmente inferiore alle attese di gran parte della vela italiana, che può probabilmente essere spiegato soprattutto con il poco tempo avuto per la messa a punto.

“Il risultato è sicuramente magro”, dichiara subito Pietro d’Alì in teleconferenza su Skype da Itajai. Stefano Raspadori, accanto a lui sorride annuendo.

“Si questa è stata un’edizione atipica”, continua D’Alì, “di solito si soffre un po’ all’inizio per le condizioni meteo, ma poi grosso modo da Lisbona in poi si naviga al lasco mure a sinistra con una media di intensità tra i 18 e i 20 nodi. Nel 2007 con Soldini abbiamo avuto vento medio leggero per tutta la regata”.

Stefano Raspadori e Pietro D'Alì all'arrivo a Itajaì
Stefano Raspadori e Pietro D’Alì all’arrivo a Itajaì. Foto Liot

“Questa volta invece abbiamo avuto tre pomeriggi ‘tranquilli’ e basta in 25 giorni, poi sempre vento tra i 25 a 40 nodi di giorno e di notte “, racconta Stefano Raspadori, “condizioni nelle quali non ti puoi affidare al pilota automatico soprattutto nel nostro caso. Dopo lo stop alle Canarie abbiamo dovuto navigare più puggiati, praticamente in poppafilo, per giorni e giorni a differenza della gran parte della flotta. Rispetto ai nostri avversari, conoscevamo meno la barca almeno alla partenza e questo non ci ha consentito di tenere il passo con i primi nelle battute iniziali. D’altronde con la barca nuova siamo arrivati ‘lunghi’ nella preparazione finale e non abbiamo navigato abbastanza prima della partenza per avere la necessaria messa a punto già prime 200 miglia, che sono state le più impegnative dal punto di vista tecnico. Una volta poi agganciati i caratteristici ‘trade winds’, la regata si è trasformata in una gara di velocità pura dove i concorrenti ripartiti per primi da Roscov hanno sostanzialmente mantenuto le loro posizioni”.

“Con il senno di poi”, aggiunge Pietro d’Alì, “la scelta dell’organizzazione di farci ripartire scontando in partenza il ritardo accumulato all’arrivo della tappa dal primo, ha penalizzato la maggior parte della flotta. I primi, infatti, sono ripartiti agganciando la coda della perturbazione di turno, mentre noi come tanti altri siamo rimasti in una bolla di bonaccia. Nelle regate a tappe degli altri sport si lavora sulla somma dei tempi parziali e molto probabilmente sarebbe stato più giusto fare così e consentire a tutti di combattere ad armi pari, ma è andata così ed è inutile recriminare”.

“Una volta tornato il vento e con esso il mare, abbiamo cominciato a macinare miglia su miglia2, ha spiegato Raspadori, “ogni ora entravamo sempre più in confidenza con la barca e abbiamo cominciato a divertirci. Tre mani di terzaroli sulla randa e code 0 con raffiche fino a 40 nodi. In un calo d’aria a 28 nodi abbiamo strambato senza problemi. Poi di nuovo vento molto forte a quel punto abbiamo deciso di passare al Solent e sempre tre mani di terzaroli. In questa situazione ci siamo affidati al pilota automatico per riposare un pò e lui purtroppo ci ha ‘tradito’… ma le condizioni del mare erano davvero incredibili. Per giunta era notte: dopo due strambate involontarie, ripreso il controllo della barca abbiamo fatto la conta dei danni: tre stecche rotte con annessi puntastecche. Da qui la necessità del pit stop alle Canarie. I ragazzi del Flying Doctor di One Sails International sono stati eccezionali, dobbiamo ringraziare ancora sia loro che il nostro armatore. Lanfranco Cirillo è un velista di grande esperienza e ha interpretato le nostre necessità fino nei minimi particolari. Un’organizzazione perfetta che ha dato un forte impulso anche al nostro morale”.

“Siamo ripartiti dopo sole 4 ore con la barca in perfetto stato”, è D’Alì che parla ora, “Era mezzanotte e noi di nuovo in mare con 28 nodi di vento. Da quel momento in poi abbiamo navigato quasi sempre in poppa con 30 nodi di intensità, due mani di terzaroli e spi in testa. In un primo tempo abbiamo dovuto evitare la copertura delle Canarie poi ‘scendere’ ancora per allontanarci a sufficienza dall’Africa. Nel secondo caso ci siamo riusciti solo parzialmente e per almeno 20 ore abbiamo sentito l’effetto della terra. A bordo avevamo avuto un affiatamento perfetto. In manovra io ero al timone e Stefano a prua, dove peraltro è nato velisticamente, quindi non abbiamo mai avuto problemi e questo ti da molta fiducia nelle tue possibilità. Il passaggio dell’Equatore così ad Est rispetto alla flotta è stato un momento che ci ha consentito di recuperare almeno parzialmente, ma poi le cose si  sono complicate ulteriormente nell’avvicinamento all’arrivo. A largo di Capo Frio abbiamo cercato di aggirare la depressione di turno stando troppo a Sud. A questo errore si è aggiunto l’incontro di notte con una nave posacavi con 30 nodi di vento. Stefano è stato bravissimo a metterci in condizioni di strambare in pochissimo tempo. Abbiamo dovuto modificare la rotta di 90° perdendo ancora molta strada in una situazione paradossale dove sembra di essere in una città galleggiante fatta di piattaforme petrolifere e di navi posacavi. All’arrivo è calato tutto il vento che ha anche girato un po’ da tutte le parti e alla fine abbiamo tagliato il traguardo di bolina”.

“La barca è stata eccezionale. Noi abbiamo tirato sempre al massimo”, continua Raspadori, “a volte con lo spi in testa oltre i 30 nodi stressando albero e attrezzatura ma senza mai nessun problema. A volte saltando da un’onda e l’altra sembrava che tutto esplodesse, invece era solo la risonanza delle strutture, che essendo in fibra di vetro ‘ammortizzano’ ogni onda ammorbidendo leggermente i colpi. E’ incredibile inoltre il livello di partecipazione e di sostegno che abbiamo avuto da amici, ma anche da gente che non conoscevamo e che ci hanno continuamente sostenuto e incitato”.

E ora? Alla domanda non c’è risposta ufficiale dai due velisti… anche se negli occhi di tutti e due si legge che la prossima sfida è forse addirittura più vicina di quanto si possa pensare.

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