SHARE

Pointe a Pitre, Guadalupa- Che bella la giovine Italia della vela oceanica alla Minitransat. Dopo Giancarlo Pedote, autore di uno storico secondo posto che sa tanto di vittoria sul campo, ascoltiamo ora la voce fresca e determinata di Michele Zambelli, romagnolo, con i suoi 23 anni il secondo più giovane skipper di tutta la Transat. Con il suo proto Fontanot, un po’ vintage rispetto agli ultimi nati nella classe, ha ottenuto un ottimo decimo posto tra i proto. Risultato a cui si aggiunge il quinto di Alberto Bona tra i Serie con Onlinesim.it. Tre italiani tra i primi dieci alla durissima transatlantica sui Mini, non era mai successo.

Sarà il suo sorriso contagioso, la sua verve o l’orecchino da pirata che porta all’orecchio sinistro, ma Zambelli piace e convince. A 23 anni già una Transat da protagonista, non è poco e anche lui sarà uno dei nomi su cui puntare nel futuro della vela oceanica italiana.

Michele Zambelli all'arrivo. Foto Vapillon
Michele Zambelli all’arrivo. Foto Vapillon

FareVela Allora Zambelli, come è stata la sua Transat?

Michele Zambelli Sono soddisfatto di come è andata, di come mi sono comportato. Magari, vista anche la situazione che si era creata con il rinvio e il tappone senza sosta, all’inizio mi ero preparato anche per un’avventura spirituale, per un’avventura umana, ma dopo 24 giorni di mare invece posso dire che i momenti in cui ho pensato al funzionamento dell’universo sono stati davvero pochi. Abbiamo passato una regata intensa, in cui ogni momento era dedicato alla barca, alle vele. Poi è successo che alla terza notte ho rotto la mia stazione del vento in testa d’albero e non ho più avuto i dati del vento, perciò tutto si è trasformato in una regata a sensazione. A volte, quando dormivo, la barca non poteva così essere molto performante, ma ciò mi ha anche obbligato a un grande sforzo per trovare un buon feeling con il mio mezzo. Devo dirlo, ho fatto una regata sotto tutti gli aspetti, tanto è vero che all’inizio pensavo di arrivare dopo magari esser diventato un guru, ma invece la verità è che mi sono trovato là in mezzo e volevo solo guadagnare posti e miglia.

FV La Mini è sempre più un regatone quindi?

MZ Assolutamente sì. Non potevo essere competitivo contro gli ultimi prototipi ma tra i cosiddetti Vintage ero ben messo e potevo dire la mia. Ho capito subito che avrebbe vinto la Transat chi non si sarebbe fermato a Lanzarote. Era una bella sensazione, perché dopo già mille miglia trovare un cancello a cinque miglia da terra era un invito niente male, ma mi sono detto che capivo chi si era fermato. Il mio gioco perà era stato quello di spaccare il meno possibile, grazie anche alla scelta di navigare in poppa a farfalla con due mani alla randa e solent con 35 nodi di vento, con 11 nodi di Vmg pieno. Ho fatto una punta di 19 nodi e sono riuscito a non stressare la barca. Sono triuscito così ad arrivare alle Canarie nel gruppo di testa e mi sono detto non ti puoi fermare ora.

FV Veramente nel gruppo di testa c’è rimasto, ci pare, molto a lungo.

MZ Beh, sì, a parte i primi cinque, con cui non potevo competere e infatti anche chi si è fermato alle Canarie poi dopo una settimana mi ha ovviamente ripreso, ci sono state delle sfide stupende in mezzo all’oceano. Specialmente con Annabelle Boudinot con cui c’è stata una bella lotta, sportiva e umana. Una volta avanti lei una volta io. Lei aveva un mezzo più recente e competitivo ma siamo stati sempre vicini.

FV Vi siete anche visti?

MZ Certo, abbiamo passato lunghi momenti navigando a vista in mezzo all’oceano. Bellissimo, tirare bordi insieme a questa in mezzo all’oceano, strambando e facendo scelte tattiche. Ero molto contento perché stavo regatando tenendo il passo di una barca superiore alla mia. Ci ho tirato molto e sono contento delle scelte che ho fatto. Abbiamo dovuto prendere decisioni non semplici, soprattutto per uscire dalla zona di poco vento a metà Atlantico. Dalle poche informazioni meteo che abbiamo (una volta al giorno, Ndr) dovevamo interpretare quando sarebbe arrivato il nord ovest. La prima parte della regata era scappare dall’anticiclone che si era creato sulle Canarie andando quindi subito a sud e la seconda era invece cercare di restare alti.

FV Il che non è affatto semplice con una sola meteo al giorno…

MZ La riceviamo alle 9 UTC, una sola volta al giorno, e le posizioni delle barche vengono date solo una volta al giorno, unicamente come distanza dall’arrivo. Fa parte quindi del gioco capire dove possano essere gli altri concorrenti. Io ho ascoltato i posizionamenti fino ai 35° W, poi non li ho pià ascoltati. Devi cercare di dedurre, dai guadagni e dal Vmg che si può intuire, chi sta guadagnando e chi no e quindi, di conseguenza, capire lo spostamento dei fronti e del vento. Non è facile ma sviluppa molto l’intuito.

Fontanot Proto 342. Foto Vapillon
Fontanot Proto 342. Foto Vapillon

FV Lo abbiamo chiesto anche a Pedote e lo chiediamo anche a lei. le piace questo modo di regatare senza informazioni che la Minitransat vuole mantenere?

MZ Sì, stiamo facendo la Transat e la cosa è voluta. Se volessi regatare con tutte le info farei un Class 40 o l’ARC. Nei Mini è così da sempre, già hanno aperto un po’ le porte e possiamo usare i gps e i piloti automatici sempre più efficienti. Credo che vogliano questo limite perché questa è soprattutto una scuola. Se vinci qui poi puoi andare su qualsiasi altro tipo di barca. Credo che non debba mai cambiare perché questa è la vera scuola.

FV Come si è visto a bordo?

MZ Bene, non pensavo di essere così portato per questo “mestiere”. Sono stato da dio… prima della partenza alcuni guardavano video di ragazzi in crisi ma, una volta lì nel mezzo, sono stato davvero bene e più di una volta mi son detto, Michele, questo è il tuo mestiere, devi fare sta roba qui da grande… Certo vi sono momenti duri, soprattutto in bonaccia quando sei in mezzo all’Oceano e avanzi a 0,2-0,4 nodi, ma alla fine credo di aver reagito molto bene fisicamente e mentalmente. Non credo di aver mai accusato la fatica, forse anche perché sono giovane.

FV La sensazione è che, almeno la prima metà della flotta sia molto preparata. Arrivate e sembrate quasi riposati…

MZ Sicuramente, il livello è più alto. Qui c’è gente che si allena e ci sono diversi professionisti. Personalmente ci tengo molto anche ad avere una dignità personale, credo che essere dignitosi con il mare sia molto importante. Adesso le barche sono più gestibili, abbiamo vitamine, pillole, liofilizzati, integratori alimentari, siamo preparati.

FV Su, confessi, avrà avuto anche qualcosa di romagnolo in cambusa…

MZ Porca miseria, certo che sì. Mia madre a Douarnenez e Sada mi ha rifornito per bene e ho dimenticato i liofilizzati per il pranzo. Ora, visto che bisogna mangiare tre volte al giorno, per 24 pranzi ho mangiato prosciutto di Parma, salamino e ciccioli romagnoli. Liofilizzati vanno bene, ma ogni tanto…

FV Come siete stati accolti dagli organizzatori francesi. Tre nei primi dieci…

MZ Posso rispondere per me, io, come Michele Zambelli, sono un po’ un personaggio qua. Piaccio molto ai francesi, sarà un po’ perché avevo una barca vecchia o perché sono giovane. Ma mi adorano, adorano il mio progetto, la mia voglia di fare. Lo “spirito Mini” esiste ed è molto importante. Ho scelto di fare ciò che ho fatto. E i francesi lo apprezzano. E’ stata apprezzata la testardaggine di voler fare la regata con una barca vecchia, pur avendo avuto un’offerta di gestire un Pogo 2. Il fatto di aver fatto decimo mi ha aiutato, se vuoi sono arrivato secondo tra gli old prototype… sono arrivato sbarbato, riposato ma non dimentichiamoci che questa è la Minitransat, non abbiamo contatti a terra e qui sono nati i grandi navigatori e qui ci sono le piccole barche, le vecchie barche.

Zambelli ormeggia a Pointe a Pitre dopo l'arrivo. Foto Vapillon
Zambelli ormeggia a Pointe a Pitre dopo l’arrivo. Foto Vapillon

FV A proposito, durante la regata ha avuto la percezione della grande prova che stava facendo Giancarlo Pedote?

MZ Assolutamente sì. Lo vedevo in testa e dicevo vai Giancarlo, è stato un grandissimo. Sono molto felice per lui e capisco quando lui dice che voleva vincere. Quotidianamente sentivo Giancarlo in prima posizione e la cosa mi emozionava parecchio, tanto che, dato che negli ultimi giorni non ho sentito le posizioni, ero convinto quando sono arrivato che avesse vinto lui. Poi sono arrivato qui e vedo che ha vinto Benoit, un altro amico e sono contento per lui ma Giancarlo Pedote ha fatto una cosa enorme. Ha fatto secondo alla Mini, non so quando ricapiterà. Capisco che puntava al primo, ma gli ho detto di relativizzare e capire la cosa enorme che ha fatto.

FV E Michele Zambelli, che farà adesso?

MZ A parte tornare in Italia tra una settimana dopo aver messo Fontanot nel container per il ritorno in cargo… Michele Zambelli ha voglia di continuare questo mestiere. Sono giovane e ho voglia di migliorare ancora. C’è ancora molto da fare. Ho fatto tutto al primo livello, con 40.000 di budget da quando ho preso la barca da Alessandro Zamagna, coperti dai miei sponsor Fontanot e Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna. Non ho dovuto acquistare la barca grazie a Zamagna, sono andato in cantiere da Bert Mauri, lavoravo per lui e lui mi dava i compositi. Se rifarò la Mini la voglio fare al massimo, perché qui c’è ancora molto da imparare. Quando vedo i ragazzi più giovani che magari non ci credono, demoralizzati, dico loro che l’Italia è piena di Mini vecchi, basta prenderne uno e cerderci, metterlo a posto e provarci.

FV beh, detto da un ragazzo di 23 anni fa una certa impressione…

MZ Con due soldi e tanta voglia di fare fai tutto. Io ce l’ho fatta così. Con le mie mani. Conta la determinazione. Non chi comincia ma quel che persevera, questa è la prima regola. Se davvero vuoi fare le cose le opportunità poi ti arrivano. I nostri giovani devono però volerle fare. La mia fortuna è che sono giovane. Questa Transat l’ho fatta tranquillo perché sapevo che, anche se sbagliavo, magari avrei avuto l’opportunità di farne un’altra. Ora voglio continuare.

FV Complimenti per la determinazione.

 

Guai per Fornaro e Iacopini

Per la Transat 650 da segnalare purtroppo l’abbandono di Federico Fornaro, che è stato recuperato dalla barca appoggio Imaginaire dopo la rottura di entrambi i timoni a 250 miglia dalla Guadalupa. Questo il suo racconto.

Andrea Iacopini ha dovuto abbandonare il suo Umpalumpa, che è affondato dopo aver urtato un bidone galleggiante ed è stato recuperato dallo stesso Imaginaire.

Federico Fornaro ha raccontato: “Lo scorso 9 dicembre stavo navigando alla volta della Guadalupa sotto spi quando, a 350 miglia dal traguardo, ho sentito uno scossone provenire dal timone e ho visto la pala di sinistra galleggiare orizzontalmente a poppa della barca. Ho provato a riparare la rottura, ma non ci sono riuscito. A quel punto ho ridotto tela per raddrizzare la barca e poterla governare con la sola pala di dritta. Purtroppo, nel corso della notte seguente, sono stato investito da una depressione con venti compresi tra i 25 e i 30 nodi e mare formato: condizioni dure, che hanno determinato la rottura del timone ancora operativo. Ho passato lunghe ore nel tentativo di rendere la barca governabile ma nonostante l’impiego dell’ancora galleggiante e la messa in opera di altri sistemi non c’è stato nulla da fare: lo scafo è rimasto preda del mare. Quando ho visto le onde iniziare a frangere in pozzetto ho capito che la sicurezza era a repentaglio e ho deciso di chiamare i soccorsi. L’equipaggio de l’Imaginaire ha fatto un lavoro eccezionale nell’evacuarmi sano e salvo dato che il mare era davvero grosso. Abbandonare la barca è stato davvero straziante, ma credo che questa esperienza, così come le altre vissute durante la Mini Transat, mi abbiano trasformato in un marinaio e questo è un premio che ricompensa gli sforzi e i sacrifici che ho affrontato durante le ultime settimane”.

Da bordo del mezzo appoggio Andrea Iacopini ha spiegato: “Ero a circa 350 miglia dalla linea di arrivo e tutto andava per il meglio. Il vento stava diminuendo ed era in rotazione verso sud-est. Ho deciso di issare lo spi più grande e ho iniziato a surfare, toccando punte tar i 12 e i 13 nodi. A un certo punto ho sentito un botto, non più forte di altri avvertiti durante la regata, ma decisamente più strano. Ho messo il pilota automatico e sono entrato nella barca dove ho notato un’importante infiltrazione d’acqua in corrispondenza dei sensori del log e dell’ecoscandaglio: la crepa era lunga circa 30 centimetri e ho capito immediatamente che la barca era condannata. Ho messo Umpa Lumpa a secco di tela, attivato il sistema di localizzazione di emergenza e contattato l’Imaginaire. Sono rimasto sorpreso quando ho sentito che a rispondermi è stata la voce di Fornaro, romano come me e mio grande amico, recuperato solo tre ore prima. A quel punto ho messo in mare l’autogonfiabile, vi sono salito a bordo, ho tagliato la cima di sicurezza e ho abbandonato Ump Lumpa al suo destino. Mentre attendevo l’arrivo dei soccorsi l’ho vista affondare poco a poco. Mi resta il ricordo di una grande avventura, fatta di difficoltà e grandi momenti di vela. Mi sento un marinaio e il fatto di non aver completato il percorso non cambia la sostanza delle cose”.

 

4 COMMENTS

  1. Complimenti! A chi non crede nel valore formativo della vela e del mare bisogna far leggere le parole di questo giovane. Chapeau!

  2. Ho sempre creduto nei giovani velisti, questi ragazzi che hanno fatto la mini transat dimostrano chiaramente che dobbiamo investire su di loro, aiutarli nella realizzazione dei loro sogni, lo meritano abbondantemente.

  3. I had some difficulty with the translation of this interview but I believe I understood about 90% of it. The other 10% I had to feel with my heart. Michele, I cannot begin to express how in awe of you I am. This is more than sailing. You have shown such depth and maturity from a soul level. You GET it! Your passion for sailing exceeds even your exceptional talent. You ARE the wings of the ocean. You ARE the spirit of sailing. You are truly amazing and I am so honored to be able to experience this. I will be completely engaged with your future endeavors and I could not be MORE proud of you, as a sailor and as the extraordinary man you are. You are a fine example for those who will follow behind you. Much love to you, and your lovely family, Laura, Alessandro and to all who made this possible for you.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here