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Cape Town, Sud Africa- Mentre Maserati di Giovanni Soldini continua a condurre senza particolari problemi in tempo reale la Cape2Rio (alle 14:15 UTC di oggi è a 2.066 miglia dall’arrivo, con circa 270 miglia di vantaggio sul Tp52 Scarlett Runner, con il Volvo 70 italiano ben messo anche in handicap IRC), si sta parlando molto in questi giorni della tragedia occorsa al Bavaria 54 angolano Bille. La morte del 47enne António João Bartolomeu, uno dei membri dell’equipaggio, è stata dovuta probabilmente a ipotermia, dopo che lo sfortunato velista dilettante è caduto fuori bordo durante il disalberamento del Bille dovuto alla dura burrasca che ha investito la flotta dopo circa 24 ore di navigazione dalla partenza causando subito il ritiro di 10 yacht.

La carta con la profonda depressione delle ore 13UTC del 6 gennaio. Il disalberamento del Belle è avvenuto alle 15 del 5 gennaio, 24h dopo la partenza della Cape2Rio
La carta con la profonda depressione delle ore 13UTC del 6 gennaio. Il disalberamento del Belle è avvenuto alle 15 del 5 gennaio, 24h dopo la partenza della Cape2Rio

La domanda è, cosa ci faceva un Bavaria 54, non certo quello che si potrebbe chiamare un racer oceanico, con un equipaggio di amatori in una tempesta prevista con venti contrari fino a 50 nodi? Non solo, come è possibile che, sui 35 iscritti alle Cape2Rio, una regata con una solida storia negli Anni Settanta e Ottanta ma ora non più frequentata da barche preparate per questo tipo di regate, salvo poche eccezioni tra cui appunto Maserati, vi sinao per lo meno una bona metà di barche tipicamente cruising, con equipaggi dilettanti?

Dando un’occhiata alla entry list, cosa che avevamo già fatto prima della partenza, ci era apparso subito strano il fatto di vedere due Bavaria 54 e altre barche tipicamente cruising in una regata dura come questa, che non è certo l’ARC. Andare da Cape Town a Rio significa navigare, almeno all’inizio contro i venti dominanti sull’orlo dei 34° Sud prima di agganciare l’Aliseo di ESE che porta in Brasile. Affrontare una burrasca, o per meglio dire tempesta con venti fino a 50 nodi e onde di conseguenza, non è affatto evento improbabile. Se poi tale evento è ampiamente annunciato, come in questo caso, la scelta degli organizzatori della Cape2Rio pare assai azzardata, per usare un eufemismo. Oltre alle barche, poi, vi è la preparazione dei velisti. Il povero Bartolomeu faceva il tecnico del suono alla Radio angolana, era appassionato di vela, ma difficilmente sarebbe potuto essere definito come un semiprofessionista. Il punto è che vi sono regate come il Rolex Fastnet o la Rolex Sydney to Hobart che prevedono duri requisiti per chi le affronta, certificazioni e altro. Altre come la Middle Sea Race che per condizioni e tradizione si “autoselezionano” a livello di partecipanti.

Joao Bartolomeu, il velista angolano deceduto dopo il disalberamento del Belle
Antonio Joao Bartolomeu, il velista angolano deceduto dopo il disalberamento del Belle

La Cape to Rio è regata di 3.300 miglia che attraversa il Sud Atlantico, non certo una passeggiata. La crisi di iscrizioni potrebbe aver portato gli organizzatori ad “allentare” le procedure di sicurezza per avere una flotta più numerosa? La realtà è che vi sono regate destinate a velisti professionisti e altre che invece possono essere affrontate da amatori con buona preparazione. La Cape-Rio si trova in mezzo al guado, ma se arriva una tempesta di quella portata è un suicidio velico.

Lo stesso Giovanni Soldini, skipper di Maserati, aveva dichiarato dopo la tragedia che “Vista la composizione della flotta della Cape2Rio, con la presenza anche di barche da crociera piccole e non preparate per affrontare tempeste oceaniche così violente, sarebbe forse stato meglio rimandare la partenza. È chiaro che è più facile valutare la situazione col senno di poi. D’altro canto questa forte depressione con venti di 50, 60 nodi era ampiamente prevista fin dalla partenza”.

Per cui, questo incidente per lo meno dovrà servire a far capire che non si può mandare una flotta al macello con una tempesta in arrivo, pur con tutte le considerazioni sulle responsabilità dello skipper sul fatto di prendere il mare o no. E che non si può pensare, a livello personale, di affrontare eventi complessi senza le opportune misure di sicurezza, su barche preparate e con il dovuto allenamento specifico.

www.cape2rio.com

Qui sotto la lista degli iscritti alla Cape2Rio 2014, come si vede sono molte le barche cruising presenti.

Entrants List

NOBOAT NAMEOWNER/SKIPPERCLASSFLAGDESIGN
1ALLEYCAT TOOAnthony and Robyn BurgessMulti CrzSAIsland Spirit
2ALADDINBradley RobinsonMono IRC RacingSAFarr 40′
3AVAColin Horton/Belinda HortonMono IRC CrzSAMiura
4AVANTIKlaus WiswedelMono IRC CrzSAVickers 41′
5AVOCETDave ClementsMono IRC RacingSABeneteau 45′
6BILLESybille Marion Doeker Correira Da Silva (Owner)  Luis Manuel De Oliveira Da Silva (Skipper)Mono IRC RacingANGOLABavaria 54′
7BLACK CATAdrian Pearson /  Dudley DixMono IRC RacingSADidi 38
8CIAO BELLARobinson MichaelMono IRC RacingSASimonis 35′
9COOL RUNNINGSCarel JacobsMono IRC CrzSABaltic 42 DP
10DO DORoux GerberMono IRC CrzSAFortuna 37
11EXPLORACraig SutherlandMono IRC RacingSAOpen 60″
12FTI FLYERKeith MattisonMono IRC RacingSACharger
13GENEVIEVE TOOAdam HannahMulti CrzSAKnysna 440
14HOT ICERobbie DoveMono IRC CrzSAEndurance 49
15HQ 2Grenville John Wilson/Ian EastonMulti CrzSATwo Oceans Marine 22.8m
16INDABAJohn LevinMono IRC RacingSAVan Der Stadt 34
17INS MHADEIDilip DondeMono IRC CrzINDVan De Stadt Tonga 56′
18ISKAREENArnt BruhnsMono IRC RacingGERArchambault M34
19ISLAIan HendersenMulti CrzSAWilderness
20JACARANDA OF CARRICKCommodore Mike Bowker CBEMono IRC Racing/DHUKVan de Stadt Madeira 44′
21ROTARY SCOUTPeter BoschMono IRC CrzSATosca 36 Mod
22MASERATIGiovanni SoldiniMono IRC RacingITLYVolvo 70
23MUSSULO IIIJose Guilherme Mendes Pereira CaldasMono IRC RacingANGOLABavaria 54′
24MYRTLE OF BONNIEVALEPierre AlbertynMulti CrzSALeopard 40
25NOMAD YACHT CHARTERSCraig Stuart DeversonMult RacingSACape 54
26PEEKAYSean Ryan/Bram WellerMono IRC CrzSABeneteau 51′
27PERIE BANOU ROLLY TASKERJon SandersMono IRC RacingAUSSparkman & Stevens 39′
28PRIVATEER 40Francois Kuttel/Adrian KuttelMono IRC Racing/DHSAFarr Class 40
29ROCKETGerrie BoshoffSA
30SCARLET RUNNERRobert DateMono IRC RacingAUSReichel Pugh
31TRANQUILOPiet van der Westhuizen & Russell Furlong;Multi CrzSAIsland Spirit
32TULLIANAScott Kelly / Dave GoughMulti CrzCROATIALeopard Cat
33VULCAN 44Stephen WilsonMono IRC CrzSAHumphreys 44′
34WINDGATDavid RobbMulti CrzSALeopard 44
35YACHTPORT SADavid HermanMono IRC RacingSAFast 42′
36YOLODale KushnerMono IRC RacingSASunfast 3200

2 COMMENTS

  1. Vorrei prima di tutto condividere le sue considerazioni sulla tragedia e il dolore per la perdita di un velista appassionato.

    cambiando un po’ argomento, vorrei peró anche utilizzare questo mezzo per chiederle cosa ne pensa della partecipazione di Maserati. Lei si chiede giustamente cosa ci faceva un Bavaria 54 in quelle condizioni, ma io mi chiedo cosa ci fa Soldini in questa regatta.

    Come tanti, considero Soldini un miracolo di tenacitá, competenza e passione. Un vero patrimonio della vela, non solo italiana. Proprio per questo sono deluso dalla sua attivitá recente con Maserati. Mi fa un po’ tristezza vederlo impegnato prima in tentativi di record senza avversari (l’espressione usata era “stabilire il nuovo tempo di riferimento sulla tratta…”) oppure detenuti da barche vecchie di due o tre generazioni, come quello della Rotta dell’Oro. In seguito, mi sarei aspettato di vederlo almeno in regate prestigiose (Fastnet? Sydney-Hobart?) e invece ecco Maserati prima impegnato in una regata un po’ “happening” come tra Transpac e poi addirittura a competere con i Bavaria nella Cape2Rio.

    Sono perfettamente consapevole dei problemi, essenzialmente economici, che hanno determinato questa situazione. So che la barca (usata) era stata comprata per fare la scorsa edizione della Volvo Ocean Race ma poi il progetto Italia 70 é stato abortito. Ho sperato a lungo di sentire notizie di un nuovo tentativo per la nuova edizione, che sará forse un po’ meno costosa grazie ai monotipo, ma invece a quanto pare non c’era trippa per gatti.

    Ci sono solo due regate veliche che riescono ad attirare l’attenzione dei media non specialisti in Italia. Una é la Coppa America e l’altra é “Qualsiasi Regata Con Giovanni Soldini”. Dal punto di vista della capacitá di comunicazione Soldini é imbattibile. Mi ricordo anni fa i suoi primi brevi video dalla barca, mentre era intento a farsi la pasta piuttosto che a spostare vele sopravvento. Credo che sia stato un precursore in tal senso, e ancora adesso si dimostra un comunicatore insuperabile. Basta rivedere il video, girato durante il record NY-SF, in cui spiega la situazione meteo usando un barattolo di cioccolata, invece che con GPS e computer: semplicemente inimitabile.

    Ci sono altri motivi – oltre alla evidentissima crisi economica – a giustificare questo spreco di potenziale? Non posso fare a meno di pensare ai milioni spesi invece da Prada per un progetto di Coppa America che, lo abbiamo poi visto bene, non aveva fin dall’inizio nessunissima speranza di essere competitivo, almeno per questa edizione. Non ci manca un po’ la capacitá di fare squadra? Manca esperienza manageriale e di comunicazione? C’é un po’ di colpa da parte della FIV?

    • Gentile Marco,
      come sempre quando si parla di Giovanni Soldini occorre analizzare bene i fatti. Lei ha ragione nello specificare che il patrimonio mediatico di Giovanni Soldini è enorme. Buca benissimo lo schermo e ha un ufficio stampa che funziona così come uno sponsor forte Maserati che garantisce presenze sui grandi media generalisti. Il punto, a nostro avviso, è cosa fare di quella potenzialità. Il giro del mondo che sta facendo Maserati, tra tentativi di record e partecipazione ad alcune regate (Transpac, Cape2Rio), ha evidentemente dei motivi comprensibili di esposizione del marchio, ammessi dallo stesso Soldini e ovvi, vista la partecipazione di Maserati a eventi in mercati appetibili per quel brand (New York, Hong Kong e altri…). Per sua stessa ammissione Soldini “va in barca e vende macchine”. A noi resta la sensazione che tutto quel patrimonio potrebbe essere speso per partecipare a eventi più rilevanti tecnicamente e contro barche di pari livello, sicuramente anche con la possibilità di non vincere ma certamente dando alle partecipazioni ed eventuali successi maggior speso specifico.
      La mancata partecipazione alla Volvo Ocean Race, purtroppo, resta a nostro modo di vedere un’enorme occasione persa. Quando rivolgemmo tale domanda a Soldini, appena concluso il record della NY-SF nel febbraio 2013, lui fu molto critico verso quell’evento. A noi, invece, restava la sensazione che anche in quell’occasione i “mali” italiani alla fine avessero impedito tale campagna. Tra questi mali, quello che nota lei, ovvero l’incapacità di fare squadra a tutti i livelli, è uno dei più gravi.
      La vela oceanica italiana (vedi Pedote, Nannini, Mura e altri) sta crescendo e non è più solo Soldini. Velisti completi, bem inseiriti in un percorso di crescita tecnica e professionale come è d’obbligo se si vuole emergere. Alla fine, però, il nome di Soldini continua a bucare lo schermo e le sue potenzialità ci sono. Come fare affinché tutta la vela italiana ne tragga vantaggio? Secondo noi converrebbe accettare delle vere sfide e formare un team di velisti oceanici di alto livello.
      Un saluto e grazie a Lei

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