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Takapuna, Nuova Zelanda- 11 febbraio 2014, una data qualsiasi ma che nella vela sportiva potrebbe essere ricordata. Questo, infatti, è il giorno in cui i Classe A iniziarono ufficialmente a volare sui foil nella prima giornata del loro Mondiale a Takapuna, in Nuova Zelanda. Quasi agli antipodi di quella lontana capitale della vela, c’è la classe Star che, a meno di clamorose sorprese il prossimo ottobre, è uscita definitivamente dal programma olimpico, fallendo un recupero già bocciato dall’ISAF ma continuamente riproposto dalle autorità brasiliane, organizzatrici dei Giochi di Rio 2016, con la presidente Dilma Rousseff in prima fila.

Classe A al decollo in foiling a Takapuna
Classe A al decollo in foiling a Takapuna

Mentre nelle Star c’è chi spera ancora, ma appare assai improbabile inserire una classe dopo i Mondiali di Santander del settembre 2014 che selezioneranno la maggior parte delle nazioni per Rio, una parte decisa del mondo velico è impegnata in quella rivoluzione che qualcuno di grande potenza, decisa antipatia ma anche grande intuito, il signor Russell Coutts, identificò come uno dei momenti decisivi del nostro movimento. Due gli assiomi couttsiani: non si può arrestare il progresso tecnologico e sono i grandi velisti a fare grandi le classi su cui regatano dato che “quelli bravi” sono bravi dovunque.

La vela in foiling, sulla spinta propulsiva dell’America’s Cup, sta procedendo a velocità esponenziale. Le attese sono superate dalla messa in pratica di intuizioni che i progettisti avevano avuto già decenni fa. Solo che adesso tecnologie, strutture e materiali sono progrediti consentendo ciò che prima era solo teorizzabile. Regolamenti di classe più lungimiranti si sono aperti consentendo lo sviluppo. Le barche si sollevano, addirittura la planata diventa obsoleta e viene sostituita dal “volo”. Il prossimo passo sarà farlo anche in mare aperto, con onda, in quelle condizioni dove mare, vela e uomo che tale mezzo conduce si uniscono in una sintesi di equilibrio ed efficienza. In questo senso, uno degli eventi più interessanti della stagione italiana sarà la prossima The Foiling Week, in programma sul Garda a inizio luglio, in cui tra Moth e molto altro, verranno presentate e sperimentate nuove formule e idee “volanti”.

La stessa Classe A aveva un regolamento di classe che, obbligando a inserire le derive dall’alto, pensava di limitare il foiling a un foil assist. Invece, quando a spremersi le meningi sono quelli di Team New Zealand ecco che fatta la legge trovata la soluzione: si cambia tutto un blocco scassa/deriva, si mettono i winglet ai timoni e il Classe A decolla. D’altra parte perché limitare la velocità di una barca a vela che può in teoria andar di più? Il cat singolo, così come il Moth, è sempre stato una classe a restrizione-evoluzione, in cui la tecnologia è core business e imperativo categorico.

L’argomento delle classi olimpiche, delle scelte, delle lobby, degli interessi dei cantieri è da sempre un terreno minato, dove gli interessi dei velisti e delle classi prevalgono su una logica funzionale allo sviluppo e diffusione della vela. Per cui, ci sarà sempre un pro e contro infinito. Proviamo a stimolare, grazie a questi eventi (il foiling e l’uscita definitiva della Star) la discussione. Premessa, la vecchia diatriba tra multiscafisti e monoscafisti in questa sede non ci interessa, visto che FareVela ritiene che qualunque modo di far vela sia avvincente e soddisfi i bisogni di chi la fa. Detto questo, però, bisognerà pur riconoscere che una barca a vela sportiva si evolve naturalmente e che, per essere scelta come disciplina olimpica, destinata quindi ai migliori atleti al mondo che emergono dopo la più dura e lunga selezione che si possa ipotizzare, deve anche soddisfare esigenze di diffusione, mediaticità, costi, possibilità di accesso e valore tecnico.

Il Finn, per esempio, è ancora classe olimpica dal 1952, pur avendo lineee d’acqua di oltre mezzo secolo fa, perché ha saputo seguire l’evoluzione tecnica grazie ad alberi alari, restyling degli scafi e vele hi tech. Più di tutto, però, lo è ancora perché ha inserito una fisicità in pieno rispondente allo spitiro olimpico. Regate sportivamente brutali, pompaggio libero già a 10 nodi, con autentici atleti come protagonisti, che non a caso furono per intensità tra le più belle di Weymouth 2012.

Ben Ainslie durante la Regata Olimpica di Weymouth 2012. Foto onEdition
Ben Ainslie in Finn con vento forte durante la Regata Olimpica di Weymouth 2012. Foto onEdition

Il Laser è invece l’attrezzo velico assoluto. La barca non conta, è uguale per tutti (certo, anche qui un chilo in più o meno scappa ogni tanto fuori), ha una diffusione capillare e consente una regata-matematica, il più bravo e preparato vince, senza se e senza ma.

Il Nacra 17, con il formato uomo-donna che due anni fa lasciava scettici molti osservatori, si sta rivelando invece un’idea vincente: la barca è veloce, divertente, vira bene e attira un pubblico giovane. L’arrivo di icone della vela come Iker Martinez, Franck Cammas e Darren Bundock, poi, non fa che alzare l’asticella ed è un piacere notare come i nostri equipaggi (Bissaro-Sicouri, Salvà-Bianchi e Zandonà-Zappacosta) siano stati bravissimi alla Miami World Cup.

La Star è una grandissima barca, ancora insuperata per fascino e tecnica in bolina con vento medio-leggero. Dimostra, però, i suoi anni e anche qui vale la regola che a far grande una classe olimpica sono i campioni. Il modo di portare la Star di Iain Percy, con il povero Bart Simpson, di Robert Scheidt con Bruno Prada  o di Freddy Loof con Max Salminen non ha nulla a che vedere con l’immagine del timoniere sopraffino e del prodierone. I due cinghiano come dannati, quasi che un laserista o un finnista si sdoppiassero. Ma in poppa con vento leggero, ammettiamolo, non è proprio il massimo, anche se regatarci sopra è tatticamente uno spasso.

Robert Scheidt e Bruno Prada alla finale della Star Sailors League alla Bahamas. Foto Borlenghi
Robert Scheidt e Bruno Prada alla finale della Star Sailors League alla Bahamas. Foto Borlenghi. La Star, progetto del 1911, è stata classe olimpica dal 1932 al 2012, con la sola interruzione del 1976. Da notare che il Mondiale Star 2014 si terrà alla Fraglia Vela Malcesine, sul Garda veronese, dal 30 giugno al 7 luglio

Vi sono poi il 470 e il 49er, con la sua variante femminile FX. Qui, ci pare che una sintesi si potrebbe raggiungere. Il 470 usa ancora quello spinnaker che nella vela contemporanea è quasi scomparso sull’altare del Vmg. Intendiamoci, a noi piace, diverte regatare su un Dragone, su un Soling o su un Etchells, ma, appunto, tali classi sono uscite dal programma olimpico e restano diffuse in flotte di appassionati amatori di buon livello tecnico. Fattore discriminante è il peso dell’equipaggio e qui la selezione naturale della vela olimpica avvicina molto i fisici, per cui una semplificazione sarebbe forse necessaria ed è evidente che l’ISAF punterebbe in questo caso al 49er.

Tra windsurf RS:X e kitesurf, come noto, la partita è stata complessa e aperta e lo sarà anche per i prossimi due quadrienni. La vela olimpica deve essere giovane, spettacolare, mediaticamente appetibile se vuole sopravvivere. Il CIO è stato chiaro e l’ISAF è corsa ai ripari, ferma restando la potenza (ma chiamiamola pure resistenza in alcuni casi) delle lobby delle singole classi. Le Olimpiadi, e qui dobbiamo fare una postilla sulla bellezza e difficoltà delle classi e dei campioni che le frequentano, non sono per tutti. Sono riservate a un’elite ed è da questa elite che escono solo tre nomi che salgono sul podio, di cui uno solamente riceverà una medaglia d’oro al collo. L’idea che si possa salire in barca e vincere subito non appartiene, per fortuna, a questo mondo.

Cat A in foiling al Mondiale
Cat A in foiling al Mondiale

Cosa ne sarà, quindi, della vela sportiva, e della sua massima rappresentazione (le classi olimpiche), tra qualche anno? L’evoluzione si annucia tecnicamente rapida ma non è detto che la politica sportiva riesca a seguirne il passo. Chiaro che quando nei Classe A vedi gente come Nathan Outteridge, Glenn Ashby, Ray Davies o Chris Nicholson l’accelerazione è inarrestabile. Vi sarà, questa è la sensazione, ancor più una divisione generazionale tra gli over 35, abituati a cesellare bordeggi su scarsi di tre gradi alla Torben Grael, e i più giovani, innamorati e sedotti da velocità, innovazione e destrezza. Lo sviluppo tecnologico favorirà probabilmente questo secondo tipo di vela, a patto che sappia cavarsela anche contro due metri d’onda e 25 nodi di vento, mentre la prima resterà il nostro passatempo preferito ancora per molti anni. Perché, alla fine, a vincere saranno sempre quelli bravi mentre noi continueremo a divertirci su qualsiasi barca navigheremo.

Voi che ne pensate? Sarebbe interessante conoscere la vostra opinione.

24 COMMENTS

  1. Specialmente per l’ultima parte sono d accordo.ho un catamarano per le planate e continuo a regalare in IRC o in “libera”.mi piace più la vela “tattica” ma indubbiamente la strada e’ la velocita’…..anche se le partite a scacchi sono piu’ avvincenti delle corse in apnea.ale da livorno

  2. Ciao Michele, complimenti per l’articolo. In estrema sintesi vinceranno sempre i più bravi. E per fortuna che è così!
    Però, se posso fare un’appunto, pensare che con l’aumento della velocità delle imbarcazioni la strategia e la tattica avranno meno valenza…..è un’inesattezza.
    Ogni buon regatante di classi cosiddette “veloci” (catamarani, barche plananti, ecc) lo sa bene. E al riguardo la recente America’s Cup lo ha evidenziato a tutto il grande pubblico della vela. Se con F18, un Nacra 17, un Classe A o con un Moth vai dalla parte sbagliata arrivi dietro!

    Saluti
    Marco

    • Certo Marco, lo sappiamo bene e non abbiamo certo detto questo, solo volevamo notare l’evidente ricambio generazionale nella vela sportiva. Un saluto

  3. Grazie Michele per questo post. Trovo che sia un argomento interessante e complicato, perché tratta del senso delle Olimpiadi e della Vela.
    Parto dalla premessa che ero contrario all´ingresso della Star non solo per i metodi lobbystici e antidemocratici che detesto per principio, ma nemmeno per mancanza di rispetto nei suoi velisti (ci mancherebbe altro!) o per il preconcetto che sia una “barca da vecchi”. Ho visto coi miei occhi chi si allenava a Malcesine nelle mattine di Peler, e hanno la mia piu grande stima per la preparazione fisica di timoniere e prodiere. Infatti non credo che sia la mancanza di atleticitá a rendere la Star non piú adatta a far parte dei Giochi (al contrario!), ma invece il concetto di vela che essa stessa rappresenta.
    Cerco di spiegarmi: io credo che la Star sia considerate la classe olimpica per eccellenza perché effettivamente rappresenta quello che la vela é stata dalle sue origini, ovvero uno sport elitario ed aristocratico. La Star lo é per il costo, la logistica, e se vogliamo dirla tutta anche per la composizione della classe internazionale. Identico concetto era rappresentato dal Tornado, che in un certo senso é stato bene che sia uscito (solo da One Design le cose sarebbero state diverse). Le Olimpiadi si ispirano invece ad altri principi, quelli dell´universalitá e l´uguaglianza, che in termini velici sono rappresentati dal Laser: questa per me é la classe olimpica per eccellenza.
    Long story short: Olimpiadi per me devono essere fisicamente “demanding” (perché la vela rimane uno sport da atleti), corse su barche accessibili a tutti (one design se possibile, semplici nella gestione e logistica), e in “quota” rimanere aggiornate alle innovazioni tecnologiche, per non staccarsi dal mondo e dall´interesse mediatico.
    Le barche volanti arriveranno presto, anche con le classi bloccate al 2020: ormai tutti parlano di una modifica ai timoni del Nacra per il prossimo quadriennio. Io penso che anche un Moth sarebbe bello, vedremo cosa decideranno.
    Fermo restando che i piu bravi vinceranno sempre e che la vela rimane lo sport delle coppette, in cui ognuno trova la sua barca per diventare campione del mondo. E in fondo ci piace per questo.

    • Ciao Lamberto. Ma nacra, moth, 49er ecc sarebbero barche economicamente accessibili a tutti? Le campagne olimpiche, purtroppo, rimangono ancora ristrette a quella elite di persone da te citata. Se escludiamo il Laser, la prima selezione olimpica viene fatta dal reddito delle famiglie degli atleti.

      • Ciao Antonello. Nessuna campagna olimpica viene vinta senza soldi, che siano delle federazioni o degli sponsor o degli atleti (anche nel laser, secondo il concetto che piu soldi hai piu ne spendi, arrivando al mental coach o agli stock di alberi e vele solo per trovare il migliore). E non potrebbe essere diversamente. Io trovo che la Star semplicemente sia una classe di nicchia “aristocratica” che si allontana dal concetto delle Olimpiadi. Ma é un´opinione personale.

    • Ciao Andrea, certo che l’Etchells non è stata mai olimpica. Non lo abbiamo certo scritto, dicevamo che è una di quelle classi internazionali destinate a un pubblico di amatori, anche di buon livello, e di ex professionisti (vi regatano per esempio Dennis Conner o John Bertrand), un esempio di pura passione velica, che durarà finchè durano tali aficionados. Un saluto

  4. Grazie Michele per il consueto puntuale contributo alla discussione.
    Il progresso per fortuna va avanti e le barche per fortuna vanno sempre più veloci, ma bisogna distinguere tra le classi che sono votate all’evoluzione e quelle olimpiche, che devono aggiornarsi ma seguendo l’evoluzione, non precedendola.
    Altrimenti l’accesso alle medaglie resterà riservato ai paesi ricchi e questo sarebbe molto lontano dallo spirito olimpico.
    In sostanza va bene che Larry Ellison vinca l’America’s Cup ma lasciasse le Olimpiadi a quelli bravi.
    Poi noi continueremo ad amare la barca che più ci piace e continueremo ad andare comunque per mare, magari cercando di vincere le coppette.

    • Valutiamo la bravura di un velista o di un tattico in base al numero di virate che fa? Pensa che ti dico: chi vince in una regata dove si può virare una sola volta, secondo me è anzi da lodare, perché vuol dire che indovina l’unica opzione a sua disposizione. One shot!

  5. Bene, che quel vecchio catorcio della Star sia rimasto fuori, chi naviga in Star è turista piu amante dei gin tonic che atleta olimpico amante delle palestre… In quanto a Ellison, considerato il casino che ha montato e la distruzione della Coppa come evento sportivo, anche lui sarebbe meglio che sparisse dalla scena velica, il fatto che ha soldi a palate in questo mondo corrotto lo porterà a continuare a rovinare la Coppa America. Per quanto riguarda l’unica sfida italiana il sig Bertelli sicuramente non ha nessun interesse a fare le cose bene, visto che ha dato il team da gestire a Max Sirena, che dal nome sembra piu un gestore del bagno sirena, che un avveduto manager e campione sportivo. Essere riusciti a prendere minuti dai kiwi avendo il disegno di Team New Zealand è stato solo l’aperitivo ai minuti che prenderanno quando si disegneranno loro la barca.

  6. Nell’articolo si parla molto spesso di “fisicita’ “; ma siamo sicuri che la vela del futuro debba essere per forza appannaggio di “superuomini” e non necessiti piu’ la conoscenza dei fattori naturali (mare, vento, correnti), tecnici e umani che hanno da sempre caratterizzato la vela ? Chi arrivava alla Star spesso aveva fatto tanta gavetta in altre classi (es. laser, 470) e a sua volta dalla Star sono partiti grandissimi velisti per competizioni oceaniche o Coppa America. Anche nel calcio moderno la fisicita’ sembra caratteristica inalienabile….poi arriva Messi e ti dimostra che un campione puo’ essere tale senza essere alto1.85 e aver fatto pratica nel Circo come domatore di leoni.

  7. caro Farevela,
    l’ultima volta che ti ho scritto è stato in occasione dell’esclusione del Soling dalle olimpiadi; l’argomento mi interessa.
    Io non credo che alle Olimpiadi ci dovrebbe essere solo l’ultimo modello, l’ultima evoluzione, l’ultimo trend.
    La vela è, tutto sommato, uno sport dall’evoluzione lenta, e anche se in Coppa fanno foiling con le ali rigide, la stragrande maggioranza dei praticanti fa dislocamento a 4 nodi discettando su 5 mm di tensione della scotta di una randa in dacron.
    Credo quindi che alle Olimpiadi ci dovrebbero essere tutte e due le componenti.
    Del resto, con 10 medaglie, non è che lo spazio manchi, e l’evento olimpico della vela potrebbe agevolmente essere rappresentativo di quasi tutto il movimento, dalle barche lente tattiche e dislocanti alle veloci volanti, dalla flotta al match race.
    Mettere (lasciare) la Star non sarebbe come fare una medaglia per i tennisti che giocano ancora con la racchetta di legno. Sarebbe dare il giusto spazio ad una parte, grande, importante, storica, ma anche qualificata e competitiva, del movimento velico. Che è giusto tanto quanto dare spazio ad una parte giovane, avanguardista e innovatrice.
    Non si tratta di salvare dei dinosauri in via di estinzione, ma di dare il giusto risalto a una grande parte della navigazione da regata, lenta, dislocante, ma esistente, attiva, viva, con barche nuove, ricerca, competitività altissima.
    Grazie, Piero

    • Grazie Pietro, ricco contributo, Proprio questo è uno dei tempi che avevamo toccato: la vela olimpica contemporanea rappreseta tutto il movimento velico o solo quella parte più giovane e atletica, più vicina allo spirito olimpico? In sostanza il CIO vuole che la vela “sia” in un certo modo per mantenere lo status olimpico, mentre la comunità velica è ben più composita. Trovare la giusta sintesi, al di là degli interessi delle varie lobby, è esattamente la domanda che ci si dovrebbe, a nostro avviso, porre. Un saluto

  8. “ma non è detto che la politica sportiva riesca a seguirne il passo” Quanti circoli riusciranno a formare le nuove leve con i costi dei mezzi che lievitano all’inverosimile e la vela necessita di attrezzi non si può giocare nel cortile.

  9. Sulla base di quanto espresso in questo bell’articolo, e prendendo in particolare le mosse dalla riflessione su 470/49er, invito a soffermarsi su un fatto come quello dell’esclusione dell’FD dal programma olimpico, nel 1992. Quella era effettivamente una deriva che coniugava tecnica e prestazioni, acume tattico e grande fisicità e velocità, e non particolarmente elitaria. Costosa magari sì, ma logisticamente gestibile non molto diversamente dal 470, col quale ha condiviso 5 edizioni dei giochi. Credo del resto che la sua esclusione sia stata determinata proprio dal fatto che le due derive nel programma olimpico abbiano iniziato ad esser viste un po’ come doppioni, ma tra le due perchè escludere l’FD? Questa barca ha subìto poi un’evoluzione tecnologica analoga a quella del Finn; adesso è un gioiello diverso da com’era nel 1992, e che peraltro conta nutrite flotte di appassionati che regatano ad alto livello. Nulla questio, certamente, sull’inclusione ai giochi del 49er, fatto da misurarsi in termini di gennaker, leggerezza, iperfacilità di planata, tutti elementi di innovazione che 15-18 anni fa venivano visti come oggi viene visto il foiling. Dunque nelle ultime 4 edizioni nuovamente due doppi (oltre alle barche a chiglia): ma sicuramente sarebbe stato meglio che fossero stati 49er e FD, quasi due facce della stessa medaglia, cioè le grandi prestazioni misurate e ottenute secondo una declinazione classico-tattica da una parte e iperatletica al fulmicotone dall’altra. Il 470 invece, al cospetto del 49er tende proprio a scomparire. Non dico dunque che sia da reintrodurre l’FD alle Olimpiadi (ha avuto una nuova vita dopo l’esclusione), ma sicuramente è da togliere il 470. Direi anche che ormai le classi andrebbero razionalizzate seguendo criteri di diffusione, facilità di gestione ed evoluzione. Ipotesi? Laser, 49er (con i corrispondenti femminili) e Nacra 17, oltre all’R:SX. Poi magari introdurre proprio il Classe A (anche con i foils) per avere un mono ed un multi singolo ed un mono ed un multi doppio. Scusate la lungaggine ma l’argomento appassiona.

  10. La Star non rientra ai Giochi mentre i classe A iniziarono a volare… alcune riflessioni sull’uso della grammatica italiana. Neanche la “licenza poetica” vi salva.

  11. Prima cosa: la Star è una barca molto fisica e atletica, chi non lo sa non capisce nulla di vela.
    Seconda cosa: uno dei più grandi problemi della vela è non avere statistiche per fare paragoni e albi d’oro lunghi. Lo sport lo fa la storia e nella vela ormai non c’è storia in nulla. Ben Ainslie e Robert Scheidt sono dei grandi anche perché hanno vinto e dominato per anni la stessa classe. Nella comunicazione dello sport questo è importante. Se a ogni edizione cambiamo classi, la storia della vela sarà sempre d’argilla. Guardate anche il danno che ha fatto la Coppa America. Russel Coutts è un grande perché di lui si è per anni potuto dire che è stato il timoniere che ha vinto 14 regate di Coppa America consecutive (5 nel 1995, 4 nel 2000 e 5 nel 2002). Spithill ne ha già vinte 12 dopo le due pagliacciate del 2010 e del 2013. No, cari ragazzi, la vela ha bisogna di stabilità, la finale dei 100 metri o la maratona, nessuno si è mai sognato di abolirli o di modificarle. Quelle sono discipline che hanno una storia e, quindi, un prestigio. Finché continuerà a cambiare in continuazione, la vela sarà sempre uno sport minore. Ogni volta tremo che a qualcuno venga in mente di eliminare anche il Finn e/o il 470.

      • Ciao Nicola, per quanto riguarda lo sport olimpico, l’ISAF e il CIO tali accostamenti li stanno facendo da anni. Siamo onesti, la vela olimpica è praticata e riservata a veri atleti e ci pare anche normale che sia così, visto che si parla di sport al massimo livello. In ogni caso la sola preparazione atletica non basta visto che poi vi sono altre variabili (tattica, meteo, preparazione materiali…) che creano il campione. La vela, poi, ha mille altre componenti, tutte bellissime e adatte a ogni tipo di praticante. Un saluto

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