SHARE

Roma- Si svolgerà martedì 25 febbraio al Palazzo di Santa Maria in Aquiro a Roma il convegno “La nautica al lavoro è lavoro per il Paese. Analisi e proposte per il rilancio dell’industria e del turismo nautico”,  promosso dal Gruppo del PD al Senato. All’appuntamento prenderà parte anche FareVela, che vi terrà costantemente informati sugli interventi più significativi dei relatori presenti tramite il nostro canale Twitter.

A tal proposito vi anticipiamo che a parlare saranno: Luigi Zanda, Capogruppo del Pd a Palazzo Madama; Anton Francesco Albertoni (Presidente UCINA Confindustria Nautica), Giovanna Vitelli (Gruppo Azimut Benetti), Pietro Vassena (Lepanto Yachting), Andrea Razeto (Razeto&Cesareto), Antimo Di Martino (Responsabile del progetto End Life Boats), Roberto Perocchio (Presidente Assomarinas), Gian Marco Ugolini (Direttore scientifico dell’Osservatori Nautico Nazionale), Armando Cirillo (Responsabile turismo Pd), Massimo Mucchetti (Presidente Commissione industria, commercio e turismo del Senato), Debora Serracchiani (Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia).

ASPRONADI_LA NAUTICA ITALIANA

Il dibattito, moderato dal senatore del Pd Raffaele Ranucci, potrebbe rappresentare, almeno e’ cio’ che auspichiamo, una buona occasione per affrontare i mali di un settore schiacciato negli anni dalla crisi mondiale e da politiche poco avvedute e trovare, insieme a tutti gli operatori del settore, le soluzioni per un suo rilancio nel breve e medio periodo.

 

4 COMMENTS

  1. Tutti gli operatori direi proprio di no ! visto che si parla di turismo nautico e delle 2000 imprese che operano nel settore del charter, il vero motore del turismo nautico, non e’ stato invitato nessuno ! Le nostre imprese stanno soffrendo per la crisi, ma non e’ il nemico principale . Molti chiudono o si trasferiscono all’ estero per le assurde norme che regolano il nostro comparto . Titoli professionali inadeguati e impossibili da prendere, Tassa di proprieta’ pagata dai nostri clienti in quota parte per i giorni di locazione( unico paese al mondo ad applicare una tassa assurda che ha visto molti nostri clienti noleggiare in altri paesi come Grecia e Croazia ).Concorrenza sleale da parte dei privati, adesso autorizzati dal decreto sul noleggio occasionale, ad affittare le proprie barche senza nessun obbigo normativo se non quello temporale ! sono solo alcune delle norme assurde che ci impediscono di lavorare con serenita’, alle quali aggiungiamo controlli continui ed esasperanti con verbali da migliaia di euro per non riuscire a rispettare norme assurde e inadeguate ! E’ veramente difficile andare avanti se non fosse per la passione che mettiamo in questo lavoro ! Non dimenticatevi di noi anche questa volta……

  2. Lssciar parlare e persino presenziare la discussione dalla stessa torma di parassiti e predoni che hanno mesdso ko la nautica, con l’uniko sistema che quella gentaglia conosce, la tassazione è da schiavi non da velisti. Uno sputo in faccia a tutti i relatori da parte mia. Antonino Trunfio

  3. Nautica = cantieristica. In Italia non si riesce a uscire da questa relazione. Diportista = armatore, l’economia del settore da cinquant’anni si fonda solo su questo rapporto causa/effetto. Come al solito l’argomento viene affrontato quando la grande cantieristica, attorno la quale pare debba muoversi tutto il comparto, preme sulla politica. Sono sempre un poco meravigliato da come il PD si rianimi solo per rispondere alle chiamate della Confindustria Nautica e invece sia latitante rispetto al mondo della piccola impresa, dell’artigianato e del lavoro autonomo, quelli che servono sia il grande cantiere sia il singolo diportista, e costituiscono l’ossatura su cui si è davvero retto fino ad ora il servizio all’utente finale. Come derresto accade da sempre per l’economia italiana, asservita alla grande industria e sempre pronta a immolare la piccola e media impresa in favore di interessi che di sociale e di etico, in fondo, hanno ben poco. A questo punto il modello, per il settore nautico ha comunque ben evidenziato tutti i propri limiti; è evidente che proseguire lungo questa rotta difficilmente si risolvono i problemi di un settore che non è solo in ginocchio, ma sta sparendo quasi totalmente dal suolo patrio, mentre la sua utenza è obbligata a ricomparire carsicamente sulle scene di altre economie del Mediterraneo.
    Questo appuntamento potrebbe rappresentare una buona occasione per riaffrontare i temi della nautica e della sua economia nel suo insieme, superando la solita logica dei figli e figliastri, con una dimensione che colleghi i vari aspetti della società civile ed economica, considerando il settore anche per le sue valenze culturali, che poi sono anche formative ed educative. Difficile rilanciare il settore senza investire nella sensibilizzazione del suo pubblico, senza aggiungere valore alla pratica di attività che a vari livelli può espandersi e affrancarsi dalla italiota logica della barca = status symbol. Allora, perché a questo tavolo non ci sono anche scuole di navigazione, scuole nautiche, scuole di vela… Le organizzazioni che hanno dimostrato -vd. ultime due edizioni del Salone di Genova- che quel poco di economia che ancora sta in piedi è tale solo grazie alla passione e alla determinazione che hanno potuto avvilupparsi là dove gli stimoli culturali sono stati colti (almeno in parte), e che tutt’oggi continuano ad alimentare il bacino dei fruitori di servizi nautici. Che non sono solo i 20 ricchi armatori che comunque hanno già condotto il proprio yacht in Montenegro, oppure a Montecarlo. Per anni il singolo dito anziché la luna sono stato l’obiettivo della miopia politica, soprattutto quella all’interno del settore nautico, poiché in questo caso hanno poca responsabilità i politici di mestiere, se non quella di essersi disinteressati delle questioni o di averle affrontate solo su indicazione di interlocutori solo parzialmente rappresentativi, come di fatto ha rivelato di essere Confindustria. Così come ho espresso meraviglia per l’incoerente atteggiamento del PD, sono esterrefatto di fronte alla capacità di Ucina di mantenere Albertoni alla propria guida politica, dopo gli indiscutibili flop e la evidente mancanza di una strategia unitaria che vada al di là degli interessi di lobby.
    Insomma, l’impressione è che questo convegno in realtà sia l’ennesimo sbuffo di fumo negli occhi dei sempre più disperati operatori del settore -quelli che ancora stanno impegnandosi per sopravvivere- e che non serva ad altro se non a riparlarsi addosso o, ancor peggio, si stiano cercando finanziamenti e interventi pubblici per salvaguardare una sola parte del settore.
    Come se durante una burrasca si impegnasse tutto l’equipaggio per chiudere il solo boccaporto della propria cabina, lasciando entrare acqua dagli altri. Verrebbe da dire scontatamente che “siamo tutti sulla stessa barca”, ma ho l’impressione che a qualcuno non piaccia l’idea di condividere il vascello istituzionale con il resto dell’equipaggio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here