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Puerto Calero, Lanzarote- Tenere tra le mani la ruota di un Volvo Ocean 65 non è proprio cosa di tutti i giorni. Quando Sam Davies si volta e ci chiede se vogliamo provare a timonare, la risposta è un globale.. e come no. Ci sono 20 nodi di Aliseo a Lanzarote, con un mare corto visto che la base di Puerto Calero è sulla costa sottovento dell’isola, e quando arriva il nostro turno il sorriso della velista inglese si fa contagioso e ne capiamo presto il motivo. Al timone Team SCA si rivela molto sensibile ed estremamente reattivo alle regolazioni. “Trim on…”, al traverso bastano un paio di gradi all’orza in cerca dell’onda e altrettanti alla puggia per scatenare incrementi di 3 e più nodi, dai 16-17 di media tocchiamo i 20/20,5 con un paio di onde favorevoli.

Il nostro video onboard su Team SCA:

Se nei Volvo 70 si avvertiva una sensazione di potenza infinita, con la barca che sembrava in grado di accelerare fino a che qualcuno non decideva di toccare “il freno” prima che la stessa esplodesse, il monotipo VO65 ci dà un’impressione di solidità e di maggior “leggerezza”. Velocità medie minori di un 10 per cento, ma stesse punte in alcune condizioni e maggior affidabilità, per evitare quelle rotture che tormentarono la scorsa edizione della Volvo. Saranno i 5 piedi in meno e il minor momento raddrizzante, ma anche la posizione della chiglia basculante, come ci spiega il coach Joca Signorini, “che è leggermente inclinata e favorisce quando basculata un piccolo effetto lift di sollevamento”, ma ci pare che gli obiettivi principali della Volvo Ocean Race, l’affidabilità appunto e la monotipia assoluta, sia stato centrato. “La barca è molto sensibile alle regolazioni e difficile da mettere a punto”, ripetono la Davies e Signorini, “ed è per questo che navighiamo da molti mesi e navigheremo ancora moltissimo, dato che nulla si può cambiare a bordo sta ai velisti trovare la regolazione migliore e un modo efficace nel portarla”.

Il punto di vista del timoniere su Team SCA VO65. Foto Tognozzi
Il punto di vista del timoniere su Team SCA VO65. Foto Tognozzi

Passiamo dalla bolina larga al traverso e al lasco stretto, sempre con randa piena e headsail, con la chiglia basculata fino a 39° sopravvento. La protezione del pozzetto aiuta un po’ e spezza quello spray infinito tipico dei racer della Volvo. Ci si bagna ancora, come no…, ma non si ha quella sensazione di idrante sparato in faccia che si aveva sui Volvo 70. Anche il pozzetto appare più ergonomico, con le tre colonnine dei coffee disposte in linea “soluzione questa che appreziamo molto”, di dice Signorini, e un uso razionale di tutte le manovre, evidentemente consigliato dai velisti veterani della Volvo Ocean Race.

L’albero, con tre ordini di crociette ben acquartierate, ha un leggero rake e prevede largo uso di vele avvolgibili. La limitazione all’uso delle vele porta ad avere range molto ampi, per cui “la qualità della regolazione farà la differenza ed è difficile da ottenere”. In pieno una barca per i velisti di ultimo livello, veterani di Olimpiadi, America’s Cup e grande vela oceanica. La sensazione, visto il VO65 da bordo, è che fisicamente sarà davvero dura per soli otto uomini e dieci donne. Ma è quello che vuole il management della Volvo Ocean Race. Il tutto raccontato in diretta dall’Onboard Reporter (se sopravviverà alle prime miglia…).

Team SCA in bolina larga, filiamo 17 nodi con 20 di vento reale
Team SCA in bolina larga, filiamo 17 nodi con 20 di vento reale
In bolina larga mure a dritta verso Lanzarote
In bolina larga mure a dritta verso Lanzarote

Anche sottocoperta gli spazi, pur con 5 piedi in meno, appaiono più ampi rispetto a quel contorto intrico di carbonio e paratie che avevamo visto sui Camper, Telefonica, Groupama e Abu Dhabi della scorsa edizione. Lo spazio cucina centrale e il bagno a centro barca sono pur sempre iper estremi ma più “umani”. Lo spazio del navigatore e quello destinato all’Onboard Reporter sono a poppa ma non danno quell’impressione di dover lavorare in una cabina telefonica con il soffitto che ti opprime la testa. Tutto appare estremamente razionale, anche le cuccette, sei per lato, dove si accomoderanno a turno gli 8 uomini e le 10 donne delle sette barche monotipo Volvo Ocean 65 che probabilmente disputeranno la prossima Volvo Ocean Race.

L'interno di Team SCA. Nei VO65 gli spazi sono più ottimizzati rispetto ai Volvo 70
L’interno di Team SCA. Nei VO65 gli spazi sono più ottimizzati rispetto ai Volvo 70

Per le nostre ospiti, le ragazze di Team SCA, la giornata inizia presto, alle 7 del mattino con la seduta in palestra dove forza, agilità e destrezza sono combinate dal prepaparatore atletico Santi in un crescendo che dovrà giungere al massimo il 4 ottobre 2014, data della partenza della Volvo da Alicante. Le tipe sono toste, alcuni fisici sono decisamente mascolini in quanto a muscoli, altri un po’ meno, ma la durezza della regata esige una preparazione estremamente fisica e non c’è da scherzare. Non mancano mai, però, i dettagli di femminilità. Per reggere i ritmi della Volvo, dove si spinge 24 ore al giorno per 20 giorni di fila nelle più dure condizioni che si possano immaginare per una regata, occorre una dedizione mentale, tecnica e fisica fuori dal comune. “Ma ciò che poi ti ridà la regata”, ci spiega Richard Mason, vetererano della stessa e in Team SCA responsabile della logistica e della base, “è unico, un’avventura così intensa da segnare la vita di tutti noi”.

Sam Davies, timoniere di Team SCA durante la nostra uscita, ma il ruolo di skipper per la VOR non è stato ancora deciso. Foto Tognozzi
Sam Davies, timoniere di Team SCA durante la nostra uscita, ma il ruolo di skipper per la VOR non è stato ancora deciso. Foto Tognozzi

E le regazze che vediamo appaiono molto determinate, dall’olimpica olandese Carolijn Bouwer alla stessa Samantha Davies, biondina inglese che con i suoi due Vendee Globe (quarta nel 2008 e ritirata per disalberamento nel 2012) è forse la velista con più miglia nel curriculum, “anche se in solitario, dove spesso il pilota automatico aiuta… qui avviene tutto più rapidamente e con sforzi maggiori”, ci confessa. Evidente come la selezione continui e che c’è ancora qualche posto da assegnare, tanto che il general manager Richard Brisius ci assicura che “ci potrebbe essere posto anche per una velista italiana se arriva il curriculum giusto”.

L’obiettivo è di avere le 11 titolari, compresa la Onboard reporter, ruolo non facile che deve combinare esperienza giornalistica e resistenza alle condizioni di lavoro estreme, più altre tre veliste, pronte a subentrare in caso di bisogno. La febbre Volvo Ocean Race è già entrata nella stessa Sam Davies, che con il suo sorriso e l’orecchino in tinta rosa “SCA” non rinuncia certo alla femminità tra le onde oceaniche, in Justine Mettraux, la svizzera che così bene ha fatto all’ultima Minitransat, nella tosta americana del Wisconsin Sally Barkow, nell’inglese Abby Ehler, una delle tre mamme dell’equipaggio (insieme alla Brouwer e alla stessa Davies), in Stacey Jackson, in Annie Lush, dal fisico portentoso, nell’aussie Liz Wardley e nella biondissima Sophie Ciszek. Per loro il contratto della vita è già arrivato, mentre le candidate continuano a provare a Lanzarote.

L'equipaggio al lavoro in palestra. Foto Team SCA
L’equipaggio al lavoro in palestra. Foto Team SCA

Team SCA resterà a Puerto Calero fino a tutto marzo, per poi provare una traversata atlantica e ritornare in Inghilterra per prendere parte alla Round Britain Race. Molte miglia ancora da mettere ne log, per diventare competitive. “Siamo completamente focalizzate sull’obiettivo ed è un sogno per me essere qui, in questo evento che vidi nel Solent da bambina emozionatissima e che da ragazzina vidi poi nelle foto pubblicate sulle riviste di vela, esserci davvero adesso è qualcosa di speciale, ma ora prevale anche l’aspetto competitivo. Voglio farla bene, ho già navigato attorno al mondo alcune volte ma è la prima volta che sono in questo evento e grazie a Team SCA per questa opportunità, perché siamo qui per performare bene non solo per essere le regazze che girano il mondo a vela…”, ci dice una umile ma determinata Sam Davies dal pozzetto del Volvo Ocean 65 che per nove mesi, sarà non solo una casa galleggiante ma anche la sua eccezionale regatta-machine.

Tra poco in un altro marina della più settentrionale delle Canarie arriverà anche Team Brunel, la cinese Team Dongfeng ha annunciato oggi lo skipper nel francese Charles Caudrelier, a breve è atteso l’annuncio del ritorno di Team New Zealand con sponsor probabile spagnolo (Mapfre). La regata oceanica più dura, professionale ed estrema affila insomma le armi. Ve la racconteremo passo dopo passo, immaginando finalmente un team italiano.

www.teamsca.com

www.volvooceanrace.com

 

5 COMMENTS

  1. complimenti per qualità del video e dell audio… veramente di qualità superiore. poi la traduzione dall’inglese delle interviste è proprio ben fatta

  2. Spero non siate permalosi, ma avete la possibilità di andare a realizzare un filmato originale, immagino in esclusiva, a bordo del nuovo Volvo 65 e questo è il risultato? Vento irritabile nel microfono, inquadrature senza logica, si sente la metà di quello che dite… vi posso mandare i dati per il bonifico e mi pagate i 7 minuti che ho buttato per vedere il video?

    • Gentile Roberto,
      noi non facciamo nè vogliamo ne siamo in grado di fare televisione, ma documentiamo con video il più possibile immediati su Internet ciò che viviamo a bordo di barche o situazioni per cercare di far provare ai lettori le stesse sensazioni che proviamo noi durante le nostre prove. Normalmente la risposta dei lettori è positiva, almeno questo è ciò che ci scrivono e di cui li ringraziamo.
      Un Volvo 65 OD ha esattamente il rumore che lei ha sentito, sottocoperta è come lo ha visto nel video e con qualche ora in più di tempo ci sarebbe piaciuto documentare anche un lasco stretto con Code 0, una strambata con gennaker e magari onde di cinque metri che si spazzavano la prua. Ci dispiace che non lo abbia trovato di suo gradimento. Evidentemente lei la pensa diversamente dalle 1.321 persone che a oggi hanno letto quella news, dalle 1.739 che hanno visto il video sul canale YouTube di FV e dalle 181 che lo hanno condiviso sui loro profili Facebook dopo aver posto il “mi piace”. Il video che lei ha visto era online la sera stessa della nostra uscita ed è stato condiviso da molti utenti, tra cui gli organizzatori stessi della Volvo Ocean Race e i responsabili di Team SCA che ci hanno ringraziato. Ovviamente anche noi avremmo voluto aggiungere alcuni passaggi e renderlo ancora più coinvolgente, comprese le foto che abbiamo scattato con GoPro mentre provavamo a timonare il VO65, per dare ai lettori, la stessa sensazione visiva che avevamo noi e che troverà, se mai le dovessero interessare, sul prossimo numero di FV dove pubblicheremo il reportage da Lanzarote. Cercheremo di fare sempre meglio per non deludere i nostri cari lettori. Un saluto

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