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Lui, Wojtek Czyz, è un campione paraolimpico in lungo, nei 100 e nei 200, vincitore di un argento e due bronzi in tre Paraolimpiadi. Lei, Elena Brambilla, è un’atleta professionista delle Fiamme Azzurre specializzata nel salto in alto. Si sono conosciuti nel 2010 sui campi di allenamento in Germania e dal 2012 hanno iniziato a condividere lo sport, la vita e le passioni.  E proprio una sera di due anni fa, durante una cena, Wojtek Czyz le ha cominciato a raccontare di una sua grande passione e di un suo sogno nel cassetto: girare il mondo in barca a vela.

Ma il viaggio che Czyz aveva in mente andava ben oltre la “semplice” circumnavigazione del mondo. Come ci racconta Elena Brambilla, raggiunta per telefono il giorno prima della partenza per il Mar Baltico, a Neustadt (vicino Lubecca) dove è ormeggiato il loro Lagoon 41S2: “Wojtek ha viaggiato molto da quando è atleta professionista e ha avuto l’opportunità di incontrare in diverse parti del mondo persone con handicap, facendosi così un’idea di come ci si comporta nei riguardi della disabilità in nazioni quali l’Ucraina, il Kenya, l’India o la Tailandia”. Ovvero la disabilità è stigmatizzata e i portatori di handicap  vengono spesso emarginati perché considerati inutili dalle famiglie (“per loro non sono infatti in grado di concorrere al benessere del nucleo familiare”, sottolinea la Brambilla). Inoltre l’assistenza medica e protetica è di bassa qualità proprio perché mancano comprensione, sostegno e professionalità.

 

Elena Brambilla e Woroso
Elena Brambilla e Wojtek Czyz

Così, dopo che Wojtek ha trasmesso alla sua compagna Elena la passione per la barca a vela navigando su un Bavaria 32 Cruiser, insieme decidono di acquistare un catamarano e di fondare a novembre del 2012 l’associazione no profit “Sailing4Handicaps” per raccogliere i fondi necessari a coronare il loro progetto: un viaggio intorno al mondo della durata di 4-6 anni durante i quali metteranno a disposizione i propri mezzi e le proprie risorse per costruire protesi da donare alle popolazioni del Terzo Mondo o più svantaggiate.

“La nostra scelta di navigare sul Lagoon 41S Imagine (nome affatto casuale che potrebbe rimandare anche all’omonima canzone di John Lennon, Ndr) è stata dettata da alcune necessità: avere a disposizione una barca spaziosa che possa fungere da officina per la costruzione a bordo delle protesi e ospitare i medici e gli ortopedici giunti da noi per aiutarci di volta in volta nella loro costruzione”, ci spiega l’atleta della Polizia Penitenziaria.

Il Lagoon 41S Imagine al bordo del quale costruiranno le protesi una volta iniziato il giro del mondo
Il Lagoon 41S Imagine al bordo del quale costruiranno le protesi una volta iniziato il giro del mondo

Secondo il loro piano di navigazione, dovrebbero salpare dal Baltico a inizio del 2015 alla volta del Marocco. Se la meteo lo consentirà, da qui metteranno prua prima verso l’Algeria e poi, sfruttando il generoso Aliseo, verso i Caraibi, le cui isole sono costantemente messe a dura prova da uragani e terremoti. “Ai Caraibi – ci racconta la Brambilla – ci sono nazioni come Haiti dove il numero di protesi richieste è molto alto e le persone con handicap sono costrette a vivere ai margini della società”. Poi Panama, Ecuador, Perù, Polinesia e Sud del Pacifico, Indonesia, India, Africa (“A eccezione della Somalia e degli Stati che si affacciano sul Golfo di Aden perché per noi due sarebbe troppo pericoloso”) e risalire in Europa. “Ma la seconda parte del viaggio è ancora tutta da definire, tutto dipende ancora da tante, troppe variabili”, specifica Elena Brambilla.

Di certo in ogni località rimarranno tra le due e le tre settimane, il tempo necessario a costruire dieci protesi con l’aiuto di medici e ortopedici che di volta in volta si alterneranno. “La loro preziosa opera è tutta volontaria, non sono retribuiti. A loro pagheremo solamente il volo e saranno ospiti a bordo di Imagine”, ci spiega l’atleta professionista. Questo è stato reso possibile grazie ai numerosi sponsor e partner che hanno aderito all’iniziativa.

Wojtek Czyz a bordo di The Wave Muscat durante l'Act 5 delle Extreme Sailing Series a Porto nel 2013
Wojtek Czyz a bordo di The Wave Muscat durante l’Act 5 delle Extreme Sailing Series a Porto nel 2013

Il progetto “Sailing4Handicaps” sarà così organizzato. A bordo del loro Lagoon i due fidanzati porteranno la parte fissa delle protesi, donate da studi, ospedali e cliniche: “Sono infatti vecchie protesi cambiate dal paziente perché magari sono uscite in commercio delle nuove, tecnologicamente più avanzate, e i medici, non potendole vendere, le tengono buttate in qualche angolo”. A loro volta gli ortopedici porteranno in volo la parte delle protesi da modellare sul moncherino del paziente. Mentre Czyz collaborerà alla costruzione dell’accessorio, la compagna si occuperà della riabilitazione. Il tutto si svolgerà in barca dove in questi giorni stanno lavorando alacremente per prepararla e adattarla a laboratorio: dunque lavori di manutenzione, test sul generatore e sull’impianto di climatizzazione. Tutti gli strumenti di lavoro sono stati donati dalle associazioni e dalle aziende.

Contemporaneamente al refitting, Elena e Wojtek stanno cercando contatti nei Paesi che andranno a toccare così da preparare la popolazione residente allo scopo della loro “mission” e farsi aiutare da associazioni, onlus e dalla Chiesa a entrare in contatto con le persone più bisognose. Al momento collaborano Medici senza Frontiere, Emergency, Handicap International. “Chiunque voglia aderire al progetto è il benvenuto, più contatti in loco abbiamo meglio è per i disabili che vogliamo aiutare”, lancia un appello la Brambilla.

L’appuntamento con “Sailing4Handicaps” sarà a giugno durante la Kiel Woche e a luglio in occasione della Travemünde Woche: i due atleti illustreranno ai visitatori il loro ambizioso progetto mostrando l’abilità tecnica con cui costruiranno le protesi da donare ai meno fortunati.

http://www.sailing4handicaps.de

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