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Riceviamo e pubblichiamo dal lettore e armatore Fabrizio Monacci questo resoconto della sua partecipazione alla recente Regata dei Cetacei a bordo dell’impala 52 Miranda VI.

“Quando Ugo Bianchi mi ha chiamato proponendomi di far parte del suo equipaggio gli ho subito detto di sì, con gratitudine.
Ugo è uno di quegli amici che oltre a saper andare per mare capisce cosa possa provare un povero disgraziato come me che si trova da un po’ di tempo sprovvisto della sua barca. Ugo capisce a quale livello di intensità possano arrivare queste crisi di astinenza, dal salino.
A dire il vero amici in questo senso non me ne mancano e spesso vengo invitato a bordo di altre barche in attesa che la mia sia nuovamente pronta.

Miranda VI al passaggio della Giraglia. Foto Mario Cenci
Miranda VI al passaggio della Giraglia. Foto Mario Cenci

L’occasione questa volta è ghiotta, non si tratta del solito bastone o della così detta costiera che poi si risolve al massimo in 10-15 miglia, nemmeno il tempo di staccare. Sono comunque divertenti, come lo è qualsiasi momento in barca, anche all’ormeggio.
Questa volta è diverso ed il percorso, o meglio le miglia previste sulla carta (150), lasciano intravvedere anche il fascino dei turni. Turno in coperta, turno ai fornelli, turno in branda e così via.

Al via siamo in 31, gli iscritti un po’ di più; che i mancanti abbiano subdorato quello che poi in effetti ci aspetta? Ed abbiano, conseguentemente per loro ma non per noi (il meteo lo sappiamo pur leggere ed interpretare), voluto evitare le calme piatte che poi sono arrivate?

Al via comunque si presenta un bel vento (10 max 12 nodi) e la partenza è davvero divertente. E poi si comincia a moltiplicare le miglia, con una serie di bordi. E’ vero che è un classico, ma come mai anche sulle lunghe il vento, quando c’è, è sempre sul naso?

Noi ci divertiamo, del resto ci piace impegnarci e alla fine completiamo, dopo circa 5 ore, il primo tratto. Siamo all’isola del Tino alle 22:35. La partenza era stata data a Viareggio alle 17:30.

La regata è quella dei “Cetacei-balene”, organizzata dal Circolo Vela Mare di Viareggio e il percorso prevede Tino, Giraglia, Gorgona (tutte a sinistra), per poi tornare al punto di partenza.

Passato il Tino (siamo settimi o forse ottavi e nell’oscurità ci troviamo già in difficoltà ad annotare sulla dichiarazione di completezza il nome della barca che ci precede e di quella che ci segue), la speranza che il meteo abbia toppato ci abbandona ben presto, il tempo di fare a mala pena un altro miglio e mezzo.

Undici, calma piatta. Non riflette esattamente il titolo del film, ma la situazione è proprio quella. No, non quella del brivido con il misterioso clandestino o quasi a bordo, ma la calma piatta è proprio palpabile.

Visto che di brivido non ce ne è alcuno, uno dopo l’altro in 7 scompaiono sottocoperta, ognuno con la propria scusa di andare a controllare qualcosa e fuori, ad ammirare il presepe delle luci di via immobili, rimaniamo Cristina Coccia, Luca Cori e io. Siamo da tempo affiatati poiché di regate sulla mia ne abbiamo ben fatte.

Fortuna che non si rolla affatto (il mare è davvero uno specchio) ma è egualmente snervante vedere la barca che nonostante i disperati tentativi di mantenerla su una rotta gira, anche di 360°, a proprio insindacabile giudizio. A momenti, le bolle prodotte dallo sbattimento della poppa, ci superano e se ne vanno insieme a una canna che sembrava dotata di un misterioso motore elettrico.

Miranda VI, ecco che finalmente vi presento la barca, fa di tutto per inventarsi un movimento. Del resto è ben abituata a navigare ed il suo nome non è certo sconosciuto a chi ora legge. Di lei si è parlato davvero molto negli anni passati, quando navigava in mari che ai più di noi sono, e purtroppo rimarranno, solo un sogno. La sua forma è ancora buona, anche se non è fresca di cantiere, ed è ben intenzionata a fare ancora la sua parte. E’ un tipo tosto e non si arrende, e nemmeno noi.

Miranda VI al traverso della Giraglia. Foto Mario Cenci
Miranda VI al traverso della Giraglia. Foto Mario Cenci

Quando il resto dell’equipaggio, non all’unisono ma alla spicciolata, riemerge dal gravoso compito sottocoperta l’alba è già un ricordo e la Giraglia, grazie ad un’aria da SE che poi ha preso forza, è in vista, seppure ancora lontana.

Su una cosa tutto il resto del riemergente equipaggio è concorde: all’unisono tutti dichiarano di non aver mai perso il controllo della situazione e di aver udito tutte le risate e i commenti di Cristina, di Luca, miei e di Mario Cenci (autore delle fotografie e del video, ndr) che ad un certo punto ci aveva raggiunto. A dire il vero bisbigliavamo per non disturbare la concentrazione dei sottostanti, ma si sa che un buon marinaio ha le orecchie proprio buone.

Alla Giraglia, ma anche prima, siamo tutti in coperta, ed ecco gli altri. Ugo ha da tempo ripreso il comando, e al suo fianco, per completare l’elenco dell’equipaggio, Roberto Benedetti, Arianna Bevilacqua (che ci delizierà con una fantastica bottarga di tonno prodotta a Favignana dalla sua famiglia e che nei momenti topici della regata si rivelerà preziosa), Michele Scorsipa, Gabriele Merlini e Pietro Giordano che la sua professione di ristoratore ce la ha proprio nel sangue. A ogni scadere di 4 movimenti della clessidra si inventa qualcosa ai fornelli e si occupa proprio bene delle manovre, altrimenti dorme.

Il passaggio dell’isola avviene alle 16:45. Nel girare finiamo in una buca di vento e Cristina è la prima ad accorgersi che la corrente, contro cui avevamo combattuto nell’avvicinamento, sta vincendo: arretriamo, ed anche ad una buona velocità. Ci tocca dare un’altra prova di maestria marinara (Ugo del resto conosce a menadito la sua barca grazie a qualche decina di migliaia di miglia) ed alla fine passiamo. Alla via per Gorgona. Il vento si prende poi un lungo momento di riposo ed in pozzetto, ormai nel buoi, Mario Luca ed io facciamo magheggi per far avanzare, con lo spi, la bella Miranda VI. Siamo nel cuore della seconda notte e il presepe è molto, molto simile a quello della sera precedente. La luna piena aiuta a distinguere bene anche le barche che non hanno più corrente per le luci. Sotto l’isola ci siamo stati solo 4 ore ma alla fine noi 3 andiamo a dormire soddisfatti per aver superato un buon numero di barche. Luca è sfinito e ne ha ben ragione, non essendosi ancora mai fermato, nemmeno per un minuto. Anche Mario, ci dà un preavviso di soli pochi secondi per lasciare il timone, poi crolla su una panca del pozzetto.

All’alba di domenica, quando risalgo, l’isola, anche se ancora visibile, è ben lontana di poppa, come lontane e dietro sono le barche superate nel buio. Ugo è raggiante e porta Miranda di bolina larga carezzando un NE leggero, leggero. Con lui ci sono Roberto e Gabriele.
Finalmente, a dare credito al nome della regata, appare una coppia di delfini comuni e piuttosto piccoli. Non sono proprio balene ma vengono regolarmente annotati, come da istruzioni, sulla dichiarazione di completezza che, a tal proposito, prevede di rispondere a una serie veramente lunga di domande. Ci aiuta anche un po’ di fantasia. A dire il vero ci sarebbe forse stato anche un altro delfino, ma lo hanno visto solo uno di noi e una bottiglia di bianco.

Miranda VI, l'equipaggio.  Foto Gabriele Merlini
Miranda VI, l’equipaggio. Foto Gabriele Merlini

L’ultima fase della regata è davvero esaltante. Ugo, nonostante i brontolii di bordo, compresi i miei, decide per un bordo in terra che ci avvicina al Calambrone, allontanandoci dalla rotta. Vuole guadagnare prua per rimettere poi lo spi. Alla fine si vedrà che aveva ragione lui e la regata si conclude per noi alle 12:12 di domenica, dopo 42 ore e 42 minuti con un’esaltante testa a testa, finito al photo finish, con Wawa, un Akilaria 40 coloratissimo con il quale combattevamo sin dall’avvicinamento in Gorgona. La classifica ci vede quarti, davvero un gran bel risultato per la storica e gloriosa Miranda VI, Impala 52 (CN 71) in alluminio, con deriva mobile, del 1982.

Si scoprirà poi che 14 dei 31 partiti si sono ritirati o sono giunti fuori tempo massimo (ore 17.30); peccato per loro.

Un’ultima annotazione. Il mare davvero è grande ma certamente unisce: Cristina (da me arruolata) e Ugo si sono ritrovati dopo essersi lasciati quando erano adolescenti (non proprio qualche giorno fa) e regatavano sulle barche dei rispettivi genitori, Claudio Coccia (Natael III) e Giancarlo Bianchi (Miranda IV e V), tutte del Cantiere Navale 71 di Puccinelli”. (Fabrizio Monacci)

Per i dettagli della regata dei Cetacei: http://www.laregatadeicetacei.net/regate-classifiche.aspx

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