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Bracciano- Daniele Menegatti si aggiudica la regata Nazionale Classe A organizzata dall’Associazione Velica Bracciano. 14 i timonieri iscritti nel cat singolo. Al secondo posto si è classificato Marco Gaeti, Presidente della Cat A Italia nonché padrone di casa, seguito da Stefanio Sirri della Congrega Velisti di Cesenatico.

Sull’evoluzione dei Classe A, da sempre classe all’avanguardia della sperimentazione ma ora alle prese con la difficile gestione del salto in avanti verso il foiling, ospitiamo un interessante intervento di Lallo Petrucci, titolare del Cantiere Bi.Mare, da sempre nel mondo dei Cat e dei Classe A. Ricordiamo che la classe ha già effettuato foiling all’ultimo Mondiale su impulso degli assi di Emirates Team New Zealand, che hanno liberamente interpretato le regole di stazza riuscendo a far decollare i cat, agendo sull’intero blocco scassa-deriva invece che sulla sola deriva.

Ray Davies (Team NZL) in foiling al Mondiale 2014 a Takapuna
Ray Davies (Team NZL) in foiling al Mondiale 2014 a Takapuna

Cat A, volare, sì ma come possiamo evitare l’esodo di velisti?

Dagli interventi che leggo sull’ argomento “volare” mi rendo conto che molti dei nostri colleghi hanno le idee confuse su come viene generata la velocità di una barca a vela. Mi sembra quindi utile dare qualche spiegazione. L’energia propulsiva nella direzione voluta viene ottenuta per la contrapposizione del vento sulla vela e la resistenza dell’acqua sulla deriva. Vediamo come:

Immaginiamo un canale d’acqua nel quale sia il vento che l’acqua si muovano nella stessa direzione.
1° nel caso che vento e corrente vanno a 10 m/s nella stessa direzione, si potrebbe anche ammainare la vela, che diventa inutile in quanto la barca avrebbe la stessa velocità del vento e della corrente.
2° corrente di 10 m/s, assenza di vento, la barca trasportata dalla corrente incontra un vento contrario di 10 m/s, può quindi bordeggiare di bolina. Questo sarà possibile solo in quanto la barca ha la deriva.
3°  nel caso che il vento e la corrente vanno in direzione opposta la barca otterrebbe la velocità proporzionata al doppio della velocità del vento.

Nelle scuole di vela si propone ai giovani velisti un piccolo test. Il seguente: in uno specchio d’acqua abbastanza stretto e lungo un miglio, dove sia il vento sia la corrente vanno nella stessa direzione la barca percorre la distanza in 15 minuti. Si ripete la prova, questa seconda volta in assenza di vento, quale sarà il risultato? Si possono dare 3 risposte: impiega più tempo, meno tempo, stesso tempo.

La risposta giusta è la seconda, perché? Solo la seconda prevede la presenza di vento, anche se contrario. Se ne deduce che la deriva non è altro che una vela (per l’acqua) e il fatto che sia molto piccola rispetto alla vela dipende solo dalla diversa densità del fluido, essendo l’acqua molto più densa dell’aria. Il moto direzionale di una barca a vela viene esercitato da una spinta (vela) e una resistenza (deriva), se una delle due cose viene a mancare?

Questa è la ragione per cui da quando abbiamo messo le derive curve i nostri catamarani sono meno veloci, non ce ne siamo ancora accorti sia perché le differenze sono comunque minime e perché i migliori di noi sono stati i primi ad adottarle. Siamo stati ingannati dai nostri stessi risultati.

Dal mio punto di vista per far volare un classe A si dovrebbero produrre tanti e tali interventi che la classe dovrebbe modificare le regole almeno in quattro o cinque punti: L’irrobustimento degli scafi, molto più sollecitati e i meccanismi per mantenere l’assetto comporterebbero un aumento di almeno cinque chili, i volumi andrebbero aumentati, la larghezza di m 1,30 non sarebbe sufficiente, l’albero andrebbe abbassato e la vela aumentata di due o tre m. per aumentare il rapporto peso-potenza.

Per concludere, ben vengano le iniziative e le novità che faranno sollevare i catamarani dall’acqua, ma l’impatto, per le ripetute e diverse opzioni che i cantieri proporranno di anno in anno, produrrà sui nostri regatanti eccessivi ed estenuanti disagi. I lunghi test dei prototipi, i ripetuti cambi di barche, la scelta di quella più veloce, la difficoltà di vendere quella appena acquistata, la scelta tra le ultime nate e la mancanza di competitività di coloro che rimarranno in attesa dei risultati prima di sbilanciarsi, fanno presumere tempi di crisi.
L’aspettativa non può essere che quella di un esilio progressivo dei nostri amici dalla classe.

VOLERANNO I CLASSE  A ?
Qualche catamarano riesce già a svolazzare, proprio come il coccodrillo del figlio di Peppone. E’ indubbio che alla fine di una lunga fase sperimentale voleranno. Saranno tutti più veloci, compreso gli hobie cat, i formula 18 e tutti i catamarani oggi esistenti, probabilmente il classe A perderà anche lo scettro di “catamarano più veloce”. Probabilmente il classe A perderà molto di più, quasi tutti i soci, tutti quegli amici convenuti negli ultimi 30 anni in quella che ancora considerano la barca più bella. Un vero peccato.

Cosa si fa? Stiamo a guardare mentre Landerberger, Martin Fischer e qualche altro “ progettista” insistono nel proporci cervellotiche soluzioni di derive e alette miracolose? Noi non siamo d’accordo, pensiamo che sperimentare nuove derive e alette sia solo l’inizio di una lunga e deleteria sequenza di operazioni che finiranno col disgustare tutti e bloccheranno completamente il mercato, sia del nuovo sia dell’usato.

Il prototipo da 16 piedi foiling di Bi.Mare
Il prototipo da 16 piedi foiling di Bi.Mare

Noi  abbiamo già un catamarano che vola, non è un classe A, è un 16 piedi, ma potrebbe diventarlo in poco tempo. Nel caso venissero poi liberalizzati i foil sarebbe subito pronta una base del tutto innovativa, molto diversa da quelle tradizionali il cui sollevamento dall’acqua avverrebbe a meno di 6 nodi di velocità. I foil sarebbero integrati con le derive a immersione variabile, mentre i due scafi di dimensioni molto ridotte, circa il 50% del volume attuale, verrebbero imbullonati alla struttura (traverse-foil).

Altri due progetti ancora più innovativi sono in fase di studio. Potranno però essere realizzati solo in autoclave, ma non per questo saranno più costosi, almeno per noi che in autoclave già lavoriamo.

Siamo certi che molti altri, per non subire, prenderebbero subito analoghe iniziative. E’ veramente questa la strada che vogliamo intraprendere? Certo, coloro tra di noi che ritengono che il classe A sia il catamarano sul quale si debba fare sperimentazione sarebbero felici. Per ora assistiamo con grande rammarico a un vero e proprio esodo. Molti ci stanno lasciando, altri sono in attesa di qualche decisione. La grande flotta tedesca ha già dato forfait, i francesi stanno operando una scissione. E’ probabile che nella nostra gloriosa classe l’oblio prenderà presto il posto della gloria.

In qualità di socio fondatore della cat A ITALIA, prima associazione nazionale di classe A costituitasi al mondo e fondatore del primo cantiere che ha costruito classe A in serie, ritengo di dovere intervenire ufficialmente nella discussione che riguarda i foils.

Pur non facendo parte della commissione presieduta da Landerberger, della quale non sono mai stato invitato a far parte, ritengo mio dovere, nei confronti dei tanti soci che a partire dal 1973 hanno contribuito allo sviluppo della classe con le barche prodotte dalla Bimare, di chiedere che venga approvata con urgenza una norma* aggiuntiva alle regole 8.1 e 8.2 al fine di evitare di presentarsi al prossimo europeo di Francia in situazione di completo stallo e di non essere costretti a trascinare per un ulteriore intero anno, fino al mondiale di Punta ala 2015, la soluzione al problema. (Lallo Pertrucci)

*Il raggio di curvatura della deriva deve essere costante. Questa norma dovrebbe avere carattere provvisorio e consentirebbe a tutti i catamarani che si presenteranno al prossimo europeo di regatare ad armi pari.

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