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San Francisco, USA- La vicenda del Protocollo della 35th America’s Cup sta assumendo toni grotteschi. Annunciatosi ma mai concretizzatosi negli ultimi tre mesi, il documento che regola la più importante regata al mondo è evidentemente sempre più il frutto di un compromesso, quello tra il resto degli sfidanti e un defender, Oracle Team USA, che cerca di massimizzare i suoi vantaggi. Le anticipazioni dedotte dalle interviste recenti di Iain Murray, direttore tecnico del nuovo challenger of record Team Australia, e Russell Coutts, tornato leader supremo della corazzata di Larry Ellison, hanno al momento un solo risultato: far pensar al resto del mondo velico che la prossima Coppa potrebbe essere impossibile da vincere, se il defender non cesserà di scrivere tra le righe di un Protocollo ancora non pubblico norme a suo unico vantaggio.

Difficile, invero, trarre conclusioni da quello che ancora non è scritto nero su bianco. Le frasi chiave dalle interviste citate lasciano però campo a una prima analisi, che abbiamo cercato di fare, insieme al nostro esperto di aerodinamica Beppe Giannini.

Analiziamo, quindi, ciò che pare ormai certo: AC62, 8 uomini d’equipaggio, AC World Series in qualche modo valide per le Challenger Selection Series, due barche solo per Oracle (norma questa che, se confermata, potrebbe portare a una “rivolta” degli sfidanti), ipotesi di Giuria/Commissioner, sfidanti pochi ma buoni e sede in alto mare.

America's Cup final Oracle Team USA wins the 34th America's Cup Prize giving: James Spithill and Larry Ellison
Larry Ellison e Jimmy Spithill con la Coppa vinta a San Francisco. Riusciranno a organizzare un’edizione 35 equa? Foto Borlenghi

 

“Nella ormai rassegnata attesa del Protocollo AC35, fare una prima analisi delle informazioni trapelate a oggi (principalmente l’intervista in tre parti a Iain Murray su Sail-World e quella a Russell Coutts su Scuttlebutt commentate da FareVela il 6 maggio) non è facile: quando tutte le valutazioni sono negative, viene spontaneo interrogarsi sulla propria obiettività. Comunque, giudicate voi.

AC45 e World Series
L’AC45 non si presta a essere adattato al foiling: è stato concepito nell’era pre-derive portanti come un addestratore che non si ingavonasse troppo bruscamente, quindi è una barca “stretta” (classico rapporto 2:1 tra lunghezza e larghezza) con momento raddrizzante e quindi potenza relativamente ridotti. Inoltre la rigidità torsionale della piattaforma non è particolarmente elevata, come invece richiesto per un full foiling stabile.
Sono previste regate “obbligatorie” sia nel 2015 sia nel 2016 in giro per il mondo, e in particolare nei Paesi degli sfidanti (che dovrebbero organizzarle/pagarle), ma senza il numero di barche e il fattore novità delle World Series precedenti. Questo quando si sa già che nessuna città ospitante (con la deplorevole eccezione di Napoli…) aveva abboccato neanche lontanamente alle richieste economiche di ACEA.

USA in foiling e NZL seduta. Foto Martin Raget
USA in foiling e NZL seduta. Foto Martin Raget

Regolamento di Stazza AC62
Tecnicamente, niente di particolare. Ma, come noto, ala (struttura e profilo aerodinamico, non sistema di controllo) e traverse saranno one-design. A fronte di quella che è una vera e propria eresia per lo spirito del Deed of Gift della Coppa, il risparmio non sembra enorme; più probabilmente si è voluto evitare il ripetersi di cedimenti strutturali e incidenti tragici o quanto meno imbarazzanti.
Però, come dicono gli anglosassoni, “i generali combattono sempre la guerra precedente”; e così gli estensori del regolamento e i loro committenti non hanno considerato i progressi che il foiling sta facendo, quasi ogni giorno, nel campo delle barche più tradizionali proprio sulla spinta della rivoluzione apportata dall’AC34. Barche come il Flying Phantom e soprattutto il GC32 hanno già mostrato foiling sorprendentemente stabile, considerando l’equipaggio ridotto, anche di bolina già dai 7-8 nodi di vento. Questo poi con sola randa e fiocco senza gennaker: indice di buona efficienza in poppa e che fa ritenere le flybes (flying gybes, strambate sui foil) a portata di mano. A questo punto, l’unico tassello mancante sarebbe costituito dalle virate sui foil, indispensabili per non penalizzare tattica e match racing: ma basta considerare i progressi fatti nell’ultima fase della AC34 per la bolina e i roll tack per essere ragionevolmente sicuri che la cosa sarà risolta a breve.

Pertanto, se si fosse prevista una randa convenzionale per l’AC62, le prestazioni sarebbero state di poco inferiori (e sempre spettacolari), ma a costi allora sì decisamente minori per quanto riguarda costruzione, manutenzione e logistica. Ed è superfluo notare che una randa è terzarolabile, mentre per l’AC62 sta rifacendo capolino la doppia ala a seconda del vento.
Per completezza, l’unica obiezione valida a una randa convenzionale (l’altra essendo le maggiori sollecitazioni strutturali sulla piattaforma, ma il carbonio costa poco) è che il controllo di fino richiesto dal foiling implicherebbe winch elettrici, ma questo sembrerebbe accettabile.

Protocollo
Andando a rileggere l’intervista su Scuttlebutt, non si può non restare ammirati davanti al revisionismo di Coutts circa l’AC34, veramente degno dei migliori giorni del PCUS… In sostanza, Oracle e ACEA avrebbero peccato di eccessiva bontà accettando sfidanti che si sono poi sorprendentemente dileguati, riducendo il numero dei team dai 14 trattati con San Francisco ai ben noti 4… ma questa volta, massimo rigore.
In più, solo i 4 semifinalisti avranno la garanzia di regatare nelle acque della Coppa perché “negli US c’è poco spazio in banchina: eventuali eliminatorie precedenti (i gironi Round Robin) potrebbero svolgersi lì oppure “da qualche altra parte nel mondo”, con quale soddisfazione degli sponsor è facile immaginare.

Di fronte a questo, diventa quasi secondario il fatto che al Defender sia concesso di regatare a piacere assieme agli sfidanti, e sia il solo a potersi allenare con due barche (la seconda scenderà in acqua solo dopo che il Defender ne avrà abbastanza di regate “miste”, ed evidentemente avrà tutto il tempo per incorporare le soluzioni altrui ritenute interessanti); manco a dirlo, innovazioni simili sulla partecipazione del defender alle regate preliminari (ma non assieme…) erano state proposte da Ernesto Bertarelli agli inizi di AC33, ma contrastate con veemenza in quanto contrarie allo spirito della Coppa da un tale Larry Ellison.

Last but not least, qualcosa che era nell’aria, e a cui Iain Murray allude con malcelata soddisfazione: la Giuria Internazionale, con membri scelti dall’ISAF, potrebbe essere sostituita da un Commissioner “indipendente”. Chi ricorda come Oracle sia stata messa sotto accusa e pesantemente penalizzata per la questione degli AC45 irregolari, e come Murray da Direttore di Regata sia stato smentito quando voleva imporre timoni con stabilizzatori più grandi, capirà cosa c’è dietro, resta da vedere come reagirebbe l’ISAF.

Ci sarebbero altre cose, tipo l’intenzione di far fissare programmi e orari dalla televisione, nell’ostinata idea di farne una fonte di reddito (quando per l’AC34 ACEA ha dovuto al contrario pagare svariati milioni perché la NBC trasmettesse qualche regata), e la considerazione per la spettacolarità di campi di regata ridossati che manco le Extreme Sailing Series, tipo baia di San Diego, ma la lista è già fin troppo deprimente”. (Beppe Giannini)

Vedremo cosà il defender scriverà alla fine nel Protocollo della 35th AC, augurandoci che la Coppa resti una regata dove sia ancora possibile, anche se difficile, provare a vincere. E ancora, riusciranno i team a sopravvivere agli interminabili negoziati pro domo sua del defender? Da Sir Ben Ainslie ai kiwi e a Luna Rossa, che il 12 giugno si presenterà a Cagliari, attenderebbero una risposta.

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