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“Basta mettersi in una posa plastica, allungare un braccio e l’altro portarselo all’altezza dell’orecchio, mentre il piede opposto avanza con piglio deciso e poi domandare:
1. E’ vero che possono esistere le isole a latitudine variabile? Quelle che quando pensi di avvicinarti tendono invece ad allontanarsi sempre di più. E queste isole sono vicine a noi? L’inquietudine serpeggia a bordo.
2. E’ vero che se apri una bottiglia di una qualsiasi bevanda alcolica evapora in un batter d’occhio mentre quando introduci lo stesso liquido nel tuo stomaco i vapori hanno una persistenza lunga quanto il percorso che vuoi affrontare?
3. Può un campione nazionale di 470 soffrire il mal di mare?
4. E mistero dei misteri, può esistere un filo comune che accomuna gli inquietanti interrogativi?

Kazzenger, Kazzenger, Kazzenger, la navigazione che spiega tutti i misteri.
Sono da poco passate le 15 e la regata “Ammiraglio Francese” è appena iniziata. Siamo a bordo di Miranda VI.
L’obiettivo è l’isola del Tino, sempre quella, ma sembra essercene anche un altro. Consumare nel più breve tempo possibile tutti, ma proprio tutti, i viveri di bordo, liquidi inclusi. L’acqua non attira molto però, forse perché ce ne è tanta intorno a noi.
La partenza avviene trangugiando penne al tonno. Uno dei tanti misteri è come faccia Ugo a valutare tempi e distanze dal cancello di partenza, timonare e tenere un piatto in mano. C’è anche il bicchiere!

L’isola del Tino. Situata a 44°01’35” Nord e 9°50’58” Est. La distanza da Viareggio è di sole 15 miglia. Almeno così dicono le carte. Presto viene il dubbio che si tratti di tarocchi. C’è chi va fuori, c’è chi va dentro, noi proviamo a stare nell’aurea mediocritas, in mezzo, bordo dopo bordo. Ed il mistero si infittisce.
A un certo punto è chiaro, abbiamo scovato proprio nel Tirreno l’isola a latitudine variabile. Sì, esiste, non c’è più alcun dubbio! Se nella regata dei Cetacei avevamo impiegato poco più di 5 ore per raggiungerla, oggi ce se sono volute 6 e spiccioli. Ad aggiungere suspence ci si mette un’altra constatazione ed un nuovo mistero è generato. Come mai, quando in crociera, con lo stesso vento di Maestrale ed eguale intensità, quella medesima distanza viene coperta in massimo 3 ore? Ed ogni volta che sei in regata le ore si moltiplicano? Kazzenger, Kazzenger, Kazzenger. L’isola varia la propria latitudine solo quando sei in regata. Il motivo, ancora non indagato a fondo, è certamente legato alla sua capacità di leggere gli avvisi ai naviganti. Sarà certamente oggetto di un’altra avvincente puntata. Seguiteci su Kazzenger.

In avvicinamento al Tino su Miranda VI
In avvicinamento al Tino su Miranda VI

Sono quindi le 21.18. E non solo le miglia si sono addensate. Insieme a loro, nello stomaco, sono confluite le sarde marinate di Massimo, il vino e la grappa di Tamas, il bianchetto di Ugo, il latte di suocera, il pecorino, mai senza il salame, qualche frutto, la crostata di Sena e chissà cos’altro. Francesco ha aggiunto anche qualche altro intruglio, ma si sa lui è a dieta, come Cristina.
Il passaggio della ormai domata (sarà proprio così?) isola viene ovviamente celebrato, provate ad indovinare come.
Lo spi va su e subito si domanda “ma che kazzenger volete da me?”. Io me ne vado in cuccetta, non volendo partecipare all’animata discussione avviata dallo spi. Vorrei riposare un po’; facile a dirsi ma difficile a farsi. Nel quadrato, dove la mole di Tamas, ormai catartico, occupa, assolutamente indifferente, l’intero divano,
Stefano sostiene una dura ed animata conversazione sull’opportunità di celebrare il funerale del riso nero portato da Gabriele. Lo ricordo bene quel riso quando, sempre di notte, ci fece una fugace compagnia nel corso di un’altra regata, sulla mia barca. Decido quindi alzarmi, tanto non si riesce a dormire, ma sono in ritardo. Il nero di seppia, e con lui tutto il riso, lo vedo solo sulle bocche annerite dei “naviganti”. Ogni traccia però scompare cancellata, non senza impegno, da qualche altro liquido.

Non c’è problema. E’ già in cottura la pasta, e perché non metterci pecorino fuso, salame, anche quello leggermente piccante di Tamas e già che ci siamo (un po’ di sapore del resto ci vuole) paprika e peperoncino?
Ugo mi cede il timone (rotta per 150°- 155°, mi dice) e va a dormire. Lo rivedremo ormai passato lo Ship Light, in dirittura d’arrivo.
Già lo Ship Light. Merita certamente un approfondimento. Che un altro mistero sia in agguato? E Kazzenger sia salito definitivamente a bordo?
Le miglia dal Tino allo Ship sono, sempre sui tarocchi, circa 30. A discesa avviata, finalmente un libeccino ci fa bolinare nella direzione giusta, cominciano le discussioni sul motore immobile, su Platone, Aristotele ed un sacco di altra gente che meriterebbe il giusto riposo, oltre che rispetto.
Si arriva ad ipotizzare che il faro che si vede in lontananza sia il nostro obiettivo. Peccato che manchino ancora 25-26 miglia allo Ship (la cui portata, teorica, è di 10 miglia). Ma tant’è, tutti sanno che a volte strani effetti ottici, inclusa la fata morgana od altro miraggio chissà come indotto, accorciano le distanze. Peccato che il rilevamento per quella luce (anziché per 150°) sia per 100° circa. Di qualcosa bisogna pur parlare.

Era il faro di Viareggio.
La discesa continua. Riappare Tamas, all’improvviso. Lo conosciamo poco; deve essere certamente molto, molto religioso: con piglio deciso, un po’ barcollante (ma è l’onda) si dirige, con tutta la sua mole, al pulpito di poppa e …. si inginocchia. Per rispetto si crea, e finalmente, il silenzio a bordo che, nel buio, viene rotto da un lamento sordo e cupo, come se qualcuno stesse raccando. Quanto deve soffrire quell’anima pia! E’ uno straniero, chissà qual è la sua religione? Nessuno fa domande.
A parte quella della barca che ci precede si vede a prua un’altra luce. E’ sicuramente un faro. Si riaccendono le discussioni. E’ finalmente lo Ship! La luce di poppa che vediamo davanti a noi (e che continua per 150°) è di una barca dove a bordo si sono certamente bevuto il cervello. Sta sbagliando ma noi ne possiamo approfittare e guadagnare posizioni! Dobbiamo puntare dritti sullo Ship che noi, con occhio più lucido, abbiamo individuato. Già, ma perché il rilevamento ce lo dà per 110°? Aridaie con Platone e tutta la sua bella compagnia. Meno male, per lo meno si cambia argomento; tanto quello sulla chirurgia estetica sembrava essere stato sufficientemente dipanato, in profondità.
E se facessimo un ragionamento che prima ha funzionato? Quante miglia mancano allo Ship? Diciotto. La sua portata è nel frattempo aumentata, dalle 10 di cui vociferano i tarocchi?
Era il faro di Livorno.

Ed allora rotta bussola di nuovo per 150° ( a dire il vero Miranda, che ne sa certamente più di noi, non la aveva mai abbandonata), nuovamente allineati con quegli sprovveduti delle barche che ci precedono e seguono.
Ci si mette anche il faro della Meloria! Una cosa è certa, questi fari sono proprio tipi da salotto, amano stimolare la conversazione, cui partecipano (non li ho ancora citati, ma vi assicuro che erano proprio a bordo) Mario ed Antonio, oltre a tutti gli altri, tranne Ugo, impegnato a recuperare la capacità operativa. Luca di dialettica non capisce proprio niente e preferisce controllare le vele, il poverino, come se qualcuno ce le avesse nel frattempo potute fregare. Tale preoccupazione serpeggia anche negli animi di Cristina, Francesco e Gabriele. Le nostre vele si sa hanno un indubbio valore storico; all’occhio allora.
Conquistato! Lo Ship è nostro. Sono le 04.37.
E ora finalmente tutto è chiaro. Via verso il traguardo, con decisione, ovviamente unanime. Il vento, un po’ irrobustitosi, ci regala una bolina larga. Mancano solo poche miglia, dove stanno i problemi?
Non ce ne sono proprio ed allora proviamo a vedere se riusciamo a trovarne qualcuno. La dialettica ha proprio il suo fascino. Dove diavolo è l’arrivo? Vai più in terra, vai più fuori, perché non vai così? In ogni caso ci stiamo avvicinando ed è certamente bello e di soddisfazione collettiva che tutti, ma proprio tutti, sia i sostenitori del “vai più in terra” sia quelli del “vai così” che anche quelli del “vai più in fuori” alla fine possano dire “hai visto, è proprio dove te lo indicavo”. La dialettica si è nel frattempo trasformata in politica.

Tagliamo il traguardo alle 05.23, con un bel photo finish con “Graal”.
Rientro in Arno, il nostro ormeggio, e riassetto della barca (“ma quanti diavolo di sacchetti di rumenta siete riusciti a produrre!”). A questo punto è chiaro che l’obiettivo del massimo consumo di vivande (e non solo) è certamente raggiunto nel minimo tempo (ma su questo punto potremmo discutere, sempre per amore di dialettica). Vittoriaaa!
E’ ormai lunedì e chiamo Ugo: come siamo arrivati? “Ultimi, ma se guardi bene siamo quarti. Tanti si sono ritirati, poi sai, gruppo A, gruppo B, non c’era la gran crociera, solo IRC e ORC, quelli sono mostri, quindi …… siamo primi”.
Dalla dialettica, alla politica, alla filosofia. Meno male che c’è KAZZENGER! La rubrica che svela i misteri più appassionanti.
Restate con noi, restate su KAAZZENGEEER!”

5 COMMENTS

  1. Sommando la vivacita’del racconto alla ottima esposizione il risultato e’ un piacevole divertimento.
    A quando il prosieguo ?

    • Ciao, Maria Cristina. Presto, il blog di Fabrizio Monacci sarà arricchito con nuove puntate a ogni regata che lui farà. La prossima tra pochi giorni. Ciao

  2. Ricordo una certa traversata verso la Capraia dove solo il nominare il cibo avrebbe sortito effetti devastanti ma leggendo il racconto il connubio di portate e strabate sembra divertente. Bello!

  3. Leggendo ho provato un forte desiderio di essere a bordo sebbene non possa mangiare la maggior parte dei cibi lì consumati. Kazzenger, che mistero è? Al prossimo racconto, questo è stato davvero piacevole.

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