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Newport, USA- Adesso è ufficiale. Sarà Alberto Bolzan il velista italiano che disputerà la prossima Volvo Ocean Race su Team Alvimedica. Ad annunciralo a FareVela è lo stesso Bolzan, nell’intervista che ci ha concesso oggi via skype da Newport, dove il team turco-americano è arrivato ieri sera al termine della sua prima traversata atlantica test, dieci giorni da Lisbona a Newport, Rhode Island.

Alberto Bolzan con lo skipper Charlie Enright a Newport. Foto Forster
Alberto Bolzan con lo skipper Charlie Enright a Newport. Foto Forster

Alberto Bolzan, 32 anni, friulano di scuola velica triestina, è quindi il primo italiano a disputare la Volvo Ocean Race, da Gabriele Olivo che fu MediaMan su Telefonica nell’edizione 2009-2009. Per ruoli di velisti bisogna risalire però addirittura a Stefano Rizzi e Ciccio Celon su Amer Sports One nel 2000-2001. “La realizzazione di un sogno”, ci ha detto Bolzan, “Visto che la Volvo Ocean Race è sempre stata il mio obiettivo velico da quando ero bambino. Una sfida che mi ha sempre appassionato”.

I due skipper del team, gli americani Charlie Enright e Mark Towill, stanno concludendo la selezione dell’equipaggio, che sarà pronto, da quello che ci ha detto Bolzan, nella prossima sessione di test, all’inizio di luglio. “Ci siamo fatti un’idea dell’equipaggio, nei vari ruoli, ci siamo posizionati bene a bordo”, ma il suo ruolo è già confermato ed è ufficiale, come si percepisce dal plurale che usa, “Sì, mi hanno appena detto che lo posso dire, è ufficiale. Sono a bordo come uno dei timonieri e trimmer durante il turno, per quanto riguarda la specializzazione sono responsabile del programma di sviluppo delle performance e del tuning del rig”. Il tono è un misto di soddisfazione e professionalità. Da una parte, raggiante per esserci e dall’altra conscio che c’è una lunghissima rotta da percorrere. Ma la faccia da bravo marinaio friulano lascia passare anche qualche bel sorriso. Per Alberto Bolzan il sogno velico si sta realizzando e scusate se è poco.

Amory Ross/Team Alvimedica
Bolzan sorride al timone di Alvimedica. Foto Amory Ross/Team Alvimedica

E come è andato il primo oceano? “Una traversata fantastica, siamo pariti con vento di 30 nodi in poppa e abbiamo fatto medie sulle 500 miglia per i primi quattro giorni, poi bolina fino a 30 nodi e vento leggero alla fine. Molto positivo come allenamento, abbiamo potuto testare la barca nelle condizioni più diverse”.

Sui Volvo 65, che ci dice di aver timonato moltissimo sia nelle sessioni quotidiane in Portogallo sia nei giorni scorsi in Atlantico, Bolzan parla sicuro: “Mi è sembrata una bella barca, molto solida, dà una sensazione di grande sicurezza perchè sentirsi sicuri quando il mare è grosso ti fa dormire un po’ più tranquillo, per quel poco che si riesce… E poi dal punto di vista delle performance è potente e veloce. In condizioni sui 20-30 nodi alle portanti si naviga costantemente sopra i 25 nodi, con punte sui 30. Dà davvero molta soddisfazione navigarci. I 70 erano barche più estreme, con ricerche esasperate delle performance. I 65 sono magari un pelo meno veloci come punta ma la sicurezza è notevole e sapere di poter contare su un mezzo che dà affidamento quando sei da solo in mezzo all’oceano tirando sempre. Sono un compromesso eccellente tra velocità e affidabilità”.

Alvimedica all'arrivo a Newport. Foto Forster
Alvimedica all’arrivo a Newport. Foto Forster

E al timone? “La si porta come tutte le barche veloci da alte prestazioni, paragonabile più a una barca tipo Esimit che a una IRC. Ha bisogno di specializzazione, specialmente per la gestione della canting keel ma alla fine è pur sempre una barca a vela. Dal punto di vista fisico è molto dura. Portarla in otto significa avere molta forza e resistenza. Le vele sono di tipo oceanico, quindi molto pesanti e per spostarle si fatica molto, così per le manovre visto che si fa tutto con i grinder. Una bella preparazione fisica è certo fondamentale. Dopo averci vissuto per dieci giorni, posso dire che la scelta del one design ha dato anche la possibilità di pensare a un minimo di “confort”. Intendiamoci tutto è al massimo della tecnologia e in carbonio ma le brandine sono sempre brandine… ma un pelino più grandi… così come l’altezza in cabina garantisce un volume d’aria respirabile migliore. E posso garantire che dopo che si vive per dieci giorni in otto lì sotto la cosa si apprezza… Sei sempre bagnato, pieno d’acqua, tutto scuro con il carbonio e rischi di picchiare la testa da tutte le parti, ma lo sai e chi accetta di fare questa regata accetta anche questi aspetti, anzi è un po’ il suo bello”.

Bolzan ci dice apertamente che solo due anni fa non si immaginava certo di fare questa Volvo ma che questa era sempre stata il suo sogno. “Mi sono dedicato alle regate inshore e ai one design, fondamentali per progredire nella tecnica ma questo tipo di regate come la Volvo è sempre stato il mio sogno fin da piccolo. Tra i miei idoli velici ci sono sempre stati i personaggi che hanno fatto grande questa regata e ho avuto sempre il massimo rispetto per loro. Quando stavano impostando la campagna mi hanno detto di farmi sentire, ho mandato il mio curriculum, gli è piaciuto. Abbiamo provato in due sessioni ed ora eccomi qui, a 32 anni sono tra i più vecchi”.

Il Team all'arrivo. Foto Forster
Il Team all’arrivo. Foto Forster

Team Alvimedica è il team americano ideato dai due skipper del New England Charlie Enright e Mark Towill, con sponsor turco-italiano (la piemontese CID Vascular, Ndr) e un sailing team tutto sui trent’anni. Bolzan, che di anni ne ha 32, lo descrive così: “Un gruppo molto bello, giovane, si respira un’aria di volontà e voglia di fare esperienza. Tutti abbiamo voglia, magari non abbiamo l’esperienza di grandi navigatori oceanici, ma siamo tutti qui per imparare e bruciare le tappe. Il nostro obiettivo è quello di presentarci, tra pochi mesi, sulla line di partenza come un outsider per dare fastidio al massimo ai team favoriti”.

Full immersion per Bolzan sulla Volvo Ocean Race nei prossimi mesi, a parte una puntata alla Giraglia la prossima settimana come ultima regata con Esimit (il supermaxi di Igor Simsic, Ndr), e moltissime cose da testare e provare. “Dobbiamo imparare il più possibile in poco tempo, navigare fa sempre bene…”.

Alberto Bolzan nel gruppo di Team Alvimedica appena arrivato a Newport, con lo strisione riservato loro dagli alunni di una scuola del New England. Foto Forster
Alberto Bolzan nel gruppo di Team Alvimedica appena arrivato a Newport, con lo strisione riservato loro dagli alunni di una scuola del New England. Foto Forster

E come vedrebbe Alberto Bolzan una futura eventuale partecipazione italiana alla Volvo? “Credo che sia fondamentale prima di tutto creare il massimo interesse su questo tipo di vela. Tra le boe siamo tra i migliori al mondo ma credo che avremmo delle possibilità buone anche nelle regate offshore. La Volvo ha sempre un fascino tutto suo. ieri sera quando siamo arrivati a Newport c’erano decine di barche che ci attendevano e che ci hanno poi scortato fino all’ormeggio, riservandoci una grandiosa accoglienza, e questo solo per un allenamento. E poi c’è la parte imprenditoriale, la programmazione, assai complessa e dove c’è un gruppo di persone che lavorano a tempo pieno e senza le quali non potremmo neanche navigare. Un lavoro di team assai interessante, dove la programmazione è tutto”.

www.volvooceanrace.com

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