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Boston, USA- Continua a far parlare molto la tragica vicenda del naufragio del First 40.7 Cheeki Rafiki, che portò alla scomparsa di quattro velisti inglesi. La dinamica del rovesciamento della barca, impegnata nel trasferimento di ritorno da Antigua all’Inghilterra, sono ormai chiarite nella perdita del bulbo. I motivi, invece, sono ancora oggetto di analisi, anche se appare sempre più verosimile un distacco per usura dei bulloni di ancoraggio del bulbo stesso alla carena.

Il dettaglio della carena del Cheeki Rafiki rovesciato. Si notano i fori dei bulloni netti e con segni di ruggine. Foto US Coast Guard
Il dettaglio della carena del Cheeki Rafiki rovesciato. Si notano i fori dei bulloni netti e con segni di ruggine. Foto US Coast Guard

Questa ipotesi viene sostenuta anche da E.S. Geary, Ingegnere inglese, specializzato nella prevenzione e nella perizia di danni navali, che parla apertamente di cedimento dovuto all’usura dei bulloni stessi e alla cattiva manutenzione del 40.7 arrivando a ipotizzare gravi responsabilità.

La sua analisi, pubblicata su Sailing Anarchy e rilanciata in Italia dal blog OrmeggiOnLine, ipotizza che “Durante il viaggio di 640 miglia, i 3500 kg di chiglia sono rimasti assicurati alla superficie della carena dai bulloni difettosi che inizialmente hanno permesso alla chiglia di muoversi, con un ingresso limitato di acqua. A insaputa dell’equipaggio lo stato del mare avrebbe aggravato e accelerato il collasso finale, la chiglia avrebbe subito un movimento oscillante, prima di staccarsi dallo scafo. Lo scafo scuffiato del Cheeki Rafiki è stato trovato e la foto conferma il cedimento dei bulloni della chiglia che ha portato alla perdita del bulbo e l’innalzamento del baricentro, provocando il ribaltamento immediato dell’imbarcazione”.

Un faro localizzatore è stato immesso nella barca, che potrebbe essere recuperata, ma il bulbo non sarà mai trovato. A meno che non perda la sua spinta di galleggiamento, lo scafo proseguirà nelle correnti prevalenti verso l’Irlanda e potrebbe, se necessario, in un successivo contenzioso, essere recuperato.

2 COMMENTS

  1. Se fosse vera l’ipotesi dell’ingegnere inglese (usura dei perni e cattiva manutenzione) le pinne di zavorra che si sono distaccate dalle carene fin’ora sarebbero molte di più, visto che sono rari gli armatori, anche di barche datate, che fanno controllare periodicamente i perni della pinna. A mio modesto avviso ci deve essere stato un difetto all’origine che sarebbe molto interessante poter stabilire.

  2. Altra ipotesi, di cui pare non si sia parlato, è una collisione in piena velocità della pinna con un oggetto semisommerso. come un container.

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