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Greifswald, Germania- Greifswald, piccola città universitaria dalla lunga tradizione marinaresca. È qui, in questa parte della Germania nord-orientale circondata dalle pianure ricche di boschi e bagnata dalle correnti gelide del Mar Baltico, spesso vittima dei venti freddi della Siberia, che  nascono i trenta modelli di Hanse Group. Un colosso nella produzione di barche a vela e a motore che ha fatto della qualità, della professionalità e della velocità le sue armi vincenti.

Il nostro video:

Siamo stati lassù, invitati dal management in questa cittadina distante circa un’ora e mezza da Lubecca. Anche in tempi duri per la nautica, lo yachtbau riesca ancora oggi a tenere una produzione che conta all’attivo oltre 600 barche spedite ogni anno in tutto mondo. “Certo, non sono i fasti del passato, ma…”, scherza un sorridente Thorben Will, responsabile della comunicazione e del marketing per Hanse Group.

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In hanse Group sono coinvolti circa mille lavoratori fra ufficio e produzione. A parte la falegnameria e la costruzione degli stampi, che va avanti 24 ore su 24, i turni di lavoro vanno dalle 6.30 alle 15.30. Ogni anno sono costruiti 600 scafi

 

Il gruppo oggi racchiude sei marchi, due per i motori (Fjord e Sealine) e quattro per la vela: i daysailer Varianta, i family cruiser Hanse, i performance Dehler e i blue water Moody (la prova del 54 DS è ora in edicola nel numero 310 di FareVela). Sei differenti brand per accontentare ogni necessità, tutti però accomunati da quei valori essenziali per essere apprezzati da chi naviga in oceano, in Mediterraneo o nei mari freddi del Nord.

Ed è forse la velocità il valore che più di tutti ci ha colpito. Una volta varcata la soglia dei capannoni dedicati alle piccole o alle grandi imbarcazioni, Thorben Will ci ha spiegato come gli Hanse, i Dehler e i Moody sono costruiti. Prendendo spunto dall’automotive, anche le loro barche, dopo la laminazione di scafo e coperta in Polonia, entrano in una catena di montaggio che slot dopo slot le porterà rapidamente a essere consegnate al dealer e poi al cliente. Parliamo infatti di circa tre mesi di lavorazione per le piccole come i Dehler 29 0 38 e poco più per le grandi come Hanse 505 o Moody 54 DS. Per assicurare però l’efficienza e la qualità nella costruzione, in ogni slot è stampata la lista dei lavori da effettuare sulla barca. Accanto al computer che giornalmente registra l’avanzamento dei lavori e che ogni operaio qualificato, o “well-educated” come ama ripetere il manager tedesco, è chiamato ad aggiornare, sono posizionati i carrelli con tutto il materiale necessario per quel tipo di lavoro richiesto in quella parte della catena di montaggio. Questo assicura da una parte il controllo dei lavori e “chi fa cosa”, dall’altra permette di tenere sotto controllo il tempo impiegato da ciascuno in ogni slot e intervenire qualora ci siano intoppi o ritardi nel portare a termine le proprie mansioni.

A differenza dell’automotive, il “prodotto barca” è non solo più sofisticato, è soprattutto figlio dell’opera manifatturiera. E questo comporta la preparazione e la professionalità degli artigiani e degli operai che non sono certo i robot di una casa automobilistica. Così ogni nuova o giovane leva ha davanti a sé un periodo di apprendistato della durata minima di tre anni, durante i quali si specializza in un campo o nello svolgimento di un particolare tipo di lavoro per essere poi in grado, autonomamente, di risolvere eventuali “grane”.

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L’apprendistato per un giovane dura tre anni, al termine del quale nel maggior parte dei casi continua in Hanse

 

Oggi Hanse Group è una realtà che dà lavoro a più di mille persone, di cui 250 circa stanziate in Polonia. È infatti nella Goleniów che sorge lo stabilimento dedicato alla laminazione di scafo e coperta. Una scelta di delocalizzazione dovuta al basso costo della manodopera polacca (parliamo degli Anni ‘90 quando Hanse acquistò la TTS) e, soprattutto, alle competenze degli operai nella lavorazione del GRP. Una volta che dalla Germania partono gli stampi di tutti i modelli, a eccezione della Sealine, del Moody 62 DS e dell’Hanse 630, inizia in Polonia la costruzione di scafo e coperta. Due i metodi di laminazione: o per infusione sottovuoto, a cui si ricorre per le barche più grandi e per il Dehler 46, oppure a mano.

Visitando lo stabilimento di Goleniów, a due ore e mezzo di auto dall’haedquarter tedesco, abbiamo scoperto alcune soluzioni adottate per rendere le barche solide, robuste e accurate in ogni singola parte. Ovviamente, anche qui, tutto è svolto nel minor tempo possibile: dal gelcoat alla fine dei lavori passano tra i due e i tre giorni. Prima però di lasciare lo stabilimento della TTS (controllata al 100% da Hanse Group), gli operai provvedono all’assemblaggio di tutti i cavi elettrici, delle pompe d’acqua, dei serbatoi e delle paratie, incollate e laminate secondo un processo davvero efficace. Il ricorso poi a due strutture “intermedie”, una incollata  e laminata allo scafo, l’altra alla coperta, ha permesso di trarre enormi vantaggi. Il primo, sicuramente, è la solidità della chiglia attaccata allo scafo. “È impossibile per un Hanse perdere la chiglia perché essa è attaccata con degli speciali bulloni sia allo scafo sia a questa struttura interna”.

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L’ingresso del TTS in Polonia dove vengono laminati scafo e coperta

 

Oggi, per l’economia tedesca, Hanse Group rappresenta una risorsa e allo stesso tempo un vanto, riuscendo, insieme alle case automobilistiche come Audi, Mercedes o BMW, a reggere l’urto della crisi. Prima di prendere l’aereo per Greifswald potevamo solamente immaginare i perché di un tale successo, grazie anche alle nostre conversazioni con armatori, manager e “addetti ai lavori”. Ora, nel momento in cui davanti a noi si sono aperti i cancelli degli stabilimenti, abbiamo osservato e toccato con mano quanto ci saremmo potuti aspettare.

Un colosso nella produzione di barche di serie con parametri e valori riconosciuti in tutto il mondo.  Una perfetta macchina da guerra rodata e capace di assicurare, nonostante la mole di lavoro e le difficoltà che la costruzione di una barca comporta, un prodotto di qualità e perfetto nei suoi particolari. Il tutto a un prezzo d’attacco allettante e, cosa non da poco, in tempi brevi e tendenzialmente senza ritardi. Proprio come è lo stile tedesco.

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Gli slot della catena di montaggio delle “piccole” come Dehler 29 e 38. In ogni slot si eseguono specifici lavori prima che la barca passi allo slot successivo

 

Per conseguire tali risultati e crescere nel tempo, è stato necessario lavorare su alcune “voci”. Prima di tutte la scelta di materiali di qualità. I boschi attorno a Greifswald sono rinomati per le peculiarità dei legni, adoperati nei secoli dai pescatori locali per costruire le proprie imbarcazioni in grado di resistere al clima rigido e tempestoso del Mar Baltico. Con l’acquisto della TTS nel 1995, Hanse Group si è assicurato un altro tassello importante nella costruzione delle proprie creature. I polacchi sono ormai da tutti riconosciuti come infaticabili lavoratori ed esperti nel trattare il GPR. E non è un caso se negli ultimi anni si stanno sviluppando cantieri di qualità come Delphia o Viko (quest’ultimo rinfrescato dalla collaborazione con l’architetto italiano Sergio Lupoli).

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L’altro capitolo riguarda gli investimenti. Investimenti oculati sia per quanto riguarda le risorse disponibili, distribuite sempre oculatamente, sia il capitale umano, che in Hanse è valorizzato come in pochi altri posti. Credere nei giovani e nella loro crescita professionale all’interno del gruppo è una necessità. Per questo, a differenza di altri Paesi mediterranei, il contrato di apprendistato ha valore triennale. Crea un forte legame che, quasi difficilmente, sarà spezzato alla fine del tirocinio formativo.

A questo aspetto sono collegate necessariamente la preparazione (che deriva dalla crescita in azienda) e la professionalità della manodopera. Ognuno è un grande esperto in quel campo e porta avanti il lavoro con passione e dedizione. Grazie poi alla supervisione di addetti alla qualità e alla meticolosità dei lavori e dei controlli, il gioco è fatto. Ma non ci scordiamo l’ultimo passaggio, che è insito nel DNA della forte Germania: l’organizzazione del lavoro che è sempre alla ricerca di una perfezione ancora più alta.

www.hanseyachts.com

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