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Cagliari- Riportiamo il comunicato stampa congiunto inviato oggi da Luna Rossa Challenge, Artemis Racing, Ben Ainslie Racing e Team France.

Come noto Team Australia, il challenger of record, si è ritirato sollevando molti interrogativi sulla sostenibilità dell’evento ideato da Russell Coutts e Larry Ellison. Ben Ainslie Racing ha il 40 per cento del budget, per sua stessa ammissione. Team France è alla ricerca di sponsor. I soli Artemis e Luna Rossa hanno team già formati e operativi. Emirates Team New Zealand attende le ultime conferme, ma dovrebbe comunque esserci. Fanno quattro team sicuri, di cui uno è il defender.

Questo comunicato, evidentemente concordato tra i quattro team Luna Rossa, Artemis, Ben Ainslie Racing e Team France, ha uno scopo duplice. Da una parte sostenere un evento che vede minacciata la sua credibilità e “indipendentemente dalla sede scelta per le regate”. Dall’altra trattare e concordare con il defender delle mopdifiche al Protrocollo precedentemente comunicato, “e collaborare attivamente con il Defender per adattare le regole dove necessario e definire la stesura del calendario delle America’s Cup World Series nonchè il formato con cui le regate di selezione dei Challenger e le fasi finali dell’America’s Cup verranno disputate”.

Oracle Team USA dovrà andare quindi verso un nuovo sistema di regole per avere il sostegno dei team sfidanti? Questo sembra di leggere tra le righe del comunicato di Luna Rossa.

Il comunicato stampa inviato da Luna Rossa Challenge

A seguito dell’annuncio di Team Australia – rappresentante del Hamilton Island Yacht Club, Challenger of Record della 35^ America’s Cup – di volersi ritirare dalla competizione, i team Luna Rossa Challenge, Artemis Racing, Ben Ainslie Racing e Team France – e i rispettivi Yacht Club che essi rappresentano – confermano il loro pieno supporto all’evento, indipendentemente dalla sede che verrà prescelta per lo svolgimento delle regate.

Luna Rossa
Max Sirena e Luna Rossa. Foto Borlenghi

I quattro team, che finora hanno mostrato chiaramente il loro coinvolgimento, confermano altresì il proprio impegno a collaborare in modo costruttivo con il Defender al successo sportivo e commerciale della 35^ America’s Cup, con l’obiettivo di portare questo evento ai vertici dello sport professionistico mondiale sotto il profilo mediatico, dello spettacolo, di pubblico e del confronto sportivo particolarmente combattuto che ha sempre caratterizzato l’America’s Cup.

I team confidano di stabilire un dialogo costante con il Defender Oracle Team USA affinchè il principio di “competizione amichevole tra paesi stranieri” – alla base del Deed of Gift, il documento che regolamenta l’America’s Cup – venga pienamente rispettato, e di collaborare attivamente con il Defender per adattare le regole dove necessario e definire la stesura del calendario delle America’s Cup World Series nonchè il formato con cui le regate di selezione dei Challenger e le fasi finali dell’America’s Cup verranno disputate.

Max Sirena, skipper di Luna Rossa Challenge, ha dichiarato: “Le condizioni per il successo dell’evento ci sono tutte: dopo la 34^ America’s Cup la spettacolarità dei catamarani “volanti” ad ala rigida non è più da dimostrare, come non è da dimostrare quanto queste regate siano agguerrite e piene di adrenalina!”

Ben Ainslie, Team Principal di BAR ha commentato: “Il nostro impegno è quello di contribuire alla realizzazione di una Coppa America di successo e sostenibile anche in futuro. L’America’s Cup ha spinto i confini tecnologici dello sport attraverso un’innovazione continua. Gli AC62 saranno ancora estremamente eccitanti da guardare sia in mare che a terra, e tutti gli ingredienti necessari per un evento sportivo grandioso sono riuniti.”

Iain Percy, Team Manager di Artemis Racing, ha dichiarato: “La prossima America’s Cup sarà verosimilmente la più combattuta, eccitante e sostenibile edizione di sempre. Non vediamo l’ora di competere.”

Frank Cammas, skipper di Team France, ha dichiarato: “Crediamo che il formato della prossima America’s Cup garantisca sfide amichevoli e agguerrite tra i migliori velisti sulle più spettacolari imbarcazioni con cui sia mai stata disputata l’America’s Cup. La 35^America’s Cup, grazie a regate emozionanti, confermerà l’inizio di una nuova era non solo per la vela, ma anche per lo sport in generale e le tecnologie correlate, e Team France sarà orgoglioso di farne parte!”

www.lunarossachallenge.com

 

Londra, UK- Fa caldo, l’America’s Cup promessa da Oracle Team Usa e Russell Coutts langue dopo il ritiro di Team Australia. Non si conosce la sede finale nè il destino che farà il Protocollo, mentre la data finale per le iscrizioni, l’8 agosto, si avvicina e siamo al momento a quattro team, compreso il defender. Abbiamo provato a immaginare una giornata tipo di Sir Ben Ainslie, alla ricerca del budget definitivo per farcela, visto che al momento Ben Ainslie Racing, la reale sfida britannica che rappresenta però qualsiasi team commerciale, dichiara di avere il 40 per cento del budget. Intendiamoci, si fa per ridere sotto a un tendalino…

Sir Ben Ainslie con l'America's Cup durante la presentazione "parziale" dello scorso 10 giugno. Foto ITV News
Sir Ben Ainslie con l’America’s Cup durante la presentazione “parziale” dello scorso 10 giugno. Foto ITV News

Interno giorno. Da qualche parte nella City di Londra. Ufficio del Chief Executive Officer di una grande multinazionale. Da una parte del tavolo lui, il CEO in persona. Dall’altra Sir Ben Ainslie, il più titolato velista della storia olimpica, alla ricerca del budget necessario per disputare la 35esima edizione dell’America’s Cup con un team tutto inglese.

“Bene, Sir Ainslie, quindi mi diceva di questa America’s…?”
“Cup, signore, certo, il nostro team ha l’intenzione di riportare la Coppa America a casa, in Inghilterra, dopo oltre centosessant’anni. La vogliamo vincere per riportarla dove è nata, all’Isola di Wight”.
“E per farlo cosa le serve?”
“Ottanta milioni di Sterline, ma ne abbiamo già trentadue, abbiamo già una base a Portsmouth e un team operativo. E, poi, la famiglia reale ci appoggia in modo diretto grazie alla duchessa di Cambridge”.
“Ah, ottimo, quindi lei ha l’appoggio della famiglia reale per formare un team tutto britannico per, mi faccia capire bene, vincere cosa?”
“La Coppa America, signore, il massimo trofeo velico e il più antico Trofeo sportivo al mondo. Possederla dà il diritto a rimetterla poi in palio, dove, quando e come si voglia, nel rispetto di un sistema di regole nato alla fine del XIX Secolo e chiamato Deed of Gift. Sa, agli yankee le donazioni e i trust piacciono molto…”.

Ainslie con la duchessa di Cambridge. Foto ITV News
Ainslie con la duchessa di Cambridge. Foto Press Association

“E cosa avrebbe in cambio la nostra compagnia?”
“Una visibilità planetaria, garantita dalle più spettacolari macchine da vela mai viste, catamarani volanti con ali rigide capaci di navigare a 45 nodi, una velocità pazzesca se pensata sull’acqua, con i migliori velisti al mondo. Nel nostro team c’è il meglio della vela olimpica e della tecnologia inglese. Le regate sono riprese con un impegno televisivo mai visto prima, il tutto garantito dal budget di Larry Ellison che attualmente detiene la Coppa con Oracle Team USA”.
“Ah, sì, ne ho sentito parlare, il vecchio Larry, la voleva proprio quella Coppa. Poi ho sentito dire che a San Francisco l’aveva quasi persa dai neozelandesi…”.
“Sì, ma poi l’ha vinta, grazie anche a me che sono salito a bordo. Pensi, abbiamo rimontato da 1-8 a 9-8 e ora la difesa tocca ancora a loro”.
“Bene, caro Ainslie, la ascolto, mi convinca”.

“La sua compagnia avrebbe uno spazio di grande visibilità sulla nuova imbarcazione, che sarà un catamarano sempre volante di 62 piedi. E poi avrebbe il diritto di strutturare un programma corporate con i vostri clienti nel mondo”.
“E dove si svolgerà la prossima edizione?”
“Ehm… ancora non sappiamo con certezza. La fase finale sarà nel 2017 e sono rimaste in gioco San Diego e le Bermuda. Però prima ci saranno due anni di AC World Series, disputate con catamarani un po’ più piccoli, chiamati AC45”.
“Ah, e quelle dove si svolgeranno?”
“Purtroppo ancora non lo sappiamo, ma i detentori della Coppa dicono che lo sapremo presto”.

“Beh, caro Sir Ainslie, mi pare che qui abbiamo un problema, non le pare? Almeno mi dica quali team sono iscritti”
“A parte il detentore Oracle, c’è Artemis Racing, un team finanziato dallo svedese Torbjorn Tonqvist di cui fa parte anche il nostro Iain Percy, ne avrà sentito parlare per gli ori a Sydney e Pechino”.
“Sì, vagamente. Ma pensa quella vecchia volpe di Torbjorn, sapevo che si occupava di commercializzare petrolio e gas russi, e poi?”
“C’è un team italiano, Luna Rossa di Patrizio Bertelli, che con il marchio Prada partecipa per la quinta volta. Sono molto trendy e hanno fatto una buona campagna acquisti”.
“Prada, certo, mia moglie ne va matta. E chi altri?”

“Ci sarebbero i neozelandesi di Emirates Team New Zealand. Ho lavorato con loro durante la campagna per la Coppa numero 32. Io ero nettamente il migliore al timone, ma forse ero troppo bravo e mi preferirono Dean Barker, quel timoniere che sarà ricordato per aver perso l’ultima Coppa che conduceva per 8-1, come le dicevo. Dovrebbero esserci, anche se sono, pare, un po’ a corto di budget”.
“E poi?”
“Gli australiani. Hanno scritto le regole della nuova Coppa con Oracle come primi sfidanti, ma si sono appena ritirati…”
“Come? Mi sta dicendo che il primo degli sfidanti si è ritirato??”.
“Ehm… Hanno detto che alla fine la Coppa costa più di quanto avevano prefissato”.
“Ma non mi ha appena detto che hanno scritto loro le regole del, come ha detto che si chiama?”
“Il Protocollo, signore, sì, ci hanno messo otto mesi e sembrava che avessero trovato un compromesso valido con Oracle”.

“Lei crede di essere in grado di vincere?”
“In teoria sì, abbiamo i migliori velisti al mondo e un’ottima tecnologia. Io stesso ho partecipato allo sviluppo tecnico di Oracle US 17 che permise la rimonta”.
“Avevo sempre sentito dire che la Coppa è difficilissima da vincere perché chi ce l’ha cerca di darsi il maggior numero di vantaggi, ma questo Protocollo è equo, almeno?”
“Più o meno…”
“Cosa intende? Le regole della costruzione saranno uguali per tutti, immagino”.
“Sì, ma Oracle può costruire due barche, noi sfidanti una sola”.
“Ah, quindi visto che a me piace il calcio, sarebbe come se il Chelsea giocasse con quindici giocatori e l’Arsenal con undici?”
“Non proprio, perché ne possono usare solo una per volta, ma vede, dopo il ritiro di Team Australia quel Protocollo potrebbe anche essere rivisto dal nuovo challenger of record, che dovrebbe essere uno tra Luna Rossa e Artemis. E, sa, gli italiani non sono proprio amici di Oracle”.

“Mi faccia capire bene. Uno dei partecipanti può sviluppare due barche, ma almeno avrà l’impossibilità di regatare con gli altri per valutarne il grado di sviluppo?”.
“Non proprio, nella prima parte della Coppa, nel 2017, regaterà anche lui contro di noi”.
“Ma non è un controsenso sportivo”.
“Questa è la Coppa, signore, non si sono mai fatti prigionieri. Il punto è arrivare a poterla disputare, vincerla e poi dettare le regole. Ed è la ragione per cui sono qui”.

Ainslie appare soddisfatto per questa sua ultima frase a effetto e la pausa per il tè pare sopraggiungere in suo aiuto.
Nel frattempo dall’altra parte del mondo Grant Dalton e Matteo De Nora stanno facendo anticamera dal Primo Ministro della Nuova Zelanda. La richiesta è simile. Trovare il budget per disputare ancora l’America’s Cup. A Cagliari, intanto, Francesco Bruni sfreccia su un Moth al Poetto, ripetendo mentalmente queste parole: “Sono io il miglior timoniere italiano e finalmente avrò il timone di un classe Coppa America. Sono io il miglior timoniere italiano e finalmente avrò il timone di un classe Coppa America”.

Francesco Bruni. Foto Alpari WMRT
Francesco Bruni. Foto Alpari WMRT

Di nuovo a Londra. Il CEO della multinazionale della City seduto di fronte al quadricampione olimpico sorseggia il suo tè. Ainslie si sente sempre più stretto nel doppiopetto mentre attende l’attacco del suo ospite.
“Caro Ainslie, quindi lei mi sta dicendo che la mia compagnia dovrebbe darle qualche decina di milioni di Sterline per disputare un evento che non si sa dove si svolgerà, le cui regole sono incerte, con massimo quattro team e che potrebbe risultare quasi impossibile da vincere?”.
“Se pensassi questo non sarei qui, signore, ma non posso negare di essere un attimino confuso anch’io”.
“E mi dica, ricordo che la Coppa qualche anno fa era finita in Svizzera, che ne è stato di Ernesto Bertarelli?”.
“Beh, più o meno è sulla riva del fiume in attesa che passi il cadavere di Russell Coutts, il suo nemico, se mi passa la metafora. La Coppa di Valencia 2007, organizzata da Alinghi, fu molto bella e coinvolgente. Pensi che Luna Rossa battè Oracle nella semifinale di Louis Vuitton Cup per 5 a 1 e che poi Alinghi superò noi di Team New Zealand per 5 a 2 in una finale equilibratissima di fronte a migliaia di spettatori. Mi creda, la Coppa è un grande evento e vincerla è un’impresa di altissimo valore sportivo, tecnologico e imprenditoriale. Le garantisco…”
“Mi sta forse dicendo che Oracle detiene la Coppa America senza aver mai vinto prima la selezione degli sfidanti???”
“Beh, sì. Ci fu una causa legale su un gerundio e Larry Ellison pagò legioni di avvocati per poi sfidare Bertarelli nel 2010 con un trimaranone da 110 piedi. Alinghi rispose con un catamarano enorme ma a decidere fu un’ala rigida. Oracle la fece, Alinghi no”.

“Non le pare un po’ assurdo quanto mi sta raccontando?”
“Anche a me, signore, lo riconosco. Ma questa è l’America’s Cup”.
“Senta Sir Ainslie, vorrei darle una mano ma, mi creda, le ci vuole anche a lei uno di quei signori che prima mi rammentava, uno alla Ellison per capirci”.
“Quello già ce l’ha Russell Coutts e le assicuro che non lo molla, signore”.
“La capisco ma, mi perdoni, a questo punto devo salutarla, c’è qualcos’altro che posso fare per lei?”
“Grazie del suo tempo, signore, le farò sapere e la saluto”.
“Anch’io a lei”.

Sir Ben Ainslie stringe la mano al CEO, esce dall’ufficio della City e prende l’ascensore. Il portiere dello stabile, da noi contattato, assicura che uno strano ghigno era dipinto sul volto del corpulento baronetto, gloria olimpica del Regno Unito, mentre attraversava un po’ ingobbito l’androne. Chi lo conosce bene assicura anche che Ben avrebbe preferito malmenare un fotografo o azzannare alla gola un finnista in una Medal Race olimpica piuttosto che tornare in quell’ufficio. Mentre usciva in strada, infine, c’è chi giura di averlo sentito pronunciare sottovoce la parola “Shit”.

 

Sydney, Australia- Clamoroso. Team Australia, il challenge of record, si ritira dalla 35th America’s Cup. L’annuncio, dato oggi dalla famiglia Oatley e dall’Hamilton Island Yacht Club, appare tanto più inaspettato dato che proprio Team Australia, di cui è direttore generale Iain Murray,  aveva elaborato in otto lunghi mesi di trattative il Protocollo per la prossima Coppa del 2017.

Il motivo? Dalle dichiarazioni di Bob Oatley, il magnate australiano di vini e resort turistici a capo del sindacato, appare chiaro che, nonostante le dichiarazioni di intenti di Oracle, la voce costi sia lievitata.

Bob Oatley con il figlio Sandy a Sydney
Bob Oatley con il figlio Sandy a Sydney

“La sfida è stata iniziata con la visione di negoziare un formato per la 35th America’s Cup che fosse sostenibile e che ponesse l’enfasi di nuovo sulle capacità veliche”, ha dichiarato Bob Oatley, “Ultimamente la nostra stima dei costi per competere è andata ben oltre le nostre attese iniziali e la nostra abilità di fare investimenti e altri supporti commerciali. Siamo davvero dispiaciuti che questo team di emergenti giovali velisti australiani (lo skipper era stato identificato in Mathew Belcher, oro olimpico di 470, Ndr) non possa competere per la Coppa”.

Russell Coutts, CEO di Oracle Team USDA,  si è detto “assai dispiaciuto della notizia, Eravamo molto eccitati dal fatto di avere una sfida australiana e dal fatto che stavamo pianificando di svolgere anche degli eventi delle AC World Series in Australia. Ora il nostro focus è di andare avanti con i team che hanno già presentato la loro sfida e con quelli che lo faranno entro l’8 agosto”.

La situazione degli altri sfidanti, a parte Luna Rossa Challenge e Artemis che a questo punto sono gli unici ad aver inviato la loro sfida nei termini del Protocollo (l’entry period scade l’8 agosto), appare quanto mai confusa e proprio la mancanza di una sede certa appare il problema maggiore per chi deve necessariamente trovare sponsor commerciali per sostenere la sfida, quindi chiunque a parte Oracle, Artemis che fanno capo a tycoon privati e in parte Luna Rossa, che si avvale della partnership con Prada da parte di Patrizio Bertelli.

Nel recente meeting di Los Angeles tra i potenziali sfidanti, erano infatti emerse insoddisfazioni per le due sedi finaliste nella selezione, San Diego e Bermuda. Lo stesso Ben Ainsle Racing avrebbe seri problemi in questo senso, potendo al momento contare solo su 30 milioni di euro del budget previsto. Proprio Ainslie ha dichiarato più volte che la difficoltà maggiore consiste proprio nel convincere potenziali sposnor su un eventoi che non si sa dove si svolgerà.

Caratteristiche proprie dell’America’s Cup che la gestione Oracle di Larry Ellison e Russell Coutts sta però ingigantendo, mettendo a rischio l’intera credibilità commerciale e sportiva dell’evento. Come si ricorderà, anche nella campagna per la Coppa 34 l’iniziale Challenger of Record, Mascalzone Latino, si ritirò una volta constatata l’insostenibilità economica del progetto.

Non è chiaro, a questo punto, chi subentrerà nel ruolo di challenger of record, se uno tra Luna Rossa Challenge o Artemis. Secondo prassi il ruolo dovrebbe spettare al secondo tra gli sfidanti in ordine cronologico.

Max Sirena, skipper di Luna Rossa, ha così commentato il ritiro di Team Australia: “La scorsa settimana tutti i team si sono incontrati a Los Angeles e la riunione è andata molto bene; si é trattato di un confronto costruttivo nel quale tutti hanno analizzato i diversi punti. La riunione si è svolta senza tensioni e quindi la recente decisione degli australiani ci ha colti di sorpresa. Comunque i nostri programmi non cambiano e andremo avanti come previsto; penso nei prossimi giorni avremo nuovamente un confronto con  gli altri team. E’ un peccato, ma alla fine nulla è cambiato: il nostro obiettivo rimane vincere la Coppa America.”

Cagliari- Mentre è atteso per questa settimana un primo annuncio sulla sede della 35th America’s Cup (Chicago pare in pole position, con Bermuda e San Diego di rincorsa), prosegue a Cagliari l’allenamento del team Luna Rossa a bordo dell’AC45 Luna Rossa Piranha, modificato nelle appendici (derive e timoni).

Luna Rossa Piranha AC45 vola in foiling a Cagliari. Foto Borlenghi
Luna Rossa Piranha AC45 vola in foiling a Cagliari. Foto Borlenghi

Lo skipper di Luna Rossa Max Sirena ha commentato sabato: “Quanto sperimentato oggi è un ottimo inizio; con vento tra 8 e 15 nodi abbiamo navigato in assetto sui foil sia di bolina che di poppa, mantenendo una media di velocità che non ci saremmo aspettati al secondo giorno di navigazione. Stiamo lavorando molto anche sulle manovre, in particolare sulle strambate sui foil e sull’assetto sulla barca.”

Al timone c’era Chris Draper.

La gallery di Carlo Borlenghi:

www.lunarossachallenge.com

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