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Taranto- Continuano le operazioni di supporto della Marina Militare per combattere e reprimere il fenomeno della pirateria. Dopo il caccia Mimbelli, impegnato dal febbraio scorso nel Corno d’Africa, ora tocca a un’altra nave battente bandiera italiana. Si tratta del caccia Andrea Doria che domani mattina salperà dalla Stazione Navale Mar Grande di Taranto per prendere parte all’operazione “Atalanta”  per il contrasto alla pirateria e dirigere alla volta di Gibuti dove il prossimo 6 agosto il contrammiraglio Jürgen Zur Mühlen della Marina tedesca cederà il comando dell’operazione al contrammiraglio Guido Rando della Marina Militare italiana.

Il Cacciatorpediniere DDG Andrea DORIA (D553) appartiene alla classe di Unità Navali denominata Orizzonte. Concepita per essere impiegata principalmente nell’ambito della difesa aerea, è in gradi di assolvere numerose tipologie di missione fra le quali spiccano la protezione di formazioni navali e di convogli, il contrasto a unità subacquee e di superficie, il concorso ad operazioni anfibie, il controllo del traffico mercantile e l’impiego in missioni a carattere umanitario/sanitario
Il Cacciatorpediniere DDG Andrea DORIA (D553) appartiene alla classe di Unità Navali denominata Orizzonte. Concepita per essere impiegata principalmente nell’ambito della difesa aerea, è in gradi di assolvere numerose tipologie di missione fra le quali spiccano la protezione di formazioni navali e di convogli, il contrasto a unità subacquee e di superficie, il concorso ad operazioni anfibie, il controllo del traffico mercantile e l’impiego in missioni a carattere umanitario/sanitario

La cerimonia vedrà l’Italia assumere per la terza volta il Comando dell’operazione Atalanta da quando, nel dicembre 2008, fu approvata dal Consiglio dell’Unione Europea per contrastare il fenomeno dilagante della pirateria marittima. Quale Force Commander della Task Force 465, al momento composta da quattro fregate (una olandese, due spagnole e una tedesca) nonché da una rifornitrice di squadra tedesca, l’ammiraglio  si avvarrà di uno staff internazionale formato da 34 ufficiali e sottufficiali appartenenti a dodici differenti nazioni (Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Olanda, Portogallo, Romania, Serbia e Spagna).

Nave Doria, sotto il Comando del capitano di vascello Gianfranco Annunziata, imbarca un equipaggio di 208 tra uomini e donne comprensivo dei team specialistici della Brigata Marina San Marco, del Gruppo Operativo Subacquei e della Sezione Elicotteri, che disporrà di un elicottero EH 101.

Sul versante della ricerca scientifica la Marina Militare, in collaborazione con i ricercatori del Centro Ricerche Ambiente Marino dell’ENEA di S. Teresa (La Spezia) hanno scoperto formazioni di coralli bianchi vivi appartenenti alla specie Madrepora oculata a 560 metri di profondità nei fondali davanti Punta Mesco alle Cinque Terre.

L’attività di ricerca è stata condotta a bordo di nave “Leonardo”, unità polivalente di ricerca costiera della Marina Militare, con l’impiego del Remoted Operative Vehicle (ROV) “Pegaso” del Gruppo Operativo Subacquei del Comando Subacquei ed Incursori.

Una formazione di corallo bianco
Una formazione di corallo bianco

ENEA e Marina Militare collaborano al progetto di ricerca dei coralli bianchi di profondità da ottobre 2013. Durante questa fase le prospezioni geofisiche sono state svolte a bordo delle navi idrografiche “Magnaghi” e “Aretusa” e le indagini sono state dirette con ROV “Pluto Gigas”  – in dotazione al cacciamine “Milazzo” del Comando delle Forze di Contromisure Mine della Marina Militare –  che ha permesso di identificare l’area dove sono stati rinvenuti i banchi di corallo bianco.

Oltre ad aggiornare la distribuzione dei coralli bianchi nei mari italiani, tale ritrovamento offre un punto di partenza per ulteriori indagini nell’area, dove sono state segnalate altre formazioni madreporiche, e pone le basi per l’identificazione di appropriate misure di salvaguardia di questi ecosistemi di elevata biodiversità ma molto vulnerabili.

I coralli bianchi possono essere paragonati a delle vere e proprie oasi nel deserto, in quanto offrono riparo e alimentazione a molte specie. Si è infatti stimato che i reef di coralli bianchi ospitino una diversità biologica tre volte più elevata di quella dell’ambiente circostante. La scoperta di questi ecosistemi, così peculiari e punti focali di biodiversità negli fondi batiali, permetterà alla comunità scientifica di aggiornare i programmi di ricerca nazionali ed europei sul corallo bianco e alla Marina di confermare le capacità dual-use delle sue componenti operative.

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