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Lampedusa- Si svolge domani, venerdì 25 luglio, la prima “veleggiata per i diritti umani”. Nell’occasione le attiviste e gli attivisti che stanno partecipando al campo per i diritti umani di Amnesty International Italia a Lampedusa chiederanno ai leader dell’Unione europea di rispettare i diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e fermare le sempre piu’ numerose morti in mare.

La “veleggiata per i diritti umani”, organizzata in collaborazione con la Lega Navale italiana – sezione di Lampedusa e Linosa, animata da Anna Sargenti, rientra nell’ambito della campagna “Sos Europa: prima le persone, poi le frontiere” di Amnesty International.

Cala Pisana, a Lampedusa, sede dell'evento di Amnesty International
Cala Pisana, a Lampedusa, sede dell’evento di Amnesty International

La Veleggiata inizierà alle 10, nelle acque di fronte al molo di Cala Pisana, con una serie di attività educative sui diritti dei migranti e dei rifugiati rivolte a bambine e bambini della scuola di vela della Lega navale italiana – sezione di Lampedusa e Linosa e proseguirà con una mobilitazione in mare e in spiaggia che coinvolgerà gli attivisti in un confronto simbolico con i leader europei per chiedere che le persone vengano prima delle frontiere.

Derive, tavole a vela e catamarani affronteranno un percorso a bastone tra due boe. I cabinati invece faranno una veleggiata costiera con boa di disimpegno antistante Cala Pisana con ritorno a Cala Pisana. Seguiranno le premiazioni dei vincitori di ciascuna categoria.

Nel corso della giornata, verranno raccolte firme per l’appello che chiede ai leader europei il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Saranno coinvolti anche bambine e bambini, che scriveranno il loro messaggio su una vela e lo firmeranno con le impronte delle mani.

Con questa mobilitazione, Amnesty International Italia vuole mandare un messaggio forte e chiaro: non si può più restare in silenzio di fronte alla continua perdita di vite umane in mare nella totale indifferenza degli stati membri dell’Ue.

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Negli ultimi mesi, Amnesty International ha ripetutamente chiesto ai governi dell’Ue di rafforzare le attività di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo. Mentre lo sforzo intrapreso dall’Italia con l’operazione “Mare nostrum” va apprezzato, è chiaro che rafforzare le attività di ricerca e soccorso in mare può essere fatto efficacemente solo attraverso un’azione congiunta cui tutti gli stati membri dell’Ue devono contribuire.

Oltre 60 attivisti stanno prendendo parte al quarto campo sui diritti umani organizzato da Amnesty International Italia a Lampedusa per chiedere ai leader dell’Unione europea di fare tutto ciò che è in loro potere affinché siano evitate morti in mare e per chiedere la protezione della vita e dei diritti dei migranti e dei rifugiati alla frontiera europea. Al campo di Lampedusa prendono parte anche Hussain Majid e Said Ismal Yaccub, due rifugiati della Nigeria e del Camerun approdati a Lampedusa nel 2011 dopo un viaggio in mare dalla Libia.

http://campi.amnesty.it/2014/?cat=3

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