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Pescara- Riceviamo e pubblichiamo con piacere il racconto della veleggiata di un nostro lettore, Vincenzo della Rovere, compiuta la scorsa estate a bordo del suo Hobie Cat 16 da Pescara fino a Termoli e ritorno.

“Quando nell’agosto 2012 decisi di acquistare con la mia compagna Laura il nostro primo Hobie Cat 16, non avrei mai immaginato che il mare potesse regalarci un’esperienza cosi straordinaria.

Esattamente un anno fa, durante il mese di luglio, abbiamo preso parte alla prima edizione del Raid dei Saraceni, una veleggiata di circa 20 miglia con bivacco in spiaggia. Proprio durante questa manifestazione è nata in me la voglia di partire con il catamarano all’avventura e, dopo 12 mesi circa, sono riuscito a realizzare il mio progetto.

Vincenzo della Rovere e la compagna Laura sono pronti per la veleggiata che li porterà in quattro giorni da Pescara a Termoli e ritorno
Vincenzo della Rovere e la compagna Laura sono pronti per la veleggiata che li porterà in quattro giorni da Pescara a Termoli e ritorno

Martedi 19 agosto 2014, dopo due giorni di preparativi, alle 12:30 lasciamo la spiaggia di Pescara spinti da una leggera brezza da NE, diretti a Sud. Non abbiamo fatto grossi programmi, sappiamo solo che tra quattro giorni dovremo essere di nuovo a casa, quindi, con le prue rivolte verso meridione e il paranco cazzato cominciamo a macinare miglia. Le prime ore di navigazione vanno via veloci, anche perché una coppia di amici ha deciso di scortarci” nella nostra piccola impresa per alcune miglia. Superata Ortona (punto di arrivo del raid del 2013) gli altri tornano indietro e noi ci ritroviamo a solcare acque per noi sconosciute. Avrò attraversato quei luoghi via terra con qualsiasi mezzo (auto, moto, bici), ma guardarli dalla prospettiva che ci regala il nostro Hobiecat li rende nuovi e affascinanti. Il panorama è quello tipico della costa abruzzese con colline basse a ridosso del litorale e il massiccio della Maiella a fare costantemente da sfondo.

Tra una pizzetta e un po’ di frutta il tempo passa tranquillo; di tanto in tanto affianchiamo delle grosse barche d’altura lente nel loro cammino, altre volte restiamo in balia delle onde di qualche diportista. Durante la nostra tranquilla veleggiata costeggiamo anche l’eremo d’Annunziano, splendido promontorio dove il Vate sul finire dell’800 soggiornò con la sua amata Barbara Leoni e vi compose il celebre “Trionfo della morte”.

Superati i paesi di San Vito e Fossacesia, quando ormai stiamo pianificando dove trascorrere la prima notte, il vento cessa di colpo. Siamo stati imprudenti e ci ritroviamo a quasi un miglio dalla riva senza più “benzina”. Laura passa al timone e io scendo in sala macchina per azionare il motore ausiliario: i remi! Dopo circa trenta minuti di voga, alle 19:00 giungiamo a Torino di Sangro Stazione e lì troviamo ad attenderci una bella spiaggia di ciottoli. Amareggiato per la triste scoperta (poveri scafi!) mi stavo convincendo che in fin dei conti un po’ di pietruzze non avrebbero potuto danneggiare seriamente la barca, quando un canoista, profondo conoscitore del posto, ci indica la presenza di una spiaggia di sabbia a circa 1 km da noi. Riprendo i remi e mi rimetto a remare. Per quanto sia stato faticoso devo ammettere che è stato bello passare a pochi metri dalla riva in un posto inaccessibile dalla terraferma con il sole pronto a fare capolino, ma senza avere alcuna fretta di arrivare.

In spiaggia al tramonto l'Hobie 16 veniva atrezzato con una tenda per trascorrere la notte sotto un cielo stellato
In spiaggia al tramonto l’Hobie 16 veniva atrezzato con una tenda per trascorrere la notte sotto un cielo stellato

Finalmente giungiamo a Le Morge e dopo un rapido screening della costa decidiamo di tirare la barca a secco in un punto. Nella penombra scarichiamo l’attrezzatura e montiamo la tenda direttamente sul trampolino dell’Hobie. Quando il bivacco è pronto, una colonna di fumo bianco accompagnata da un odore inconfondibile ci dice che la nostra cena è servita: il caso ha voluto che nei pressi della nostra postazione ci sia un piccolo ristorante dove servono degli arrostici deliziosi, il Chiosco di Heidi. Per chi non li conoscesse gli arrostici sono degli spiedini di ovino cotti sulla brace e stanno all’abruzzese come la polenta sta a un padano. Gran finale di serata e alle 23:00 dritti a nanna sotto il cielo stellato.

Ore 5:50 del secondo giorno. La sveglia in tenda si sa, è naturale. Alle prime luci del mattino quando la natura si risveglia, si attivano anche gli addetti alla pulizia delle spiagge che con il delicato suono dei loro trattorini interrompono il nostro sonno permettendoci di assistere a un’alba fantastica. Dopo una notte ventosa a causa della termica che da queste parti è molto forte, lasciamo Le Morge alle 9:00 con un debolissimo vento di Levante. Impieghiamo quasi tre ore per percorrere le poche miglia che ci separano da Punta Aderci, nota spiaggia nell’omonima Riserva Naturale; vorremmo fare una sosta, ma sia dentro che fuori l’acqua, il posto brulica di persone (alla faccia della riserva), quindi decidiamo di proseguire e di passare il Faro di Punta Penna.

I fari mi hanno sempre affascinato e superarne uno da così vicino mi mette anche un po’ in soggezione; la terra ferma in questo tratto sembra non voler cedere al mare e prova a trafiggerlo con un istmo lungo e stretto sormontato dal monolite lampeggiante. Scapolata la Penna che rappresenta anche l’imbocco del porto di Vasto, si apre davanti a noi un golfo immenso. Dal nostro 16 piedi ammiriamo la costa vastese selvaggia da un lato e piena di vita nella parte commerciale.

Uno scatto in navigazione. La veleggiata è proceduta tranquilla. Nei pressi di Termoli si è alzato un vento sui 15 nodi
Uno scatto in navigazione. La veleggiata è proceduta tranquilla. Nei pressi di Termoli si è alzato un vento sui 15 nodi

Continuiamo il nostro cammino e a poco a poco la sagoma di una città appare all’orizzonte: Termoli. Ci avviciniamo lentamente a 4 nodi di velocità media e se non fosse per una grossa tartaruga, che decide di sbucarci a pochi metri per riprendere fiato, la mattinata continuerebbe senza altri spunti di rilievo. A un tratto Eolo decide di farci uno scherzo: il vento gira a Scirocco e sale repentinamente d’intensità. Ci vestiamo in tutta fretta e in men che non si dica ci ritroviamo al doppio trapezio con
la barca carica, contro un’ondina formata e 15 nodi d’aria. Passiamo più di un ora a bordeggiare per risalire il vento e quando arriviamo a Termoli non sappiamo se superarla o meno: al di là del porto troveremmo sicuramente più onda e più aria ad aspettarci e dal momento che la notte abbiamo dormito pochissimo e cominciamo ad essere stanchi, decidiamo di fermarci.

Troviamo una corsia di lancio e raggiungiamo la spiaggia contenti e soddisfatti: abbiamo percorso 54 miglia in due giorni e per questa volta possono bastare, domani si farà dietro front. Dopo aver fronteggiato la solita folla di curiosi pronta a fare mille domande, montiamo la nostra casa al mare” e, vista la vicinanza al paese, decidiamo di andare a visitarlo. Il borgo Vecchio di Termoli ci lascia di stucco; abituati a vedere questa città solo come il porto d’imbarco per le isole Tremiti, mai avremmo immaginato di trovare cosi tanta storia tra i suoi vicoli. Strade che si intrecciano le une alle altre, prima larghe poi strette, porte delle case aperte come una volta, con tanto di vecchiette sedute sull’uscio; poi la passeggiata che corre lungo le mura a strapiombo sul mare ci regala un tramonto mozzafiato che tutti i turisti si affannano ad immortalare.

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L’indomani mattina alle 9:00 in punto Laura ed io siamo di nuovo in mare; questa volta la solita bava di vento la prendiamo al traverso e molto lentamente ci mettiamo sulla via del ritorno. Dopo alcune miglia percorse a poco più di 2 nodi, il vento comincia a salire; con grande gaudio ci vestiamo di tutto punto e abbiamo appena il tempo di indossare i trapezi che ci ritroviamo “appesi” fuori a navigare verso Vasto. Divertita Laura decide di prendere il comando della barca e dopo qualche bordo di bolina facciamo l’inchino al faro del giorno prima , quello di Punta Penna.

Navighiamo veloci e soprattutto dritti a casa col vento di nuovo al traverso. In poche ore percorriamo più di 30 miglia e alle 16:30 siamo già ad Ortona. Potremmo tentare il rientro a Pescara, ma gli amici dal rimessaggio ci dicono che lì il vento sta calando e non vorrei estrarre un’altra volta i remi dalla loro sacca, quindi spiaggiamo al lido dei Saraceni. Nel posto dove il nostro progetto è nato trascorriamo una piacevolissima serata in compagnia di amici velisti tra portate di pesce e vino bianco ghiacciato.

Una folla di bagnanti attorno al catamarano. Per Vincenzo e Laura un motivo in più per riprendere subito il largo
Una folla di bagnanti attorno al catamarano. Per Vincenzo e Laura un motivo in più per riprendere subito il largo

Il quarto giorno troviamo vento fin dalle prime ore del mattino e a mezzogiorno navighiamo già sulle acque antistanti la nostra città. Dopo il ricongiungimento con la mitica “scorta” decidiamo di rientrare al circolo dove ad attenderci troviamo tanti amici. Siamo frastornati, stanchi, ma anche un po’ disorientati dal caos della spiaggia d’agosto tanto che io e Laura ci guardiamo negli occhi ed all’unisono esclamiamo: ripartiamo!

Sono stati quattro giorni fantastici di mare e vento, di avventura ed emozioni, 100 miglia vissute in simbiosi con il nostro catamarano nel vero stile della Hobie Way Of Life!

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