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Cannes, Francia- Saranno la Costa Azzurra e la croisette, sarà il rinnovamento anche nel nome, “Yachting Festival”, ma sicuramente la settimana del Salone di Cannes ha ridato serenità e qualche sorriso a operatori e appassionati. Per la prima volta si comincia a respirare un’aria di cauto ottimismo o perlomeno di fiducia in un cambiamento di direzione ed in una ritrovata vitalità del settore nautico.

Tra le barche esposte al primo posto c’è il Paese ospitante, ovvero la Francia, con circa 180 espositori (80 barche esposte), seguita a ruota dalla nostra cantieristica con poco meno di 110 espositori (circa 60 barche in esposizione), e a seguire gli altri Paesi europei (Gran Bretagna, Spagna, Germania, Polonia) e la partecipazione sempre più crescente di espositori internazionali (Stati Uniti) o di Paesi emergenti (Russia, Emirati Arabi, Turchia). Da sottolineare circa 150 premiere mondiali tra cui molte in nomination per l’European Yacht of the Year.

Grande successo per la 37esima edizione dello Yachting Festival di Cannes. Le prime impressioni sono di una nautica e di una cantieristica che sta ritrovando sé stessa e la strada da percorrere per reagire alla crisi
Grande successo per la 37esima edizione dello Yachting Festival di Cannes. Le prime impressioni sono di una nautica e di una cantieristica che sta ritrovando sé stessa e la strada da percorrere per reagire alla crisi

Dunque numeri confortanti che possono rappresentare uno stimolo anche per la nautica italiana e determinare un flusso di riavvicinamento e riscoperta del Salone Nautico Internazionale di Genova che aprirà i battenti il primo di ottobre, con tante attese novità organizzative.

Ma veniamo alla barche a vela e al loro stato di evoluzione.

Gli interni.  E’ soprattutto in questa direzione che si evidenzia lo sforzo maggiore dei cantieri con un comune denominatore: dare al cliente ambienti più ariosi, configurabili negli spazi  e personalizzati sia nella scelta dei colori sia attraverso sorprendenti soluzioni stilistiche.

Potremmo dire che la tendenza è supportata da alcune scelte progettuali, già in atto da qualche anno, quali il mantenimento del baglio massimo fino a estrema poppa o le carene a spigolo di derivazione oceanica che per i puri cruiser hanno garantito, almeno in termini di spazio, soluzioni di arredo interno più ampie e ariose.

I cantieri si sono poi concentrati su una maggiore qualità costruttiva degli arredi e delle soluzioni stilistiche, ma al contempo funzionali alle esigenze dei diportisti. I grandi gruppi, come Bénéteau o Jeanneau, hanno affiancato team di progettisti di esterni e art designer o i sono affidati a società di lunga esperienza  progettuale (come lo studio Nauta), altri hanno convinto a collaborare interior designer provenienti da tutt’altri  contesti tradizionali al fine di deliziare l’armatore e i suoi ospiti con soluzioni creative e di ricerca di materiali  pregiati , già visti in contesti abitativi.

Il taglio del nastro compiuto da Madame Bénéteau. e proprio il cantiere farncese si è dimostrato con i suoi nuovi Oceanis di innovare più di tutti per quanto riguarda gli interni
Il taglio del nastro compiuto da Madame Bénéteau. e proprio il cantiere farncese si è dimostrato con i suoi nuovi Oceanis di innovare più di tutti per quanto riguarda gli interni

Nuove strade. Si assiste con sempre maggior evidenza al ritorno di storici orientamenti progettuali, che credevamo perduti, volti al piacere della navigazione, anche su lunghe percorrenze, in piena comodità e semplicità di manovra.
Nonostante valga per tutti una maggiore attenzione al miglioramento della qualità e delle personalizzazioni degli interni secondo i gusti di una clientela sempre più esigente, sembra infatti accentuarsi  sempre più la separazione tra la grande produzione di massa, magari rivolta al charter, che compete sul fronte di prezzi e sconti al ribasso, rispetto a quei cantieri  che scelgono e propongono strade finora inesplorate, diverse per deliziare cluster di clientela più matura ed esclusiva, capace di sfuggire ai dettami delle mode, in grado di apprezzare nuovi stili di vita a bordo, soluzioni costruttive al contempo estetiche e funzionali, senza compromessi, di una bellezza senza tempo.

Quei cantieri che rimangono a metà strada tra questi due estremi  rischiano di rimanere in mezzo al guado, da una parte non essere in grado di proporre offerte competitive in termini di prezzi per insufficienza di economie di scala produttive, dall’altra di non essere sufficientemente arditi nelle scelte stilistiche e creative da indirizzare e coinvolgere nuovi clienti.

Due esempi su tutti. Per quanto riguarda i monoscafi, l’Aureus XV Absolute, un 15 metri full-carbon, presenta due sole cabine corredate di bagno, tanto carbonio e pelle anche negli interni spaziosissimi, un locale tecnico di lavoro corredato di attrezzi e utensili per le riparazioni durante le lunghe navigazioni e  tante soluzioni tecnologiche da consentire la gestione automatica di tutte le manovre, così da condurre anche in solitario il fast cruiser. Altri fulgidi esempi di questa tipologia sono rappresentati dagli italiani ICE Yacht, Advanced Yachts, Mylius, Solaris…

Nel mercato dei multiscafi spicca il Set 625 della siracusana Set Marine che ha accolto tanti consensi grazie nuovi concept progettuali sia per gli esterni sia per gli interni. All’esterno linee decise, spigolose ma armonizzate nel contesto generale della grande imbarcazione , prue dall’andamento spezzato capaci di garantire notevoli prestazioni veliche. Gli interni, spaziosissimi e luminosissimi, con soluzioni progettuali diverse in ciascuna cabina, tutte dalle linee pulite ed essenziali ma rese armoniose e naturali dalla scelta mirata dei colori e dei loro accostamenti, al largo uso del raffinato bianco laccato per gli arredi, all’utilizzo di dettagli artistici della tradizione siciliana , quali la pietra lavica maiolicata decorata, per alcuni zone di arredo della enorme cabina armatoriale di ben 23 mq.

Le tendenze spingono pertanto nella direzione, già consolidata e classica per i paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti, di non rincorrere  a tutti i costi il numero massimo di cabine (se non per uso charteristico), ma favorire spazi più modulari, migliore ariosità e comodità degli ambienti, possibilità di ricavarne anche locali di lavoro.

Il Grand Soleil 46 LC, Long Cruise, pensato per conquistare il mercato nordico dei Blue Water Cruiser...ma secondo lo stile e la qualità del Made in Italy
Il Grand Soleil 46 LC, Long Cruise, pensato per conquistare il mercato nordico dei Blue Water Cruiser…ma secondo lo stile e la qualità del Made in Italy

Quest’ultima considerazione ci porta ad una ulteriore tendenza in atto, ovvero alla riscoperta del piacere delle lunghe navigazioni, in sicurezza e autonomia, anche fuori dai confini del Mediterraneo, in parte forse galvanizzata  anche dalle numerose offerte di regate oceaniche organizzate. E difatti in questo ultimo lasso di tempo è cresciuta l’offerta di blue water cruiser, barche robuste, sicure e capaci di autonomia e indipendenza da terra per lunghi periodi. Due le tipologie: o di impronta nordica, come il Boreal 52 o il Garcia Exploration di Jimmy Cornell, oppure con DNA più mediterraneo pur rimanendo adatte per il blue water cruising. Ed è il caso della novità Grand Soleil 46 LC.

Easy sailing e layout di coperta. Sicuramente la tendenza più rilevante e marcata perseguita da quasi tutti i cantieri: rendere facile ed estremamente semplice la conduzione dell’imbarcazione, riscoprendo anche in coperta maggiori spazi da dedicare al relax.

Questa tendenza è favorita da piano velico di prua dove è ormai consolidato il concetto di disporre di metrature veliche ridotte che consentano di armare fiocchi autoviranti (self-tacking),su rotaie poste a pruavia dell’albero.
Sempre a prua per barche di maggiori dimensioni è prevista la possibilità di avere ancore a scomparsa, ribaltabili elettricamente  nel loro apposito gavone, riducendo gli sforzi e al contempo migliorando l’estetica visiva. Ed è il caso del Solaris 72 Classic, la cui prova sarà pubblicata sul numero 313 di FareVela in edicola a ottobre.

All’albero un aiuto alle manovre è rappresentato dai “tensioning system” , sistemi molto utili per cazzare le drizze delle vele di prua e nel contempo render più pulita da cime la base dell’albero.(Jeanneau 64).

L'ammiraglia di Jeanneau prevede diverse soluzioni sia per gli interni sia per gli esterni. Nel rendering è visibile il rollbar, apprezzato in Nord Europa ma non tanto in Italia. Con il 64 il cantiere francese dimostra una certa vitalità nell'offerta di soluzioni votate al comfort, all'abitabilità e al piacere della conduzione anche in equipaggio ridotto
L’ammiraglia di Jeanneau prevede diverse soluzioni sia per gli interni sia per gli esterni. Nel rendering è visibile il rollbar, apprezzato in Nord Europa ma non tanto in Italia. Con il 64 il cantiere francese dimostra una certa vitalità nell’offerta di soluzioni votate al comfort, all’abitabilità e al piacere della conduzione anche in equipaggio ridotto

Scotte e cime spariscono, perché opportunamente incanalate sotto la coperta. Le si ritrovano ad estrema poppa, in corrispondenza del zona di timoneria. Il pozzetto, per uso crocieristico, è libero da scotta e trasto randa, dato l’uso sempre più frequente dei rollbar (vedi Beneteau 60, Jeanneau 64).

Il pozzetto si riappropria della propria funzione di relax, aumentando le proprie dimensioni a favore di panche e tavolini modulabili che possono essere trasformati  in enormi lettini prendisole.

Più a poppa, la zona dedicata alle manovre è distinta dalla zona relax. Sono sempre più presenti anche in imbarcazioni di medie dimensioni winch elettrici,  anche con comandi riportati sulla consolle delle timonerie. Dalla consolle si possono gestire elettricamente anche altre manovre quali la tensione del vang o del paterazzo.
Potremmo dire che la filosofia dell’easy  sailing è perseguita dai cantieri all’interno grazie allo sviluppo della domotica che  consente in un unico schermo di controllare livelli delle batterie, dei liquidi, del grado di luminosità, gli apparati secondari che non mancano più quali air conditioning e dissalatori.

Poppe e passerelle con sistemi idraulici si aprono elettricamente, così come elettricamente su apposite rotaie il tender esce dal suo enorme garage e viene posto in acqua. In pozzetto , a sorpresa, gavoni si aprono e  scoprono piccoli frigoferi, lavandini, e griglie per cucinare il pesce. (Beneteau 60, Jeanneau 64)

Nei multiscafi tutto ciò è ancora più evidente date le loro dimensioni. Il settore sta riscuotendo da anni un crescente interesse e potremmo dire che si stanno concretizzando  tre concept distinti di progettazione e orientamento alle esigenze della clientela:

a)    I classe crociera pura, categoria agguerritissima, in cui emergono Lagoon e Fontaine Pajot, ed il nuovo Bali  45 Catamaran (del gruppo Catana), con imbarcazioni votate al confort, velatura ridotta, pesanti, chiglie fisse  e con modeste prestazioni veliche, ma ricche di cabine (la prèmiere Saba 50, addirittura 6 cabine con bagno in 15 mt di catamarano)  e spesso dotate di enormi flying bridge.

b)    I catamarani performanti per le lunghe distanze, tra questi prèmiere  al salone l’Outremer 45, ed il Class 4 , un 14 m del neonato cantiere lettone  O-Yacht, scafi filanti, pesi concentrati in basso, spesso muniti di daggerboard e con velature importanti, per velocità assicurate in ogni condizione di mare.

c)    La terza categoria raccoglie imbarcazioni di maggior dimensione e qualità costruttiva, potremmo chiamarla la categoria luxury, per il prestigio e la raffinatezza delle loro linee e dei loro interni.
Il più titolato è senza alcun dubbio il cantiere polacco Sunreef, presente con il suo più piccolo, ma anche gettonato della gamma Sunreef 58, per poi salire di dimensione sia a vela che a motore.

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