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Alicante, Spagna- Sono di ritorno da Alicante, dove abbiamo svolto la prima sessione di test non distruttivi sulla flotta della Volvo Ocean Race e mi vengono in mente alcune riflessioni nate da un completo cambio di approccio da parte degli equipaggi.

Fino a pochi anni fa gli equipaggi e gli shore teas si arrabbiavano se durante un controllo scoprivamo un problema a qualsivoglia struttura, albero o appendice. Oggi sulla banchina della flotta Volvo i team sono quasi contenti se gliene troviamo anche quattro o cinque. Cosa è cambiato nel tempo?

Team Campos. Foto Muiña
Team Campos. Foto Muiña

Anni fa la barca con la quale si partiva per una regata oceanica era considerata alla stregua di un animale, tipo un cavallo o un bue da soma. Aveva un suo carattere, debolezze e punti forti, andava insomma capito a suo modo. L’equipaggio cercava di interpretare gli umori della barca e con essa conviveva. Le crepette qua e là nelle superfici erano alla stregua di rughe su di un viso segnato, i cigolii erano la voce della barca che ti diceva quanto stavi tirando e ogni colpo del fasciame sull’onda un colpo al cuore. Il passato è pieno di disalberamenti, danni più o meno grandi e purtroppo naufragi che nella maggior parte dei casi erano visti come gesta eroiche di avventure ai limiti dell’umano.

Oggi la barca è un mezzo, un puro strumento come; una forchetta, una bici o una macchina da corsa. Non si pretende di capirla, la si spreme e basta. Non ci si angoscia per i rumori, si spinge sull’acceleratore. Figuriamoci poi se la barca è one design… Mancando anche la personalizzazione e lo sviluppo del team ancora di più la barca viene privata dell’anima…

Però in cambio:

1.si sono abbassati i costi delle campagne oceaniche pur mantenendo altissimo il livello

2.la ricerca e la tecnica hanno potuto beneficiare del brainstorming di persone e team che prima erano avversari

3.un sacco di gente in più utilizzerà il feed back della flotta una volta finita la regata

4.vincerà il migliore

 

Abu Dhabi Ocean Racing, skipper Ian Walker, secondo alcuni potrebbe essere il favorito della VOR. Foto Tomlinson
Abu Dhabi Ocean Racing, skipper Ian Walker, secondo alcuni potrebbe essere il favorito della VOR. Foto Tomlinson

La QI ad Alicante

7 giorni di test per 4 persone, 280 ore passate a sondare, osservare e cercare di capire i segreti di questa nuova flotta di mostri oceanici. Questa la sintesi della settimana di NDT ad Alicante per il team della QI: Beltrando, Strobino, Bonfanti e Perotto.

A seguito dei test svolti in cantiere durante la costruzione dei singoli componenti il programma di monitoraggio della flotta prevede controlli sistematici durante tutte le tappe della regata e soprattutto il controllo “0” prima della partenza. Questo test permette di verificare se tra il varo e le prime miglia qualcosa si è mosso. Solitamente nelle grosse imbarcazioni in composito, le piccole sviste costruttive vengono alla luce entro i primi due mesi dal varo, si tratta di locali imperfezioni che hanno avuto bisogno di un po’ di “scossoni” per venire alla luce.

Questo test è il più difficile perché i difetti non sono strettamente correlati all’importanza dell’area in cui si trovano, per fare un esempio un componente non strutturale può scollarsi in seguito al susseguirsi di vibrazioni del pannello strutturale al quale il componente è incollato mentre il pannello resta intonso. Al contrario dopo la prima tappa le presenza di problematiche è proporzionale allo stress della zona in questione per cui per esempio, sarà più facile avere qualche problema nella zona tra la prua e l’albero rispetto alla zona poppiera. In parole povere al check “0” bisogna controllare tutto allo stesso modo, mentre nei successivi ci si focalizza sulle aree particolarmente stressate.

Il Boatyard, cioè lo shore team comune gestito dalla Volvo che garantisce assistenza di alto livello a tutti i team e allo stesso modo ha superato il test fin qui. Nick Bice, responsabile del boatyard, e Volvo hanno scelto i fornitori in seguito a una sorta di plebiscito dei team stessi, in modo da garantire il personale e le competenze che i team stessi avrebbero scelto. Questo approccio dovrebbe annullare o moderare critiche e polemiche dato che chi svolge le varie attività, dalla veleria all’elettronica, sono le stesse persone che erano in precedenza preferite dai vari skipper.

Sono curioso e ansioso di vedere finalmente regatare questa flotta.

www.volvooceanrace.com

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