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Lussinpiccolo, Croazia- Il 10 ottobre 1914, giusto un secolo fa, nasceva a Lussinpiccolo Agostino Straulino, il miglior velista e marinaio della storia d’Italia. Su FareVela di ottobre lo abbiamo ricordato con l’articolo di cui vedete qui sotto l’apertura e di cui riportiamo una parte del testo.

Straulino

Carismatico, ovvero colui che fonda la legittimità del suo potere in un’innata capacità di comando… La
lingua italiana spiega bene perchè a cent’anni dalla sua nascita e a dieci dalla sua scomparsa, avvenuta il 14 dicembre 2004 a Roma, Agostino Straulino è ancora, per chiunque vada per mare, Il comandante. Lui, semplicemente, è il miglior velista e marinaio della storia nautica italiana.

Chiunque nomini Straulino tradisce emozione, rispetto, senso del dovere e applicazione. Un’aura quasi
leggendaria, alimentata forse dal fatto che, a parte quello nel windsurf di Alessandra Sensini a Sydney
2000, l’Italia non vince un oro olimpico nella vela proprio da quel 28 luglio 1952. Baia di Haramaja, Helsinki, Agostino Straulino e Nico Rode, il suo manovratore come si diceva allora, conquistano l’oro olimpico nella classe Star precedendo gli americani Reid-Price e i portoghesi Mascaremhas-de Andrade.
E poi un altro argento nel 1956, quattro titoli mondiali (di quelli che contavano davvero, non come oggi
dove ci sono velisti che nel curriculum ne elencano a decine) di cui tre nella Star e uno nei 5.5 nel 1965, con tutto il Golfo di Napoli che lo celebrò quando era anche comandante dell’Amerigo Vespucci, ben dieci titoli europei con la Star, una One Ton Cup e una Giraglia con l’Ydra di Marina Spaccarelli Bulgari nel 1973.

Straulino sulla Star Merope III a Napoli per le Olimpiadi del 1960. Insieme a Carlo Rolandi, Straulino concluse quarto la sua quarta Olimpiade in Star. In precedenza aveva concluso quinto nel 1948, fu oro nel 1952 e argento nel 1956. A Tokyo 1964 fu quarto nei 5.5.
Straulino sulla Star Merope III a Napoli per le Olimpiadi del 1960. Insieme a Carlo Rolandi, Straulino concluse quarto la sua quarta Olimpiade in Star. In precedenza aveva concluso quinto nel 1948, fu oro nel 1952 e argento nel 1956. A Tokyo 1964 fu quarto nei 5.5.

Ma il mito Straulino, che vive sugli specchi di poppa di decine di barche a lui intitolate, nei ricordi di
chi ebbe il privilegio di conoscerlo, nella stima e nel rispetto per modi e toni da gentiluomo e ufficiale di
Marina, ha molto altro da raccontare. L’infanzia nella sua Lussino, isola di capitani, gli studi presso
il mitico Istituto Nautico di Lussinpiccolo, poi “il periodo più bello della mia vita fu quando mio padre
mi dette il permesso di navigare con una Passera istriana per due anni, da solo, lungo le isole della Dalmazia”, ci disse in una lunga intervista che avemmo l’onore di fargli nella sua austera ma garbata
casa a Prati, sul lungotevere Flaminio a Roma nel 1994. L’Accademia Navale e le prime regate sulle Stelle, iniziando da una sfida tra allievidi complemento ed effettivi quando si ritrovò al timone per puro caso, e poi “tutti quei movimenti di Guerra” del 36-39, che lo portano a rimanere in Marina e la successiva Guerra che affronta tra gli assaltatori del Gruppo Gamma partecipando anche alla storica azione di Gibilterra, fino al 1943 e alla scelta della parte giusta dalla quale stare, quella dell’Italia che voleva ripartire.

L’incidente nello sminamento del Golfo di Taranto che lo rese quasi cieco. L’inizio delle vittorie
in Star, con i Giochi di Londra 1948 (fu quinto, con non pochi rimpianti per una celebre e contestatissima protesta con il concorrente greco che testimoniò a suo sfavore e il disalberamento nell’ultima prova che a 200 metri dall’arrivo gli tolse l’Oro), l’Oro del 1952 con la mitica Merope 2958 e il successivo Argento del 1956 in Australia. Le tante vittorie in Star. La delusione di Napoli 1960, quando fu quarto. Poi il comando dell’Amerigo Vespucci con l’epica uscita a vela dal Mare Piccolo di Taranto, lo IOR, le crociere oceaniche con il Corsaro della Marina Militare che lo portarono fino alle Hawaii.

A ben vedere, però, più delle vittorie, il Comandante ci ha insegnato cose semplici ma forse più importanti. Il rispetto di sé e degli altri, l’impegno, la passione per il mare e per la vita, che poi sono la stessa cosa. “Mai fermarsi “, ci disse con ferma cortesia, “mai rinunciare, bisogna sempre muoversi, darsi da fare”.
E ancora: “Alcuni ufficiali vedevano lo sport come una cosa negativa sulla vita professionale. Invece lo
sport, la vela in particolare, per l’ufficiale di Marina è una cosa molto utile perché insegna ad andar
per mare. Quando c’è cattivo tempo per esempio, su una nave piccola saper prendere le onde, saper
adeguare la velocità è di capitale importanza. Oggi certo ci sono altri mezzi, potenti e veloci, ma se
non si è capaci di vedere il mare il mezzo non conta niente. Per questo scopo, la vela è unica, è utilissima”.
Lezione ricevuta, comandante, ed è facile capire perché ciò che davvero conta nella vita di un uomo, il ricordo che si lascia negli altri, lei se l’è davvero meritato.

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