SHARE

Alicante, Spagna- “In un modo o nell’altro la Volvo Ocean Race ti cambia la vita”. Se a dirlo è Ken Read, 53 anni, CEO di North Sails Group, veterano di tre edizioni del giro del mondo di cui le ultime due come skipper di Puma, c’è da crederci. Alla vigilia della partenza da Alicante della nuova edizione della Volvo Ocean Race, lo abbiamo raggiunto nella sua Newport, da dove sta guardando con interesse professionale, e non poco trasporto umano, le mosse dei sette team che tra due giorni partiranno per la prima tappa verso Cape Town.

Ken Read durante la VOR 2011-2012, in cui era skippeer di Puma Ocean Racing powered by BERG, terzo classificato finale. Foto Roman/VOR
Ken Read durante la VOR 2011-2012, in cui era skippeer di Puma Ocean Racing powered by BERG, terzo classificato finale. Foto Roman/VOR

North Technology Group è una parte attiva del giro del mondo. A North Sails, infatti, Knut Frostad e il management Volvo hanno commissionato le vele one design dei nuovi super-identici monotipi Volvo Ocean 65. L’affiliata Southers Spars ha prodotto gli alberi. Ed è da qui che parte la nostra conversazione. Un modo diretto per capire cosa sia davvero questa regata, che rappresenta il massimo punto d’unione immaginabile tra tecnologia, capacità tecniche, avventura, marineria e gestione manageriale che si possa concepire nella vela sportiva.

“La Volvo è molto diversa dalla Coppa America, a cui pure ho preso parte”, ci spiega Ken Read, “e per certi versi superiore: è un’esperienza che ti cambia la vita e mi ha aiutato molto a sviluppare le mie capacità manageriali, è così dura e complessa come si può immaginare. Devi avere a che fare con uno sponsor e non c’è modo di barare, devi portare risultati e per farlo devi poter contare su una squadra, con gli uomini giusti. Non puoi improvvisare quando devi attraersare gli oceani in regata e al punto uno della lista c’è anche il fatto che devi riportare tutti i ragazzi sani e salvi a casa. In Coppa è diverso (Read vi ha preso parte con Young America e con Dennis Conner in due edizioni su Stars & Stripoes, Ndr). Lì si tratta spesso di avere a che fare con un armatore che mette molti soldi nella campagna, e come tale vuole avere anche un’opinione, che a sua volta crea delle dinamiche politiche nella scelta degli uomini e delle tecnologie. Nella Volvo io ho avuto l’opportunità di avere a che fare con uno sponsor come Puma, che ci ha messo nelle condizioni di organizzare il meglio e quando devi girare il mondo il meglio significa imparare a fare le scelte giuste. Non vi sono compromessi o giochi di potere”.

Il Code 0 frazionato murato sul bompresso di Team Alvimedica. Foto Ross
Il Code 0 frazionato murato sul bompresso di Team Alvimedica. Foto Ross

North Sails ha fornito le vele ai VO65. Se ne possono imbarcare otto per tappa e ve ne sono solo altre quattro usabili in tutto il giro, nove mesi di regata dove si spinge 24 ore al giorno in tutte le condizioni possibili. “Da qui l’esigenza di coniugare tre aspetti, riduziuone del budget, affidabilità e prestazioni, totale one design”, ci spiega lo skipper di Newport, “La nostra esperienza specifica ci ha fatto risolvere facilmente il terzo punto, ovvero le vele dovevano essere assolutamente uguali per tutti e la nostra tecnologia del 3Di, con le vele che nascono da uno stampo, lo consente fin nei minimi dettagli. Per l’affidabilità non era semplice: ti devi domandare cosa è veloce ma anche cosa è resistente e duraturo? Prendiamo il code zero… ormai è una vela fondamentale, la si sua in bolikna con venti sotto i dieci nodi e al lasco con venti sui 20 nodi. Con 7-8 nodi mette in pensione i fiocchi J1, ma la si usa per scendere nel Vmg con vento medio-forte. Il che praticamente magari significa ricercare le massime prestazioni nelle condizioni estreme. Immaginate di passare con la stessa vela da 2 nodi a 30 nodi, magari nel giro di mezz’ora come spesso capita nella Volvo”.

I Volvo sono barche che passano da dover essere potenziate al massimo a dover essere depotenziate in pochi minuti e le vele devono rispondere a queste esigenze. “Come North Sails e North Technology Group abbiamo messo insieme l’esperienza di molte persone, le migliori professionalità e cerchiamo sempre di migliorare come azienda più che come personalità individuali e anche per queta commessa abbiamo agito così. Il risultato ci soddisfa e crediamo che i sette team abbiano a loro disposizione una sail inventory di grande affidabilità e prestazioni, adesso tocca a loro…”.

Ken Read al timone di Puma. Foto Ross
Ken Read al timone di Puma. Foto Ross

Già, il tono di Ken Read inizia a diventare contagioso mentre i grandi orizzonti della Volvo Ocean Race ne riscaldano la voce da manager del New England. Tanto che quasi par di capire che lui avrebbe scambiato volentieri un’altra vittoria dei suoi amatissimi Boston Red Sox alle World Series di baseball in cambio di “una vittoria con Puma nella mia Newport”. Il giro del mondo entra nel sangue ed, anche lui concorda con la definzione di altri skipper, “è al tempo stesso la migliore e peggiore navigazione che un velista possa desiderare e immaginare… Vivi dei momenti, nel Southern Ocean o nel Nord Atlantico in cui è così dura che ti chiedi ma cosa ci faccio io qui, desideri di arrivare a terra il prima possibile e ti dici mai più. Poi quando arrivi in porto e ripensi a quei momenti unici, al tuo equipaggio che lotta e porta la barca al massimo come un vero team, alle burrasche nel Mar della Cina, alle volate sulle onde verso Capo Horn, ai cieli e mari infiniti, al fatto che devi riuscire a restare tutto di un pezzo mentre plani a 30 nodi… non vedi l’ora di ripartire”.

“La Volvo Ocean Race è una lezione di vita. Una battaglia continua, 24 ore su 24, davvero dura in certi momenti ma tremendamente affascinante in altri. C’è ancora molta avventura, mari sconosciuti, i pirati, il Grande Sud la possibilità di arrivare in posti in cui mai avresti pensato”, continua Read.

Come per esempio Tristan da Cunha, la più remota isola del pianeta dove Ken Read e i suoi uomini finirono per cinque giorni nella scorsa edizione dopo aver disalberato nel Sud Atlantico. Come la ricorda? “Un’esperienza di vita unica, mai avrei pensato di passare cinque giorni in quel posto, eppure la ricchezza umana che trovammo, i dettagli di spirito del team, l’enormità dell’operazione logistica che ci aspettava, il fatto che avevamo appena disalberato nella prima tappa e che impiegammo quattro giorni per arrivare a Tristan, poi cinque sull’isola e altri per arrivare a Cape Town, sono un ricordo indelebile. Davvero, vi sembrerà strano ma visto con gli occhi di oggi se mi chiedessero avresti preferito non disalberare e non vedere mai quel mondo, avrei serie difficoltà a rispondere… Fu un’esperienza umana che non dimenticherò mai e che sono profondamente grato di aver vissuto”.

Ken Read osserva Tristan da Cunha durante la manovra di avvicinamento dopo il disalberamento nel Sud Atlantico. Foto Ross
Ken Read osserva Tristan da Cunha durante la manovra di avvicinamento dopo il disalberamento nel Sud Atlantico. Foto Ross

E per l’attuale edizione, Ken Read ha un favorito? “Beh, se facessi un nome automaticamete mi farei nemici gli altri sei (ride, Ndr). Posso dire che la regata sarà estremamente equilibrata e che credo che tutti i team abbiano una singola chance di vincere almeno una tappa. C’è un gruppo con più esperienza specifica, di cui fanno parte Team Brunel con Bekking, Mapfre con Iker Martinez, Abu Dhabi con Walker, Team Vestas con Nicholson. Ma anche Charles Chaudrelier, che fece molto bene con Groupama, su Team Dongfeng può far bene. Le ragazze di Team SCA sono una storia splendida e Team Alvimedica ha entusiasmo e imparerà molto nel corso del giro. Lo skipper Charlie Enright è stato a lungo qui in North e sta apprendendo molti aspetti decisivi, sta crescendo come è giusto che sia. Nella Volvo devi capire in fretta che tutto, ma davvero tutto, può rompersi in oceano a quei ritmi”.

La figura dello skipper della Volvo trascende la regata. Alla domanda su qual è il suo ricordo personale migliore, più sincero, Read risponde “se devo davvero dirlo è quando riporti tutti i ragazzi sani e salvi a casa e hai ottenuto il massimo rispetto dal gruppo e dagli altri. Questo è esattamente ciò che ti resta dentro, il tuo equipaggio, dopo che hai vissuto quella che indiscutibilmente è l’avventura di una vita”.

Ken Read al timone di Mar Mostro nel Mar della Cina. Foto Ross
Ken Read al timone di Mar Mostro nel Mar della Cina. Foto Ross

E della nuova Volvo Ocean Race che pensa Ken Read? “Devo dire che ho molto apprezzato lo sviluppo recente della regata. Knut Frostad e il management si sono trovati di fronte a scelte non facili e il tempo alla lunga ha giocato a favore della scelta del one design. Come North Technology Group siamo molto orgogliosi di aver messo a disposizione del progetto ciò che abbiamo imparato nelle ultime edizioni.

La rotta sarà complessa anche questa volta, con la prima tappa fino a Cape Town che è sempre importante, esci dal Mediterraneo e finalmente sei in oceano dove puoi portare al massimo i Volvo Ocean 65, poi risali fino ad Abu Dhabi che è sempre uno stopover molto ben organizzato. Il Mar della Cina è insidioso, e se penso a quella folle tappe di due edizioni fa…. Quest’anno la rotta arriva anche nella mia Newport, e confesso che mi sarebbe davvero piaciuto arrivare nel mio porto, a casa mia, su un Volvo”, conclude Ken Read, con uno sguardo che pare inseguire le onde verso un orizzonte infinito.

 

Il grande gennaker A3 su Team SCA durante la practice race. Foto Tognozzi
Il grande gennaker A3 su Team SCA durante la practice race. Foto Tognozzi

Le vele dei VO65

Realizzate nello stabilimento North Sails in Nevada e allestite nei loft di Vannes, in Francia, e in quello spagnolo, le vele dei VO65 sono in 3Di. Ogni team può usare 12 vele, di cui 8 portate a bordo in una tappa. A parte il gennaker rollabile A3 e il fiocco da tempesta, tutte le vele sono realizzate con laminati pre impregnati di fibre aramidiche nere in Twaron Aramid e Dyneema SK75 chiaro.

Sail Inventory:

Numero di vele: 11 + 1 pre-race storm jib (erano 17 vele + 3 fiocchi da tempesta sui VO70)
Vele a bordo: 7 + 1 storm jib Lçe vele sono tutte rollabvili a parte ovviamente la randa, il J1 e lo storm jib.

Upwind sail area: 468 m2 (mainsail e masthead Code 0) / 296 m2 (mainsail and biggest jib)
Downwind sail area: 578 m2 (mainsail e A3 gennaker)

1 x Mainsail
Sail area: 161.4 m²
Material: 3Di, 27000 dpi
Details: 3 reefing points, 6 battens
Use: At all times

La randa di Abu Dhabi oggi nel sail loft dello The Boatyard, l'area dello shore team condiviso. Foto Tognozzi
La randa di Abu Dhabi oggi nel sail loft dello The Boatyard, l’area dello shore team condiviso. Foto Tognozzi

1 x J1
Surface: 132 m²
Material: 23800 dpi
Use: bolina (8-15 nodi), al lasco.

1 x J2
Sail area: 86.6 m²
Material: 3Di, 32000 dpi
Use: 13-25 knots. Il J2 viene usato in bolina o al lasco all’interno dell’MHO o dell’A3.

1 x J3
Sail area: 44.5 m²
Material: 3Di, 32000 dpi
Details: Deployed with a roller furler with vertical leech battens.
Use: 22-35 knots.

1 x A3 (Gennaker)
Sail area: 420 m²
Material: Cuben fiber CN22/18
Details: Deployed with a roller furler.
Use: L’A3 è l’unica vela che si usa in poppa per navigare ad angoli di 120° o superiori.

1 x Fractional Code 0 (“FRO”)
Sail area: 235 m²,
Material: 3Di, 16800 dpi
Details: Hoisted to the hounds to increase reliability and improve compatibility between reaching sails. Sheets to the outrigger.
Use: L’FRO si usa in poppa quando c’è troppo vento per l’A3 o al lasco quando l’MHO è troppo grande.  Può essere usato anche in bolina con vento leggero.

1 x Masthead Code 0 (“MHO”)
Sail area: 305 m²
Material: 3Di, 13600 dpi
Details: —
Use: L’MHO si usa in bolina da o a 6 nodi o al lasco in condizioni moderate o anche in poppa con vento più forte.

1 x Pre-Race J4
Sail area: 29.7 m²
Material: paneled spectra S395
Details: —
Use: con più di 35 nodi. Si tratta dell’unico storm jib a disposizione e si usa anche come staysail.

I VO65 ad Alicante in bolina
I VO65 ad Alicante in bolina

www.northsails.com

www.volvooceanrace.com

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here