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Gran Canaria- Certo, ci hanno messo meno di Cristoforo Colombo che nel 1492 impiegò 12 giorni da Palos alle Canarie, ma i 5 giorni in cui la flotta della Volvo Ocean Race ha raggiunto le acque dell’arcipelago da Alicante non sono proprio un record. Il motivo deve essere ricercato nei venti leggeri di questi ultimi tre giorni, con i navigatori che sono statiu costretti a scendere lungo le coste del Marocco per sfruttare al meglio le termiche create dal deserto del Sahara. Niente di speciale, tra gli 8 e i 12 nodi ma più che sufficienti a spingere i Volvo 65 in un bordeggio di poppa con medie sulle 220 miglia al giorno.

Roberto Bermudez de Castro scruta la randa e il cielo per scoprire qualche segno di pressione su Azzam. Foto ADOR
Roberto Bermudez de Castro scruta la randa e il cielo per scoprire qualche segno di pressione su Azzam. Foto ADOR

Nel dubbio, poi, meglio restare con la flotta, proprio come si fa in una regata monotipo. Lo ha spiegato bene lo skipper di Abu Dhabi Ocean Racing Ian Walker: “Quando non ci ci capisce nulla, meglio restare in gruppo e nel vento.” E proprio Abu Dhabi Azzam si è conteso con i franco-cinesi (molto più franco, a dir la verità) di Team Dongfeng la leadership della tappa.

Per i lettori di FareVela ecco le prime note inviateci da Alberto Bolzan, da bordo di Team Alvimedica:

“I primi giorni di questa Volvo per me sono stati stupendi, sono molto felice di aver preso la decisione di essere qui, il gioco è bellissimo e vale tutti sacrifici che si devono sopportare. Lasciare Alicante è stato uno dei momenti più intensi della mia vita, ero molto concentrato, salutare la mia famiglia per rivederla a fine giugno non è stato per niente facile specialmente una volta mollati gli ormeggi, tutti gli equipaggi e tutti i familiari presenti erano incredibilmente commossi merito anche di una folla immensa fatta di persone venute a portarci un salute da ogni parte del mondo.

Alberto Bolzan al timone di Team Alvimedica. Foto Ross
Alberto Bolzan al timone di Team Alvimedica. Foto Ross

Tecnicamente la regata è il massimo delle mie aspettative, dopo giorni di battaglia serratissima siamo ancora tutti attaccati, come se stessimo facendo una regata costiera di poche miglia invece che una tappa della Volvo Ocean Race. Siamo tutti a vista e si stramba su salti di vento di 10 gradi, incredibile.. Abbiamo trovato ogni tipo di condizione e la classifica viene stravolta di continuo, da primi a ultimi ci sono passati tutti… Con le barche tutte uguali è veramente bello ma guai a perdere l’attimo, ogni metro perso bisogna recuperarlo e nessuno sembra regalare niente. Siamo felici delle performance e stiamo imparando ora dopo ora, comunque sia siamo qui a lottare per la testa del gruppo e non vogliamo inseguire, anzi. Per il momento posso dire che è una scuola senza paragoni, divertimeno assicurato e stanchezza a non finire”.

Determinazione a bordo di Dongfeng. Foto Riou
Determinazione a bordo di Dongfeng. Foto Riou

Alle 14:40 CET di oggi Charles Caudrelier e il suo team hanno strambato nuovamente per riportarsi vicino alla costa e mantengono la testa, con 5.484 miglia all’arrivo e 4,4 di vantaggio su Abu Dhabi. Terzo Mapfre a 7,1 miglia. Particolare curioso è che Caudrelier, skipper di Dongfeng, percorse questa stessa rotta, ma con esiti decisamente più negativi, nella prima tappa della scorsa edizione quando era a bordo di Groupama, destinato poi a vincere la Volvo.

Sara Hastreiter e Abby Ehler al grinding. Foto Halloran
Sara Hastreiter e Abby Ehler al grinding. Foto Halloran

La discesa lungo le coste del Sahara continuerà continuando nel bordeggio in poppa per tutta la giornata di oggi, ma pare ormai di intravedere i segni dell’Aliseo che da domani potrebbe consentire di “piegare” un po’ verso ovest nella discesa verso Capo Verde. Un Aliseo disteso, oltre i 10 nodi, è distante ancora circa 200 miglia, poco meno di una giornata di navigazione alle attuali medie, per cui si può immaginare che l’attuale coppia di testa potrebbe da domani allungare un po’, spezzando quell’incredibile equilibrio che si è visto sin dalla partenza. Ancora oggi, dopo cinque giorni completi di regata, la distanza tra la prima e l’ultima barca (al momento è Team SCA) è di sole 16,3 miglia.

“Si vira in continuazione, si cerca di entrare prima nel vento fresco. I momenti di riposo sono pochissimi”, racconta l’Onboard reporter di Abu Dhabi Ocean Racing Matt Knighton. “Ogni manovra prendeva almeno 20 minuti per spostare le diverse tonnellate di materiale, cibo, vele e acqua da un bordo all’altro. Dopo così tante virate e strambate, però, adesso ci si impiega solo 10 minuti. Il vento è leggero e il mare è calato, ma con la flotta così vicina nessuno può permettersi di dormire, sono condizioni quasi da Mediterraneo, non le migliori per navigare veloci, ma di certo la situazione è interessante e non ci si può permettere un attimo di tregua. Quando si va a riposare, si cerca di stare il più a prua possibile, per avere i pesi concentrati avanti.”

Turno di riposo a bordo di Alvimedica. Foto Ross
Turno di riposo a bordo di Alvimedica. Foto Ross

“Ieri abbiamo navigato di bolina per un tratto, ma non per tanto, poi il vento è calato molto e quindi abbiamo potuto mettere un po’ di ordine a bordo. Carlos (Hernández) ha potuto riposarsi un po’ visto che la notte scorsa ha preso un brutto colpo alla mascella, e adesso è di nuovo operativo. Ñeti, Nico e Anthony hanno riparato il fiocco frazionato e hanno fatto altri lavori sottocoperta. Quando il vento è calato quasi completamente, l’altra sera, abbiamo incrociato vicinissimi Team SCA, ci siamo salutati e augurati buona fortuna.” ha raccontato da bordo di MAPFRE l’Onboard reporter argentino Francisco Vignale.

Il video onboard di Mapfre:

Carlos Hernández, tuttavia non è stato il solo ad avere qualche problema fisico. Su Team Alvimedica dove è presente Alberto Bolzan, l’unico velista italiano di questa edizione del giro del mondo, l’Onboard reporter americano Amory Ross è scivolato e si è slogato una spalla, un problema che però ha risolto in pochi minuti. “Stavo scendendo dal tambuccio, in una mano la macchina fotografica e l’altra occupata a tenermi, ho perso l’equilibrio e sono caduto di peso su una spalla, è uscita di sede (lo fa spesso, è una vecchia ferita di quando giocavo a hockey). Ho salvato la macchina fotografica, ho rimesso a posto la spalla e non ho detto niente a nessuno”.

Tony Rae mostra la sua fasciatura a bordo di Team Vestas. Foto Carlin
Tony Rae mostra la sua fasciatura a bordo di Team Vestas. Foto Carlin

Il veterano Tony Rae, timoniere e trimmer su Team Vestas Wind ha invece svelato di avere un problema piuttosto serio alle costole, a causa di un incidente durante gli allenamenti pre-partenza, di cui non aveva parlato prima per non farlo sapere alla sua famiglia. Il forte velista neozelandese ha provveduto a una medicazione con fasciature e nastro, ma pensa che il suo apporto al lavoro di bordo sia un po’ compromesso. “Uso di più la parte sinistra del corpo che la destra, ma ce la farò. In queste situazioni non si può certo prendere un giorno di riposo e stare in cuccetta” ha detto, mentre il suo compagno di equipaggio, il danese Nicolai Sehested lo ha descritto così: “Gli potreste rompere 15 costole, e lui continuerebbe a spingere al massimo da mattina a sera”.

www.volvooceanrace.com

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