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Ha riscosso molto interesse la nuova avventura velica di Vittorio Malingri, che sta scendendo dal Maine verso i Caraibi con la sua nuova barca, un peschereccio-goletta dei Grandi Banchi. Ecco la seconda parte del suo racconto. Vittorio Malingri ci invierà i suoi coinvolgenti articoli a scadenze regolari, connessione permettendo, che pubblicheremo su farevela.net

Vittorio Malingri sulla sua nuova (si fa per dire) barca
Vittorio Malingri sulla sua nuova (si fa per dire) barca

Volevamo l’avventura?… e l’abbiamo avuta
Ieri pomeriggio verso le 5 pm andavamo a tutta forza al lasco. Randa due mani, randa di trinchetto piena, trinchetta. A un certo momento, a ciel sereno, è aumentato il vento da 19-20 a 25-28 abbondanti ma forse più. Mentre ero lio che pensavo il da farsi….BANG!! e saltata la sartia sopravento di poppa dell’albero di trinchetto.
Non essendo caduto l’albero, cosa che sarebbe successa su qualsiasi altra barca, abbiamo orzato ammainato le rande e strambato.
L’albero non è caduto perchè è incastrato tra la coperta e lo scafo, in modo solido, e le sartie sono solo un supporto per non farlo flettere troppo. Inoltre c’è l’altra sartia in linea che lo tiene lateralmente, e il marocchino che lo tiene sull’altro albero, il quale a sua volta ha una sartia alta acquartierata verso poppa, come quella che si è rotta sul trinchetto.

Time of Wonder nel Maine, prima della partenza. Foto Malingri
Time of Wonder nel Maine, prima della partenza. Foto Malingri

Il pezzo che ha ceduto è un cerchietto di inox, che dalla sartia sta attorno al pezzo di noce con tre fori che tiene la cima che fa da aridatoio.
Con andrea al timone, io e Roberto abbiamo messo un grillo grosso che ne tiene altri due e usati tutti e tre i tre per ripassare la cima. Tesato il tutto e alla via così. A scriverlo è attimo, a farlo un po meno, e lo spavento è stato grosso.

Ma non finisce qui. Nel frattempo il vento è aumentato a quasi 40 nodi, la barca va bene, ma senza randa rolla di brutto in modo brusco. Credo che avendo tolto gli alberi di legno, a favore di quelli di alluminio, andrebbe anche tolto un po’ di peso dalla chiglia.
Faremo… motopicco, mazzetta scalpello e via, Essendo la zavorra interna di cemento.
Insomma tutta la notte in fuga, in rotta. Frangenti a tutto spiano. belle onde a tratti 4 o 5 metri.
Poi stamattina… Bang!!. Un altra volta. Strambaaa cazzoo!!!Adesso la sartia in linea dell’albero maestro. Si vede che ha preso una strinata ieri ed era lì attaccata per miracolo.
Sto giro però: fine dei grilli. Ci sono un po di metri di dyneema scalzato da 8mm.

Impiombo un loop lo passo quadruplo attorno al solito pezzo di noce e sostituisco l’acciao rotto. Non è una riparazione di fortuna, è come le modificherò tutte. Anche perchè, se se ne sono rotte due anche le altre sei avranno i giorni contati.
Nella parte bassa, i pezzi di noce forato sono ataccati alle lande con un tondino doppio, che non ha saldature vicino all’occhiello, dove si sono rotti gli altri.
Secondo me, i pescatori di merluzzo (a’mfamoni fracichi) le facevano come le faccio io, oppure come ho visto al Museo di Mistic. O in cima o in ferro, e non le saldavano vicino alla piega e all’occhiello. Lì l’unica cosa che saldavano erano i conti… prima di andare a pesca per la stagione.

Vittorio Malingri al lavoro sul picco dell'albero di maestra
Vittorio Malingri al lavoro sul picco dell’albero di trinchetto

Anche questa è fatta. A adesso è sera, c’é stato il sole tutto il giorno, abbiamo issato la randa di trinchetto, e smesso di rollare. Con Andrea ho appena dato una mano ma continuamo a fare  7/8 nodi al traverso lasco, spesso 8/9 e sempre con la barca che va da sola. Barra bloccata.
Siamo stanchi, in tutto questo sono saltati i turni per via del lavori e poi perché timonare con quelle onde, con la bussola che si vede poco e la barra che si muove solo nella rollata sopravento, non è proprio uno scherzo da  ragazzi.

Andrea timona meglio, Roberto ha un po più di difficoltà. E vorrei vedere…  trovarsi lì da solo al buio con mare forza 8, frangenti, zero luna e stelle, alla barra di un peschereccio di 150 anni fa.
Allora è vero che li arruolavano nelle taverne ubriachi. Poi la mattina ti trovavi a pescare merluzzi… e la sera a timonare al freddo di una notte senza luna. Perchè tu non sai come si fa, ma la barca sì.
…e comunque noi abbiamo mangiato spezzatino con patate fatto in casa, come a casa.

Domani cala il vento, alla fine cercando pezzi utili a riparare ho scoperto un gavone nuovo. In uno nascosto, che ha trovato Robi due giorni fa, c’era una bottiglia di rhum, in quello che ho travato io: un bansigo, controranda e fisherman.

Alla via così, con le vele leggere non abbiamo paura di niente, anzi forse ci diamo alla guerra di corsa… passa la boccia dai.

Vittorio Malingri

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