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Roma- “L’industria nautica, in Italia, dà lavoro a oltre 18.000 persone, più della Fiat in Italia. Con l’indotto, il settore arriva a creare ben 80mila posti. Un Marina turistico genera complessivamente 90 posti di lavoro.”. A parlare è il senatore del Pd Raffaele Ranucci, relatore del disegno di legge delega per la riforma del codice della nautica. Da sempre in prima linea per difendere e rilanciare un settore messo in ginocchio da politiche poco lungimiranti, Raffaele Ranucci snocciola numeri per avvalorare la tesi secondo cui “la nautica italiana non è solo un patrimonio della cultura nazionale, un vanto dell’industria manifatturiera, un emblema del Made in Italy. Non è più un mondo lussuoso di cui fanno parte piccole elite, dato che appassiona oltre un milione di italiani. E’ una risorsa economica e occupazionale per il nostro Paese. E’ uno di quei pochi settori che ci vedono leader nel mondo e sui quali dobbiamo puntare”.

“La crisi ha colpito duramente la nautica in tutto il mondo. Però, mentre le aziende americane mostravano segni di ripresa già a fine 2010 e quelle nord europee nel 2011, le italiane ancora nel 2012 erano ben lontane dal riprendersi anche a causa dell’imposizione della tassa di soggiorno sulle acque marittime nazionali che ha fatto precipitare rovinosamente il comparto della nautica italiana. Finalmente, nel 2013 il governo Letta capisce che la visione della nautica come un fenomeno di lusso è profondamente errata. Ne coglie, invece, le opportunità occupazionali e dà un segnale concreto al mercato: abroga la tassa di possesso per le unità più piccole, lasciando immutata quella per le più grandi e gli yacht”, affonda il senatore del Partito Democratico.

Tassa-di-stazionamento-sulle-barche
“La delega al governo per la riforma del settore – spiega Ranucci – interviene sullo snellimento burocratico e amministrativo, piano fondamentale per ridare slancio al settore. Ma l’obiettivo deve essere ancora più ambizioso. Dovremmo puntare a fare del nostro Paese la base della nautica mondiale, facendo concorrenza agli inglesi, ai francesi e persino ai belgi. Il nostro bacino è particolarmente appetibile per i diportisti non comunitari. Navigano nelle nostre acque più di 44 giorni all’anno: non devono più andare in Costa Azzurra, Croazia, in Montenegro”.

“Rilanciamo il leasing nautico, risolviamo l’annoso contenzioso sull’aumento dei canoni demaniali anche alle concessioni marittime del diporto già in essere, che ha fatto saltare i business plan delle aziende e si è scaricato sulla clientela. Queste sono le priorità. Il gruppo del Partito democratico le persegue, nella consapevolezza che il mondo della nautica non è più un bene elitario. E’ un’opportunità immensa per creare occupazione e sviluppo economico nel nostro Paese”, conclude Ranucci.

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