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Cape Town, Sud Africa- Barba lunga di un mese, volto asciutto e scavato dal sale, molte miglia negli occhi e una gran voglia di toccar terra. Alberto Bolzan, l’unico italiano in regata in questa Volvo Ocean Race a bordo di Team Alvimedica, ha concluso al quinto posto la sua prima tappa alle 3:07 della scorsa notte a Cape Town. 26 giorni, 13 ore, 7 minuti e 38 secondi dopo aver lasciato Alicante, che ormai si trova 6.500 miglia “a nord”, Alberto Bolzan appare sempre più un marinaio-velista, con quel subdolo virus della Volvo Ocean Race che pian piano inizia a scavare nel suo Dna di regatante mediterraneo con voglia di imprese e grandi orizzonti. “Dopo 26 giorni di mare c’è una gran voglia di cose semplici, di rivedere le persone care o semplicemente anche di ritrovarsi in mezzo alla gente su una banchina perché la fuori, soprattutto nel Southern Ocean, fa freddo, è scomodo e vedi solo gli Albatros, quando ci sono… ma poi ti ricordi che sei lì in regata e vuoi tornarci per fare sempre meglio”.

Alberto Bolzan all'arrivo a Cape Town. Foto Ainhoa Sànchez
Alberto Bolzan all’arrivo a Cape Town. Foto Ainhoa Sànchez

Ecco, questa è la sintesi di questa grande regata, i cui dettagli il 31enne Alberto Bolzan ci racconta in questa intervista, realizzata tre ore dopo il suo arrivo all’ombra della Table Mountain di Cape Town.

FareVela Barca lunga di un mese da quello che vediamo, è stanco?

Alberto Bolzan Beh, barba di un mese fa… e anche doccia di un mese fa. Stanco non direi, non è stata una tappa con molto vento, se si eccettua una fase nel Southern Ocean, non è stata fisica più di tanto.

FV E a livello mentale?

AB Intensa, fino all’Equatore, dove non c’erano grandi insidie meteo di bonacce, siamo sempre stati tutti a vista nel giro di poche miglia e lì è stato molto bello, è un po’ come una grande regata a bastone che dura due settimane. Poi all’Equatore ci siamo parcheggiati, lì ognuno prende la sua nuvoletta che lo fa o fermare o partire e lì siamo stati particolarmente sfortunati a non agganciare il vento che per esempio ha trovato Vestas che era dietro di noi e che ci ha dato 200 miglia in tre giorni. Lì è stata la chiave della regata, chi è riuscito a staccare l’Equatore prima degli altri poi è stato imprendibile.

Alberto Bolzan al timone nei Quaranta Ruggenti. Foto Ross
Alberto Bolzan al timone nei Quaranta Ruggenti. Foto Ross

FV Quindi una conferma che siete tutti vicini?

AB Sì, il One Design porta a questo. Era nelle aspettative. Tutti spingono molto, chi era davanti lo ha fatto anche con il rischio di rompere. Noi lo abbiamo sempre fatto, tranne nelle ultime 24h dove abbiamo tirato un po’ il freno a mano perché non potevamo più riprendere quelli davanti e non potevano essere più ripresi da quelli dietro e quindi spingi un po’ meno, si fa per dire perché vai sempre a 20 nodi ma almeno non rischi di rompere e porti a casa la barca e il risultato. Adesso si pensa alla prossima tappa.

FV Per lei è stata la prima volta all’Equatore e nel Southern Ocean. Ci racconta?

AB Beh, il passaggio dell’Equatore era una novità per me, Charlie Enright e Mark Towill. Ovviamente i ragazzi esperti, quelli che l’avevano già fatto due o tre volte, ci hanno organizzato la cerimonia, molto divertente che avrete visto online. E’ stata una cosa molto simpatica, che capita una volta nella vita e che certamente ricorderò. Poi vai avanti e pensi alla regata.

Il Southern Ocean, invece, è un’esperienza notevole, diversa. Fa freddo, c’è sempre onda, per uno a cui piace quel tipo di vela è un clima diverso dal nostro. Non ha nulla a che fare con il Mediterraneo ed è un po’ dura da digerire, fa freddo e sei sempre bagnato ma è anche bello, vai veloce, ci sono i famosi reaching a oltre 20 nodi, esperienze nuove che fanno parte della Volvo.

Il video della cerimonia all’Equatore:

 

FV Abbiamo notato che tutte e sette le barche sono state prime almeno una volta e anche ultime. E’ davvero così equilibrata?

AB Sì, faccio un esempio, appena lasciata la costa del Sahara eravamo primi grazie a delle buone strambate sui salti di vento, poi fai un errore e ti ritrovi cinque miglia dietro e riprenderle è dura, se nessuno fa errori. Quando ci si allarga dalla flotta ovviamente si può perdere e guadagnare tanto, se qualcuno trova vento migliore. La differenza l’ha fatta comunque l’Equatore. Se pedi la nuvola, eravamo riusciti a riportarci sotto ma poi ci siamo ritrovati sotto una nuvola che ci ha parcheggiati per 12 ore e lì abbiamo perso tanto. Abbiamo recuperato poi un po’ al largo del Brasile ma ormai era tardi, si doveva andare solo dritto per dritto e non c’era nulla da fare.

Ancora in condizioni dure. Foto Ross
Ancora in condizioni dure. Foto Ross

FV Veniamo all’uomo Bolzan. 26 giorni di mare non li aveva mai fatti

AB Sì, la parte umana è ricchissima. Io ho sempre navigato tanto, anche da piccolo con i miei genitori mi era capitato di stare un mese di fila in barca ma esserci per regatare in oceano è ben diverso. 26 giorni senza mai toccare terra e scendere dalla barca non mi era mai capitato e quando sei in mezzo all’oceano non si vedono le navi, non si vedono gli altri, niente che non sia un’Albatros o qualche balena. Anche arrivare a Cape Town è stato un feeling nuovo, arrivare e mettere i piedi a terra dopo tanto tempo e adesso sono contento di essere a terra. Alla fine stare in mare è bello, una passione che ci accomuna, però non si può dire che la cosa più bella della vita sia stare al freddo, tutti bagnati e senza dormire… Siamo qui perchè è bello fare questa vregata. Ci sono tanti momenti in cui dici… “mammia mia ma cosa ci sto facendo qui”, poi vedi che l’altro ti ha guadagnato due miglia e vuoi andare a riprenderlo, viene fuori la grinta e vai avanti. E poi i giorni passano veloci, prendi il ritmo e pensi solo alla regata.

Alberto Bolzan in un "pranzo" sottocoperta. Foto Ross
Alberto Bolzan in un “pranzo” sottocoperta. Foto Ross

FV La prima cosa che ha fatto a terra?

AB E’ stato molto bello. Sfortunatamente la mia ragazza non è potuta venire a Cape Town, ma subito dopo essere arrivati all’ormeggio mi hanno passato Skype in mano e mi ha emozionato vedere subito chi ti è più vicino appena messo piede a terra. Poi la sensazione di camminare in mezzo alla gente in banchina è stata piacevole.

FV E Alvimedica? Siete soddisfatti?

AB Sì, abbiamo visto che quando eravamo vicini agli altri le prestazioni c’erano. Abbiamo fatto poi un paio di errori. Conta molto l’esperienza di chi l’ha già fatta, ricordarsi di come funzionano alcuni passaggi. Credo che siamo quelli che possono migliorare di più, a bordo c’è feeling e la velocità c’è. C’è ancora molta strada davanti.

FV E gli altri? Ian Walker? La sorpresa Dongfeng?

AB Secondo me Dongfeng è una delle barche più forti. Hanno velocità e se guardi chi hanno a bordo c’è molta esperienza, molti giri del mondo. Sono riusciti a fare un recupero incredibile e credo che siano loro i vincitori morali di questa tappa. Abu Dhabi, Brunel si sono confermati ma anche Vestas, Mapfre e le stesse ragazze di SCA sono veloci e tutto può accadere. Non vedo un favorito al cento per cento dopo la prima tappa.

FV Ha già visto il Sahara, Capo Verde, qualche altra isoletta nel mezzo, dal punto di vista dell’avventura cosa ci racconta?

AB E’ bellissimo. Approcciare Capo Verde con un panorama mozzafiato che ti lascia a bocca  aperta. Lo abbiamo passato con 25 nodi in poppa ed è stato bellissimo. Poi Fernando de Noronha, migliaia di delfini e flotte incredibili di balene. L’altro giorno abbiamo dovuto mollare le vele e metterci in piedi dalla prua a dire orza-poggia per evitare le balene come se fossero delle alghe. Sono emozioni che per chi viene dalle regate inshore sono davvero belle.

FV Programmi?

AB Ora volo in Italia qualche giorno a trovare la mia ragazza e poi di nuovo qui. La barca è a posto e ha bisogno solo della manutenzione ordinaria. Andiamo avanti.

Grazie Alberto e complimenti.

In precedenza, ieri mattina, era arrivato anche Team Vestas, quarto classificato, di cui riportiamo questa dichiarazione del trimmer italo-argentino Maciel Cicchetti:

Clamoroso esito della lotta per il sesto posto, con Team SCA che passa Mapfre a un paio di miglia dall’arrivo grazie alla scelta di portarsi al largo mentre gli spagnoli erano prigionieri del cono d’ombra di Table Mountain. Poi esasperante duello nella bonaccia e alla fine le ragazze che tagliano la linea d’arrivo all 12:37 di oggi. Mapfre chiude la flotta ed è il maggior deluso di questa prima tappa, con il binomio Iker Martinez-Michel Desjoyeaux che potrebbe aver bisogno di maggior amalgama.

Team SCA nelle ultime miglia
Team SCA nelle ultime miglia

Ordine di arrivo della Leg 1 da Alicante a Città del Capo:
1.Abu Dhabi Ocean Racing
11/05/14
15:10:44 UTC
25d 3h 10m 44s

2.Dongfeng Race Team
11/05/14
15:22:48 UTC
25d 3h 22m 48s

3.Team Brunel
11/05/14
19:33:25 UTC
25d 7h 33m 25s

4.Team Vestas Wind
11/06/14
12:48:47 UTC
26d 00h 48m 47s

5.Team Alvimedica
11/07/14
01:07:38 UTC

26d 13h 07m 38s

6.Team SCA
11/07/14
11:37:49 UTC
26d 23h 37m 49s

7.MAPFRE
11/07/14
12:47:32 UTC
27d 00h 47m 32s

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race:

1. Abu Dhabi Ocean Racing (EAU) – Skipper Ian Walker (GBR) – 1 punto

2. Dongfeng Race Team (Francia/Cina) – Skipper Charles Caudrelier (Francia) – 2 punti

3. Team Brunel (Olanda) – Skipper Bouwe Bekking (Olanda) – 3 punti

4. Team Vestas Wind (Danimarca) – Skipper Chris Nicholson (Australia) – 4 punti

5. Team Alvimedica (USA/Turchia) – Skipper Charlie Enright (USA) – 5 punti

6. Team SCA (Svezia) – Skipper Samantha Davies (GBR) – 6 punti

7. MAPFRE (Spagna) – Skipper Iker Martinez (Spagna) – 7 punti

Caroljin BRouwer con il figlio dopo l'arrivo a Cape Town
Caroljin BRouwer con il figlio dopo l’arrivo a Cape Town

 

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