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Bosa- Quando inizieremo ad avere un movimento più fluido, a sentire il nostro corpo che scivola nell’acqua, ad avere il pieno controllo del nostro spazio, del nostro fucile e delle nostre pinne senza creare rumori, allora saremo pronti per l’agguato.

In simbiosi con l’ambiente marino, essere acqua nell’acqua, sentirla scorrere dentro. Pur essendo bravi non saremo mai dei pesci, non è il nostro habitat. Ma qui entrano in gioco esperienza e astuzia. Prima di tutto bisogna individuare i possibili punti dove poter sorprendere le prede, che possono essere uno scoglio affiorante, una lingua di roccia che degrada sul fondo, un grosso panettone di grotto o anche una scogliera a picco.

Notare qualsiasi movimento, dove mangiano i pesci o da dove scappano. Non sarà tempo sprecato ma ci farà capire un po’ le abitudini e le zone hot. Quindi studieremo il fondale cercando di trovare un percorso per arrivare in zona senza essere sentiti o visti. Ci vuole pazienza e concentrazione perché non sempre andranno a buon esito.

L'agguato richiede pazienza e concentrazione perché non sempre avrà buon esito
L’agguato richiede pazienza e concentrazione perché non sempre avrà buon esito

Dobbiamo muoverci cauti e senza fretta, ogni momento può essere buono per scoccare il tiro. Il rumore del mare può occultare i nostri rumori anche se risulterà più difficile muoversi con un po’ di corrente. Non di rado l’agguato può concludersi vicino l’accesso di una tana dove i pesci entrano ed escono o rimangono a volteggiare sopra l’ingresso.

Oppure terminare con un piccolo aspetto può essere la carta vincente. Il mimetismo diventa superfluo e il fucile non deve essere ingombrante, ricordiamoci che fa parte della nostra figura. Fondamentale sono i pesi, l’assetto perfettamente neutro o leggermente negativo a seconda della batimetria in zona. Preda ambita: l’orata.

LA RICETTA

La fregola è prodotta per sfregamento della semola in un catino di coccio e poi tostata. Mettiamo un pentolino con acqua per il brodo con sedano, carota e cipolla. Puliamo il pesce e ricaviamo i due filetti, spina e testa nel brodo caldo. Pentola grande sul fuoco medio con filo d’olio, quando ben caldo mettiamo i filetti dal lato pelle. Prima di toglierli diamo una scottata dall’altro lato.

Fregola deriva dal latino “fricare” (sfregare), indicando lo sfregarsi delle femmine contro i sassi al momento di deporre le uova
Fregola deriva dal latino
“fricare” (sfregare), indicando lo sfregarsi delle femmine contro i
sassi al momento di deporre le uova

Cuciniamo i funghi tagliati a fettine nella stessa pentola con uno spicchio d’aglio e sale quanto basta. Quando l’acqua dei funghi è quasi consumata rosoliamo la fregola e lasciamo cucinare per qualche minuto senza far attaccare, se necessario aggiungere olio. Poi portare avanti la cottura con il brodo aggiungendone quando necessario.

Non rimanere mai senza brodo nel pentolino. A cottura quasi ultimata spegnere il fuoco. Aggiungere il mascarpone e qualche pezzo di orata, se necessario aggiustare con brodo e sale. Lasciare riposare qualche minuto. Guarnire il piatto con dell’ottima bottarga di muggine e crescione.

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