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Questa l’analisi della seconda tappa scritta da Mark Chisnell per B&G

Il vincitore del premio

Prima di tutto, congratulazioni a Pascal Bidegorry di Dongfeng Race Team, che si è aggiudicato il B&G Volvo Ocean Race Navigator’s Prize per il Leg 1. È stato giudicato il miglior navigatore per il primo leg dalla miglior giuria possibile – il suo gruppo di colleghi, i navigatori stessi.

Ovviamente, non possiamo poi non citare Ian Walker e il team di Abu Dhabi Ocean Racing per aver vinto tanto il primo leg, quanto la Cape Town In-Port race. Bel lavoro ragazzi.

Mike Sugden di B&G si congratula con Pascal Bidegorry per la vittoria
Mike Sugden di B&G si congratula con Pascal Bidegorry per la vittoria

Il percorso di gara

Per Pascal, Ian o chiunque altro non c’è tempo di adagiarsi sugli allori, il Leg 2 ha preso il via mercoledì pomeriggio. Si tratta di una tappa dura, un leg lungo e difficile dal punto di vista strategico, che va dall’Atlantico all’Oceano Indiano, dall’Emisfero Sud a quello Nord. E sarà differente da ogni regata precedente. Questa rotta verso Abu Dhabi è stata infatti introdotta soltanto nel 2011-12, e in quell’occasione le barche erano state spedite per parte del percorso – questa volta navigheranno invece ogni singolo miglio.

La rotta si dirige a sud di Cape Town per girare intorno a Capo di Buona Speranza, prima di dirigersi nuovamente a nord-est nell’Oceano Indiano. Ci sono due exclusion-zone in questa tappa e la prima è in pratica immediatamente rilevante. È definita da un ampio cerchio tra Maputo sulla costa est del Sud Africa, poi Madagascar, Mauritius e un punto all’estremo orientale dell’Oman. Il proposito di quest’area è tenere le barche lontane dal territorio dei pirati, che si trova davanti alla costa orientale africana e a sud della penisola arabica.

È così che una volta passato il Capo, la flotta dovrà dirigersi a nord-est invece che a nord, per tenersi fuori dalla exclusion-zone dell’Africa orientale. Solo una volta superata quest’area, le barche potranno girare dritto verso nord in direzione del Mare Arabico, del Golfo Persico e poi arrivare ad Abu Dhabi. La seconda exclusion-zone sarà rilevante nella corsa finale – una exclusion-zone che mira a tenere la flotta fuori dalle acque iraniane. Non c’è bisogno di indovinare il perché.

 

Un inizio controvento

La sezione iniziale verso Capo di Buona Speranza si svolge spesso controvento e a quanto pare questa volta non sarà diverso. La partenza è fissata per le 16.00 (tutti gli orari sono in UTC) e le previsioni indicano un forte vento da sud-sudest, grazie all’interazione di un’alta pressione a ovest di Cape Town e una bassa pressione a sud. Se a bordo si sono formate ragnatele – cosa che dubito, dopo uno stop così breve – allora queste verranno spazzate via piuttosto rapidamente dal momento che le barche continueranno a virare verso l’estremità più a sud del continente africano.

La rotta non intuitiva

Una volta, quando il Leg 2 era travolgente, le drizze bloccate sulle bitte, c’era solo un modo per superare Capo di Buona Speranza – il sud. Dirigersi a sud, aspettare che il vento soffi e quindi girare a sinistra. È esattamente la stessa strategia per l’Oceano Antartico di cui abbiamo parlato nell’anteprima della prima tappa, relativamente all’Anticiclone di Sant’Elena.

Quando il percorso di gara è stato modificato così da includere l’Asia e il Leg 2 è diventato una regata verso nord, e non più verso est, la sezione d’apertura del leg è subito apparsa molto differente dal punto di vista strategico, una volta superato Capo di Buona Speranza. Dopotutto, non è il momento di dirigersi a est, ma piuttosto a nord-est – è quindi forse una pazzia navigare dall’Africa verso sud in cerca di una brezza?

Una combinazione diabolica…

La ragione per cui questa strategia potrebbe in realtà essere sensata sta tutta in una piccola cosa chiamata Corrente di Agulhas. Questa ha origine da qualche parte intorno ai 27degS e si spinge giù verso la costa orientale dell’Africa, seguendo la piattaforma costiera, fino a quando fuoriesce nell’Atlantico sud-orientale. E una volta lì, questa corrente d’acqua calda incontra l’acqua fredda e i sistemi temporaleschi dell’Oceano Meridionale. Notoriamente, questi fuoriescono insieme da Capo Agulhas, che sovrasta Agulhas Bank, l’ultima proiezione della poco profonda piattaforma continentale nelle acque dell’oceano.

Questa combinazione di sistema temporalesco in entrata e corrente in uscita, di acqua calda e acqua fredda, di onde alte e fondale basso, rende questa parte di oceano una delle più odiose di tutto il pianeta. E se si vuole andare da Cape Town ad Abu Dhabi seguendo un percorso diretto, si deve attraversare la piattaforma di Agulhas e lottare contro la corrente settentrionale. Invece dirigersi a sud da Capo di Buona Speranza, giù nell’Oceano Antartico, e andare poi est prima di svoltare verso nord significa schivare questa combinazione diabolica.

Abbiamo quindi visto che la strategia dal Capo sarà probabilmente la stessa del passato – dirigersi a sud nell’Oceano Antartico e cercare di trovare un sistema di bassa pressione diretto a est da poter cavalcare. Al momento le previsioni sembrano favorevoli a questo tipo di strategia, con un sistema di bassa pressione pronto e fermo vicino al Capo previsto per giovedì – questo potrebbe aprire il leg in modo relativamente semplice. È il pezzo successivo che potrebbe invece risultare complicato…

Uscita? Quale uscita?

Il problema di questa strategia è trovare l’uscita – immaginiamo di riuscire ad approfittare di un sistema di bassa pressione e di poter quindi procedere sparati verso est in un tripudio di spuma di mare e gloria per alcune centinaia di miglia… e poi? Il problema ora diventa trovare la ‘rampa’ d’uscita – passando dal percorso della tempesta più a ovest e schivando l’anticiclone sub-tropicale che domina l’Oceano Indiano per raggiungere gli Alisei.

Questo dovrebbe suonarvi familiare – e sì, il Leg 2 è di fatto la seconda parte del Leg 1, ma al contrario. Il motivo è che il clima terrestre è caratterizzato da fasce distinte, che si estendono orizzontalmente e fanno il giro del globo, partendo dall’Equatore fino ai Poli, come in un’immagine specchiata (trovate un ottimo grafico a metà di questo articolo). Come abbiamo già visto, regatando da nord a sud, la flotta è continuamente passata da una fascia climatica all’altra e da questo punto di vista, il Leg 2 non si differenzierà dal Leg 1 – il problema è trovare però i giusti punti di entrata e uscita per ogni passaggio.

Schivare l’alta pressione. Un’altra volta.

In questo momento dell’anno, l’equivalente dell’Anticiclone di Sant’Elena nell’Oceano Indiano dovrebbe trovarsi molto a est, ma ciò nonostante, se la flotta si spingesse troppo in quella direzione, rischierebbe di finirci dentro. E questo sta a significare lentezza – non c’è infatti vento al centro di un sistema di alta pressione. Questa parte del leg sarà quindi incentrata sul passaggio dalla navigazione nel sistema di bassa pressione agli alisei di sud-est, costeggiando il lato ovest dell’alta pressione.

Il fronte di venti da nord a nord-est intorno all’estremità più a ovest del sistema di alta pressione si trova normalmente all’altezza del Madagascar e la flotta cercherà di utilizzarli per spingersi nella zona degli Alisei. Quando saranno a nord delle Mauritius, le barche dovrebbero quindi trovarsi negli Alisei, intenti a soffiare con una certa forza.

In teoria, navigando a nord negli Alisei, le successive mille miglia o quasi costituiranno la parte più semplice del leg. Il fattore casuale, questa volta, sta nel fatto che sta iniziando la stagione dei cicloni nell’Oceano Indiano Meridionale. Queste tempeste accelerano dall’estremità dei Doldrums e si dirigono a sud – esse distruggono gli Alisei e possono quindi mettere i navigatori nella difficile condizione di dover scegliere tra troppo e troppo poco vento.

Poi sarà il momento dei Doldrums e di una debole brezza fino a nord… la fine?

Il dilemma Doldrum

Diversamente dall’Atlantico, dove abbiamo visto la rotta ben definita attraverso i Doldrums (a 30degW) ancora una volta propizia per Ian Walker e Abu Dhabi Ocean Racing, nulla di tutto ciò vale per questa parte del mondo. Dal momento che (con un occhio all’orologio) le ultime barche a vela a procedere regolarmente in questo modo erano a vele quadre, non c’è nessuna enciclopedia sulle regate a cui affidarsi quando le previsioni meteo sono tutte diverse e decisamente poco utili. Quindi per un po’ il buon senso sarà, da parte mia, la regola generale.

Se tutto questo non bastasse, dovremmo poi ricordare che non ci sarà solo un’aria debole nei Doldrums – ci saranno anche nuvole e temporali, e tutti i consueti rischi legati all’essere colti con le vele aperte in una burrasca da 40 nodi. L’Oceano Indiano è il più caldo del mondo e questo implica dover spendere tante energie per gestire i temporali.

Piogge monsoniche

Una volta che la flotta avrà superato i Doldrums, le barche si dirigeranno controvento verso il Mare Arabico negli Alisei di nord-est – o in questo caso, nei Monsoni, dal momento che ci troviamo nella stagione monsonica. Questa brezza dovrebbe quasi condurli tutti dritti verso casa, nel Golfo Persico. Ci si aspetta che i Monsoni si indeboliscano andando verso a nord e vedremo probabilmente una zona di transizione nell’avvicinarci al Golfo.

Una volta nel Golfo, ha dichiarato il meteorologo della regata Gonzalo Infante, il vento locale predominante soffia da nord-ovest e viene chiamato Shamal. Questo comporterà una lunga sessione controvento nello Stretto di Hormuz, prima di dirigere a sinistra e una tratta finale per raggiungere Abu Dhabi.

Questo è quanto – molti contrasti e un’ampia varietà di condizioni che gli equipaggi affronteranno nel corso delle prossime 3-4 settimane. Proprio come per la prima tappa, ci sarà bisogno di energia, pazienza e dei tutto-fare.

(Mark Chisnell)

www.bandgvor.com

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