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Aggiornamento ore 10 del 21 novembre- Giancarlo Pedote ha concluso la sua Route du Rhum al decimo posto nei Class 40 con il Fantastica messogli a disposizione da Lanfranco Cirillo. Pedote ha concluso alle 4:26 CET di oggi impiegando quindi 18g 14h 26m 43s per concludere la regata da Saint Malò a Pointe a Pitre. COme si ricorderà, il fiorentino si era dovuto fermare per risolvere un’avaria nella prima notte di regata perdendo una dozzina di ore e ripartendo da ultimo. Impetuosa la sua rimonta, che lo ha fatto risalire con velocità medie sempre ottime fino al nono posto.

Negli ultimi giorni qualche problema tecnico e un banco di alghe impigliato nella chiglia lo hanno rallentato facendolo tornare in decima posizione, piazzamento comunque di alto livello che Pedote ha mantenuto fino alla fine.

Una prova che Pedote ha affrontato con il suo consueto metodo e umiltà positiva, visto che riconoscere dove si può migliorare è il primo passo per farlo. A noi è piaciuta molto la sua determinazione nel risolvere le avarie e la capacità di trovare in Fantastica sempre una velocità media superiore a quella degli avversari che navigavano nello stesso sistema meteo. Ottima anche la sua strategia di ricerca dell’Aliseo e il bordeggio in poppa, sempre volto a ottimizzare gli angoli, con risultati immediati concretizzatisi in una rimonta fino ai primi dieci. Adesso attendiamo il velista fiorentino alle prossime prove di una crescita costante che lo porterà, ne siamo convinti, a un Imoca 60 per il Vendee Globe.

Pedote all'arrivo in Guadalupa
Pedote all’arrivo in Guadalupa

All’arrivo a Point-a-Pitre Pedote ha così raccontato la sua regata:
“In un primo momento, il morale non era eccezionale. Ho avuto un problema alla trinchetta, poi uno alla randa (l’impossibilità di dare la terza mano di terzaroli – ndr), e quindi ho dovuto fermarmi. Poi sono ripartito, esausto, con la batteria a zero… Purtroppo non ho avuto modo di recuperare fisicamente perché quando sono arrivato a Roscoff ero in ipotermia e 5 ore non sono state sufficienti…
Anche mentalmente è stata una bastonata, perché quando ti fermi sai che sei fuori dalla possibilità di giocare al 100%. E’ possibile recuperare una sosta al Vandéé Globe, ma non alla Route du Rhum. Ho comunque continuato la mia regata al massimo e sono riuscito a recuperare. È stato fantastico. Ho passato anche dei momenti piacevoli, quando ho visto che i miei sforzi venivano ricompensati.
Ho visto che avevo la velocità, anche se ho fatto molti errori nelle manovre perché non conoscevo bene la barca. Normalmente con un risultato in questa posizione non sono felice, ma se non altro ho fatto una buona rimonta. Quando ho lasciato Roscoff ero ultimo… Ogni giorno sceglievo di superare degli skipper e mi dicevo: adesso è lui, poi sarà lui… mi sono dato piccoli obiettivi che mi ha permesso di rimontare poco a poco. Mi è mancato solo Damien (Seguin, ndr.)”.

“Credo di aver dimostrato due cose in questa regata” ha dichiarato Pedote sempre al suo arrivo. “Di andare veloce e di andare nella parte giusta. I problemi sono derivati dal fatto che non è possibile preparare una regata di questa portata in due mesi e mezzo… L’esperienza sulla barca fa grossa differenza. Approcciare una Route du Rhum dall’inizio del ciclo, (una stagione di Class 40 dura 4 anni- ndr), permette di effettuare numerose regate in doppio che danno la possibilità di fare degli errori e capire come risolverli e prevenirli in due. Le conseguenze sono quindi minori, gli insegnamenti più rapidi e quando arrivi alla Route du Rhum hai già chiaro come evitare numerosi inconvenienti e come facilitarsi le manovre e la vita di bordo con soluzioni e piccoli arrangiamenti studiati nel corso del tempo. Tutti dettagli che in oltre due settimane di navigazione fanno la differenza. Io ho onestamente fatto molti errori e ho dovuto porvi rimedio da solo. Ho inventato cose nuove su cose nuove e ho cercato di fare, durante la regata principale del circuito, quello che si dovrebbe fare durante gli allenamenti o le regate minori. E questo si paga.

Il video dell’arrivo di Pedote:

Arrivée de Giancarlo Pedote (Fantastica) di routedurhum

Ad ogni modo sono contento di aver potuto partecipare alla Route du Rhum, una delle regate più importanti per un navigatore in solitario. Per me è stato un regalo inaspettato ricevuto da Lanfranco Cirillo, che ringrazio con tutto me stesso. Non solo Lanfranco mi ha messo a disposizione l’imbarcazione, i mezzi per poterla preparare al meglio possibile e le risorse per poter prendere parte a questa regata; non solo mi ha dimostrato una grande fiducia e libertà restando comunque sempre al mio fianco in tutta la fase preparatoria: durante la regata mi ha incoraggiato praticamente tutti i giorni. Mi ha incitato, spronato e sempre spinto o mitigato affinché io potessi esprimere al meglio le mie capacità.

Ringrazio caldamente anche Prysmian Group, che mi accompagna da tanti anni sempre con rinnovata fiducia e che dopo la stagione in Mini, al nascere di questo progetto, ha deciso di partecipare. Sapere che era con me anche in questa esperienza, è stato per me importante. La Route du Rhum è una regata mitica e avervi partecipato ha senza dubbio ampliato il mio bagaglio di conoscenze e mi ha in qualche modo avvicinato alle barche di taglia più grande”.

Lanfranco Cirillo, proprietario del Class 40 su cui ha regatato Giancarlo Pedote e Armatore dell’anno 2013, è noto non solo per la sua importante professione internazionale di architetto e il suo singolare percorso di armatore-regalante che è passato da uno Swan 100, al Melges 32 e infine al Finn, ma soprattutto per essere probabilmente l’unico armatore-mecenate italiano, un privato che elargisce un aiuto concreto a giovani talenti della vela italiana, in cui crede e sui quali via via decide di investire, senza secondi fini se non quelli di sostenere la vera vela.
“Per me la vera essenza di questo sport è rappresentata dalla vela olimpica e da quella oceanica”, ha dichiarato recentemente, “Le sfide mi sono sempre piaciute e ho deciso di utilizzare il mio approccio imprenditoriale anche nella gestione di un team velico con obiettivi ambiziosi. Uno di questi è senz’altro quello di portare alle olimpiadi di Rio 2016 velisti in grado di andare a medaglia e su questo ci stiamo lavorando. L’altro è quello mirato a raggiungere un risultato di prestigio internazionale nella vela oceanica, con una barca italiana e con un velista italiano. Ho conosciuto Giancarlo alla premiazione del Velista dell’Anno lo scorso mese di marzo. Lui era premiato come Velista dell’Anno, io come armatore dell’anno. L’ho sentito parlare sul palco e in due minuti ho deciso che lui il velista a cui affidare il Class 40 Fantastica per la Route du Rhum 2014.”
Cirillo ha così commentato la performance di Giancarlo Pedote:
“Giancarlo ha interpretato lo spirito di Fantastica: atleti che non mollano mai e il cui talento si esalta nelle difficoltà; gente di mare, che va in mare solo per Amore”.

Guadalupa- Giancarlo Pedote ha perso la nona posizione a favore di Damien Seguin ma lotta per difendere il suo posto nei primi dieci dei Class 40, un risultato eccellente se consideriamo la sosta a Roscoff nella prima notte di navigazione. L’arrivo è previso nella tarda serata di oggi in Guadalupa, nelle prime ore del mattino di domani in Italia, visto che alle 18 di oggi Fantastica era a 56 miglia da Pinmte a Pitre, preceduta da Seguin di 24 miglia e con un buon margine di sicurezza sull’undicesino, Lemarchand a 51 miglia.

Giancarlo Pedote a bordo del Class 40 Fantastica messogli a disposizione da Lanfranco Cirillo
Giancarlo Pedote a bordo del Class 40 Fantastica messogli a disposizione da Lanfranco Cirillo

Oggi, finalmente, si è spiegata la velocità ridotta e la rotta “erratica” delle ultime 24 ore.  La spiegazione arriva direttamente da Giancarlo Pedote via satellitare, quando si trova a meno di 90 miglia dal porto di arrivo:
“La velocità troppo ridotta rispetto alle mie andature medie (almeno 3 nodi in meno di quanto normalmente facciamo con questi venti) e l’ingovernabilità della barca mi hanno spinto a cercare una ragione che non riuscivo a vedere, una ragione che infatti si trovava sotto Fantastica: qualcosa di grosse dimensioni è incastrato nella chiglia. Probabilmente si tratta della boa di un pescatore, con almeno 50 metri di cima a traino”.
Numerosi pescherecci operano intorno a Guadalupa, ma non tutti utilizzano boe segnalate nelle mappe ufficiali, che l’organizzazione ha fornito ai navigatori e che Pedote ha considerato durante il suo approccio all’arcipelago.

“Dovrò tuffarmi, non c’è altra soluzione. Attenderò di arrivare dietro l’isola, in una zona in cui i venti sono attenuati dall’altitudine della terra, fermerò la barca, avvertirò l’organizzazione e mi tufferò per liberare la chiglia. L’ho già fatto con Prysmian ITA 747, adesso dovrò rifarlo. E’ stata una notte molto difficile, con delle condizioni meteo estremamente variabili e un mare incrociato. Adesso devo concentrarmi, riposare e prepararmi per l’ultimo tratto, in modo da arrivare il prima possibile. Le difficoltà si succedono: arrivano, si risolvono oppure si assumono, e si passa oltre. E’ così che voglio continuare questa regata, fino alla fine.”

Prima di arrivare a Point-a-Pitre, nella parte est dell’isola, gli skipper sono obbligati a girare una boa davanti a Basse Terre, che si trova a Sud di Guadalupa.

2 COMMENTS

  1. ogliamo ricordare anche il cantiere spagnolo del primo classificato nei Cass 40. In questo anno ha piazzato nei Tp52 primo classificato Quantum (la steesa barca prima per tre anni consecutivi) e Allegre nei mini maxi. Mi sembre non male.
    Grazie e sempre complimenti alla redazione.

    • Certo Sergio, assai meritata la citazione. Si tratta dell’Astillero Longitud Cero di Burriana, tra Valencia e Castellòn, in Spagna. http://www.longitudcero.com
      Visto che abbiamo anche una sede a Valencia possiamo anche programmare una visita al Cantiere. Saluti

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