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Cape Town, Sud Africa- Vola Alvimedica, con Alberto Bolzan, in testa alla seconda tappa della Volvo Ocean Race. Condizioni dure, con venti sui 25 nodi e velocità stabili sui 22-23 per tutta la flotta. Alvimedica, dopo aver doppiato in testa il Capo di Buona Speranza mercoledì sera, ha mantenuto la testa per tutta la giornata di ieri e anche questa mattina, alle 7:40CET, è dato al comando con 5,3 miglia di vantaggio su Mapfre e 5,8 su Dongfeng. La flotta sta navigando con rotta ESE sul limite dei Quaranta Ruggenti.

Alvimedica ieri verso i 40 Ruggenti. Foto Ross
Alvimedica ieri verso i 40 Ruggenti. Foto Ross
Alvimedica alla partenza della Leg 2. Foto Sanchez
Alvimedica alla partenza della Leg 2. Foto Sanchez

Gli organizzatori della regata hanno reso nota la nuova lunghezza della tappa, variata a causa della definizione e del cambiamento delle zone di esclusione dalla navigazione e che dunque diventa di 5.183,5 miglia teoriche in luogo delle 6.125 annunciate in precedenza.

Per evitare il rischio di iceberg e per ragioni di sicurezza e diplomatiche, sono infatti state definite quattro zone in cui i team non possono navigare. La Leg 2 è una delle meno conosciute e, sebbene in questa edizione si correrà senza interruzioni come successo nel 2011 quando le barche furono trasportate via cargo per un tratto, è tuttavia irta di insidie. Per questo motivo la direzione di corsa ha deciso di creare dei limiti per evitare che la flotta possa entrare in aree considerate “calde” o pericolose. Le ultime variazioni alle istruzioni di regata, pubblicate ieri stabiliscono una zona di esclusione dai ghiacci, il cosiddetto ice limit dove è possibile la presenza di iceberg, definita da una linea immaginaria da lasciare a dritta con le seguenti coordinate: 45º 00.000S 20º 00.000E, 45º 00.000S 30º 00.000E.

Alberto Bolzan nel pozzetto di Alvimedica. Foto Ross
Alberto Bolzan nel pozzetto di Alvimedica. Foto Ross

Le altre zone di esclusione sono state stabilite nell’area della costa orientale africana, con una linea che va dalla località di Maputo, al Madagascar e da tre boe virtuali. Durante la regata le barche non possono tagliare questa linea. La successiva zona di esclusione è denominata “iraniana”, definita da una linea e ancora una volta andrà lasciata a destra. Infine, l’ultimo “ostacolo” sarà l’ostruzione dello stretto di Hormuz, all’ingresso del Golfo Persico, con l’obiettivo di non entrare in acque territoriali iraniane, come la precedente.

Con queste nuove zone di esclusione, che sono meno estese che nel passato grazie al diminuito rischio di attacchi di pirateria, la flotta potrà fare una rotta più diretta e la lunghezza totale del percorso è dunque scesa. Da notare che le posizioni sulla cartografia elettronica sono ora calcolate su 5.183,5 miglia.

I video “bagnati” del primo giorno di Leg 2:

E una strapuggia di Team SCA:

 

Amory Ross da bordo del leader Team Alvimedica: “Lavorare è difficile, ci ho messo quasi un’ora a scrivere il mio blog oggi, e mangiare è ancora più difficile, nessuno si avvicina nemmeno al cibo e anche cose da nulla come versare il latte in polvere nella ciotola per mangiare un po’ di cereali può essere un problema, Charlie (Enright, lo skipper) lo ha appena fatto e la cucina adesso sembra una scena di un film dell’orrore.”

Si mangia poco o nulla dunque e anche dormire, ammesso che gli equipaggi possano utilizzare il normale ciclo di turni, è tutt’altro che semplice. “Stiamo entrando nella routine molto lentamente, si dorme pochissimo, e in queste condizioni è più pesante. Ieri notte, Ñeti (Antonio Cuevas-Mons, il prodiere) stava dormendo nella cuccetta sopra la mia quando si è rotto l’attacco, mi è rovinato addosso ed è rimasto anche un po’ appeso per cercare di non rompere altro.” Ha raccontato Francisco Vignale, Onboard reporter di MAPFRE “Le barche sono tutte molto vicine, ci sono cinque nodi di corrente e in coperta sembra di stare su un sottomarino, sottocoperta le cose volano di qua e di là.”

A bordo di Team SCA in condizioni dure. Foto Halloran
A bordo di Team SCA in condizioni dure. Foto Halloran

Per il momento le barche non sembrano aver avuto problemi di carattere tecnico, solo Team Vestas Wind ha riportato danni alla randa, come ha spiegato l’Onboard reporter Brian Carlin: “Il primo piccolo incidente è stata la randa strappata, siamo certi che sia successo durante quella strambata violenta nella in-port a causare il danno. Tom (Jonson) che ha il ruolo di velaio si è messo al lavoro con Peter (Wilbroe) per ripararla. Quando tutti i pezzi di tessuto erano pronti e la colla cominciava a tirare, abbiamo ammainato la randa ed è stato fatto il lavoro. Ci è costato un po’ di tempo, non sappiamo quanto, ma qualcosa abbiamo perso. Era un male necessario e abbiamo fatto bene a farlo prima che le condizioni cominciassero a peggiorare.”

“Navigare a vista con tre altre barche, ci ha dato la possibilità di valutare le nostre prestazioni in rapporto a loro, ma è certo che è anche un fattore di stress.” Racconta oggi Matt Knighton a bordo di Abu Dhabi Ocean Racing, leader della classifica provvisoria dopo la vittoria nella prima tappa. “A bordo c’è una strana mancanza di chiacchiere. In questa situazione ogni miglio, ogni piccolo guadagno non è da dare per scontato.”

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