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Coco Bandero, San Blas, Kuna Yala, Panama-

“Vittorio, Vittorioo!!…Viitttorioooooooo!”
9 di sera, Anna al timone non ce la fa più. E arrivato un po’ più di vento, siamo sui 16/18 nodi di reale al gran lasco, onda formata sui 2 metri. Non è che Anna non sia capace ma, come tutti gli altri che hanno provato, timonare Time of Wonder e una faccenda da “pescatori di merluzzo” o “pirati”. In poche parole, capaci o no, ci vuole gente di gran lunga più motivata e avezza a soffrire che la media della gente che popola la parte civile del pianeta al giorno d’oggi. Cosiddetta “ civile”, io la chiamo semplicemente “ricca” . L’Italia o gli Stati Uniti saranno mica posti civili? Chiedetelo a chi, come nel medioevo, fa il servo della gleba, paga più degli altri e ottiene meno. Chiedetegli se la civiltà è Internet veloce o “etica veloce”? Oppure è “pigliarseloinquelposto veloce!”. Non mi dilungo perché faccio il marinaio e non il filosofo o il sociologo.

 

Malingri in navigazione su Time of Wonder
Malingri in navigazione su Time of Wonder

A bordo del mio peschereccio a vela/pirata siamo ancora in un mondo spietato. Io comando e ho diritto di vita e di morte su chiunque. La vita è dura qualsiasi cosa si faccia, non c’è acqua per lavarsi, non ce posto per lamentarsi, non c’é posto per chi invece di darci dentro si inventa delle scuse. Soprattutto, come in ogni nave che porti la bandiera nera o no, non c’è posto per il “mugugno”. E non era un paragrafo allegorico né di fantasia, ma la pura realtà, che tendo a inasprire e a mantenere nel tempo che verrà. Voglio seminare il terrore di imbarcarsi con me su Time of Wonder, voglio vedere facce pronte a tutto tra quelli che si imbarcheranno. Non mi interessa quanto sei bravo, mi interessa quanto non sei farlocco con la vita.

Chiedetelo a Robertone, Andrea, Anna, Valentina e Roberto che per il momento sono gli unici che ci hanno provato. Ho visto gente piangere al timone di Time of Wonder, anche qui non scherzo. Quelli che non piangevano erano a dir poco perplessi, e con le braccia rotte. Su 5 non hanno pianto solo due. Tutti sono stati in gamba e mi hanno dato una grossa mano. Di tutti ho ignorato rimostranze, dubbi, lamenti… e perché dovrei fornire alla gente delle scuse per essere dei “merda” con se stessi?.

Anna sta ancora timonando, e inizia ad avere ragione, il vento è troppo per tutta randa al lasco. E’ un alberello ma ha un picco di 6 metri e un boma di 10. Solo la randa di maestra ha la superfice di quella di Huck Finn II che ha un palo di 26 metri ed è lunga 20. Non è ne crudeltà né masochismo, che la gente pensi quello che vuole, io ormai sono uscito dagli schemi tanti anni fa (51 su 53 che ho). Il cervello mi funziona benissimo e so che 1) non devo dare spiegazioni a nessuno 2) devo portarli tutti sani salvi e in un pezzo solo a destinazione 3) se imparano qualcosa di diverso sulla vita da quello che è la loro esperienza personale è tanto di guadagnato 4) se non arriviamo domattina boliniamo duramente tra i temporali e mancano 100 miglia 5) Henry Morgan, che il demonio l’abbia in gloria, gli avrebbe messo una palla di piombo da 2 cm in mezzo agli occhi e poi l’avrebbe buttata ai numerosi squali che, conoscendolo bene, seguivano costantemente la sua nave.

Io invece non gli sparo perché 1) non ho una pistola ad avancarica, e una raffica di Kalashnikof 7,62 x 39 lascerebbe ben poco per gli squali , 2) abbiamo una minore a bordo, meglio che certe cose le impari, diciamo, tra un paio d’anni, 3) adesso non ne può più ma gli fa bene, 4) è una mia amica e posso quindi infierire su di lei ancora per molti anni 5) come sopra e quindi ho bisogno di gente che si sia cambi al timone per arrivare domani all’alba. E non sto scherzando neanche in questi due ultimi paragrafi.
Però, alla fine, Black Hugo è un pazzo di pane. Mi metto io al timone pronto a tirarla in lungo, con il buon Roberto rassegnato, ma sempre presente. e pronto a rilevarmi, anzi a timonare ben più di me come sempre.
Dopo un oretta il vento è costantemente vicino ai 20 nodi e quindi diamo una mano. E’ sempre dura ma fattibile, dopo un pò Roberto mi dà il cambio. Strambiamo sui salti di vento. Dribbliamo i “merdoni” (temporali), ci avviciniamo veloci a quella che per tutti qui a bordo è la meta…e per me è casa.

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Robi si fa un bel turno kilometrico, mi sveglia poco prima dell’alba e lo rilevo di nuovo.
Siamo a 30 miglia, e devo strambare. Strambiamo. Il vento è ancora al lasco, ma si vede avanzare da S un bel fronte temporalesco di altocumuli da 10.000 metri. Pioggia, vento, fulmini e saette. Vai… Ancora più concentrato. Il giochino vero, infatti, quando ne sai abbastanza di manovrare, timonare e fare camminare le barche, è la “partita” con la meteo. Che sia una corsa, o una crociera, o un trasferimento c’è una situazione metereologica data, e al giorno d’oggi conosciuta e con un evoluzione prevedibile, con una grossa percentuale di successo, almeno per qualche giorno. C’è una via d’uscita… quasi sempre. Questo insegnamo ai nostri allievi nelle lezioni meteo su Huck Finn II. Farcela è un’ altra cosa; presuppone, conoscenza, esperienza e possedere un “dono” un senso in più, oppure , come me o Giovanni, o Yves Parlier, o Loick e tanti altri, essere un “indio dell’oceano”. Avercela dentro senza ragionare, riconoscere i segni, avere esperienza del sentiero. In mare non si vedono ma per ogni rotta ci sono dei sentieri. C’é chi li vede e chi li conosce, e chi no. Un classico esempio è che si pensa che la Ostar (transatlantica in solitario) sia una regata di bolina…si per i “”visi pallidi”, ed effettivamente in qualche rara edizione per tutti. Mai fatto planate al lasco così fighe come alla Ostar, quasi neanche nei mari del sud. Certo i tuoi migliori amici devono essere il polo nord, e il centro delle depressioni del nord atlantico.  70/75 nodi per qualche ora, in cui veramente ti chiedi perché sei cosi stronzo da essere lì. Poi i giorni seguenti, mentre plani al lasco, ti chiedi anche: “ma se sei stronzo lì, lo sei anche il resto del tempo?”.

Ok ragazzi ve l’ho servita su un piatto d’argento… infierite pure. Ma occhio che se vi becco vi inchiodo al timone di Time of Wonder in un lasco con vento fresco, a “tutta randa” nel vero senso della parola.
Le miglia al Canal Caobo, nostro punto di entrata nell’arcipelago, diminuiscono. Diminuiscono anche quelle tra i temporali e noi. E’ una situazione al cardiopalma. Sto muto, se gli altri hanno capito bene se no ..molto meglio. Timono concentrato, il vento salta. 5 miglia. Si iniziano a vedere le cime delle palme di Cayo Holandes Este…nelle schiarite tra pioggia e pioggia.
Strambo ancora, rotta a SE, e mi porto a E del canale vicino al reef di Coco Bandero.

Fin da piccoli mio padre ci ha allenati, con i giochi più disparati, presi dai suoi ricordi, dagli scout, dai libri di Kipling e di altri, a orientarci, a ricordare, a memorizzare i luoghi. So dove è ogni singola testa di corallo della parte che conosco di queste isole. La carta mi serve per arrivare qui, poi sono un Kuna. Ricordo anche tutte le teste di corallo che ci sono tra Playa Sirena e Cayo Rosario, nella laguna di cayo Largo a Cuba, quelle della pass di Morea o di Bora Bora, o dell’entrata dell’atollo di Ahe, nelle Taumotù. Alcune le vedo chiaramente, altre le sento come inquietudiune, altre ancora le vedo con gli occhi perchè inspiegabilmente cerco in una direzione precisa. Poi quando ci sono in mezzo…”vado in para” e perdo ogni sicurezza, le guardo e le riguardo me le fisso nella mente come la “mappa del tesoro”. Il tesoro di rimanere vivo.

2 miglia. Cambia il vento e con una raffica di vento e pioggia si mette da S/E pOi da S. ”Fottiti sono dentro e ben a E, quindi puggio e continuo al lasco. Tiè!!” . OKKEIII, dice Eddy Murphy in RAW, in uno sketch in cui fa finta di avere la meglio in uno scazzo con la sua donna, ma si capisce benissimo che è “sotto” di brutto. Così quando è convinto di averla in pugno lei gli dice “ Non ti appartengo!. Cosa hai fatto per me recentemente?”.
Lui capisce che è fregato… e io pure, si oscura il cielo. Non vedo più neanche l’albero di trinchetto a 10 metri da me. Sono in un canale tra reef con onda frangente, zero visibilità, vento e pioggia battente. San GPS e l’Indio decidono che sarà meglio tirar giù qualcosa, tipo… tuttooo! E invece non tiro giù niente, perché in una chiarita vedo qualcosa, capisco dove sono e guadagno il ridosso dalle onde. Appena prima di un temporale ancora più forte e ben più lungo.

Lesson number 1: il mare e la natura saranno sempre più forti di te, non ci sono mezzi tecnologici che possano sfuggire a questa legge.

Lesson number 2: la stupidità umana non ha limiti.

Lesson number 3: includersi nelle due leggi precedenti. Se fai così forse hai speranza di rimanere vivo perché la legge principale (Code0) e che: “eè il mare che ti lascia passare non tu che ce la fai”. Essere bravi vuol dire conoscere la vela in funzione dei voleri del mare e cioè fare fare alla tua barca tutto il possibile per “assecondare”.

Voi cosa fareste? Andreste da Godzilla, lo guardereste dritto negli occhi e poi gli tirereste un calcio nei coglioni?. “No way” io di solito quando lo vedo gli dico “ Hey God come butta? serve qualcosa amico?”.
Prima o poi mi sgama, che faccio lo spavaldo, e mi mangia in un boccone. Pero per il momento…

Time of Wonder all'ancora a Sab Blas. Foto Malingri
Time of Wonder all’ancora a Sab Blas. Foto Malingri

Io e Roberto, in maglietta e calzoncini ammainiamo tutte le vele, in mezzo a una pioggia torrenziale. Acqua dolce, bella calda e super abbondante. Si lavano alla perfezione, cime, vele. Ponte, noi stessi medesimi, alberi… insomma tutto quello che avremmo dovuto lavare noi alla fine di 2150 miglia di traversata. “San Blas all included”.
Piove per altre due ore. Nelle schiarite ci avviciniamo a motore. Decido di andare a esplorare un pezzo di laguna che non conosco, sotto la pioggia e con visibilità intermittente. Ve l’ho detto che la stupidità umana non ha limiti. Ma se uno lo sa lo fa cautamente, e quando si accorge che non è storia gira il mezzo e va a buttare il ferro davanti all’isola di Julio, Cayo Holandes W, dove, la prima volta sono arrivato nel 1978, durante il giro di due anni che facemmo in famiglia e amici da ragazzi.

Ci sono un paio di barche, di ferro, messe male, francesi. Buttiamo il ferro e iniziamo a sistemare la barca in vista di una nuova vita balneare: scaletta, gommone, motore, tendalini, pinne, maschere ecc., secchiello e paletta, ed ecco che dalla barca rossa si stacca uno e a nuoto, veloce, si avvicina. Sono sempre diffidente dell’umanità, in special modo appena arrivato da viaggi in mare dove non ho visto anima viva oltre ai miei, su cui vi ho già detto ho diritto di vita e di morte. Ragazzi non voglio fare il duro, io faccio il comandante di professione e non lo “skippeorfighettobaciamiilculofarlokfriendly”. In barca e famiglia la democrazia NON ESISTE, e non deve esistere. Se non la pensi così devi essere pronto a dare a tuo figlio, di 6 anni, le chiavi di casa, dell’auto e la tua carta di credito, invece di nasconderti dietro a scemenze tipo: “ ma si farebbe male” “é per il suo bene”, rivelando che sei il solito dittatore che tiene il potere per é e per la sua cerchia ristretta, è un gran farlocco. Ovviamente lo faccio solo nel mio, creato da me, so benissimo di essere un dittatore di quelli veri, convinti, e da aver paura… e per cui balli la mia musica.
Comunque si avvicina uno sbarbato biondo, il solito fricchettone (pieno di soldi) che si sta facendo il suo anno sabbatico senza aver mai piegato la schiena, se non sui libri di scuola a spese dei suoi vecchi.
Non sono razzista, sono stato fricchettone e tutto il resto a spese dei miei vecchi, e per cui, con una certa coerenza, gli dico “ Bonjour!”

Lui mi guarda e mi dice” Sorry I don’t speak spanish” con un bell’accento tedesco.
E questi qui vorrebbero prendersi l’Europa a due soldi? Dopo che i saldi li hanno organizzati loro? Ma continuiamo a fargli credere di si, come fanno i greci. Quindi sorvolo sull’ignoranza e gli sfodero il mio migliore accento inglese, non gringo, dicendogli “ I beg your pardon? What I can do for you?”
Lui… bisogna che prima vi spieghi che tra Colombia e Panama c’è la giungla più nera del mondo. E’ piena di giaguari, anaconde, coccodrilli e qualsiasi specie letale esistente, dall’insetto quasi invisibile al guerigliero delle FARC con elicottero Cobra armato di tutto punto. I due paesi si odiano, insomma non c’è la strada, e non si passa. Siccome il giro del Sud America rimane un must per qualsiasi idiota (l’ho fatto anche io ma nel centro america ed erano gli anni 80’) che, se fosse in sintonia con i tempi si dirigerebbe in Russia, Cina, nell’India produttiva, (e non nella Parvati Valley o a Goa) in Indonesia, Africa o Sud Africa, in Australia, in poche parole al di fuori dei classici e sorpassati, vuoti e vecchi, immobili e sfiniti Stati Uniti di America, Sud America ed Europa. Insomma invece di andare dove il mondo vive, pulsa, costruisce il vero sistema futuro, sti ragazzi si trovano a Cartagena de las Indias con il dilemma: “ Chiedo al papi 1000 dollari per un biglietto aereo, oppure 600 per una settimana in barca di cui 4 giorni a San Blas, fumando canne dalla mattina alla sera e ballando sul ponte tutta la notte, in equipaggi in cui le ragazze sono di gran lunga più numerose dei ragazzi?”.

Voi cosa fareste? Voglio dire, se poteste per un minuto smettere di essere dei merda e fare finta di essere delle persone irreprensibili? Io non avrei avuto dubbi: “papi sgancia 1000 per l’aereo” e poi via: 600 per il passaggio in catamarano e i restanti in erba e birrette. Infatti non sono mica scemi neanche loro, e tutto ciò crea lavoro per una cinquantina di barche.
Tornando a noi, il teutonico ricco e ignorante mi spiega che il suo “crazy skipper” francese é partito con solo pochi litri di nafta. Siccome hanno incontrato una tempesta ha smotorato e se l’è giocata tutta. Adesso “Hans und froilein” sono bloccati li e non possono più muoversi. In poche parole: sarei risposto a vendergli del gasolio?.
Guardo la barca e traduco i segni: ferro e rossa ai tropici (un coglione che morirà di caldo e di ruggine), vele a posto (doppiamente coglione, ma anche Hans e Froilein), pagare cosa? e con cosa?.
“OK “gli dico in spagnolo “pa des problem, vien avec un jerican”
Hans non capisce le parole, ma afferra il senso… in spagnolo. Parte come una scheggia, a crawl fantozziano, e corre a dire a Froilein che sono salvi. C’è un Kurdo, che parla solo spagnolo, che gli può vendere un pò di petrolio russo. Dopo un po’ arriva un francese, (old freak style updated 2014) con un gommone con un bel 6 hp. Cioè arriva uno, con una barca a vela di 8 metri funzionante , un gommone funzionante, che deve tirare su un’ancora da una rada  fare 5 miglia a vela e rimetterla in un altra rada, a chiedermi se per favore gli “presto”, ha usato questa parola, un gallone di gasolio.
“Me naturellement mon ami, ca fait 4 dollar le gallon”- Pensa te se devo farmi fare una sola dal solito scroccone dei mari, con scritto in fronte “non faccio un cazzo, non ho mai fatto un cazzo e non farò mai un cazzo. Traffici a parte. E no Fratello, l’abbiamo inventata noi negli anni 70’ quella storia li. E adesso che cosa credi? di fare fesso la mamma di tutti i “brothers”?. “ Ca fait 4 dollar le gallon”.
E lui “Ok donne moi 10 litre”.

E io verso e chiacchero “ Come ti chiami?“
“Philippe”
Ma guarda un po’ che fantasia i suoi vecchi  “e cosa fai da queste parti, Philippe?”
“Vengo  dalla Colombia, porto i back pakers” Mi risponde, convinto di trovarsi di fronte un milanese di Milano centro, di quelli  che non hanno frequentato i corsi speciali ad Affori e Bruzzano e giocato con il 3° Celere. La mia parte preferita il “ciddone”.
“A che bello. E dopo che fai torni lì a caricare un altro gruppo?” gli chiedo bello giulivo.
Cambia espressione e dice “No non posso più entrare”.
“Ah che peccato. Cocaina?” e lo guardo dritto negli occhi.
“Come fai a saperlo?” mi chiede sospetto? “Lavoravo con un tipo, che a mia insaputa si portava dietro un chilo in ogni viaggio e si è fatto beccare. E non mi ha neanche mai dato la mia parte”

Sei proprio un pirla, facciam barca, modo di fare, praticamente ce l’hai scritto in fronte. Poi e come contrabbandare il vino in Italia o i wurstel in Germania. Qui passano le tonnellate via terra, acqua e aria per il cliente Stati Uniti, e Panama è tranquillo ma è sempre Centro America, non manca niente in quel settore e i costi sono simili.
Gli alzo 10 dollari per meno di due galloni che ho pagato 5 e lo saluto. Dopo 10 minuti sfrecciano rombando in direzione Porvenir e dogana.
Sicuramente i 10 dollari li hanno messi Hans e Froilen perché, come nelle barzellette, c’è sempre: un Italiano, un francese e un tedesco.

Porto a terra Valentina, Mila e Roberto. Anna si dirige verso il reef con maschera e pinne. A me, dopo una traversata piace sempre rimanere a bordo per un po’, possibilmente solo. Faccio i miei lavoretti metto posto monto tendalini, mi fumo una sigaretta e mi bevo una birretta.
L’indomani mattina smotoriamo anche noi verso la dogana. Non c’é vento. Mentre passo davanti a Cayo Limon esce un gommone a tutta forza, sono Edo e Adriana, che assieme a Roberto e Stewen sono i nostri migliori amici. Ci abbracciamo e scambiamo qualche parola.
“ Come avete fatto a sapere che ero io, che ho una barca che non ha mai visto nessuno, una bandiera a stelle e strisce e una nera?”
“Ma come, stiamo leggendo i tuoi racconti sappiamo tutto” risponde Edo.
E li ho capito che ho iniziato a fare dei danni, che la cosa mi è scappata di mano ed è diventata un pò di più che una lettera a parenti e amici.

Proseguiamo verso Porvenir. Butto l’ancora vicino a Philippe, stranamente ancora a piede libero, e scendo. Saluto tutti perché li conosco e mi conoscono. La prima volta che sono venuto qui molti di loro non erano neanche nati. Le pratiche sono veloci, per essere in centro/sud America. Costi: 193$ il permesso di navigazione per un anno, 20$ la pratica di immigrazione, 100$ a testa chi entra in barca e resta più di tre giorni, niente i minori di 12 anni, niente io che sono residente a Panama. Poi ufficio Kuna Yala. 20$ la barca, 5$ a testa l’equipaggio, 10$ a testa gli ospiti, ogni mese.
Roberto sbarca qui e prenderà l’aereo per Panama domani. Noi andiamo a Wichuwala, l’atollo vicino a tiro di gommone, a comperare una SIM panamense.

Allora cosa vuol dire un paese civile? Vuol dire un posto dove ci sono solo capanne di banbù, però per 3$, senza bisogno di mostrare alcun documento, ti comperi una SIM. Mandi un sms a un numero che c’é scritto sulla SIM stessa. Ricevi un sms che contiene un programma, il quale setta il tuo tablet o smartphone in 5 secondi. Fai una ricarica da 3$ e stai navigando in 4G, due minuti dopo. Il mese costa 15$.
Un europero penserà “ Eh certo ecco come vivono i delinquenti che non pagano le tasse”.
Nessun delinquente tra i Kuna, o meglio una percentuale molto più bassa che qualsiasi civiltà occidentale. Chi delinque sul territorio? Stranieri: colombiani, panamensi stupidi, americani, europei.
Qui la zona e tranquilla e di robaccia non se ne vede, se non hai gli occhi ben allenati.In ogni caso molto meno che a Milano o Madrid.

Con Valentina, Mila e Anna leviamo ancora l’ancora e ci dirigiamo a Cayo Limon. Quando entro nel reef passo vicino a un Camper&Nicholson 55 italiano per salutare. La signora mi vede e mi fa segno che l’acqua è bassa. Poi vedendo che proseguo come se niente fosse, giustamente premurosa mi dice in inglese “ It’s shallow water”
“Grazie signora, Lo so sono a casa mia qui” rimane un po’ stupita. Mi dirigo verso il mio ancoraggio passando di fianco alla barca di Edo e Adriana dove, grande sorpresa, ci sono a bordo altri amici.
Sono a casa.

(Vittorio Malingri)

2 COMMENTS

  1. Conrad scriveva che l’ancora si butta quando è rotta, non va più di moda dire “dare fondo”, neppure un marinaio lo dice oggi…

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