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Cargados Carajos Shoals, Mauritius- Si fa molto difficile la situazione di Team Vestas, il Volvo Ocean 65 adagiato da sabato pomeriggio su un reef sperduto nell’Oceano Indiano, le Cargados Carajos Shoals, noto anche come St. Brandon, a 215 miglia a NNE di Mauritius, isola a cui appartiene politicamente. Finalmente ha parlato lo skipper Chris Nicholson e le sue parole non sono confortanti per il futuro della barca. “La verità è che siamo dei naufraghi su uno splendido atollo nel nulla. La barca è estremamente danneggiata. Si è presa delle belle martellate. Sono rimasto stupito dalla quantità di botte che riceveva e da come in qualche modo riusciva a tenerci tutti d’un pezzo. Ero assolutamente stupito da quanto stava accadendo”. Durante l’intervista che potete ascoltare nel video qui sotto, ha poi precisato come, i timoni, la chiglia e la parte poppiera della barca siano distrutti. La rottura della chiglia ha poi portato al “sollevamento” della barca sul reef, posizione dove si trova tuttora. Nicholson ha poi descritto il progressivo disfacimento della barca fino a descrivere la decisione e la procedura di abbandono della stessa.

L’equipaggio di Team Vestas, dopo essere stato trasportato all’Isola del Sud, uno dei tre piccoli lembi di sabbia emersi in questo atollo corallino, dai due uomini della Guardia Costiera delle Mauritius di stanza lì, ha tenuto un “profondo” debriefing sulle cause di quanto accaduto. Non sono stati resi particolari sulla dinamica e sui motivi dell’incidente, davvero incredibile per un equipaggio di questa preparazione, anche se Nicholson ha specificato come “il debriefing, avvenuto durante un semplice e piacevole pasto sull’isola, sia stato intenso e onesto come non mai”.

Chris Nicholson. Foto Carlin
Chris Nicholson. Foto Carlin

Lo skipper australiano, iridato di 49er e veterano di tre Volvo Ocean Race, ha chiarito come per tutta la giornata di domenica siano stati prelevati molti materiali, effetti personali, cime, idraulica, gasolio, apparecchiature elettroniche e che l’operazione continuerà lunedì. Per martedì è previsto il trasbordo in 20 ore di mare a Mauritius, dove nel frattempo già si trova lo shore team guidato da Neil Cox e lì sarà presa la decisione su “cosa possiamo e cosa non possiamo fare con la barca”.

Logisticamente la situazione è estremamente complessa. L’atollo si trova a 215 miglia da Mauritius, a 550 miglia dai porti del Madagascar e a 1900 miglia dai porti utili del Sud Africa. Mauritius ha un porto commerciale abbastanza grande, ma occorrerà verificare se esiste una nave o un rimorchiatore in loco adatto al recupero. Il recupero presuppone infatti un mezzo adeguato, ma non sarebbe facile avvicinarsi troppo al reef, un periodo di venti leggeri e diversi giorni di operazioni. Ma Team Vestas riuscirà a resistere a lungo, adagiata com’è su un reef di coralli? Davvero difficile e Chris Nicholson ha aggiunto che “.. se c’è qualcuno che può farcela credo che siano le persone che abbiamo in questo programma. Non posso pensare che la storia finisca qui, è un gruppo unico di persone se consideriamo cosa è accaduto la scorsa notte e credo che i piani di crisi che sia noi sia la VOR abbiamo in essere siano così buoni come sia possibile in una situazione come questa”.

Vestas sul Reef. Foto Ross
Vestas sul Reef. Foto Ross

Nicholson ha poi aggiunto che l’Onboard reporter Brian Carlin ha video e foto dell’accaduto e di tutte le operazioni, ma che non possono essere trasmessi con i mezzi a disposizione sull’isola, ma saranno resi pubblici appena possibile.

E la regata?

Nel frattempo la tappa va avanti, con Abu Dhabi che ha ripreso la testa dopo che Mapfre ha compiuto una scelta davvero estrema, lasciando la flotta che guidavano fino a venerdì sera. Iker Martinez e il nuovo navigatore Jean Luc Nelias hanno infatti deciso che per attraversare la fascia di ventio leggerissimi prima dell’Equatore bisognava portarsi molto più a est, cosa che stanno facendo sin da ieri mattina, con il paradosso che domenica notte addirittura il VO65 spagnolo sta navigando con rotta ESE, ovvero si sta allontanando da Abu Dhabi. L’idea è che a est l’Aliseo tornato a formarsi dopo la scomparsa della depressione tropicale di tre giorni fa possa poi consentire di dirigere più velocemente verso nord. Il rischio però è enorme, visto che tutti gli altri hanno la prua verso Abu Dhabi. Alle 21:40 UTC di domenica sera Mapfre era precipitato a 191 miglia da Azzam, che invece precedeva Team Brunel di 68 e Dongfeng di 72, con 2.492 miglia all’arrivo. Tutto il gruppo di testa rallenterà molto nella giornata di lunedì, ma per Mapfre sarà o bene bene o male, ma molto male. Lo dovremmo scoprire nella serata di lunedì, quando i nuovi trade winds cercati da Iker Martinez si saranno materializzati o meno.

 

 

Intervista a Chris Nicholson di Mark Covell, Watch producer ad Alicante

Come stai?

Sono qui, su un’isola sperduta, bellissima, al buio perché hanno spento il generatore un’ora fa. Ho fatto molte telefonate con il telefono satellitare durante una notte bellissima, ma quella di ieri è stata una delle notti peggiori che io abbia mai vissuto.

Posso immaginare, e l’equipaggio come sta?

Sembra impossibile ma bene. Abbiamo appena cenato, una cena semplice qui sull’isola. Ho detto ai ragazzi: quante volte nella tua vita e nella tua carriera sportiva puoi avere un incidente come quello che è capitato a noi? Lo abbiamo vissuto senza media, amici e famiglia vicini a noi. Essenzialmente siamo dei naufraghi. Abbiamo cenato e tutti hanno parlato abbastanza apertamente e onestamente di quello che è successo e di come abbiamo gestito la situazione. Probabilmente il debrief più approfondito che si possa avere. Quindi c’è un senso di sollievo, in un certo senso vi sentite fortunati. Chris mi dici secondo te quali sono le condizioni della barca? Il danno è molto esteso, se vuoi la mia opinione, ma io non sono un costruttore. Ha picchiato molto. A dire la verità mi ha sorpreso come siamo riusciti a rimanere in un solo pezzo, con tutto quel picchiare. Quello che è successo è incredibile.

Di sicuro poter rimanere a bordo vi ha salvati. In generale quali sono le preoccupazioni maggiori adesso?

La mia priorità maggiore è naturalmente il benessere del mio equipaggio e naturalmente di tutti coloro che sono loro vicini, che hanno sofferto per loro. La mia prima telefonata, dopo l’incidente dopo aver informato il Race Control, è stata a Neil Cox (lo Shore Manager di Team Vestas Wind) per chiedergli di informare le famiglie, in modo che sapessero cosa stava succedendo. Durante quelle ore non avevamo energia elettrica a bordo, non avevamo copertura satellitare e si produceva un orribile effetto domino. Posso solo immaginare cosa stessero vivendo le loro famiglie. Quindi questo è il mio problema più impellente, e anche sapere che dobbiamo cercare di salvare il più possibile della barca.

Cosa siete riusciti a recuperare per il momento, e pensate di tornare a bordo per prendere altro cibo, acqua, attrezzatura ecc.?

Sì assolutamente. Tutto l’equipaggio ha passato la maggior parte della giornata a recuperare materiale. Gasolio, olio, componenti idrauliche della barca e anche domani abbiamo in programma di fare lo stesso. Il danno è molto esteso. E’ pazzesco ma non abbiamo i mezzi per poter inviare le foto che abbiamo fatto, non da qui. Come ho detto siamo dei naufraghi e quella che stiamo vivendo è un’esperienza unica.

Descrivici l’isola

Vedo la laguna, vedo le onde che si frangono sulla barriera, quella che ieri abbiamo visto fin troppo da vicino. E’ tutto così in contrasto con quello che abbiamo vissuto. E’ un posto bellissimo e c’è una colonia di uccelli marini, cercheremo di fare del nostro meglio per ripulire.

Tornando all’altra sera, ci puoi raccontare come ha funzionato l’evacuazione della barca e come è stato prendere la decisione di abbandonare la barca, salire sulle zattere?

Quando si parla di decisioni difficili nella vita… questa è stata una delle più dure che ho dovuto prendere. Era la cosa da fare, eravamo sulle rocce e il danno era enorme. La preoccupazione immediata era quella che le persone potessero rimanere a bordo e guadagnare tempo, in attesa che la situazione migliorasse. Ma la situazione non è migliorata, in sostanza la barca doveva distruggersi di più per “risalire” sulle rocce ,fuori dalle onde. Non riesco nemmeno a descrivere quanto sia stato duro solo resistere. In più non avevamo avuto tempo di fare pratica sui sistemi di evacuazione, in caso fosse stato necessario. Non volevo lasciare la barca durante le ore di buio. Semplicemente non lo volevo fare ed è stata la mia intenzione fin dall’inizio. Ma sfortunatamente quando è successo stava calando la notte e quindi abbiamo dovuto passare 7 o 8 ore aspettando che facesse luce. Abbiamo fatto, non so forse 15 forse 20 prove, per capire come fare. Abbiamo ripetuto la manovra durante tutta la notte, sperando sempre che non fosse necessario. Ma poi, un’ora e mezza prima che facesse chiaro abbiamo dovuto prendere la decisione, e abbiamo abbandonato la barca.

Quale era la tua preoccupazione maggiore, parli di rocce e di corallo, di acqua alta o bassa, di onde ma cosa pensavi in quei momenti, cosa ti passava per la testa?

Sapevamo che l’acqua era bassa dall’altra parte del reef, nella laguna. Il problema è che per la maggior parte della notte eravamo nella parte dove l’acqua è più alta, dove la chiglia era incastrata nelle rocce e la barca continuava a picchiare per effetto delle onde, che vi si frangevano. Dovevamo tenere duro, con la barca che si rompeva intorno a noi. Ma non c’era modo di scendere, non in sicurezza. E poi, quando stava arrivando l’alba, due ore prima dell’alba, il bulbo si è staccato e la barca si è inclinata pesantemente da una parte. Mentre succedeva ci siamo resi conto che la poppa era andata, che la coperta cominciava a piegarsi e che la barca continuava a inclinarsi, quindi abbiamo deciso di scendere. Avevamo già fatto pratica con il sistema jonbuoy per vedere dove sarebbe andato e avevamo già gonfiato una zattera, che era andata oltre il reef e che avremmo potuto raggiungere. Abbiamo fatto pratica tutta la notte, per capire come fare. Quando abbiamo preso la decisione, ci siamo messi all’opera.

Stiamo parlando con te su un telefono satellitare Inmarsat iSat adesso e sono preoccupato non vorrei che stessimo consumando energia preziosa per organizzare la vostra logistica. Avete il modo di ricaricare con un pannello solare?

Sì, ha caricato tutto il giorno, l’unico problema è che abbiamo bisogno di un cavo più lungo. Ci ha salvato la vita, abbiamo avuto talmente tanti danni a bordo con l’acqua che entrava velocemente, abbiamo perso la corrente elettrica, i telefoni di bordo e abbiamo dovuto prendere il telefono Inmarsat dalla grab bag (una borsa con attrezzatura di emergenza n.d.r.). Pensi sempre di essere ben preparato per queste situazioni, ma nella concitazione del momento è tutto diverso. Bisogna essere in grado di informare le persone che devono essere informate e dare all’equipaggio rassicurazioni che ci sono altri che stanno gestendo la cosa.

A questo proposito avete migliaia e migliaia di fan che vi sono vicini e che vorrebbero darvi un messaggio di sostegno. Avete un messaggio per loro e per i vostri cari?

Sono ovviamente… sconvolto per quello che è successo, non so, oggi ho detto hai ragazzi… (si ferma).

Prenditi il tempo necessario…

(lunga pausa) Oggi ho detto ai ragazzi che ho sempre creduto che fossimo un gruppo forte, che abbiamo fatto degli sbagli che hanno portato alla situazione di ieri notte. Ma sono così orgoglioso di come si sono comportati, del loro atteggiamento, del fatto che hanno provato a fare le cose giuste, in un momento così.

Sì, si capisce che avete fatto uno sforzo enorme, anche per rispettare l’ambiente. E sappiamo che Volvo lavorerà con voi per risolvere la cosa nel modo migliore possibile. A proposito dei piani per lasciare l’isola, come pensate di fare?

Domani (oggi per noi n.d.r) lavoreremo tutto il giorno per rimuovere le cime e la maggior parte dei cavi dalla barca il che ci aiuterà a prendere qualsiasi decisione finale su cosa fare della barca. Poi, credo martedì mattina, potremo prendere una barca e fare il viaggio verso Mauritius, sono circa 20 ore, dove ci sarà Neil Cox. ‘Coxy’ è già a Mauritius, gli ho appena parlato ed è già al lavoro, sta parlando con gli esperti di recupero e deve prendere la decisione di cosa si può o non si può fare per la barca. Abbiamo foto e video ma al momento non possiamo condividerli. Li porterò con me e serviranno a valutare la cosa, ma sfortunatamente sono piuttosto sicuro di un esito negativo. Ma, sai, se c’è qualcuno al mondo che lo può fare sono coloro che fanno parte del team. Non posso pensare che la nostra storia finisca qui, il nostro è un gruppo di persone speciali se consideri quanto è successo. E credo che il piano di gestione della crisi che noi e Volvo abbiamo messo in campo ha avuto la soluzione migliore che ci si potesse aspettare, in una situazione simile.

Speriamo che Brian (Carlin, l’Onboard reporter) abbia fatto del suo meglio, è un’Onboard Reporter fantastico e ha documentato le cose. Quanto è stato in grado di filmare e può ancora lavorare?

E’ difficile, perché le storie da raccontare sono tante, con quello che è successo e sta succedendo, e ha perso molta attrezzatura. Non abbiamo la possibilità di vedere ciò che ha prodotto, ma ho potuto dare un’occhiata e il materiale che ha fatto deve essere incredibile. Non c’è tantissimo che possiamo fare oggi e domani su questo punto. Però è stato incredibile vedere tutti che facevano la loro parte.

Prima di finire, c’è qualcosa che vuoi dire?

No, personalmente sono solo molto grato di tutto l’aiuto e il supporto che ci hanno dimostrato tutti.

www.volvooceanrace.com

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