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Cargados Carajos Shoals, Oceano Indiano- C’è un puntino blu immobile nella cartografia della Volvo Ocean Race. A 16° 48’ 28” Sud e 059° 34’ 51” Est, perso nel nulla dell’immensità dell’Oceano Indiano, in quella coordinata geografica che lambisce il reef di un piccolo atollo, i Cargados Carajos Shoals. 25 miglia di coralli da cui si elevano una dozzina di lingue di sabbia popolate di uccelli marini e da due solitari guardiani che vivono in due bungalow. Qualcuno le chiama St. Brandon e sono a 215 miglia a NNE di Mauritius, isola a cui politicamente appartengono. Quel puntino, desolatamente immobile dal tardo pomeriggio di sabato 29 novembre, si chiama Team Vestas Wind ed è un Volvo Ocean 65 appoggiato sui coralli del reef dopo che il suo equipaggio ha clamorosamente centrato una barriera corallina segnalata, con il dovuto zoom, in tutta la cartografia in uso, sia quella elettronica sia quella cartacea. Il suo albero inclinato di 40° è il punto più alto di quel minuscolo tratto di terre emerse, visto che per il resto l’atollo si eleva per poco più di un metro dall’Oceano.

Alberto Bolzan racconta da Team Alvimedica la notte del soccorso a Vestas:

La notizia è clamorosa e fa subito il giro del mondo. Come è potuto succedere nell’ipertecnologica Volvo Ocean Race, in cui si naviga su angoli ben precisi in una continua diretta oceanica? Dove ogni punto è sotto il controllo di tracking, info meteo, satellitari, verifiche dalla control room di Alicante? Lo skipper Chris Nicholson ha dichiarato che il debriefing, avvenuto sull’isoletta sperduta, è stato “profondo e onesto”, ovvero traducendo c’è stato un errore umano, o probabilmente una catena di errori che hanno portato all’impatto fatale. Forse non sapremo mai la verità, viste le procedure di crisi e di comunicazione in tali casi. E’ certo, invece, che la barca è messa molto male, con gravi danni, e il recupero appare assai complesso.

Foto con elaborazione grafica della posizione di Team Vestas sul reef di St. Brandon. Courtesy NCG Operations Room – MRCC Mauritius
Foto con elaborazione grafica della posizione di Team Vestas sul reef di St. Brandon. Courtesy NCG Operations Room – MRCC Mauritius

I motivi vengono taciuti nella comunicazione ufficiale ed è anche comprensibile visto l’imbarazzo e la situazione di pericolo che si era creata. Ipotizziamo. Una mancata comunicazione a un cambio guardia? La ricerca del Vmg perfetto, tale angolo su tale rotta…, che fa dimenticare che c’è un piccolo atollo sulla prua? Un VO65 ha, infatti, angoli ben precisi di velocità target per ogni condizione e il caso ha voluto che, appena dopo il tramonto di sabato 29 novembre, quella rotta ottimale passasse troppo vicino a un atollo, la cui presenza nessuno evidentemente aveva avuto l’accortezza di segnalare o ricordare. Oppure un problema elettronico? Anche se pare improbabile, vista la quantità di strumenti a disposizione degli equipaggi. La lezione è chiara, per far diventare marinaio un velista, anche se della Volvo Ocean Race, occorrono tante ma tante miglia di mare in umiltà.

Vestas incagliato sul reef di Cargados Shoals, visto da Alvimedica. Foto Ross
Vestas incagliato sul reef di Cargados Shoals, visto da Alvimedica. Foto Ross

E ciò che sconcerta è che gli uomini di Vestas marinai lo sono davvero, contano insieme numerose Volvo. Lo skipper Chris Nicholson ne ha fatte con questa quattro. Rob Salthouse, Tony Rae, il navigatore Vouter Werbraak. L’italo argentino Maciel Cicchetti. Abbiamo avuto la fortuna di navigare su Team Vestas ad Alicante. Un team solido, con corrette catene di comunicazione, arrivato un po’ in ritardo alla regata (l’ultimo a iscriversi) ma già capace di ottimi spunti. Pare assurdo pensare che il Volvo Ocean 65 dallo scafo blu sia in queste ore appoggiato su un reef dell’Oceano Indiano, con molti danni e poche speranze di poter tornare a navigare. Eppure se ne sta lì, con le onde che sbattono, come i pensieri dei nove naufraghi che si interrogano in queste ore su come sia potuto davvero succedere. A loro.

Inviateci i vostri commenti su questa vicenda.

In serata VOR ha inviato la foto grafica che vedete sopra e che è stata scattata dall’areo della National Coast Guard of the Maritime Rescue Co-operation Centre (MRCC) di Mauritius. E’ stato confermato che i 9 velisti saranno trasferiti domani martedì a Mauritius, con un viaggio via mare di 20 ore e che sono stati lanciati pacchi-viveri da un aereo della Coast Guard.

Neil Cox, shore manager di Team Vestas, ha confermato che tutti i liquidi, cime, elettronica, hardware e vele sono stati prelevati dalla barca. Non sono stati chiariti particolari sulla fattibilità di un recupero che si presenta particolarmente difficile.

3 COMMENTS

  1. vedremo se qualcuno si assumerà la responsabilità dell’accaduto, che tristezza vederla inchiodata al reef.

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