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Mauritius- I naufraghi della Volvo Ocean Race tornano alla civiltà. Dopo aver trascorso due giorni sulla sperduta striscia di sabbia di St. Brandon in seguito all’incaglio (a 19 nodi di velocità) di Team Vestas Wind, lo skipper Chris Nicholson e i suoi otto uomini d’equipaggio si sono imbarcati sulla barca da pesca Eliza per un viaggio di 20 ore fino a Mauritius. Eliza è l’unico mezzo che, una volta a settimana, raggiunge le Cargados Carajos Shoals da Mauritius, 215 miglia di mare.

Chris Nicholson, skipper di Team Vestas. Foto Ainhoa Sanchez
Chris Nicholson, skipper di Team Vestas. Foto Ainhoa Sanchez

Dal clamoroso naufragio di sabato pomeriggio, i nove velisti sono rimasti ovviamente con i soli indumenti che avevano al momento del salvataggio e hanno dovuto ricevere anche dei pacchi di cibo lanciati da un aereo della Guardia Costiera delle Mauritius. In più sonoi stati avvertiti dai guardiani dell’isolotto del Sud, dove si trovano i due bungalow che li hanno ospitati nelle ultime 48 ore, che il reef abbonda di squali e barracuda e che, quindi, le camminate sul reef per recuperare i materiali da Team Vestas dovevano essere compiute con la massima attenzione.

E’ stato reso noto che il piano, una volra raggiunta Mauritius, è di arrivare in aereo ad Abu Dhabi per iul fine settimana. Per quanto riguarda la barca, invece, Neil Cox dello shore team ha chiarito che la barca è stata spogliata di alcuni elementi chiave e che sono ancora allo studio piani per il recupero ma che si tratta di un’impresa assai complessa dal punto di vista logistico. D’altra parte il tempo gioca a sfavore di Team Vestas, che ognoi ora che passa viene ancor più danneggiata dai coralli su cui si è appoggiata, dopo aver già visto distrutte poppa, chiglia e bulbo.

Sul motivo del naufragio, per la prima volta Volvo Ocean Race ha informato che probabilmente una dichiarazione ufficiale verrà fatta durante la settimana.

 

E la regata si allunga…

Dal punto di vista della regata, invece, è tornato un po’ di vento, con Mapfre che ha preso per primo i nuovi Alisei di SE, ma non embrano destinati ad aver lunga vita o almeno non abbastanza a lungo da consentire agli spagnoli di recuperare le miglia perse con l’opzione orientale. Anche il leader Abu Dhabi e gli immediati inseguitori Team Brunel e Dongfeng hanno navigato nel pomeriggio di marftedì con vento da Sud a 10 nodi di velocità. Mapfre è ancora più veloce ma il distacco è sempre sulle 100 miglia, anche se la granbde leva ovest-est amplia certamentre le possibilità di recupero. Da notare che Iker Martinez, cresciuto nelle classi olimpiche (un oro e un argento nei 49er), alla Volvo Ocean Race compia spesso scelte estreme, abbandonando la flotta per opzioni strategiche alternative, non rispettando quello che è uno dei principi base della vela one design, ovvero che si cerca di restare il più possibile con la flotta. Certo, quando il campo di regata è vasto come l’Oceano Indiano… le opzioni aumentano.

Ingaggio tra Dongfeng e Brunel nella bonaccia dell'Indiano. Si regata spesso a stretto contatto. Foto Riou
Ingaggio tra Dongfeng e Brunel nella bonaccia dell’Indiano. Si regata spesso a stretto contatto, ma almeno il tailer ne approfitta per un po’ d’ombra… Foto Riou
Un desolante 0,2 nodi di velocità su Brunel. Foto Coppers
Un desolante 0,2 nodi di velocità su Brunel. Foto Coppers

La tappa, intanto, si allunga notevolmente con ipotesi addirittura di ancora 17-18 giorni di mare. Per domani si annuncia un’altra giornata complessa, con l’Equatore ormai vicino e un caldo asfissiante, che vede gli equipaggi provare a ripararsi in tutti i modi.

“Abbiamo vento leggero, niente 20 nodi e onde alte per noi oggi, ma dobbiamo continuare nella nostra scommessa”, scrive Francisco Vignale da Mapfre, “Siamo stati praticamente bloccati dall’aria leggera per quasi tutto il giorno ieri, non riuscendo a seguire una rotta precisa. Ma poi nel pomeriggio il vento ha cominciato a salire mentre le nuvole scomparivano, e siamo riusciti a tenere un buon passo, intorno ai 6/8 nodi. E i report ci dicevano che eravamo più veloci degli altri. Poi però è calato tutto di nuovo e abbiamo persino fatto un 360. E’ difficile andare dove si vuole con la bonaccia. Adesso camminiamo a 10/12 nodi e ci sembra di essere entrati negli alisei. Peccato che stamattina Jean-Luc ci abbia dato una cattiva notizia: secondo il software di navigazione ci rimangono ancora 20 giorni. Abbiamo caricato cibo per trenta giorni, quindi penso ci basterà. Per contro con il caldo beviamo molto di più, prima facevo 45 litri d’acqua al giorno adesso ne faccio 70, e fa talmente caldo che sembra sempre di bere tè.”

Corinna Halloran, da Team SCA: “Non c’è vento, voglio dire NIENTE vento, il mare è come vetro, non c’è nemmeno un’onda piccolissima in vista e poche nuvole, stamattina abbiamo visto passare una nuvola di pioggia, ma se ne è andata subito.” Le veliste cercano di ripararsi il meglio possibile dal sole cocente. “Annie (Lush) è letteralmente coperta di crema solare all’ossido di zinco e indossa un cappello blu enorme per proteggersi. “Una volta mi sono bruciata le labbra ed è stata l’esperienza più dolorosa della mia vita, persino più dolorosa di quando sono caduta da una barca in secca…” ha detto. Anche Elodie (Mettraux) sfoggia una tenuta alla Indiana Jones, con un cappello e un fazzoletto che le ripara il collo. Combattiamo costantemente contro il caldo.”

 

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