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Abu Dhabi, EAU- Dopo il clamoroso naufragio di Vestas e le dichiarazioni di ieri del team di Chris Nicholson, l’attenzione della Volvo Ocean Race torna a concentrarsi sull’esito della seconda tappa ormai prossima a concludersi negli Emirati Arabi. Dopo una settimana di leadership Abu Dhabi, è stata superata dalla coppia Team Brunel/Dongfeng che ha navigato praticamente fianco a fianco per gli ultimi nove giorni. Solo da ieri sera Bouwe Bekking sembra essere riuscito a prendere un vantaggio importante, 11,8 miglia alle 9:40 UTC di oggi, su Dongfeng, quando mancano 751 miglia all’arrivo ad Abu Dhabi. Ian Walker con Azzam è sceso a 39,2 miglia pagando una posizione appena più occidentale all’uscita dai secondi doldrums della tappa.

A bordo di Brunel. Foto Coppers
A bordo di Brunel. Foto Coppers

Il grande sconfitto della tappa però pare essere ancora una volta Mapfre, che ha visto fallire la sua insistente opzione orientale finendo addirittura per scendere in quinta poszione a 322 miglia da Brunel. Ricordiamo che lo skipper Iker Martinez e il nuovo navigatore Jean Luc Nelias avevano deciso di lasciare la flotta che stavano guidando, subito dopo il passaggio dell’atollo di Cargados Carajos Shoals, opzione tentata per tutta la scorsa settimana ma senza esito. Il mix spagnolo-francese a bordo di Mapfre sembra proprio non funzionare. Alvimedica è a 312 miglia mentre TEam SCA chiude la flotta a 423 miglia.

La tappa è ancora incerta, però, visto che il prossimo passaggio nello Stretto di Hormuz e la navigazione finale nel Golfo Persico potrà riservare ancora sorprese.

 

Team Vestas: barca irriparabile ma proveremo a tornare con un’altro VO65

Ieri mattina si è svolta la conferenza stampa di Team Vestas, in cui lo skipper Chris Nicholson, il navigatore Wouter Verbaak, il CEO di Team Vestas Morten Albæk e il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad hanno risposto alle numerose domande pervenute vie email dai giornalisti di tutto il mondo.

La conferenza stampa di ieri. Foto VOR
La conferenza stampa di ieri. Foto VOR

“La barca non è riparabile ma sarà comunque rimossa, per rispettare l’ambiente, dal reef nelle prossime settimane. Team Vestas sta esplorando però ogni opportunità di tornare in regata con una nuova barca e faremo tutto il possibile affinché ciò possa accadere. E’ opinione comune che la barca non possa essere riparata e quindi l’opzione che stiamo studiando insieme a VOR è di costruirne una nuova, se questo sarà possibile e se ci sarà il tempo di farlo è ancora oggetto di analisi”, ha detto Morten Albæk.

Nicholson e Verbaak hanno ribadito l’errore umano, ovvero il mancato studio della rotta nei dettagli senza approfondire la presenza dell’atollo di Cargados Carajos Shoals e senza avere un adeguato zoom sul cartografico prima di quel passaggio. “Abbiamo fatto un grave errore, ma la cosa positiva è che poi non ne abbiamo fatti altri”, ha detto il navigatore assumendosi la responsabilità del fatto e riferendosi poi alla riuscita gestione di un’emergenza davvero complessa e pericolosa. “Il livello di assistenza che abbiamo ricevuto quella notte è stato eccezionale”, ha detto Nicholson.

Nello specifico sono state confermate le ipotesi che avevamo fatto nell’analisi del naufragio, soprattutto quando Nicholson ha dichiarato che “Nelle 48 ore prima dell’incidente, Wouter e io in riferimento ai nostri normali compiti riguardo alla rotta della barca, avevamo notato che c’erano alcuni bassifondi (lo skipper si riferisce alle batimetriche evidenziate da uno zoom non elevato che invece dell’atollo evidenziano appunto dei bassifondi rispetto alle profondità oceaniche, prova certa che la rotta non era stata analizzata nella sua completezza, Ndr). Quando li ho visti ho chiesto quali profondità avessero, se c’era corrente e quali condizioni di onda ci sarebbero state. Wouter ha risposto che le profondità andavano dai 3.000 m a 40 m, che erano il minimo delle profondità, e che la corrente era ininfluente. Ha poi specificato quale condizioni di onda ci sarebbero state”.
Wouter Verbraak ha aggiunto: “Avremmo dovuto continuare a zommare l’area molto di più sulle carte elettroniche. Non farlo è stato un errore enorme che ho fatto io, ma la buona notizia e che poi non ne abbiamo fatti altri”.

Quindi, su Team Vestas nessuno aveva controllato l’esistenza dell’atollo (che ricordiamo è lungo 25 miglia, è cartografato ed è considerato pericoloso da tutte le Pilot dell’Indiano), neanche dopo la presenza della depressione tropicale che aveva portato la flotta a percorrere una rotta, obbligata dai target di velocità e dalla strategia meteo del momento, che sarebbe inevitabilmente passata da quel reef. Il che è davvero clamoroso se si considera il livello dell’equipaggio e della regata, ma è anche sintomo di quanto la cieca fiducia nella navigazione elettronica possa far dimenticare principi base di marineria.

www.volvooceanrace.com

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