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Torino- Stefano Beltrando e la sua QI Composites sono pronti a seguire le operazioni di ricostruzione di Team Vestas. La barca appare adesso “Assolutamente riparabile e a mio avviso molto probabile essere pronti a lisbona. Noi andiamo in missione in Malesia il 2 gennaio”, ci ha detto Beltrando riferendosi ai nuovi scenari permessi dal recupero integrale della barca dal reef di Cargados Carajos Shoals avvenuto due giorni fa.

Nel frattempo, Beltrando ci ha inviato questo ricordo di Claudio Trentin, apprezzatissimo boat-builder italiano, scomparso recentemente.

“Oggi le barche da regata high tech si fanno con gli stessi materiali, processi e software della Formula 1 o delle astronavi, siamo ormai abituati a questo, ci sembra normale. Eppure solo 20 – 30 anni fa ai maggiori eventi eventi nautici partecipavano barche costruite sotto tende di nylon, laminate a mano e cotte con gli scaldabagno, il kevlar sembrava il materiale del futuro e per questo utilizzato a profusione. Molto spesso alcuni membri dell’equipaggio erano gli stessi costruttori e molte delle soluzioni tecniche venivano sviluppate durante la costruzione e disegnate solo su di un tovagliolo di carta.

I pionieri del composito high tech si possono contare sulle dita di due mani, magari oggi possono sembrarci preistorici nel metodo o nella mentalità ma senza di loro oggi saremmo ancora sulle barche in poliestere e fibra di vetro rullate a mano. Chiunque abbia bazzicato la cantieristica mondiale conosce i nomi di Green, Cockson, Mc Conaghy, Goetz….Tencara.

 

Claudio Trentin (primo a sinistra) con il gruppo costruttore dei cat GC32
Claudio Trentin (primo a sinistra) con il gruppo costruttore dei cat GC32

In Italia abbiamo avuto i nostri pionieri che hanno cresciuto una generazione (la mia) di costruttori e tecnici. Claudio Trentin (Dadone per tutti) è stato per me il più rappresentativo per le sue esperienze e il suo modo di condividerne i risultati. Ha costruito di tutto, ma tanto per fare due nomi : “Il Moro di Venezia” e… praticamente tutti i Wally. Basta come curriculum? La prima volta che ci siamo conosciuti era il 2000 e il primo approccio è stato teso: lui guardava con sospetto quel ragazzino che faceva le pulci alla sua barca e io senza troppa esperienza di barche così grosse ero in difficoltà ma non osavo ammetterlo. Sono poi bastati due altri giorni assieme per diventare amiconi. Io assorbivo come una spugna tutta la sua esperienza e lui era contento di sapere che qualcuno si prendeva cura della “salute” delle sue creature.

Non so quanti bravi boatbuilder italiani possano dire di non dovergli niente, un lavoro, un consiglio, una piadina….una carriera intera. Per questo anche se quella schifosa malattia che è il tumore ce l’ha portato via, qui ce lo ricorderemo ancora per un pezzo”. (Stefano Beltrando)

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