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Luzon, Filippine- Filare 12 nodi in bolina con 25-30 nodi di vento contro onde di 4-5 metri significa sbattere, sbattere e poi ancora sbattere. Un’onda dopo l’altra, con lo scafo dei pur robusti Volvo Ocean 65 che trema ogni volta che sbatacchia contro un’onda o cade giù nel cavo. Il Mar Cinese Meridionale non si smentisce mai… per uscire dallo Stretto di Luzon, tra Taiwan e Filippine, è sempre bolina in quelle condizioni che gli inglesi chiamano “boat-breking”, ovvero rompi-barche. Come si ricorderà proprio in questo mare, due edizioni fa si assistette a una delle più folli imprese della vela oceanica, quando Puma, i Telefonica, gli Ericsson, Green Dragon si lanciarono in una pazzesca bolina contro 40-50 nodi di vento, con diverse rotture ma anche incredibili prestazioni marinaresche.

Dongfeng sottocoperta in bolina mure a sinistra. Foto Greenfield
Dongfeng sottocoperta in bolina mure a sinistra. Foto Greenfield

La vita a bordo è ovviamente durissima, ma anche in queste condizioni estreme Team Dongfeng dà l’impressione di essere sempre un pochino più veloce degli altri. Alle 18:40 UTC Charles Caudrelier e soci avevano 2,9 miglia di vantaggio su Abu Dhabi e 5,7 su Mapfre. Quarta Alvimedica a 7,6 miglia, Brunel a 9 e Team SCA a 10,7. Un vantaggio che pare aumentare (lunedì mattina era di meno di un miglio) onda dopo onda. La rotta al momento prevede una bolina mure a sinistra contro 25 nodi di vento verso l’estremità settentrionale di Luzon (Filippine), con un bordeggio probabile solo nelle ultime miglia per entrare nello Stretto.

Alberto Bolzan cerca di aggrapparsi come meglio può nel pozzetto di Alvimedica che sbatte in bolina nel Mar Cinese Meridionale. Foto Ross
Alberto Bolzan cerca di aggrapparsi come meglio può nel pozzetto di Alvimedica che sbatte in bolina nel Mar Cinese Meridionale. Foto Ross

I velisti stanno cercando di resistere a una situazione molto poco confortevole, che in alcuni casi ha causato anche mal di mare, e di entrare nel ritmo della navigazione, cosa tutt’altro che semplice. Come racconta l’onboard reporter Amory Ross da bordo di Team Alvimedica: “E’ una sensazione di nausea indescrivibile, quella che prende nelle prime 36 ore dopo una partenza dura, lo stomaco sottosopra non ti permette di fare quasi nulla, o almeno in modo normale. Il corpo ha bisogno di tempo per acclimatarsi, tempo che non abbiamo avuto, e non importa se hai vomito o meno, ti senti una schifezza e di solito dura finché le condizioni non migliorano. La cuccetta è forse l’unico posto dove si potrebbe stare meglio, ma in realtà non riesci a entrarci. Ci sono vele da cambiare, una barca da portare, cibo da cucinare e persino un blog da scrivere. Tutti hanno qualcosa da fare… l’unica soluzione è pensare che poi le cose miglioreranno. 30 nodi sulla faccia e un’onda ripida e cattiva sono scomodi, ma andare veloci è un’altro tipo di lotta, non sono condizioni che abbiamo potuto provare prima, non ci sono ancora famigliari.”

Matt Knighton da Azzam: “Azzam sbatte così violentemente che non riesco nemmeno a scrivere una frase tutta intera. Le ultime 24 ore sono state senza dubbio le più dure di tutta la regata. Il vento ha continuato ad aumentare e le onde non hanno nessuno ritmo. Non appena ci sono dieci secondi di calma apparente, la barca si lancia giù da un’onda e le cose cadono dappertutto, il colpo sull’acqua è così forte che si riverbera sull’albero e per tutto lo scafo. Non è molto confortante sapere che la flotta è vicina e che stiamo tutti soffrendo allo stesso modo. Moltiplica solo la possibilità che qualcuno rompa qualcosa. Per ora non ci sono scelte tattiche è solo una questione di rimanere tutti interi.” Knighton riporta anche il racconto dello skipper Ian Walker, che definisce il Mar Cinese meridionale come il “mare delle rotture certe”, avendolo sperimentato nell’edizione del 2008/09 quando sia lui che Chuny Bermudez furono costretti a riparare con le rispettive barche alle Filippine, dopo aver sofferto gravi danni. “Quando abbiamo rotto con Green Dragon era peggio però, c’erano 50 nodi e onde di 10 metri!”

Secondo il meteorologo della regata Gonzalo Infante, domani mattina la flotta incontrerà le condizioni più dure, con 25 e fino a 35 nodi di bolina. “A questo si aggiunge lo stato del mare pessimo, i continui salti sulle onde, alla frequenza di una ogni 5 secondi, che vuol dire 72 ogni ora e non meno di 1.500 in un giorno. Le vibrazioni mettono alla prova i materiali e anche i velisti, che sono costretti a dormire, quando riescono, con i piedi verso prua”.

www.volvooceanrace.com

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