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Genova- Qualcosa di giovane e bello sta nascendo allo Yacht Club Italiano di Genova. Già, perchè quando un giovane skipper, Alberto Bona, 28 anni, si unisce a un team di altrettanto agili menti fresche di studi, il team Skyronlab nato dal corso in ingegneria nautica del Polo Universitario di La Spezia, e all’esperienza di Enrico Isenburg, direttore dell’attività agonistica dello Yacht Club Italiano, il risultato è interessante. Una bella storia, che sarà portata sul mare, prima il Mediterraneo e poi l’Atlantico, dal nuovo Mini 650 Onlinesim.it e che vi raccontiamo in questo articolo.

Alberto Bona con il team di Skyronlab: da sinistra,
Alberto Bona con il team di Skyronlab sulla nuova chiglia del Mini 756 Onlinesim.it: da sinistra Carlo Montano, Nicola Gerin, Enrico Brandolini, Olivia d’Ubaldo.

Il nuovo proto Mini 650 di Alberto Bona, con cui questo solare velista torinese vuol migliorare il quinto posto ottenuto nei serie nel 2013, non è altro che la barca usata da Andrea Caracci, il Mini 756 full carbon progettato nel 2008 da Sam Manuard. Questo per lo scafo, perchè per il resto, chiglia basculante e pivottante, daggerboard e strutture interne, è tutta nuova, portata avanti con un progetto totalmente Made in Italy e portata al livello dei migliori prototipi attuali. O almeno questo è il programma di Bona e compagni, la bionda strutturista Olivia d’Ubaldo (Grosseto) con studi anche a Southampton, il fluidodinamico Enrico Brandolini (Ravenna), il project manager Nicola Gerin (Trieste), il responsabile dell’ergonomia Oris d’Ubaldo a cui si aggiunge il “carbonaio” Carlo Montano (Voghera), che già aveva costruito la barca nel 2008 sul progetto di Manuard per Andrea Caracci.

Il loro entusiamo è contagioso. Vederli all’opera nel cantiere allestito allo Yacht Club Italiano, di cui Alberto Bona è l’atleta giovane di punta nel settore della vela agonistica altomare, è un piacere. CFD, soluzioni, idee, profili, intuizioni  si mescolano alla polvere di carbonio che sporca le mani e arricchisce le meningi. Il Mini va in acqua lunedì 23 febbraio e sembra impossibile che tutto sia già pronto. La chiglia con il nuovo bulbo da una parte, il nuovo albero in carbonio da un’altra, lo scafo sotto i teloni incastrato tra un Dinghy e vecchi yacht d’epoca dei soci anziani. “Saremo in acqua la settimana finale di febbraio per i primi test e poi subito a Fezzano per prendere parte alla prima regata, la Fezzano-Talamone. Poi l’Arcipelago e il GP d’Italia qui allo YC Italiano, prima del trasferimento a inizio maggio in Atlantico per preparare la Transat 2015 che partirà il prossimo 19 settembre, obiettivo finale del progetto”, ci dice Bona.

Il Mini 756 entra in cantiere allo YCI di Genova
Il Mini 756 entra in cantiere allo YCI di Genova

Si trattava, in sintesi, di portare un Mini del 2008 al massimo livello attuale a livello di strutture e appendici, prendendo esempio dalla esperienza vincente di Giancarlo Pedote con il Prysmian e la sua chiglia, a cui Skyronlab ha voluto abbinare fluidoninamica, analisi struttureale ed ergonomia con soluzioni all’avanguardia della regola di classe. Il Polo Universitario Marconi di La Spezia ha fornito il supporto per effettuare dei test in vasca navale con un moke up in scala tutto giallo e ha curato la parte tecnologica del progetto. Le vele sono Noreth Sails, concepite e disegnate a Carasco, per un team di cui, per la flotta dei serie, fa parte anche Andrea Fornaro.

La sfida era in teoria semplice… aumentare la stabilità dinamica riducendo al minimo il peso di tutte le strutture… Per farlo davvero il team ha dovuto studiare e realizzare soluzioni idrodinamche e strutturali. La canting keel (profilo lama e bulbo maggiorato, costruito da Avant Garde e supervisione progettuale di Luca Olivari) e il suo sistema di movimentazione, basato su un perno realizzato in lega 17-4 PH, sono stati l’esame più complesso. Trovare la forma ideale ha comportato varie evolouzioni, verificate con l’analisi ad elementi finiti. Le strutture della parte centrale della barca soino state completamente riprogettate e ricostruiti, proprio per alloggiare il nuovo sistema e diminuire il peso.

Il modello in scala del Mini durante le prove in vasca navale
Il modello in scala del Mini durante le prove in vasca navale

Ragazzi in gamba, con la testa pensante. Sarà la laurea e il master in filosofia, che accomuna Bona a Giancarlo Pedote, ma pare proprio che come per il fiorentino, anche il giovane torinese sia un nome su cui puntare per il futuro della vela italiana in oceano. Concretezza e capacità d’adattamento. Porsi dei problemi e risolverli. L’Italia dei grandi “artigiani” nautici eccelle nel mondo, e ne sono una prova le aziende coinvolte nella Volvo Ocean Race, da Gottifredi & Maffioli a Persico Marine, da Harken Italy a Cariboni e Protect Tapes. E’ bello pensare che magari anche questi ragazzi di Skyronlab un giorno entreranno in quel gruppo di qualità italiana riconosciuta in un settore altamente tecnologico come quello della progettazione nautica.

“Il progetto è nato da un incontro abbastanza fortuito tra noi dello YCI e i ragazzi di Skyronlab”, ci spiega Chicco Isenburg sulla terrzazza dello Yacht Club Italiano in una bella mattinata di febbraio, “Loro avevano pronto un progetto per un Mini e per un po’ abbiamo accarezzato l’idea di costruire un Mini ex novo sulla base di questo disegno. Abbiamo fatto anche delle prove in vasca, ma poi abbiamo optato per aquistare una barca già esistente, che è il 756 di Andrea Caracci, sulla quale siamo intervenuti con le idee più innovative che Skyron aveva già previsto per la barca nuova. Alberto Bona è un atleta che seguiamo sin dal 2012 come Yacht Club Italiano e ha già fatto la Mini Transat del 2013 ottenendo un quinto posto nei serie. Dopo quella campagna ci siamo trovati a ridefinire la collaborazione e c’erano varie possibilità di progetti e idee. Alla fine abbiamo deciso di intraprendere questo, più conservativo ma anche più stimolante, visto che dava ai ragazzi dell’Università di La Spezia la possiblità di disegnare e applicare idee realmente innovative. Abbiamo anche Luca Olivari, che è entrato un po’ come tutor che valida le varie idee, e abbiamo aperto un mini cantiere qui allo YCI, dove tutto, deriva, timone, vele e albero, sono stati completamente rifatti. Una scuola fondamentale per chi si voleva avvicinare al mondo dello Yacht Design come appunto i ragazzi di Skyronlab”.

Andamento dei flussi e distribuzione delle pressioni su scafo, deriva e daggerboard
Andamento dei flussi e distribuzione delle pressioni su scafo, deriva e daggerboard
Dettaglio della simulaziuone di trascinamento dell'acqua in simulazione CFD
Dettaglio della simulaziuone di trascinamento dell’acqua in simulazione CFD

E in effetti, visto dalla sua terrazza che si affaccia sul porticciolo Duca degli Abruzzi, lo Yacht Club Italiano appare proprio un fermento di attività, quasi un'”Arzanà” …dei genovesi. Il cantiere, realizzato nei rimessaggi adiacenti alla Scuola di Mare Beppe Croce, non si ferma un attimo, così come i derivisti che tra Laser e Optimist si preparano all’uscita del pomeriggio. Alberto Bona fa da collante e dimostra anche di avere capacità d’immagine e manageriali. “Come Yacht Club”, spiega Isenburg, “abbiamo sempre avuto attenzione sui Mini e il nostro GP d’Italia è ormai arrivato a molte edizioni. Lo stesso nostro presidente Carlo Croce ha la tessera numero 1 dell’Associazione Italiana Mini e storicamente uno o due solitari, prima Pietro D’Alì e Caracci oggi lo stesso D’Alì e Bona, ci ha sempre fatto piacere averli con noi. Lo stesso tentativo che abbiamo fatto tre anni fa per partecipare alla Volvo con Giovanni Soldini, anche se poi non ci siamo riusciti. Riteniamo che l’unico sistema per progredire e mantenere in vita questo circolo sia creare degli interessi di tipo sportivo agonistico, che siano delle derive o delle barche a bulbo, ma che vedano i velisti sempre come primi attori”.

Scendiamo nel cantiere, dove Alberto Bona ci introduce ai particolari del progetto: “Abbiamo di fatto realizzato completamente nuove appendici, cercando di far diventare la barca più potente e farla arrivare al passo dei proto della nuova generazione. Per riuscirci abbiamo anche modificato internamente tutte le strutture di carbonio, con il veccho scafo che praticamente è stato mantenuto solo come supporto. La chiglia è stata ripensata come profilo idrodinamico e come peso del bulbo. La maggior potenza sarà data anche dallo sliding della chiglia, che si aggiunge al canting”.

La chiglia
La chiglia

Enrico Brandolini, il responsabile della CFD del gruppo, ci spiega le particolarità del bulbo: “Il profilo è stato ottimizzato provando migliaia di forme e piani di deriva fino ad arrivare a questa ottimizzazione definitiva. Il profilo è stato pensato per avere il massimo angolo di bascula ed essere su una deriva più lunga”. Olivia d’Ubaldo ce ne spiega invece la struttura: “La lama di deriva è costruita con un trave centrale monolitico di carbonio, i gusci sono stati realizzati separatamente su stampo a controllo numerico e poi rinforzati nella zona di scorrimento. Il sistema di camma per il movimento è stata la parte più complessa. Vi sono dei sensori installati per controllare la deformazione del piano di deriva”.

Dopo tre mesi di lavoro, “molto più di quanto si possa immaginare per una barca in fondo lunga solo sei metri e mezzo, visto che la progettazione e sperimentazione è identica a quella di una barca più grande”, non resta che vedere il nuovo 756 in acqua. Molte le miglia da perccorrere e fa piacere pensare che solo nove anni fa Alberto Bona, a vent’anni, attraversava da solo il Tirreno su una derivetta autocostruita. Prima della scorsa Transat, non era mai stato per più di tre giorni in mare da solo. Adesso punta a una Mini da protagonsita su una barca tutta italiana e molto, ma molto giovane, di spirito e di ambizioni.

www.yci.it

www.alberto-bona.com

www.skyronlabdesign.eu

1 COMMENT

  1. A giudicare dalle premesse questo mini farà parlare di sè. E’ un piacere venire a sapere che di questi tristi tempi vi siano ancora ragazzi carichi di entusiasmo che ce la mettono davvero tutta per realizzare i loro sogni!

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