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Palermo- L’inchiesta del programma Presa Diretta, andata in onda il 22 febbraio scorso, ha acceso i riflettori sulla parte del decreto Sblocca Italia, ddl n. 1651 di conversione del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, che riguarda l’aumento delle estrazioni petrolifere in Italia. Prima di analizzarne i risvolti sul nostro territorio, partiamo da una premessa: il tema dell’autosufficienza energetica è una questione strategica cruciale per il nostro paese, un problema non più rinviabile dati gli scenari internazionali geopolitici carichi di incertezza, una questione che va senza dubbio affrontata senza tergiversare. Sul come va affrontata è doveroso aprire una riflessione.

Attività estrattiva già in corso nel Canale di Sicilia
Attività estrattiva già in corso nel Canale di Sicilia

Conti alla mano lo Sblocca Italia va a raddoppiare le estrazioni di idrocarburi sul nostro territorio, in particolare in Basilicata e nel Canale di Sicilia. In Basilicata, quando l’aumento delle attività entrerà a regime, quasi il 70 per cento del territorio regionale sarà interessato dalle attività estrattive. Un territorio che già soffre di danni ambientali collegati alle attuali attività estrattive, come l’inquinamento di alcuni bacini artificiali e quello delle falde acquifere. A ciò va aggiunto il rischio per la popolazione: la Basilicata e il sud della Sicilia fanno già segnare un’incidenza di malattie tumorali molto alta nelle zone adiacenti le attività d’estrazione.

Anche il mare come dicevamo sarà coinvolto nel raddoppio delle estrazioni previste dal provvedimento, e in particolare il Canale di Sicilia. Sono già numerose infatti le richieste da parte delle multinazionali del petrolio per nuove attività estrattive in questa zona, la notizia dello Sblocca Italia lascia infatti intravedere notevoli possibilità di business. Il problema è che, come noto, il Canale di Sicilia è una zona con un’ altissima attività vulcanica, con la presenza accertata di attività sottomarina collegata anche alla nascita di nuovi crateri. Non è tutto: è accertata la presenza di enormi sacche di metano, definite tecnicamente pockmarc, una di queste è esplosa a largo di Sciacca la notte del 10 aprile 2007 provocando una scossa di terremoto. Cosa succede se un pockmarc esplode? Secondo gli studi effettuati e secondo il parere del ricercatore subacqueo Domenico Macaluso, vengono espulsi dal cratere che si forma milioni di metri cubi di fondale marino.

In verde le concessioni già attive, in giallo le nuove richieste di attività estrattiva
In verde le concessioni già ative, in giallo le nuove richieste di attività estrattiva. Elaborazione Legambiente

Cosa succede se durante una trivellazione viene intercettato un pockmark non conosciuto? Può accadere quello che è successo nel Golfo del Messico nel 2010, ovvero collasso della stazione petrolifera, esplosione, sversamento libero di petrolio dai canali che vengono interrotti dall’incidente. La casistica degli incidenti più gravi alle stazioni petrolifere individua tra le principali cause la perforazione di zone ad alta attività vulcanica. A fronte della presenza accertata di pockmark nel Canale, non esiste ancora una mappatura completa di queste sacche metanifere. Lo Sblocca Italia però corre veloce, prevedendo che entro 180 giorni dalla richiesta di attività estrattiva, deve arrivare una risposta del MISE sull’approvazione o meno della domanda. 180 giorni quindi per verificare se ci siano le condizioni di sicurezza e di impatto ambientale sufficienti per avallare l’attività.

C’è anche un aspetto normativo molto interessante che va analizzato. Lo Sblocca Italia attribuisce infatti alle attività estrattive il titolo giuridico di interesse strategico, pubblica utilità, urgenza e indifferibilità, riconoscimento che facilita le procedure di esproprio e riduce la possibilità che ricorsi regionali o comunali vanifichino progetti già autorizzati da Roma. Entro il 31 marzo 2015 ci sarà il passaggio di consegne delle procedure di valutazioni di impatto ambientale in corso, dai Consigli regionali al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Gli enti locali di fatto vengono scavalcati nel processo decisionale e non hanno possibilità di appellarsi, tranne che, come già annunciato da molti, si ricorra alla Corte Costituzionale in nome della violazione dei principi di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

Alla luce dell’analisi svolta, ci chiediamo se un piano energetico di questo tipo, che punta soltanto su una risorsa finita come gli idrocarburi, sia un progetto lungimirante che vada nella direzione di un paese che aspira a diventare veramente moderno. Pillola statistica: la Germania ha approvato un piano che nei prossimi decenni mira a ottenere l’80 per cento del fabbisogno energetico nazionale dalle fonti rinnovabili. Fonti di cui l’Italia, sembra quasi banale sottolinearlo, è naturalmente ricca date le nostre condizioni climatiche.

La Scala dei Turchi, una delle meraviglie del patrimonio siciliano, a poche miglia dalle nuove zone di estrazione
La Scala dei Turchi, una delle meraviglie del patrimonio siciliano, a poche miglia dalle nuove zone di estrazione

Ci chiediamo anche se una regione come la Sicilia non abbia già il suo oro oro nero: un oro che si chiama mare e turismo, fortemente sottosviluppato e senza le infrastrutture necessarie per potersi esprimere in tutta la sua spinta. Basti pensare che a poche decine di miglia da dove verranno autorizzate le nuove esplorazioni con fini estrattivi, c’è un posto chiamato Scala dei Turchi: una perla che presto verrà nominata patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. Non c’è neanche bisogno in questa sede di lodare le bellezze del Canale di Sicilia, tra cui spicca Pantelleria dove sono già attivi presidi a salvaguardia dell’isola dalle vicine trivellazioni già concessionate, sarebbe veramente superfluo: la sola idea che attività di estrazione troppo “facili” possano mettere a rischio tale patrimonio ci lascia francamente disorientati. Contro lo Sblocca Italia è stato firmato un appello promosso da 20 scienziati dell’Università di Bologna per limitare le estrazioni petrolifere e puntare sulle energie rinnovabili e nelle comunità locali si sta sviluppando un vasto fronte di opposizione in nome del diritto di tutela dei patrimoni territoriali. Definire “comitatini” l’opposizione e la libera manifestazione di pensiero legittimamente esercitata dai cittadini, come ha fatto il Presidente del Consiglio sulle pagine del Corriere della Sera, non ci sembra l’approccio giusto per affrontare un tema che richiede enorme serietà dati gli interessi in gioco e data la posta in palio, che non è solo l’estrazione dell’oro nero ma riguarda la tutela della salute dei cittadini e il nostro patrimonio ambientale.

1 COMMENT

  1. Davvero preoccupante…
    Grazie per avere messo in rilievo questo inquietante aspetto del decreto Sblocca Italia.
    Cosa si può fare per fermare questo possibile scempio?

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