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Roma- Si conclude male il giro del mondo di Matteo Miceli. L’Eco 40 del navigatore italiano ha perduto la chiglia in Atlantico, quando si trovava a circa due giorni dal passaggio dell’Equatore. Matteo Miceli è riuscito ad uscire dalla barca rovesciata ed ora è a bordo della zattera di salvataggio vicino alla barca. E’ riuscito a portare con sé cibo, acqua, il telefono satellitare e l’iPad, con il quale riesce ad avere la propria posizione e comunicarla ai soccorsi. Un cargo si sta già avvicinendo alla sua posizione.

La posizione di Eco 40 al momento del rovesciamento
La posizione di Eco 40 al momento del rovesciamento, durante la risalita dell’Atlantico

Il rovesciamento è avvenuto dopo 145 giorni di mare.

www.matteomiceli.com

Matteo Miceli
Matteo Miceli durante il suo giro del mondo senza scalo

Aggiornamento a cura della Guardia Costiera italiana:

Nella giornata di oggi il Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera a Roma ha coordinato il soccorso a favore del velista Matteo Miceli dopo che la sua imbarcazione a vela si è capovolta durante la navigazione nell’Oceano Atlantico, a circa 600 miglia nautiche dal Brasile. La richiesta di soccorso è giunta alla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma che, dopo aver localizzato l’unità, ha provveduto ad allertare le autorità marittime brasiliane competenti nell’area e a dirottare il mercantile Aranon, battente bandiera delle Marshall Islands, in navigazione nella zona, per prestare soccorso. All’arrivo del mercantile, il velista era a bordo della zattera di salvataggio, in buone condizioni di salute.

Matteo Miceli a bordo della zattera. Foto courtesy Guardia Costiera
Matteo Miceli a bordo della zattera. Foto courtesy Guardia Costiera

L’uomo, partito il 19 ottobre scorso dal porto di Riva di Traiano in provincia di Roma, era impegnato in una traversata in solitaria a bordo della sua nuova barca Eco 40. Attualmente si trova a bordo del mercantile Aranon che dirige verso il porto di Salvador in Brasile, dove giungerà il prossimo 17 marzo.

Matteo Miceli era già incappato in una disavventura simile, quando nel gennaio 2011 si era rovesciato in Atlantico a bordo del suo cat non abitabile con cui stava tentando il record di traversata atlantica insieme a Tullio Picciolini. Anche allora fu tratto in salvo da un mercantile con i soccorsi allertati via telefono satellitare.

Per chi non ci avesse fatto caso, oggi era venerdì 13…

7 COMMENTS

  1. Non è la prima volta che una barca dei nostri tempi perde la pinna con il bulbo, impropriamente “la chiglia”. Un fatto inammissibile, mai avvenuto quando la sicurezza era per davvero la caratteristica principale di una barca d’alto mare, anche se ne limitava le prestazioni che oggi sembrano diventate più importanti di essa.

    • Records e imprese che basano la loro riuscita anche sulla presenza in mare di ignari mercantili, che vorrebbero arrivare al più presto a destinazione senza troppe rotture di scatole

    • Sono d’accordo con Basile anche se però non mi sembra che Miceli stesse facendo medie da Class 40 ma piuttosto una tranquilla navigazione con polli e galline.
      Sarà bene che per il futuro non ripeta tali dimostrazioni, visto già due disavventure simili, prima che qualcuno si faccia del male senza alcun motivo.

  2. Mi spiace moltissimo per Matteo. Quanto accaduto non gli toglie il merito di essere un grande marinaio, da stimolo per le le nuove leve ed esempio per i velisti contemporanei

  3. Ho avuto il piacere di conoscere Matteo Miceli e navigare con lui (con il Class 40 gemello di EsteEco e con il J Class Vanity V, progetto W. Fife, degli anni trenta). Ho sempre visto in Matteo un’estrema attenzione alla sicurezza (Vanity V è molto bagnata e senza draglie e candelieri) e capacità marinare non comuni (come quando prendemmo 43 nodi con il Class 40). Il Class 40 con il quale Matteo stava compiendo il giro del mondo era stato costruito dallo stesso Miceli su progetto di Sito Aviles Ramos (il papà del cat non abitabile sul quale Miceli ha ottenuto due record atlantici): sono sicuro che Matteo ha realizzato il Class 40 senza risparmiare sui materiali e Ramos l’ha progettato senza tirare sui coefficenti di sicurezza.
    Un urto contro un oggetto semisommerso può fare danni tremendi (Iacopini, lo sfortunato velista che ha visto il suo Mini affondare nell’ultima Mini Transat, propende per l’urto contro un barile usato dai pescatori come ritenuta per le reti): non è possibile sia questa la causa del rovesciamento?

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