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Auckland, Nuova Zelanda- La quinta frazione, ha preso il via ieri sera da Auckland in perfetto orario, alle nove del mattino (le 21 in Italia) con la consueta nutrita flotta di barche spettatori e in condizioni di vento medio/leggero, dopo che il passaggio del ciclone Pam aveva costretto gli organizzatori a rinvii successivi dello start. Per la cronaca dopo qualche miglio dallo start la testa è stata presa da Dongfeng Race Team, ma la strada per i sei team è ancora molto lunga ed estremamente accidentata.

Al rilevamento delle 9:40 UTC di oggi in testa è Mapfre, con 0,3 miglia su Alvimedica e 0,6 su Brunel. Dongfeng è a un miglio. La flotta è diretta verso la punta nord orientale della Nuova Zelanda, East Cape, dopo di che aggancerà il quarto quadrante del sistema ciclonico in attenuazione, che tanti danni ha arrecato nel Sud Pacifico, e lo cavalcherà verso SE con venti sui 35 nodi.

La partenza da Auckland, Foto Sànchez
La partenza da Auckland, Foto Sànchez

Per Stu Bannatyne, alla sua sesta partecipazione e che per la tappa sarà a bordo di Team Alvimedica, è “la navigazione più bella del mondo”. Per Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing “è il motivo per cui è conosciuta questa regata” e il suo navigatore Simon Fisher la definisce “la tappa più dura”.

Nel primo tratto la flotta percorrerà le 200 miglia di navigazione costiera lungo il Colville Channel e la Bay of Plenty, dopo circa 24 ore dalla partenza la flotta dovrebbe doppiare East Cape, che come dice il nome è la punta più orientale della Nuova Zelanda. “E’ qui che inizia la parte oceanica vera e propria” spiega il meteorologo della regata Gonzalo Infante. “Una volta arrivati a questo punto metteranno la prua verso est e avranno condizioni di vento più stabili sul cammino del ciclone Pam.”

La posizione della flotta alle 12:40 UTC di mercoledì. Come si può notare, dopo aver doppiato East Cape, i VO65 agganceranno la coda del ciclone Pam in attenuazione, cavalcandolo verso SE con venti sui 35 nodi
La posizione della flotta alle 12:40 UTC di mercoledì. Come si può notare, dopo aver doppiato East Cape, i VO65 agganceranno la coda del ciclone Pam in attenuazione, cavalcandolo verso SE con venti sui 35 nodi

Inizierà a questo punto anche la vita dura a bordo delle sei barche, con le oltre 4.400 miglia attraverso gli oceani meridionali, spinte dai forti venti occidentali fino al leggendario capo Horn. “Non esiste luogo al mondo dove si può navigare tanto a lungo alle portanti e tanto velocemente” spiega ancora Simon Fisher. “Sarà la prima volta che la flotta di questa edizione troverà tanto vento per un lungo periodo e ciò potrebbe rimescolare le carte. Restare tutti interi, non far danni fino a Capo Horn è importante, perchè è lì che si vince o si perde la regata.”

Non sarà facile, non solo perchè le condizioni saranno molto peggiori di quanto i 57 velisti hanno visto finora, ma anche perchè i 20/25 nodi di vento non dureranno a lungo. “Navigare negli oceani meridionali è come fare surf” spiega ancora Gonzalo Infante. “Bisogna cavalcare una bassa pressione o un fronte il più a lungo possibile finché non si è raggiunti da un’alta pressione.” Quindi ci si chiede per quanto possano correre nella scia del ciclone. Una volta usciti i sei team potranno scegliere se prendere una rotta nord, con meno vento ma più diretta, oppure una sud con più vento. Qualsiasi sia la scelta, tuttavia, le rotte finiranno per convergere a circa 50° di latitudine sud fra circa una settimana. A quel punto le onde saranno più lunghe, meno frangenti, e si svilupperanno altre basse pressioni. Non solo, la flotta dovrà rispettare i cosiddetti Ice Limit*, cioè le line imposte dagli organizzatore per tenere i team lontani dalla zona di maggiore presenza di iceberg e growler.

E poi, c’è Capo Horn, il mito di tutti i velisti oceanici. “Ho sentito un po’ di storie” dice il giovane Willy Altadill, uno degli under 30 imbarcati su MAPFRE e figlio del veterano Guillermo Altadill. “Ho parlato con mio padre due settimane fa. Stava passando il capo durante la Barcelona World Race e ha trovato tempo pessimo. Il tempo è sempre terribile lì, non a caso è Capo Horn. Non ci sono mai stato… credo sia un bel posto per un velista.” Al contrario, Stu Bannatyne ha doppiato il capo sette volte e può quindi dare un valido consiglio. “Godetevi il momento, non ci sono tante persone che l’hanno vissuto.”

Una volta doppiato l’Horn, la flotta avrà ancora oltre 2.000 miglia da percorrere per raggiungere la linea del traguardo di Itajaí, sulla costa sud-orientale del Brasile. In questo tratto di solito spirano intensi venti occidentali per le prime 500 miglia, ma una volta risaliti oltre i 45° di latitudine sud, la situazione si può complicare. Le brezze possono essere forti oppure leggere, si può navigare di bolina, oppure di poppa. La flotta si troverà fuori dal tapis roulant degli oceani meridionali, e l’anticiclone di Sant’Elena potrebbe far sentire la sua influenza.

Ma non è ancora finita: la parte più complessa tatticamente è quella finale, le ultime miglia da Florianopolis a Itajaí, dove spesso sono presenti violenti temporali che si sviluppano sotto la spinta della zona di convergenza dell’Atlantico meridionale. I sei team non dovranno, insomma, sottovalutare la complessità dell’approccio alla linea del traguardo.

Ice limit: si tratta di una linea virtuale che la flotta deve lasciare a destra e che può essere modificata dagli organizzatori a seconda del movimento dei ghiacci nella parte meridionale del pianeta. La linea è composta da un punto immaginario ogni cinque gradi, che disegna un contorno preciso che può essere variato. A oggi il punto più settentrionale è posizionato a 55° sud e il più meridionale a 60° sud.

Auckland, Nuova Zelanda- L’evoluzione del ciclone Pam ha portato gli organizzatori della Volvo Ocean Rac ad annunciare che il segnale di start della quinta tappa, da Auckland a Itajaì in Brasile, verrà dato mercoledì’ 18 marzo alle ore 9 del mattino locali, ossia le 21 di martedì 17 marzo in Italia.

Guarda qui la diretta streaming della partenza, alle 21 CET:

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“Il ciclone è ancora un sistema meteo molto intenso in prossimità della Nuova Zelanda. Quasi tutte le possibili rotte per questa tappa portano a navigare vicino al ciclone per un tempo abbastanza lungo. Una volta presa la decisione di rinviare abbiamo dovuto scegliere di quanto e quale sarebbe stato il momento migliore. E’ chiaro che il sistema è esteso, non si è allontanato troppo, e partendo martedì le barche si sarebbero presto trovate con 40 nodi e un brutto stato del mare. Probabilmente non ci sono molte persone che hanno navigato così vicino a un ciclone.” Ha commentato la navigatrice di Team SCA Libby Greenhalgh. La velista britannica, che lo scorso sabato fa ha portato al successo il suo equipaggio nella New Zealand Herald In-Port Race Auckland, si è detta d’accordo con la decisione presa dall’organizzazione. “Partendo martedì avremmo avuto dai 35 ai 40 nodi per cinque o sette giorni, mentre questo scenario cambia con la partenza mercoledì. Di sicuro ci avvicineremo alla tempesta, che però ha cominciato a perdere di intensità. Probabilmente la situazione sarà molto diversa, sebbene sia difficile fare una stima e facile sottovalutare la cosa. Non è stato semplice per la Volvo Ocean Race prendere una decisione, ma va detto che hanno ascoltato le nostre ragioni e tutti hanno avuto la possibilità di dire la loro. Penso che sia una scelta ragionevole e per parte nostra ne siamo soddisfatte.”

“Abbiamo discusso se fosse meglio partire martedì o mercoledì mattina.” Ha spiegato lo skipper di Abu Dhabi Ocean Racing Ian Walker. “Quattro dei sei team credevano fosse meglio mercoledì, quindi gli organizzatori hanno stabilito che sia per le 9 del mattino di quel giorno.”

March 14, 2015. New Zealand Herald InPort Race.

A meno di 48 ore dalla partenza della tappa più lunga del giro del mondo con le sue 6.776 miglia negli oceani meridionali e con il passaggio di Capo Horn, Knut Frostad ha voluto vedere la situazione da una diversa prospettiva, ricordando quando sia stato violento l’impatto del ciclone Pam nell’area del Pacifico. “Si tratta di un evento che ha fatto molte vittime, ha provocato danni incredibili su isole vicino alle quali avevamo navigato solo qualche giorno fa, a nord della Nuova Zelanda. Non è solo un sistema meteo, stiamo parlando di un vero disastro naturale. Per me, nel ruolo di organizzatore, non sarebbe stato ipotizzabile dare una partenza in quelle condizioni. Sappiamo che c’è ancora e abbiamo abbastanza rilevamenti da sapere che è ancora forte. Ci sono volte in cui, semplicemente, bisogna optare per la strada della sicurezza.”

 

La tappa di Capo Horn

Si tratta della tappa più attesa, quella del mitico Capo Horn e delle grande planate nel Southern Ocean, quella che tutti, velisti e appassionati, sognano e vogliono seguire. Dopo la regata sempre a contatto delle prime quattro tappe, dovuta anche alle prestazioni simili e all’interpretazione dei grid meteo e delle polari delle barche, si potrebbe assistere anche ad alcune scelte strategiche diverse. La presenza degli effetti di Pam alla partenza rende tutto ancora più incerto.

Ecco cosa aspetta gli equipaggi:

Il video “emozionale” della Leg 5 prodotto da VOR:

 

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