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Capo Horn, Cile- E’ stato Dongfeng a uscire vincitore dalla lunga battaglia di strambate sul filo dell’Ice Gate posto ai 51° Sud. Ma questa mattina è di nuovo Mapfre in testa, con tutti, a parte SCA, racchiusi in un quarto d’ora di vela dopo nove giorni di Southern Ocean… Ieri, dopo che Mapfre aveva conquistato la testa grazie a una rotta più meridionale in approccio al gate, è stata proprio la barca franco-cinese a scambiarsi di posizione e a recuperare da sud mentre gli spagnoli andavano a coprire Brunel, Abu Dhabi e Alvimedica più a nord.

Focus su Pascal Bidegorry, navigatore di Dongfeng, protagonista della mossa vincente all'ice gate. Foto Riou
Focus su Pascal Bidegorry, navigatore di Dongfeng, protagonista della mossa vincente all’ice gate. Foto Riou

Una volta conquistata la testa all’ingresso del gate, Dongfeng ha poi controllato in una fase di transizione tra due sistemi meteo, con continue strambate in poppa sfiorando il limite imposto dagli organizzatori. Solo questa mattina, la flotta ha superato il limite imposto e si è “rituffata” verso SE, con rotta diretta verso Capo Horn, distante 1.500 miglia, circa tre giorni e mezzo di navigazione alle attuali medie. Dongfeng ha poi strambato ancora posizionandosi un po’ più a nord degli altri quattro, cedendo la testa di nuovo a Mapfre.

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Dongfeng (arancio) sfida sul limite dell’ice gate il resto della flotta, con Mapfre (in bianco) che era andato a coprire gli altri

La flotta sta ora seguendo il limite anti-iceberg lasciandolo immediatamente alla loro dritta, ma lo fanno in modo assolutamente compatto visto che la flotta dei primi cinque è racchiusa in sole 3,5 miglia. In più la flotta ha agganciato il nuovo sistema meteo che la porterà a 20 nodi di media a Capo Horn. Saranno quindi tre giorni di grandi planate e coperte spazzate dagli spruzzi, anche se il record di percorrenza nelle 24h di 596,6 miglia (Torben Grael su Ericsson 4 due edizioni fa) pare inattaccabile, viste anche le minori prestazioni di punta dei più robusti VO65 rispetto ai più fragili VO70. Velocità sacrificata sull’altare della sicurezza e dell’affidabilità. Ricordiamo come nella scorsa edizione la barca di Iker Martinez si delaminò e dovette riparare a Caleta Martial, subito dopo Capo Horn, per effettuare riparazioni, mentre Azzam di Ian Walker effettuò una riparazione in mare per poi arrivare in un porto cileno a Chiloè. Questa volta, almeno a oggi, non si sono registrate avarie strutturali importanti anche se le velocità medie sono minori. D’altra parte avere la flotta al completo nei porto di arrivo è una priorità, anche se le immagini indimenticabili delle grandi planate a 35 nodi nel Sud per ora ancora non si sono viste.

Al rilevamento delle 10:40 CET in testa è Mapfre con appena 1,2 miglia su Alvimedica, 1,5 su Abu Dhabi, 2,1 su Brunel e appunto 3,5 su Dongfeng, posizionato ora più a nord. Team SCA segue a 79,6 miglia. Distacchi risibili, soprattutto alle medie attuali sui 22 nodi.

Duelli ravvicinati nel Southern Ocean su Brunel. Foto Coppers
Duelli ravvicinati nel Southern Ocean su Brunel. Foto Coppers

Curioso il fatto che una volta che le barche si sono ricompattate, non solo erano visibili l’una con l’altra sul sistema AIS (Automatic Identification System, che ha un raggio di 10 miglia) ma hanno anche cominciato a conversare via radio VHF. Sembra che lo skipper di Abu Dhabi Ocean Racing Ian Walker scherzando abbia detto che si aspettava di vedere il Race Director Jack Lloyd e il CEO della Volvo Ocean Race Knut Frostad arrivare su un gommone salutando e informando di avere appena riposizionato le boe, sventolando l’apposita bandiera M e suonando un segnare come avviene nelle regate costiere. Peccato che tutto questo avrebbe dovuto avvenire a qualcosa come 1.600 miglia dalla più vicina terra abitata… Jack Lloyd e Knut Frostad non sono su quel gommone, ma stanno monitorando la situazione da vicino dal Race Control center di Alicante, controllando che nessuna delle barche oltrepassi la linea.

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