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Itajaì, Brasile- Dopo lo scenografico passaggio da Capo Horn e la dura risalita in bolina (con punte di vento a 50 nodi) del Sud Atlantico, è Abu Dhabi a guidare la volata finale verso Itajaì. L’arrivo è previsto per domenica 5 aprile ma chi salirà sul podio tra i quattro di testa è cosa ancora da dimostrare. L’equilibrio, infatti, è ancora una volta totale, con sole 17 miglia che separano il primo, Azzam di Ian Walker, dal quarto, Brunel di Bouwe Bekking. Nel mezzo Mapfre e Alvimedica che cercano di attaccare il leader in questa fase in bolina larga.

Azzam guida la flotta in bolina. Foto Knighton
Azzam guida la flotta in bolina. Foto Knighton

Dopo il passaggio al comando da Capo Horn, Alvimedica ha mostrato di poter competere ormai al massimo livello anche nel Sud Atlantico e alle 11:40CET di oggi, alla latitudine di Buenos Aires, sono solo 8,7 le miglia di ritardo da Abu Dhabi. Mapfre è secondo a 6,2 miglia, in una buona posizione sopravvento a Bolzan e compagni. Le ragazze di Team SCA hanno doppiato Capo Horn con circa 700 miglia di ritardo. Al mitico capo SCA ha riservato un tributo speciale al loro ex coach Magnus Ollson, uno dei miti della Volvo Ocean Race che proprio a Capo Horn era passato da vincitore nel 2009, come skipper di Ericsson 3 nel corso della più lunga tappa nella storia del giro del mondo.

Condizioni dure su Alvimedica. Foto Ross
Condizioni dure su Alvimedica. Foto Ross

L’approccio a Itajaì vedrà ancora bolina contro vento forte per la giornata di oggi, mentre le ultime miglia prevedono venti leggeri, che lasciano ampia incertezza sull’esito finale. Nel frattempo Dongfeng, dopo aver sistemato l’albero, è ripartito da Ushuaia per il trasferimento a motore (1200 litri di gasolio imbarcati) e vela verso Itajaì. A bordo lo shore team per un viaggio di 10-11 giorni, con le miglia “contate”, visto che la Leg 6 parte il 19 aprile e si dovrà anche cambiare l’albero.

Dongfeng a Ushuaia. Foto Riou
Dongfeng a Ushuaia. Foto Riou

L’onboard reporter di Team Alivmedica Amory Ross ha descritto così la situazione: “Sopravvivere al Southern Ocean e a Capo Horn solo per ritrovarsi in questo stato lungo la costa del sud America. Saranno le più scomode, dure e pericolose ore di tutta la tappa. Di bolina con 35/40 nodi in un mare imprevedibile e confuso. Will (Oxley, il navigatore) dice che ci vorranno ancora otto ore. Otto ore di pena fino a che il fronte non sarà passato e il tutto si calmerà, otto ore prima di poter tornare a curare gli uomini e la barca, ed entrambi hanno già sofferto per oltre 6.200 miglia dalla partenza da Auckland.”

“Adesso ci sono ancora più di 25 nodi, abbiamo rimesso le cinture di sicurezza e navighiamo di bolina. L’Atlantico meridionale si è rivelato complesso e difficile da interpretare, con un aria molto ballerina e sistemi meteo che ci hanno reso la vita difficile, con continui cambi di vele, salti di vento e aggiustamenti di rotta.”

“L’acqua è più calda, ma è la sola cosa che è cambiata negli ultimi quattro giorni da quanto abbiamo lasciato l’Antartico e siamo entrati in Atlantico. Le onde continuano a spazzare la coperta e Alvimedica, MAPFRE e Brunel ci stanno addosso. Ian (Walker, lo skipper) è più fissato che mai sui report delle posizioni. Anche se mancano meno di 600 miglia all’arrivo pensa che ci sia ancora molta strada da fare. I report delle prossime 24 ore forse ci diranno come affrontare l’ultima battaglia di virate di bolina verso il Brasile. Sarà interessante, non cambiate canale!” Ha scritto oggi nel suo blog l’onboard reporter di Azzam Matt Knighton.

“E’ stata una nottata folle, spero sia l’ultima per questa tappa.” Ha scritto lo skipper iberico Iker Martínez in un blog da bordo oggi. “Il vento è aumentato e girato talmente tanto che alla fine ci siamo ritrovati a navigare a 20 nodi con il mare contro. Si sbatteva talmente tanto che sembrava che tutto stesse per andare in pezzi. E’ volato via un boccaporto e l’unico posto sicuro era la cuccetta, dove dovevi stare ben attaccato allo scafo per non essere sbalzato via quando la barca saltava da una parte all’altra. Avremmo voluto recuperare di più, ma non era facile portare la barca e abbiamo voluto stare sicuri.” Martínez si attende un altro finale all’ultimo bordo, uno sprint verso la linea del traguardo. “Il dado è tratto. Adesso è una questione di camminare il più possibile nelle ultime miglia, aspettando che il vento giri ancora a destra.”

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